Una vita violenta

Di

Editore: Garzanti - I grandi libri

4.1
(1741)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 331 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: A000087484 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Politica , Adolescenti

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Descrizione del libro
Il romanzo racconta la vera storia della vita breve, vissuta con passione, di Tommaso Puzilli, un giovane sottoproletario dei sobborghi romani. I piccoli furti, i rapporti con omosessuali, i vagabondaggi notturni, fino alla tragedia finale: il ritratto di un gruppo che vive al di fuori di ogni ordinamento sociale che lo possa condizionare. Pubblicato per la prima volta nel 1959, questo libro venne giudicato dalla critica uno dei romanzi più importanti del dopoguerra.
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  • 5

    Pasolì, sei un mito!

    Altro bellissimo romanzo di Pasolini che potrebbe essere il proseguimento de"I ragazzi di vita". E in effetti Tommasino, il protagonista, appartiene a uno di quelli, sempre con la stessa miseria, i mo ...continua

    Altro bellissimo romanzo di Pasolini che potrebbe essere il proseguimento de"I ragazzi di vita". E in effetti Tommasino, il protagonista, appartiene a uno di quelli, sempre con la stessa miseria, i modi e l'aria strafottente da romano "boccaccesco".
    La storia è semplice e a tratti commovente; il linguaggio, intrigante e scorrevole, con quel tocco di poesia che rende la descrizione dei paesaggi, delle strade, con le albe e i tramonti romani, veramente superlativa. Il genio di questo indimenticato scrittore, poeta, saggista, attore, regista, si riconosce e si apprezza ogni volta.

    ha scritto il 

  • 4

    Ingredienti: un “ragazzo di vita” nato ai bordi di periferia, una città poco eterna ma molto sporca ed affamata, un periodo storico ricco di lotte e cambiamenti, una lingua viva, grezza, diretta e tag ...continua

    Ingredienti: un “ragazzo di vita” nato ai bordi di periferia, una città poco eterna ma molto sporca ed affamata, un periodo storico ricco di lotte e cambiamenti, una lingua viva, grezza, diretta e tagliente.
    Consigliato: a chi trova diamanti rovistando nel letame, a chi cerca affreschi di una umanità (e un paese) ormai quasi estinta.

    ha scritto il 

  • 4

    Superata la fatica delle prime ottanta pagine, perché prima bisogna entrare nel linguaggio di Pasolini (impresa abbastanza ardua), ci si trova a vivere insieme ai disperati delle borgate di Roma. Una ...continua

    Superata la fatica delle prime ottanta pagine, perché prima bisogna entrare nel linguaggio di Pasolini (impresa abbastanza ardua), ci si trova a vivere insieme ai disperati delle borgate di Roma. Una Roma degli anni ’50, completamente diversa dalle immagini dei film di Fellini o da “Vacanze romane”. Una Roma che Pasolini ha descritto con “Accattone” e con “Mamma Roma”. Pasolini che dà la voce ai disperati, agli esclusi e agli emarginati. Famiglie che vivevano nelle baracche sugli argini dell’Aniene. L’immagine romantica di una Roma fatta di spazi vuoti, con i mercati generali alla Garbatella e le passeggiate in piazza Esedra. Con i ragazzi di vita, e le gite al mare ad Ostia. Le lotte politiche e sociali di quegli anni. L’affresco di Pasolini è quello che soltanto un uomo innamorato di quella città e di quelle persone poteva fare. Ma Roma città è cambiata tanto da allora (e non so se in meglio), mentre la gente è rimasta la stessa (e non so se in meglio). La storia di Tommaso, ragazzo di borgata, tocca tutti i punti tragici dell’esperienza umana. La famiglia, la scuola, la fame, la giovinezza, le amicizie, il lavoro, la malattia, l’amore. Forse Pasolini non poteva usare certe parole, negli anni in cui ha scritto il romanzo, per intitolare il romanzo. Oggi avrei proposto: Una vita violenta(ta). Un libro drammaticamente bello.

    ha scritto il 

  • 5

    Straordinario l'uso del linguaggio, vividissima la rappresentazione delle borgate, commovente il ritratto di Tommaso, nelle sue passioni semplici, violente, quasi primitive, istintive e artefatte insi ...continua

    Straordinario l'uso del linguaggio, vividissima la rappresentazione delle borgate, commovente il ritratto di Tommaso, nelle sue passioni semplici, violente, quasi primitive, istintive e artefatte insieme; l'ho odiato e gli ho voluto bene, a intermittenza. Il finale è stato una pugnalata, non me l'aspettavo proprio.

