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Una volta l'Argentina

Di

Editore: Ponte alle Grazie

3.6
(48)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 253 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8862203136 | Isbn-13: 9788862203135 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Sichel

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Se in ogni vita si celano molti romanzi, quante vite si nascondono in questo! .Una volta l'Argentina. racconta la storia della famiglia di Andrés Neuman, una stirpe incantevole e variopinta, arrivata da ogni parte del mondo in un Paese letteralmente costruito dai milioni di immigrati. Capostipiti, il russo Jacobo, nato sotto gli zar, e René, scultore eretico che lasciò la Francia con la moglie Louise Bianche per un remoto villaggio dell'Argentina del nord. Metà creature di fantasia metà donne e uomini in carne e ossa, al cospetto dei suoi ascendenti la penna di Neuman mantiene assieme tenerezza e lucidità: ne risulta il racconto personale di un Paese che è un mondo intero, con le sue mille tragedie e resurrezioni, e di un secolo lunghissimo, il tremendo Novecento, corso via troppo veloce perché ci accorgessimo di quanto lontano ci stava portando. Con una delicatezza e un'intensità rare, combinando elegia, tragedia e umorismo, Neuman dispiega di fronte ai nostri occhi una genealogia reale e fantastica, in un romanzo storico e di formazione.
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  • 0

    Argentina memory

    Abbastanza deludente: le mie aspettative sui libri che parlano dell'Argentina, in termini di memorie di famiglia e di storia della società, sono sempre molto alte e devo dire che anche le critiche avevano parlato di questo libro come portatore di una prosa tipica dei grandi classici. Invece no; N ...continua

    Abbastanza deludente: le mie aspettative sui libri che parlano dell'Argentina, in termini di memorie di famiglia e di storia della società, sono sempre molto alte e devo dire che anche le critiche avevano parlato di questo libro come portatore di una prosa tipica dei grandi classici. Invece no; Neuman fa emergere la sua memoria e scrive ciò che ricorda senza usare schemi cronologici ma le sue emozioni e suggestioni. Tutto legittimo ma per me il frutto è acerbo e insapore.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho preso questo libro per cercare di capire meglio la storia dell'Argentina e perchè del giovanissimo autore se ne parla un gran bene. In effetti Andrés Neuman è un giovane scrittore brillante, ma in questo caso il suo talento non emerge del tutto. Il libro è piuttosto noioso: parte bene, ma poi ...continua

    Ho preso questo libro per cercare di capire meglio la storia dell'Argentina e perchè del giovanissimo autore se ne parla un gran bene. In effetti Andrés Neuman è un giovane scrittore brillante, ma in questo caso il suo talento non emerge del tutto. Il libro è piuttosto noioso: parte bene, ma poi si perde nei ricordi della saga famigliare senza seguire un filo logico. Inoltre pezzi di storia argentina compaiono improvvisamente, per poi scomparire così come sono arrivati, senza permetterci di comprenderli davvero.

    ha scritto il 

  • 0

    Una scoperta questo giovane scrittore sollecitata dalle molte recensioni lette tra gli scaffali di un mio stimolante vicino qui in anobii.
    Il soggetto può sembrare obsoleto e banale. Una biografia, la riscostruzione della storia di una famiglia a partire dalla generazione dei bisnonni fino ...continua

