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Underworld

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.2
(2000)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 885 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Svedese , Francese , Olandese , Spagnolo , Chi semplificata

Isbn-10: 8806173995 | Isbn-13: 9788806173999 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Delfina Vezzoli

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Il 3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York si gioca una leggendaria partita di baseball tra i Giants e i Dodgers. Della palla con cui viene battuto l'altrettanto leggendario fuoricampo che assicura la vittoria del campionato ai Giants si impadronisce un ragazzino nero di Harlem Cotter, Martin. Ritroveremo la palla cinquant'anni dopo in possesso di Nick Shay Costanza un dirigente dell'industria dello smaltimento dei rifiuti che nel 1951 era a sua volta ragazzino un passo più in là, nel Bronx. Nel romanzo di DeLillo i passaggi di mano della mitica palla servono da pretesto per la costruzione di un gigantesco quadro dell'America dalla guerra fredda fino alla crisi di Cuba e al crollo dell'Unione Sovietica.
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  • 3

    Sono i desideri su vasta scala a fare la storia

    http://www.ryo.it/2015/05/12/underworld-don-delillo/
    – Questo negozio è in una posizione strategica, -disse Brian, – ai confini della nuova frontiera. Mi sembra già di vederla, una città satellite, sv ...continua

    http://www.ryo.it/2015/05/12/underworld-don-delillo/
    – Questo negozio è in una posizione strategica, -disse Brian, – ai confini della nuova frontiera. Mi sembra già di vederla, una città satellite, svilupparsi a partire da quest’unico negozio, un migliaio di fabbricati, è così che me l’immagino, disposti a raggiera intorno alla rivendita di preservativi. Come una città medioevale con il castello in pieno centro. – I castelli allora li costruivano alla periferia. – Ma vaffanculo. Dai qualche segno di sorpresa, no? Hanno preservativi al gusto di pesca. E i ragazzi vengono qui a socializzare, danno un’occhiata in giro, per vedere che aria tira. Mi aspetto di sentire Al Hibbler cantare Unchained Melody. – Al Hibbler era bravo. – Bravo? Ma che cazzo, era fantastico! Tu credi che Ray Charles sia cieco? Al Hibbler sì che era cieco. Dai, reagisci!

    ha scritto il 

  • 0

    Ci si avvicina con il timore sacro che si deve ai grandi capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi e l’inizio (entusiasmante) conferma le aspettative. Un’autentica miniera di trovate lett ...continua

    Ci si avvicina con il timore sacro che si deve ai grandi capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi e l’inizio (entusiasmante) conferma le aspettative. Un’autentica miniera di trovate letterarie e miriade di frasi quasi aforistiche disseminate qua e là quasi per caso, poi però rallenta, singhiozza sempre più fino ad ingolfarsi, ma proprio di brutto a circa metà. Andare oltre richiede capacità di sopportazione sovrumane e io non ho proprio la stoffa dell’eroe.
    Mi viene in mente Virginia Woolf quando leggendo Joyce, diceva “mi sento come una condannata legata al palo del supplizio”. Che c’entrasse il vecchio James con la depressioni croniche della Woolf? No cara Virginia la noia uccide e io sono ancora troppo giovane per morire per un romanzo. Mollo qua.

    ha scritto il 

  • 3

    Controverso

    Il primo capitolo arriva direttamente dal manuale dello scrittore stellato. Una vera perla. E allora ho pensato di avere sotto mano sì un librone (volumetricamente parlando) ma di una bellezza rara. L ...continua

