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Una vita violenta

I grandi romanzi italiani n. 6

Di

Editore: Corriere della Sera

4.1
(1598)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 380 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: A000006227 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Erri De Luca

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Political , Teens

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Descrizione del libro
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  • 4

    Il fango è il protagonista di questo romanzo, fango che tutto copre e tutto domina, sporca e inghiotte. La speranza è braccata, mentre il bene e il male si mescolano continuamente fino a rendere irrilevante la ricerca definita dell'uno e dell'altro.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sono regalato il primo Pasolini mentre la scorsa estate annunciava il suo arrivo con un tramonto talmente profondo da costringermi ad afferrare con forza la ringhiera che mi separava dal mare per evitare di finirci dentro. Essì, sono arrivato tardi a Pasolini, me lo dicono in tanti. E’ che ho ...continua

    Mi sono regalato il primo Pasolini mentre la scorsa estate annunciava il suo arrivo con un tramonto talmente profondo da costringermi ad afferrare con forza la ringhiera che mi separava dal mare per evitare di finirci dentro. Essì, sono arrivato tardi a Pasolini, me lo dicono in tanti. E’ che ho un rapporto strano con il tempo, molto personale, ci stimiamo e rispettiamo ma tutto è velato da una reciproca diffidenza. Immagino il tempo come una distesa d’acqua che mi separa dalla terra promessa, la guardo dalla spiaggia e ho voglia di tuffarmi e arrivare subito dall’altra parte, però poi mi spoglio e osservo la battigia rilucente di piccoli frammenti d’ossa e capisco che è meglio imparare a nuotare prima di immergermi. Leggere Una Vita Violenta è stato per me come trascorrere intere giornate ad ammirare un affresco impressionista: ogni parola è una pennellata la cui singolarità contribuisce in maniera perfetta alla costruzione di un quadro d’insieme da cui emerge un’immagine talmente nitida e dettagliata da risultare totalmente reale e concreta. C’è la storia di buona parte del nostro paese in quella di Tommaso e dei suoi compagni di vita che partono dalla periferia fangosa, stracciona e maleodorante alla conquista della capitale e delle sue opportunità. E’ un’umanità primordiale ma non sconfitta quella descritta da Pasolini, che prova a dare un senso alla propria esistenza fatta di bisogni primari da soddisfare ma anche di di sentimenti e speranze da costruire. Un Italia che si riconosce nell’arroganza fascista ma che è capace di sciogliersi per una serenata. Tengo stretto tra le mani questo libro rosso e non posso esimermi dal fare un parallelo su ciò che è ora questo paese, sulle sue contraddizioni e sull’assenza di prospettive di un modello che allora albeggiava e che adesso sembra definitivamente tramontato. www.tragustoedelizia.wordpress.com/2014/10/02/una-vita-violenta/

    ha scritto il 

  • 4

    Ritratti

    Come nelle carrellate di molti suoi film Pasolini scrive un affresco della gente, reale nei suoi meriti e nelle sue miserie, senza il paternalismo verso il buon selvaggio o contrizioni radical chic.

    ha scritto il 

  • 0

    Potrebbe sembrare un banale romanzo di denuncia sociale, ma così non è.
    Alla denuncia si affianca il romanzo, lo studio maniacale dei personaggi, oltre che degli ambienti, l’uso spinto (tanto da rendere necessario un vocabolario finale) del dialetto borgataro.
    La denuncia: le condizioni miserabi ...continua

    Potrebbe sembrare un banale romanzo di denuncia sociale, ma così non è. Alla denuncia si affianca il romanzo, lo studio maniacale dei personaggi, oltre che degli ambienti, l’uso spinto (tanto da rendere necessario un vocabolario finale) del dialetto borgataro. La denuncia: le condizioni miserabili di migliaia di famiglie che ereditando la condizione di burini sfollati durante la guerra costruiscono ed animano un luogo di disperazione, abbrutimento, ignoranza e violenza legato in gran parte alla miseria ma che ha come concausa l’anomia assoluta di valori. È l’istinto di sopravvivenza che spinge soprattutto i giovani a cercare uno sbocco, anche malavitoso e fino alla prostituzione, al degrado economico ed alla condizione di minorità permanente nella quale sono relegati da una società sempre intravista sullo sfondo di una Roma ricca, con luci e ricchezze attraenti, ma assolutamente lontana da loro. Il romanzo: la storia di Tommaso, una storia di solitudine, desolazione, abbrutimento culturale, di emarginazione e di esclusione sociale. Ma anche una storia di riscatto attraverso l’amore, la malattia, l’attaccamento alla gente della borgata Una storia drammatica in ogni riga, dove non c’è sosta, né pace, né, in fondo, speranza. Infine, tema caro al Pasolini politico, la presenza di politica senza ideali e valori, dove si aderisce per nascita e ci si muove per interesse. Tommaso, anche in questo caso, passa da ideali nostalgici, all’idea che la Dc possa trovargli una sistemazione, all’adesione al partito comunista dopo aver conosciuto, durante la rivolta del sanatorio, personaggi onesti e disinteressati. Partito però, con personaggi anch’essi coinvolti in interessi, e piccole tresche. Insomma, forse un libro un po’ datato ma bello da leggere per la drammaticità presente in ogni riga e da assimilare come pezzo di una letteratura importante di un’Italia che, allora, in pieno boom economico sapeva riflettere, e denunciare, su i suoi mali e le sue debolezze. Insomma è Pasolini.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo romanzo rimane uno dei capolavori della narrativa contemporanea, non certamente per la sua ideologia, ma per la drammaticità della narrazione condotta quasi totalmente sul filo del dialogo vivace e ricco di carica umana. L'uso del dialetto romanesco popolare di borgata non è soltanto ogget ...continua

