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Underground

Racconto a più voci dell'attentato alla metropolitana di Tokyo

Di

Editore: Einaudi (Tascabili scrittori, 1652)

4.0
(1191)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 441 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Inglese , Chi tradizionale , Giapponese , Russo , Tedesco , Svedese , Portoghese , Chi semplificata , Coreano , Francese

Isbn-10: 8806206583 | Isbn-13: 9788806206581 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Antonietta Pastore ; Illustrazione di copertina: David A. Harvey

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico

Genere: Crime , History , Non-fiction

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Descrizione del libro
«Provate a immaginare. È il 20 marzo del 1995, un lunedí. Una bella mattina di sole primaverile. [...] Ieri era domenica, e domani - l'equinozio - sarà un giorno festivo. Magari potevate fare il ponte, forse avete anche pensato: "E se oggi non andassi al lavoro?" Purtroppo però, per molte ragioni, non potete concedervi questa vacanza. Per questo vi siete svegliati all'ora solita, vi siete lavati, vestiti, e siete andati alla stazione della metropolitana. Poi come sempre avete fatto la fila per salire su uno dei treni e andare in ufficio. Una mattina come tutte le altre, senza nulla di speciale.
Un giorno come tanti della vostra vita.
Ma degli uomini dissimulati tra la folla, con la punta degli ombrelli appositamente affilata, perforano delle sacche di plastica piene di uno strano liquido».
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  • 4

    Non avevo mai letto nulla di Murakami, ho trovato il libro scuriosando senza meta tra gli scaffali.
    E' un interessante spaccato della cultura Giapponese, oltre che un resoconto della strage da un punt ...continua

    Non avevo mai letto nulla di Murakami, ho trovato il libro scuriosando senza meta tra gli scaffali.
    E' un interessante spaccato della cultura Giapponese, oltre che un resoconto della strage da un punto di vista davvero umano e inconsueto.
    Ora non mi resta che la curiosità di scoprire il Murakami romanziere. Ho l'impressione che mi piacerà.

    ha scritto il 

  • 5

    Muy interesante para conocer los testimonios de personas implicadas directa o indirectamente en el atentado del metro de Tokyo con gas sarín del 1995. No es una novela de ficción como sus otras histor ...continua

    Muy interesante para conocer los testimonios de personas implicadas directa o indirectamente en el atentado del metro de Tokyo con gas sarín del 1995. No es una novela de ficción como sus otras historias, sino las verdaderas historias de víctimas o familiares de víctimas y, hacia el final del libro, de adeptos y ex adeptos de la secta Aum, involucrada en el atentado. No sabía mucho del incidente, pues cuando pasó era pequeña y no seguía las noticias, pero el libro me ha hecho hacerme una idea de lo que pasó y cómo se desarrolló la secta. También permite conocer más la cultura japonesa, lo positivo y negativo.

    ha scritto il 

  • 4

    Indispansabile per gli appassionati di questo autore.
    Il libro, nell'edizione italiana racchiude il primo testo pubblicato,
    appunto "underground" e nella seconda parte una serie di interviste pubblica ...continua

    Indispansabile per gli appassionati di questo autore.
    Il libro, nell'edizione italiana racchiude il primo testo pubblicato,
    appunto "underground" e nella seconda parte una serie di interviste pubblicate un anno dopo.
    In underground si susseguono le testimenianze delle vittime dell'attentato. Come in un quadro dei macchiaioli
    la ripetizione e la ripetitività dell'evento narrato fa prendere forma a un'immagina diversa, più
    profonda e inquietante. La ricerca delle radici del perchè di un simile atto, è il filo conduttore, che
    ha come conseguenza intelligente, gli articoli con le interviste ai membri ed ex adepti della setta criminale nella seconda parte del libro.

    Murakami ha una capacità narrativa incredibile. Anche in un testo apparentemente noioso
    riesce a suscitare emozioni, sentimenti, dove l'attenatato è il pretesto per uno spaccato interessantissimo della
    società giapponese e uno studio personale di elementi che compariranno in seguito nei suoi personaggi e nei suoi luoghi.

    Un mio viaggio in Giappone, menre leggevo il libro, mi ha reso testimone della complessità della stazione di Shinjuku,
    credo che questo aumenti in modo importante la percezione del narrato. La stazione è immensa e brulicante.
    Ancora oggi la stazione più trafficata al mondo con 3 milioni e mezzo di passeggeri al giorno,
    numeri che fanno impressione.

    ha scritto il 

  • 5

    Avendo adorato più o meno ogni pagina dei romanzi di Haruki Murakami, ho vissuto spesso quella curiosa scenetta in libreria che nessun ebook store potrà mai eguagliare: prendere in mano “Underground”, ...continua

    Avendo adorato più o meno ogni pagina dei romanzi di Haruki Murakami, ho vissuto spesso quella curiosa scenetta in libreria che nessun ebook store potrà mai eguagliare: prendere in mano “Underground”, leggere qualche pagina, convincermi, muovere verso le casse, essere attirato da un romanzo, tornare indietro, lasciare “Underground”, andare a casa con il dubbio di aver rinunciato a qualcosa di importante. Il tutto ripetuto per una decina di volte.

