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Underworld

By Don DeLillo

(111)

| Paperback | 9780965664127

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Book Description

Our lives, our half century.

Nick Shay and Klara Sax knew each other once, intimately, and they meet again in the American desert. He is trying to outdistance the crucial events of his early life, haunted by the hard logic of loss and by the echo of a gunshot in a basement room. She is an artContinue

Our lives, our half century.

Nick Shay and Klara Sax knew each other once, intimately, and they meet again in the American desert. He is trying to outdistance the crucial events of his early life, haunted by the hard logic of loss and by the echo of a gunshot in a basement room. She is an artist who has made a blood struggle for independence.

Don DeLillo's mesmerizing novel opens with a legendary baseball game played in New York in 1951. The glorious outcome -- the home run that wins the game is called the Shot Heard Round the World -- shades into the grim news that the Soviet Union has just tested an atomic bomb.

The baseball itself, fought over and scuffed, generates the narrative that follows. It takes the reader deeply into the lives of Nick and Klara and into modern memory and the soul of American culture -- from Bronx tenements to grand ballrooms to a B-52 bombing raid over Vietnam.

A generation's master spirits come and go. Lennny Bruce cracking desperate jokes, Mick Jagger with his devil strut, J. Edgar Hoover in a sexy leather mask. And flashing in the margins of ordinary life are the curiously connectecd materials of the culture. Condoms, bombs, Chevy Bel Airs and miracle sites on the Web.

Underworld is a story of men and women together and apart, seen in deep clear detail and in stadium-sized panoramas, shadowed throughout by the overarching conflict of the Cold War. It is a novel that accepts every challenge of these extraordinary times -- Don DeLillo's greatest and most powerful work of fiction.

Critics

  • The course of true life

    'It was a memory that clarified the connections,' muses Nick Shay at one point in this novel, Nick Shay being the central figure and occasional narrator of this extraordinary book. Indeed, if such a massive work can be rendered down to a one-sentence ... (read full critics)

    guardian.co.uk published on Sun, 26 Sep 2010

  • Pass the parcel

    Underworld is self-consciously a map of the American late 20th century. Yet to hold together its different characters and their stories, it relies on an old-fashioned, even quaint, fictional device. Running through this complex novel is the story of ... (read full critics)

    guardian.co.uk published on Sat, 25 Sep 2010

4 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    I always thought that a four-range rating system is incomplete: you need a fifth star to mark masterworks.
    This novel definitely gets five stars, as far as I'm concerned.
    And I don't care what other people say, to me DeLillo is better than either Pynchon or Wallace.

    **********
    All right, I ... (continue)

    I always thought that a four-range rating system is incomplete: you need a fifth star to mark masterworks.
    This novel definitely gets five stars, as far as I'm concerned.
    And I don't care what other people say, to me DeLillo is better than either Pynchon or Wallace.

    **********
    All right, I finally got the 5-stars rating range.

    Is this helpful?

    míol mór said on Oct 2, 2009 | 2 feedbacks

  • 1 person find this helpful

    Speciale Don DeLillo - Underworld -

    una recensione di Giorgio Michelangelo Fabbrucci

    Underworld è un romanzo monumentale che pretende di essere affrontato con umiltà. Lo scrivo perché convinto che questo testo, una volta invecchiati, lo vedremo tra la ultime pagine dell’antologia di letteratura dei nostri nipoti, alla voce “Postmoder ... (continue)

    una recensione di Giorgio Michelangelo Fabbrucci

    Underworld è un romanzo monumentale che pretende di essere affrontato con umiltà. Lo scrivo perché convinto che questo testo, una volta invecchiati, lo vedremo tra la ultime pagine dell’antologia di letteratura dei nostri nipoti, alla voce “Postmodernismo”; sarà presentato come un archetipo, come un modello. Delillo con Underworld è riuscito a scolpire le pagine di quello che può essere già considerato un grande romanzo americano ma anche a interpretare lo spirito della fine del secondo millennio, forgiando forse al contempo la chiave di lettura di un’epoca di cui non vediamo l’ora sia decretata (dai fatti, non dalle accademie) la fine.

    L’approccio visivo con questo testo è il proemio di un’immersione totale. Un romanzo abnorme, il cui profilo è segnato da linee nere, come luttuosi capitoli di storia e la cui copertina (stampata con la medesima immagine in tutte le edizioni del mondo) possiede qualcosa di tragicamente profetico. Una fotografia scattata da André Kertésez nel 1972 dalla finestra del suo appartamento di New York, la cui quasi totalità è occupata dalle Torri Gemelle, alla base delle quali campeggia una croce romana, installata sulla cima di una vecchia torre campanaria.

