Una voce di notte

Di

Editore: Sellerio (La memoria, 904)

3.8
(1640)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 271 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838927626 | Isbn-13: 9788838927621 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
In un supermercato di Vigàta viene commesso un furto, nella notte è stato sottratto l’incasso - una grossa somma - ma non ci sono segni di effrazione. Il direttore Borsellino appare un po’ frastornato, si sente chiamato in causa dalle domande di Augello e Montalbano, in una parola ha paura. Il giorno seguente Borsellino è morto, impiccato nel suo ufficio. Suicidio? Il dottor Pasquano ha qualche dubbio; cosa si nasconde dietro quel furto? E cosa ha taciuto il direttore? Nel frattempo in un appartamento di Vigàta viene trovato il cadavere di una ragazza. È stata accoltellata, a denunziare l’omicidio il convivente, Giovanni Strangio, che però ha un alibi di ferro. I due fatti criminosi sfiorano i nomi di due potenti: l’onorevole Mongibello, amministratore della società proprietaria del supermercato, e Michele Strangio, presidente della Provincia, padre di Giovanni. Come sempre nei gialli di Camilleri due storie si rincorrono, si incrociano, si separano e poi tornano a intrecciarsi. E Montalbano questa volta si trova a giocare duro: stretto da un lato dai superiori che dicono e non dicono, dall’altro dal giudice che non la vede come lui, infine dall’opinione pubblica guidata da Televigàta, decide di intervenire in prima persona gettando a mare problemi di coscienza e sensi di colpa. E il quadro improvvisamente si ricompone e appare in tutta la sua scomoda verità.
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  • 4

    Uno dei migliori

    Davvero uno dei migliori libri di Montalbano: detection molto buona (complessa ma non troppo, anche se secondo me non tutto fila alla perfezione), come sempre ottima gestione dei personaggi - senza sa ...continua

    Davvero uno dei migliori libri di Montalbano: detection molto buona (complessa ma non troppo, anche se secondo me non tutto fila alla perfezione), come sempre ottima gestione dei personaggi - senza sacrificare troppo nessuno (né Augello né Livia, insomma, anche se a questo giro non ci sono "sciarriatine memorabili") ed in più qui Montalbano appare giocosamente goffo... un lato del personaggio che personalmente amo, soprattutto perché lo fa stare più con i piedi per terra e poi anche perché lo tiene a debita distanza dalla controparte televisiva -tutta d'un pezzo.
    Avercene di libri di Montalbano così!

    ha scritto il 

  • 3

    Non avendo mai letto i romanzi di Montalbano in ordine cronologico, non mi tocca che questo ventunesimo capitolo sia uscito dopo ‘Una lama di luce’ malgrado sia stato scritto alcuni anni prima (Camill ...continua

    Non avendo mai letto i romanzi di Montalbano in ordine cronologico, non mi tocca che questo ventunesimo capitolo sia uscito dopo ‘Una lama di luce’ malgrado sia stato scritto alcuni anni prima (Camilleri fa invecchiare il personaggio seguendo il calendario reale): colpisce piuttosto la struttura assai simile dei due libri, con il sogno iniziale, la forzatura delle regole per arrivare alla soluzione e, soprattutto, lo svolgersi di una coppia di investigazioni che procedono in parallelo proponendo come unico, blandissimo collegamento il coinvolgimento in entrambe di un uomo politico. Il doppio binario non depone molto a favore della fantasia dell’autore siciliano, che sembra qui unire storie che non avrebbero (forse) la forza per camminare da sole: un misterioso furto in un supermercato controllato dalla mafia per il quale i sospetti si dirigono subito sul direttore dello stesso e la brutale uccisione di una fascinosa studentessa compagna dello scapestrato figlio di un parlamentare. Sull’altro piatto della bilancia, si possono invece mettere il procedere senza troppi fronzoli dell’indagine, corredate di interrogatori dalle cadenze serrate incastrate con maestria, grazie anche alla mancanza di numerosi elementi di disturbo presenti in altri episodi: le zuffe telefoniche con Livia sono al minimo sindacale, gli acciacchi dell’età stanno alla base di spunti ironici e non lamentosi, ma, in particolar modo, brilla l’assenza del consueto figone che il commissario conquista in capitoli che annullano la tensione del racconto. Insomma, se il soggetto lascia adito a qualche dubbio, la sceneggiatura è robusta, con l’investigazione alleggerita da ben inseriti momenti comici affidati non solo a Catarella (di uno è protagonista pure il signori i guistori) per la consueta lettura rilassante, ma mai banale. Poi, ovviamente e al netto di un certo spazio guadagnato da Fazio oppure una presenza di Cosa Nostra più evidente rispetto alla media della serie, si tratta del Montalbano conosciuto, il che implica una lingua impastata di dialetto, le mangiate da Enzo, la verandina e la consueta compagnia stabile in cui ognuno è ormai inchiodato al proprio ruolo: sono i piaceri (o dispiaceri, per chi non gradisce) di una serialità che funziona.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    L'avevo già letto l'anno che è stato pubblicato, ma non ne ricordavo nulla, al punto che stavo quasi per ricomprarlo, in libreria, convinta che a suo tempo mi fosse sfuggito...
    Che dire... un buon Mon ...continua