    ha scritto il 

  • 5

    Seguendo la stupenda lettura di M.Popolizio in Ad Alta Voce/Rai, ho ripreso in mano una vecchia edizione BUR. E' stata una riscoperta. Invenzioni linguistiche e narrative. Personaggi commoventi lungo ...continua

    Seguendo la stupenda lettura di M.Popolizio in Ad Alta Voce/Rai, ho ripreso in mano una vecchia edizione BUR. E' stata una riscoperta. Invenzioni linguistiche e narrative. Personaggi commoventi lungo il filo di una narrazione asciutta e barocca al tempo stesso. Ripassano davanti agli occhi i film di PPP .

    ha scritto il 

  • 5

    “[…] ormai, le pareti delle case bagnate, i muraglioni della stazione, le facce della gente, i sampietrini, tutto era schiarito, quasi bianco, alla prima luce del giorno, che rispuntava uguale a sempre, piano piano, sulla città.”

    “Sul pianerottolo c’era un finestrino rotondo, dove ci si arrivava appena appena col naso. Tommaso andò a darci un’occhiata. Lí si vedeva mezza Roma: un macello di case, in luce, sui terreni già un po ...continua

    “Sul pianerottolo c’era un finestrino rotondo, dove ci si arrivava appena appena col naso. Tommaso andò a darci un’occhiata. Lí si vedeva mezza Roma: un macello di case, in luce, sui terreni già un po’ scuri, senza fine, che pareva galleggiassero sulle nubi, su e giú, da Montesacro a Piazza Bologna, a San Lorenzo, a Casal Bertone, al Prenestino, a Centocelle, a Villa Gordiani, al Quadraro... Suonavano delle sirene, e, lí sotto, una campanella faceva una canizza che stimpanava.”

    “La Roma di…”: quante volte si è sentita o letta, a torto o a ragione, questa locuzione indicativa di qualcuno la cui simbiosi con Roma è stata tale da raggiungere un carattere identificativo con la città stessa?
    Sicuramente in una ipotetica galleria composta da queste persone non potrebbe mancare, in un posto di primo piano, Pier Paolo Pasolini.
    La Roma di… Pier Paolo Pasolini si materializza ai suoi occhi nel 1950, quando scenderà dal treno che lo aveva portato nella capitale insieme a sua madre.
    Abbandonerà subito il centro storico irresistibilmente attratto da quella che su di lui esercita il vero fascino: la periferia romana, in pieno processo di trasformazione nelle nuove borgate.
    Il distruttivismo del boom economico aveva trasformato Roma in un immenso cantiere, e mentre interi quartieri sorgevano, molta gente viveva in agglomerati di baracche in condizioni al limite della sopravvivenza; ed è in questo ambiente che Pasolini osserva un’umanità estremamente degradata eppure straordinariamente vitale.
    E questo è ciò che racconterà in “Una vita violenta” con la storia di Tommaso, dove è però l’aspetto pessimista della realtà a dare voce al Pasolini profetico che vedrà il devastante effetto di quello che è davanti ai suoi occhi in una fin troppo lungimirante proiezione futura. Ciò che passerà nel romanzo è il messaggio di un’umanità persa e senza speranza di redenzione se nessuno riuscirà in qualche modo a porre fine alla distruzione morale implicita in quello che sta avvenendo.
    Il romanzo è scritto con un taglio verista/neorealista, utilizzando anche il dialetto romano, che rende efficacemente attraverso i dialoghi serrati l’atmosfera delle borgate romane.
    Pasolini non condanna l’umanità degradata che si affanna nei gironi infernali che Tommaso vede dall’alto della sua nuova casa e dove ha vissuto fino a poco tempo prima, anzi, al contrario, ne rimane affascinato, e nel suo romanzo invita a evitare facili giudizi su questa gente che vive di espedienti, spinta ai margini da un sistema che non è in grado o non vuole dare risposte concrete al disagio sociale di queste persone. Per Pasolini è un cerchio chiuso senza vie di uscita, lo stesso Tommaso pur nei suoi ritrovati buoni propositi è il simbolo stesso di una sconfitta morale ineludibile, come testimonia il triste epilogo della sua storia.
    Per Pasolini era un dovere quello di denunciare il disfacimento di una società ancora da costruire e già lesionata in partenza, ed è quello che farà con tutte le forze e con tutti i mezzi a sua disposizione finché il suo continuo grido di denuncia non verrà selvaggiamente spezzato.
    Di seguito un esempio di come, pur nel più cupo pessimismo, pure lui non abbia potuto fare a meno di seminare qualche riga, direi anche poetica, di speranza tra i devastanti casermoni che apppestarono la Roma di quegli anni e che sono lì a simboleggiare un degrado morale che qualcuno aveva in qualche modo già largamente previsto…