    Immaginò di osservare la costruzione della grande piramide di Giza – solo che questa [la montagna di rifiuti, ndr] era venticinque volte più grande, con autobotti che spruzzavano acqua profumata sulle strade circostanti. Per Brian era una visione ispiratrice. Tutta questa industriosa fatica, questo sforzo delicato per far entrare il massimo dei rifiuti in uno spazio sempre minore. Le torri del World Trade Center erano visibili in lontananza e Brian percepì un equilibrio poetico tra quell’idea e questa.

    Delillo attinge da una delle sue grandi passioni, il baseball, per plasmare l’oggetto che intreccerà le storie di due dozzine di personaggi: una pallina, protagonista dello storico fuoricampo ad opera di Bobby Thomson. Un rifiuto, oppure un feticcio, come chiave di interpretazione di intere esistenze. Un libro in “rewind”, eccezion’fatta per il prologo, l’epilogo e le vicende relative al Signor. Manx Martin, che narra a ritroso le vicende accadute tra il 1992 ed il 1951.

    Il testo si apre con un incredibile racconto intitolato “il trionfo della morte” (come il quadro incontrato tra gli stralci di una rivista, a fine partita, da J. Edgar Hoover) nel quale il lettore vivrà la storica competizione tra New York Giants e Brooklyn Dodgers del 3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York. Leggendo questo prologo, per quanto adesso non vogliate crederci, maledirete di non essere americani. Non tanto per affezione, piuttosto per il desiderio di comprendere appieno la magistrale descrizione delle vibrazioni del campo e della folla durante la partita di uno sport pressoché sconosciuto in Italia. Nondimeno, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un disarmante esercizio di stile; nella fattispecie sull’uso commisto del discorso diretto, indiretto; del cambio improvviso di prospettiva.

    Il libro prosegue come detto a ritroso, in un intreccio fittissimo di storie e diversificati livelli di narrazione cuciti sapientemente, come il filo duro che serpeggia nella pallina da baseball. Una pallina che passa di mano in mano, di decennio in decennio, attraversando sentimenti, passioni e riflessioni con l’intento di narrare, al contempo “tenendo assieme”, i tanti tasselli che formano il mosaico di un’epoca.

    Se è difficile trovare un protagonista principale tra le varie finestre narrative aperte dall’autore, è forse plausibile credere che in Nick Shay vi sia più Delillo che in altri personaggi. Da un lato è l’imprenditore dell’immondizia, l’uomo che dai rifiuti trae il proprio sostentamento e le proprie riflessioni, nonché l’ultimo possessore della famigerata palla; dall’altro a Nick è concesso di parlare in prima persona e la sua esperienza di vita, frastagliata da viaggi, incontri dal sapore religioso, passioni e relazioni familiari, fanno di questo ragazzo del bronx (come non pensare all’autore) un punto di riferimento insostituibile per tutta la narrazione.

    Come sempre accade nei testi del maestro del postmodernismo, più che la trama o l’intreccio, ciò che rende potente quest’opera è una sapiente alchimia tra poetica e stile. Di certo le vicende sostengo la volontà di lettura, stuzzicando propedeuticamente la curiosità del lettore. Nondimeno il lucido e dissacrante punto di vista dell’autore, unito ad uno stile introspettivo, attuale ed attualizzante, riesce a catturare il lettore in una situazione che supera la semplice passività dell’ascolto. Perché Underworld, è soprattutto un invito, forse un’imposizione alla riflessione sul cosa sia e rappresenti la nostra epoca. Delillo pare ravvisare una relazione logica tra il nostro modo di produrre ed organizzare rifiuti ed il nostro modo di vivere le relazioni e le esperienze. La disumanizzazione dei rapporti, sempre presente nella poetica Delilliana, approda ad una consapevolezza epistemologica, individuando una simmetria tra un sistema di produzione ipertrofico e uno stile di vita sempre, inconsapevolmente vanaglorioso ed eccessivo, schiacciato dalla paura di morire, “di finire in discarica”.

    Un’interpretazione che sono convinto vi vedrà concordi, soprattutto se vorrete leggere nella descrizione del Bronx, e più in generale del passato di ogni personaggio, qualcosa di più che semplice nostalgia.

    Moltissimi europei parlano di questo libro relegandolo ad un’opera d’arte conchiusa nei confini degli States. Io ritengo, per quel che può valere, che Underworld sia un testo dal respiro globale e che sia riuscito meglio di altri a fotografare i sentimenti di coloro che nel mondo vivono o subiscono il fascino e l’influenza del sistema di produzione occidentale.

    Underworld scavando nei rifiuti è riuscito a spiegare i nostri sogni, le nostre paure.

    ___

    fabbrucci@raccontopostmoderno.com
    twitter@iFabbrucci

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    Alieni Metropolitani said on Dec 28, 2011 about the Hardcover edition | Add your feedback

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