    L'avevo già letto l'anno che è stato pubblicato, ma non ne ricordavo nulla, al punto che stavo quasi per ricomprarlo, in libreria, convinta che a suo tempo mi fosse sfuggito...
    Che dire... un buon Montalbano, con alcune belle scene (il polpo che lo guarda dal lavandino, per esempio) e brani divertenti, ma anche con riflessioni realistiche e amare.
    Però, come dice Danilibera nella sua recensione, i romanzi della serie finiscono per assomigliarsi troppo, perciò si leggono volentieri ma si dimenticano altrettanto in fretta.
    Mi sono ricordata che alla prima lettura il finale, in particolare la velocità con cui Montalbano liquida il senso di colpa per l'effetto della sua telefonata, mi aveva colpito sfavorevolmente, mi sembrava una reazione indegna del personaggio. Questa seconda volta, anche se non ricordavo affatto che finisse così, non mi ha fatto lo stesso effetto. Sarò diventata più cinica?

    ha scritto il 

  • 4

    http://www.scaffalivirtuali.altervista.org

    Un autore quasi novantenne che scrive di un commissario prossimo alla pensione. Si potrebbe pensare a un libro di una noia mortale, destinato a non impressionare particolarmente i lettori più fedeli, ...continua

    Un autore quasi novantenne che scrive di un commissario prossimo alla pensione. Si potrebbe pensare a un libro di una noia mortale, destinato a non impressionare particolarmente i lettori più fedeli, quelli che vantano la lettura di oltre trenta libri di questo autore. E invece questo vecchietto siciliano è capace di stupire ancora, così come è capace di divertire il suo personaggio, quel commissario Montalbano ormai goffo, impacciato, con un senso della vista ormai in triste declino, preso in giro dai suoi più stretti collaboratori, ma ancora capace di dirigere brillantemente indagini molto complesse e di arrivare alla verità nascosta dietro le apparenze create ad hoc dalla malavita di Vigàta. Questa volta fra gli indiziati ci sono uomini potenti, avvocati, politici, gente che può tutto o quasi, anche uccidere e contare su giornalisti corrotti e forze dell'ordine timorose di giocare con il fuoco. Una rapina a un supermercato senza segni di scasso, il cadavere di un uomo forse solo apparentemente suicida e una donna assassinata, in una storia di breve durata, dal ritmo altissimo e a tratti esilarante. I fan di questo autore proprio non possono perdersi questo libro.

    ha scritto il 

  • 5

    Prima o poi doveva succedere: Montalbano che si scontra con i poteri forti, la politica e la corruzione. Ovviamente, riesce a sbrigliare la matassa e come risultato si ha un bel libro. Montalbano non ...continua

    Prima o poi doveva succedere: Montalbano che si scontra con i poteri forti, la politica e la corruzione. Ovviamente, riesce a sbrigliare la matassa e come risultato si ha un bel libro. Montalbano non delude mai. Bisognerebbe prendere esempio...

    ha scritto il 

  • 0

    M'infastidisce sempre leggere un libro di cui ho già visto la trasposizione cinematografica (o televisiva) perciò in questa lettura mi sono concentrata sulla scrittura di Camilleri lasciandomi affasci ...continua

    M'infastidisce sempre leggere un libro di cui ho già visto la trasposizione cinematografica (o televisiva) perciò in questa lettura mi sono concentrata sulla scrittura di Camilleri lasciandomi affascinare dal suono e dal ritmo delle parole più che dall'intrigo. Mi è piaciuto molto. A parte la pagina del sogno* del commissario, come sempre un po' sopra le righe, la narrazione mi è sembrata meno macchiettistica degli ultimi che avevo letto, più intima.

    *Umilissimamente, direi che il meccanismo del sogno nelle storie di Montalbano è stato troppo usato e abusato, il subconscio potrebbe usare altri mezzi di comunicazione e le storie forse sembrerebbero più originali.

    ha scritto il 

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