    Una scoperta questo giovane scrittore sollecitata dalle molte recensioni lette tra gli scaffali di un mio stimolante vicino qui in anobii.
    Il soggetto può sembrare obsoleto e banale. Una biografia, la riscostruzione della storia di una famiglia a partire dalla generazione dei bisnonni fino ad arrivare a quella dell'io narrante. Spostamenti geografici incredibili dall'Europa (luogo di nascita dei bisnonni appunto) all'Argentina e ritorno in Europa.
    Tutto sotto la pressione di dittature, di guerre, di impossibilità di vivere e di respirare. Mutamenti e capovolgimenti di fronte della Storia che coinvolgono e modificano la storia.
    Un intreccio nel tempo, Neuman si sposta dal ricordo di se, dei nonni, dei bisnonni, di quello che gli hanno raccontato, di quello che ha ricostruito da foto, documenti e quadri della sua famiglia, avanti ed indietro, senza una logica temporale, ma solo con un ricordo che si aggrappa all'altro così come le ciligie: una tira l'altra inevitabilmente fino a quando non si pensa che siano finite.
    Le storie e i ricordi non possono non intrecciarsi poi con quanto accade nell'Argentina della seconda metà del novecento, ed anche in questo Neuman è bravo. Non cede infatti alla pedante ricostruzione storica, ma di nuovo attinge al ricordo, ai ricordi di quanto vedeva accadere in famglia, o di ciò che gli hanno poi raccontato e poi ancora di se ragazzo capace di comprendere solo in maniera istintuale e parziale cosa stesse accadendo e perchè gli venisse chiesto di fare una cernita dei suoi libri, dei suoi giochi, dei suoi vestiti per poter partire con un bagaglio leggero.
    Ma non è solo la storia, ma soprattutto i ricordi e il loro riemergere con una necessità impellente e la loro richiesta di diventare testimonianza e narrazione, ad essere l'elemento del libro, che di fatto si apre con il quesito di cosa siano i ricordi, del perchè ricordiamo e perchè a volte facciano tanto male o a volte come riescano ad essere consolatori.
    Neuman non ha una risposta, si limita a narrare con maestria, lasciando i ricordi fluire, ma è chiaro che sta rispondendo alla necessità di posizionarsi nella storia, di restituire una dignità a chi lo ha preceduto e che gli ha consentito con il suo piccolo o grande contributo, con il suo piccolo o grande sacrificio, con il suo piccolo o grande sogno, realizzato o meno, con il suo esserci sempre e comunque, di essere l'uomo che ora è.
    E questa è solo una risposta parziale sul perchè si ricordi. Anche io non lo so bene. So che non si può rinunciare al ricordo e alla memoria perchè nessuno di noi può rinunciare alla storia che gli ha consentito di esserci.

    ha scritto il 

  • 4

    A me la letteratura latinoamericana è sempre piaciuta, scoprire paesi ricchi di storia, che nel Novecento hanno subito dittature, sconvolgimenti e sono stati laboratori di Democrazie ha sempre scatenato in me un fascino irresistibile. Dell'Argentina e della sua storia non conoscevo nulla, è arriv ...continua

    A me la letteratura latinoamericana è sempre piaciuta, scoprire paesi ricchi di storia, che nel Novecento hanno subito dittature, sconvolgimenti e sono stati laboratori di Democrazie ha sempre scatenato in me un fascino irresistibile. Dell'Argentina e della sua storia non conoscevo nulla, è arrivato questo libro ad aprirmi gli occhi e la mente. E così scopri che quel popolo è un insieme di tanti popoli, di tante culture di tante religioni, che quella terra ha accolto le persone più disparate offrendo loro una possibilità. Ma ha anche sofferto una delle dittature più nascoste e cruente dell'America del Sud e che grazie al calcio e alla vittoria ai Mondiali del 1978 è passata in secondo piano. Andrés Neuman scrive benissimo e riannodamdo il filo della sua famiglia ci racconta la storia di una terra.

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro è composto da una serie di episodi che ripercorrono un secolo di storia della famiglia dell'autore. Nonostante alcuni brani molto coinvolgenti, in particolare quelli relativi all'infanzia del protagonista, i vari racconti risultano poco concatenati e non riescono a creare una visione omo ...continua

    Il libro è composto da una serie di episodi che ripercorrono un secolo di storia della famiglia dell'autore. Nonostante alcuni brani molto coinvolgenti, in particolare quelli relativi all'infanzia del protagonista, i vari racconti risultano poco concatenati e non riescono a creare una visione omogenea delle vicende della famiglia.

    ha scritto il 

  • 5

    Che idea, scrivere un’autobiografia a ventisei anni! Eppure funziona, perché in questo libro i ricordi personali rimandano via via ad altri ricordi famigliari, fino a ricostruire una vasta, complicata genealogia i cui rami si spingono dall’Argentina alla Francia, alla Lituania, all’Italia. Funzio ...continua

