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Una vita violenta

I grandi romanzi italiani n. 6

By Pier Paolo Pasolini

(428)

| Hardcover

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Book Description

138 Reviews

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    Potrebbe sembrare un banale romanzo di denuncia sociale, ma così non è.
    Alla denuncia si affianca il romanzo, lo studio maniacale dei personaggi, oltre che degli ambienti, l’uso spinto (tanto da rendere necessario un vocabolario finale) del dialetto ...(continue)

    Potrebbe sembrare un banale romanzo di denuncia sociale, ma così non è.
    Alla denuncia si affianca il romanzo, lo studio maniacale dei personaggi, oltre che degli ambienti, l’uso spinto (tanto da rendere necessario un vocabolario finale) del dialetto borgataro.
    La denuncia: le condizioni miserabili di migliaia di famiglie che ereditando la condizione di burini sfollati durante la guerra costruiscono ed animano un luogo di disperazione, abbrutimento, ignoranza e violenza legato in gran parte alla miseria ma che ha come concausa l’anomia assoluta di valori. È l’istinto di sopravvivenza che spinge soprattutto i giovani a cercare uno sbocco, anche malavitoso e fino alla prostituzione, al degrado economico ed alla condizione di minorità permanente nella quale sono relegati da una società sempre intravista sullo sfondo di una Roma ricca, con luci e ricchezze attraenti, ma assolutamente lontana da loro.
    Il romanzo: la storia di Tommaso, una storia di solitudine, desolazione, abbrutimento culturale, di emarginazione e di esclusione sociale. Ma anche una storia di riscatto attraverso l’amore, la malattia, l’attaccamento alla gente della borgata Una storia drammatica in ogni riga, dove non c’è sosta, né pace, né, in fondo, speranza.
    Infine, tema caro al Pasolini politico, la presenza di politica senza ideali e valori, dove si aderisce per nascita e ci si muove per interesse. Tommaso, anche in questo caso, passa da ideali nostalgici, all’idea che la Dc possa trovargli una sistemazione, all’adesione al partito comunista dopo aver conosciuto, durante la rivolta del sanatorio, personaggi onesti e disinteressati. Partito però, con personaggi anch’essi coinvolti in interessi, e piccole tresche.
    Insomma, forse un libro un po’ datato ma bello da leggere per la drammaticità presente in ogni riga e da assimilare come pezzo di una letteratura importante di un’Italia che, allora, in pieno boom economico sapeva riflettere, e denunciare, su i suoi mali e le sue debolezze. Insomma è Pasolini.

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    Diceros said on Sep 5, 2014 | Add your feedback

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    Questo romanzo rimane uno dei capolavori della narrativa contemporanea, non certamente per la sua ideologia, ma per la drammaticità della narrazione condotta quasi totalmente sul filo del dialogo vivace e ricco di carica umana. L'uso del dialetto rom ...(continue)

    Questo romanzo rimane uno dei capolavori della narrativa contemporanea, non certamente per la sua ideologia, ma per la drammaticità della narrazione condotta quasi totalmente sul filo del dialogo vivace e ricco di carica umana. L'uso del dialetto romanesco popolare di borgata non è soltanto oggetto di ricerca filologica e stilistica, bensì necessità realistica di adeguare il dialogato all'azione dei personaggi e del romanzo: avventure, furti, coltellate, parolacce, amore e sventure costituiscono un magma unico col linguaggio romanesco in uno svolgimento drammatico che si risolve nella morte eroica del personaggio principale, a cui si subordinano tutte le vicende del romanzo.

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    Daria49 said on Jul 9, 2014 | Add your feedback

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    Sono a casa del mio capo con la penna usb. Lei mi sta guardando dall'altra parte del tavolo e io mi sento in imbarazzo. Non sapevo che mi avesse seguito tutto questo tempo, ho detto, mi dispiace ma proprio non potevo immaginare. Il mio capo mi ha chi ...(continue)

    Sono a casa del mio capo con la penna usb. Lei mi sta guardando dall'altra parte del tavolo e io mi sento in imbarazzo. Non sapevo che mi avesse seguito tutto questo tempo, ho detto, mi dispiace ma proprio non potevo immaginare. Il mio capo mi ha chiesto di raccontarle tutta la storia. Così le ho detto del magazzino, dello schermo, dei box, della porta rossa e del salone che ho trovato oltre la porta rossa. Io neanche ci pensavo più a quella, ho detto al mio capo, e non posso spiegare l'orrore che ho provato quando ho sentito la voce uscire dagli speaker e pronunciare bellissimo con la zeppola. Non potevo sapere che tutti questi anni quella ancora era incazzata con me, che mi ha seguito, pedinato, osservato. Il capo mi ha chiesto che cosa è successo quando me la sono trovata davanti. Voleva uccidermi, ho detto io, aveva la penna usb appesa al collo e in mano teneva una pistola. Ho raccontato al capo tutto il resto e alla fine ha voluto sapere dove ho nascosto il corpo. In uno dei box, ho detto io, non ci ho pensato più di tanto avevo paura. Ok, ha detto il mio capo, domani andiamo al magazzino e ci preoccupiamo del corpo, domani alle 5.30 di mattina qui, buonanotte.

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    (skate) said on Jun 12, 2014 | Add your feedback

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    Una vita violenta

    "Ma, come dire, sembrava che quelle campane, quel don don don misterioso che riannunciava la vita d’ogni giorno, dicesse invece che no, che tutto era inutile, che tutti erano vivi ma già morti, sepolti, anime sperdute."

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    Marks said on Mar 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Pasolini non è assolutamente nelle mie corde.

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    Pitichi said on Feb 16, 2014 | 4 feedbacks

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