    Questo romanzo rimane uno dei capolavori della narrativa contemporanea, non certamente per la sua ideologia, ma per la drammaticità della narrazione condotta quasi totalmente sul filo del dialogo vivace e ricco di carica umana. L'uso del dialetto romanesco popolare di borgata non è soltanto oggetto di ricerca filologica e stilistica, bensì necessità realistica di adeguare il dialogato all'azione dei personaggi e del romanzo: avventure, furti, coltellate, parolacce, amore e sventure costituiscono un magma unico col linguaggio romanesco in uno svolgimento drammatico che si risolve nella morte eroica del personaggio principale, a cui si subordinano tutte le vicende del romanzo.

    ha scritto il 

  • 2

    Sono a casa del mio capo con la penna usb. Lei mi sta guardando dall'altra parte del tavolo e io mi sento in imbarazzo. Non sapevo che mi avesse seguito tutto questo tempo, ho detto, mi dispiace ma proprio non potevo immaginare. Il mio capo mi ha chiesto di raccontarle tutta la storia. Così le ho ...continua

    Sono a casa del mio capo con la penna usb. Lei mi sta guardando dall'altra parte del tavolo e io mi sento in imbarazzo. Non sapevo che mi avesse seguito tutto questo tempo, ho detto, mi dispiace ma proprio non potevo immaginare. Il mio capo mi ha chiesto di raccontarle tutta la storia. Così le ho detto del magazzino, dello schermo, dei box, della porta rossa e del salone che ho trovato oltre la porta rossa. Io neanche ci pensavo più a quella, ho detto al mio capo, e non posso spiegare l'orrore che ho provato quando ho sentito la voce uscire dagli speaker e pronunciare bellissimo con la zeppola. Non potevo sapere che tutti questi anni quella ancora era incazzata con me, che mi ha seguito, pedinato, osservato. Il capo mi ha chiesto che cosa è successo quando me la sono trovata davanti. Voleva uccidermi, ho detto io, aveva la penna usb appesa al collo e in mano teneva una pistola. Ho raccontato al capo tutto il resto e alla fine ha voluto sapere dove ho nascosto il corpo. In uno dei box, ho detto io, non ci ho pensato più di tanto avevo paura. Ok, ha detto il mio capo, domani andiamo al magazzino e ci preoccupiamo del corpo, domani alle 5.30 di mattina qui, buonanotte.

    ha scritto il 

  • 4

    Una vita violenta

    "Ma, come dire, sembrava che quelle campane, quel don don don misterioso che riannunciava la vita d’ogni giorno, dicesse invece che no, che tutto era inutile, che tutti erano vivi ma già morti, sepolti, anime sperdute."

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ideale prosecuzione di "Ragazzi di Vita", una sorta di capitolo secondo. Il protagonista è un adolescente della borgata romana di Pietralata, Tommaso Puzzilli, che sopravvive tra piccoli furti e prostituzione. Sarà il suo amore per Irene a fargli decidere di cambiare vita, ma nel bel mezzo di que ...continua

    Ideale prosecuzione di "Ragazzi di Vita", una sorta di capitolo secondo. Il protagonista è un adolescente della borgata romana di Pietralata, Tommaso Puzzilli, che sopravvive tra piccoli furti e prostituzione. Sarà il suo amore per Irene a fargli decidere di cambiare vita, ma nel bel mezzo di questo suo cammino di riabilitazione Tommaso finisce in galera e successivamente si ammala di tubercolosi. Una volta guarito, trova un lavoro, si iscrive al PCI e progetta il matrimonio con Irene, ma morirà tragicamente durante il salvataggio di una donna durante l'alluvione dell'Aniene. Pasolini ci pone davanti, ancora una volta, alla cruda realtà delle periferie romane degli anni '40 e '50. Una realtà che oggi pare dimenticata e per alcuni sembra non essere mai esistita. A differenza di "Ragazzi di Vita" qui troviamo una maggiore introspezione e una maggiore analisi della psicologia dei vari personaggi. Soprattuto nel caso del protagonista Tommaso: da delinquente vuole redimersi cercando di diventare un bravo cittadino, da inizialmente fascista passa infine ad iscriversi al PCI, dalle baracche di borgata finisce a vivere nei nuovi alloggi popolari (case Fanfani).

    ha scritto il 

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