    “Il cielo s’era quasi tutto rasserenato. S’era trasformato in un mare di luce. Intorno a questo mare, come strisce di rena, restavano delle nubi tutte arricciate e rattrappite, piene di luce bianca. Quelli che stavano sotto l’appartamento di Tommaso, gli Spadaccini, accesero la radio, che partí a tutta spinta con la Comparcita. Da altre finestre aperte, in giro, delle voci di ragazze che stavano a fare le faccende di casa o a
    vestirsi, ricantavano la musica suonata dalla radio, ognuna per proprio conto, mentre, da sotto la strada, intorno alla fontanella, venivano gli strilli dei ragazzini.”

    ha scritto il 

  • 3

    È la prima volta che leggo qualcosa di Pasolini.
    Questo libro l’ho odiato e gli ho voluto bene.
    Leggendo la prima parte, era da cestinare al volo.
    Invece, la seconda mi ha preso tanto.

    A questo punto, ...continua

    È la prima volta che leggo qualcosa di Pasolini.
    Questo libro l’ho odiato e gli ho voluto bene.
    Leggendo la prima parte, era da cestinare al volo.
    Invece, la seconda mi ha preso tanto.

    A questo punto, traendo le somme, leggerò di sicuro qualcos'altro di questa personalità, che credo abbia tanto da donare e di cui c'è molto da scoprire

    ha scritto il 

  • 5

    Straordinario

    A me Pasolini fa pensare a Wallace. La lucidità, la grandezza, l'indiscusso valore, la luminosa e dolorosa presa di coscienza su tutto.

    Ovviamente il paragone va fatto al contrario ma nella mia crono ...continua

    A me Pasolini fa pensare a Wallace. La lucidità, la grandezza, l'indiscusso valore, la luminosa e dolorosa presa di coscienza su tutto.

    Ovviamente il paragone va fatto al contrario ma nella mia cronologia va così.

    Ecco. Solo che Pasolini sembra non aver paura di questa lucidità e del male che ne deriva. Wallace ne aveva paura. E quindi scappava e scappando ha lasciato cose splendide e folgoranti ma più confuse, meno consapevoli, più incasinate di quelle di Pasolini.

    E poi il coraggio. è come se da ogni lato emergesse il coraggio di Pasolini, nell'uso del linguaggio, nei contenuti, nelle scelte stilistiche, nell'uccidere Tommaso Puzzilli. Wallace non l'avrebbe mai fatto perché non aveva le palle per dire chiaro e tondo che la speranza, la gioventù fanno quella fine lì. Muoiono. E basta. E ci vuole coraggio pure ad uccidere Tommaso dopo un gesto eroico perché finisce che ti metti in certa letteratura da libro cuore. Ma non è così non è quello lo spirito e anche su questo non ha paura, non si può sbagliare. Non ha mai paura.

    ha scritto il 

  • 4

    Il romanzo è ambientato in una Roma vista da lontano, dalle borgate in corso di erezione a Pietralata. Tommaso è un sottoproletario cresciuto in una baracca fatiscente e sopratutto in strada. Il roman ...continua

    Il romanzo è ambientato in una Roma vista da lontano, dalle borgate in corso di erezione a Pietralata. Tommaso è un sottoproletario cresciuto in una baracca fatiscente e sopratutto in strada. Il romanzo narra la sua vita turbolenta e quella dei suoi amici, diseredati quanto lui. La cosa spettacolare del libro è il linguaggio, sia parlato che della voce narrante: un romanesco ignorante e vivissimo, precursore di un coattismo celebrato anche in tanti film.
    Un affresco metropolitano davvero bello.

    ha scritto il 

  • 3

    Welsh ante litteram de noantri

    Tutto sembra cambiato rispetto a 50 anni fa eppure tutto è rimasto uguale nelle periferie romane. Disagi reali e promesse elettorali disilluse. Violenza e amore. Rivolte sociali e repressioni statali. ...continua

    Tutto sembra cambiato rispetto a 50 anni fa eppure tutto è rimasto uguale nelle periferie romane. Disagi reali e promesse elettorali disilluse. Violenza e amore. Rivolte sociali e repressioni statali. Arte di arrangiarsi e voglia di mollare tutto.
    Pasolini descrive ciò che conosce molto bene e che ha toccato con mano e ci restituisce un documentario crudo e sanguinante.
    Per linguaggio, assenza di giudizi, descrizioni senza filtri, cinica visione della realtà sociale, un parallelismo con le storie di Welsh sulle disgrazie delle periferie edinburghesi non è eresia.
    La forza espressiva rende tutto vivido e attuale, solo le descrizioni e i ritmi, giudizio del tutto personale, me lo hanno reso un po' pesante in alcuni tratti. Ma parliamo di un gran libro.

    ha scritto il 

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