    Che idea, scrivere un’autobiografia a ventisei anni! Eppure funziona, perché in questo libro i ricordi personali rimandano via via ad altri ricordi famigliari, fino a ricostruire una vasta, complicata genealogia i cui rami si spingono dall’Argentina alla Francia, alla Lituania, all’Italia. Funziona per via della lingua di Neuman: piana, precisa, giustamente definita classica in quarta di copertina. E funziona soprattutto, credo, grazie alla personalità di Neuman: ironica, affettuosa, lucida, sensibile ai dettagli piccoli e minimi, curiosa dei sentimenti ma attenta anche a non sconfinare mai nel sentimentalismo (o quasi mai: l’eccezione sono certi appelli in seconda persona ai membri estinti della famiglia). Ecco uno scrittore che sarebbe bello incontrare per farci quattro chiacchiere, viene da pensare. E man mano si avanza, senza sforzo, fra le pagine, prende forma in parallelo una storia più vasta, una storia sociale dell’Argentina. Moti di piazza, inni, fughe, pestaggi; elezioni, presidenti deposti; vicende raccontate con bruschi salti temporali che mettono in crisi il lettore italiano: ma lì Neuman è capace di rassicurarlo e incoraggiarlo, anche quando non tutti i nessi sono facilmente comprensibili. Così l’albero genealogico si allarga fino ad abbracciare persone e vicende in cui prendono forma le mille contorsioni di un paese molto simile al nostro, che come il nostro procede a tentoni, timide speranze e subito brusche retromarce fin sull’orlo della barbarie, e oltre. Sconvolgente, micidiale, il capitolo in cui Neuman si immagina nei panni del torturato, costretto a colpire il compagno che ha appena tradito.

    Davanti al fuoco nel suo villaggio, Dani Mela si gode la tranquillità dell’ora. Anche se in Melanesia tutto scorre pacificamente, si è sottolineato una frase: vuole tenersela a mente in caso gli capiti di vivere in tempi difficili. È questa: Non penso all’infanzia come a un paradiso perduto. Prima di tutto, perché ai paradisi non ho mai creduto. E, poi, perché se anche esistessero preferirei immaginarmeli davanti, in attesa di essere raggiunti. Nascere in un eden per allontanarsi a poco a poco mi sembra, come minimo, una scortesia nei confronti del presente.

    ha scritto il 

  • 3

    Una buona lettura

    Il libro, tutto sommato, non è male. Si legge piacevolmente e la storia dell'Argentina degli anni 70/80 si mischia ai ricordi personali dell'autore in maniera omogenea.
    Forse, a volte, c'è l'esasperata ricerca di un effetto poetico; in altre situazioni c'è un dilungarsi eccessivo su partico ...continua

    Il libro, tutto sommato, non è male. Si legge piacevolmente e la storia dell'Argentina degli anni 70/80 si mischia ai ricordi personali dell'autore in maniera omogenea.
    Forse, a volte, c'è l'esasperata ricerca di un effetto poetico; in altre situazioni c'è un dilungarsi eccessivo su particolari poco rilevanti.
    La scrittura è complessivamente buona anche se , data la struttura, non bisogna attendersi un romanzo ma solo una serie di frammenti tra i quali l'autore cerca di condurci; e la cosa gli riesce abbastanza...

    ha scritto il 

  • 2

    Lo credevo un bel romanzo su una di quelle meravigliose saghe familiari che tanto adoro e, in effetti, all'inizio sembra proprio quello.
    E mi ha anche parecchio entusiasmato perché Neuman racconta pezzi della storia argentina che mi hanno richiamato e spiegato telegiornali visti nell'infanz ...continua

    Lo credevo un bel romanzo su una di quelle meravigliose saghe familiari che tanto adoro e, in effetti, all'inizio sembra proprio quello.
    E mi ha anche parecchio entusiasmato perché Neuman racconta pezzi della storia argentina che mi hanno richiamato e spiegato telegiornali visti nell'infanzia e nella prima adolescenza.
    Poi, però, precipita nella noia. Non saprei dire quando né come né perché. Forse il vero problema è che smette di essere un romanzo e comincia ad essere una specie di diario personale.
    Non so, mi ha annoiato a morte.
    Tranne le sentenze. Le sentenze sono bellissime.

    ha scritto il