    Il punto è che trovo la particolarissima cifra stilistica dell’autore giapponese – una di quelle che lo-ami/o/lo-odi – perfettamente coerente con l’idea stessa di romanzo come creazione di un mondo parallelo, ed evidentemente meno adatta a quella che si annunciava come una sorta di inchiesta giornalistica. Dopo aver messo le pupille su Underground, ed esserne stato accompagnato per qualche giorno, posso affermare con la sicurezza di Michael Jordan al tiro dalla lunetta di essermi assolutamente sbagliato.

    “Underground” racconta gli attentati alla metropolitana di Tokio, compiuti dagli aderenti alla setta religiosa Aum Shinri Kyo nel marzo del 1995. Il progetto terroristico, realizzato diffondendo gas sarin nella rete di trasporti sotterranei della capitale nipponica, è il risultato di un tragico miscuglio di sete di potere e confuse vocazioni di salvezza, una di quelle boiate ben spacciate per la quale uccidere uno studente che si sta recando all’università compirebbe la sua felicità eterna. Sto evidentemente semplificando, ma vi assicuro che le interviste ai componenti della setta, che costituiscono la terza parte del libro, sono agghiaccianti.

    A colpire ancor più profondamente sono invece le prime pagine, concepite come una serie di interviste ai sopravvissuti o a parenti delle vittime. In queste pagine, che correvano il rischio di apparire in qualche misura ripetitive, Murakami riesce nel piccolo miracolo di astrarre il lettore dalla complessità dell’evento e condurlo su un piano assolutamente umano e personale: quante volte ci lasciamo colpire dai numeri (“più di seimila intossicati da gas velenoso”) e tardiamo a fissare lo sguardo su ognuna di queste storie, e sul fatto che dietro ad ognuna di quelle unità numeriche vi siano uomini, donne e parenti con una lacerante sensazione di vuoto nel cuore? Credo stia accadendo in qualche misura lo stesso anche nel ragionamento politico e sociale che riguarda i migranti e la nostra operazione Mare Nostrum.

    Murakami costringe a guardare negli occhi la nostra società, dove per nostra i lettori italiani devono necessariamente intendere “dell’uomo contemporaneo”. D’un tratto passerà in secondo piano la cronologia dell’evento, che pure colpisce nel racconto della compostezza dei passeggeri e di una etica del lavoro e del servizio da parte degli impiegati della metropolitana che supera il rischio personale, ed emergerà una riflessione fortissima sulla direzione del pianeta e dei suoi bipedi abitanti, una riflessione che non ti lascia stare e ti provoca al pensiero.
    Non riesco a immaginare neppure un motivo per non consigliarne la lettura. Neppure uno.
    Alfonso d’Agostino

    La citazione (da una delle interviste):
    “C’è una persona dalla quale ho imparato una lezione. Perchè nei passeggeri c’è anche del buono, sa? C’è un signore sui cinquant’anni che prende il primo treno del mattino e mi saluta sempre. Fino a quando non sono tornato al lavoro, probabilmente avrà pensato che fossi morto. L’altra mattina, vedendomi, mi ha detto: “Il fatto che lei sia ancora in vita, significa che c’è ancora qualcosa che deve fare. Ce la metta tutta” Gli ho risposto “Sì, e devo essere grato a tante persone. Facciamoci forza tutti quanti”. Uno scambio di saluti così caloroso è una vera gioia.
    Dall’odio invece non nasce niente.”

    ha scritto il 

  • 4

    和1Q84 一起看....

    地下鐵事件是作者為沙林事件以受害人的角度去描寫這件事...
    無色無聲卻見四周的人紛紛倒下...可能心理上的影響比生理上還大
    作者在書的最後提到封閉式社會 和物語等
    都跟1Q84 有關..
    建議一起看

    ha scritto il 

  • 5

    Ora farò un piccolo coming out letterario: ho, sin dai primi anni dell'università, un rapporto molto tormentato con il Murakami narratore.
    In questo caso, l'opera non è un romanzo e a interessarmi er ...continua

    Ora farò un piccolo coming out letterario: ho, sin dai primi anni dell'università, un rapporto molto tormentato con il Murakami narratore.
    In questo caso, l'opera non è un romanzo e a interessarmi era in effetti non tanto Murakami in quanto scrittore quanto il tema trattato (l'attentato con il gas sarin nella metropolitana di Tokyo, di cui mi ero trovata a leggere per altre vie traverse). Devo dire però che ho apprezzato molto il modo in cui l'autore ha gestito l'inchiesta, lasciando ampio spazio alle testimonianze dei diretti interessati, ma non tirandosi indietro nel momento in cui queste divenivano l'occasione per (interessanti) rielaborazioni e riflessioni. Quello che ne deriva è non solo un accurato e ricco reportage sugli eventi che hanno interessato Tokyo quel fatidico 20 marzo, e sui meccanismi che regolano la vita all'interno di una setta religiosa come Aum Shinrikyo, ma una panoramica di respiro più ampio sulla società giapponese all'indomani dello scoppio della bolla economica, con le sue piccole storture e ipocrisie. Un quadro in qualche modo ancor più interessante perché prodotto da un autore che dal Giappone ha preso, metaforicamente e per un certo periodo anche fisicamente, le distanze (ora, sono molto curiosa di leggere invece il punto di vista di Oe Kenzaburo, che la critica al Giappone la ha sempre condotta "dall'interno").
    Che sia anche giunto il momento di concedere al Murakami romanziere una seconda chance?

    ha scritto il 

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