    Il primo capitolo arriva direttamente dal manuale dello scrittore stellato. Una vera perla. E allora ho pensato di avere sotto mano sì un librone (volumetricamente parlando) ma di una bellezza rara. Lo avrei senz'altro letto facilmente, ho pensato. E invece no. Dopo il primo capitolo sono partite le doglie e il parto è stato davvero davvero difficile! Le difficoltà a seguire i continui flashback e tutti i vari personaggi sono state superate dall'aiuto di carta e penna (e wikipedia); ma il resto l'ho trovato così difficile e controverso ....a tratti noioso e prolisso, a tratti meraviglioso da lasciarci gli occhi. Nel complesso, infinito. Come per la lettura di Ben Lerner, ho la sensazione di non essere stata in grado. Colpa mia quindi, perchè Delillo (già apprezzatissimo in altre letture) è un maestro. In ogni caso più di tre stelline non posso darle perchè sopportare i capitoli di Klara Sax è stato estenuante.

    ha scritto il 

  • 3

    Sopravvalutato?

    Premetto che questo è uno dei libri meglio scritti che abbia mai letto, a sprazzi sono rimasto davvero a bocca aperta di fronte a quello che leggevo, per esempio nel primo capitolo (ma a memoria non n ...continua

    Premetto che questo è uno dei libri meglio scritti che abbia mai letto, a sprazzi sono rimasto davvero a bocca aperta di fronte a quello che leggevo, per esempio nel primo capitolo (ma a memoria non ne ricordo altri di così memorabili, che voglia dire qualcosa?). Detto questo però ho trovato il libro troppo frammentario, prolisso, erano davvero necessarie 880 pagine per raccontare tutto ciò? A parte i continui flashback da un'epoca ad un'altra non facilissimi da seguire, ho trovato alcuni capitoli semplicemente poco interessanti, piccoli stralci quasi buttati là di cui non ho capito l'importanza. Insomma un'opera stilisticamente ottima, che disegna un interessante ritratto dell'America ma che non è riuscita a coinvolgermi completamente.

    ha scritto il 

  • 5

    I giorni del disordine

    Un homerun e la bomba atomica: l’inizio della guerra fredda coincide con la fine della partita, due eventi collegati da un caso che diventa destino e che innesca, in un certo senso, il meccanismo dell ...continua

    Un homerun e la bomba atomica: l’inizio della guerra fredda coincide con la fine della partita, due eventi collegati da un caso che diventa destino e che innesca, in un certo senso, il meccanismo della trama. Ma, come De Lillo dimostra poeticamente, le trame ci portano sempre verso la morte. Mentre l'incompletezza si rivela in un legame d'amore, un evento misterioso e traumatico innesca una narrazione alla rovescia, un percorso a ritroso nel tempo segnato da complessità e interconnessione, che si concretizza in una cosmologia storica del contemporaneo. Un padre scomparso, un padre che è assenza, mancanza di risposte e un'eco vuota della memoria. Nick e Clara si conoscono intimamente e tornano a guardarsi dentro al sorriso nel deserto. Lui vive con l'ossessione logica della perdita e lei cerca di trovare un senso controcorrente nelle trame vulnerabili del tempo. Il romanzo mantiene una struttura aperta, verticale e multiforme, dove i detriti di storie collettive e private raccontano qualcosa di ciò che sfugge, ciò che non è misurabile, ciò che è irrimediabilmente perduto. Il Bronx, i writers e il baseball, J. Edgar Hoover e il Trionfo della Morte di Bruegel, l'assassinio di Kennedy e la crisi missilistica, Lenny Bruce e l'Unione Sovietica, il Vietnam e i B-52, il ballo di Capote al Plaza e l'incubo atomico. La narrazione è come lo specchio di un'esistenza che non riesce più a prendere la realtà, ad avvicinarla e a narrarne la forma, il soggetto si sviluppa quindi nella scrittura come spazio del possibile, luogo della vera vita, mosaico che scava dentro le cose per restituirci noi stessi, composizione della rimozione, ma anche coscienza dell'irreale, dell'indicibile e del suo orrore. Contro questo rapporto ambiguo, illusorio e indefinito tra parola e oggetto, nel testo si generano infiniti livelli di realtà e plurimi universi di esperienza. La molteplicità di prospettive, voci e sensazioni, si frantuma nel ricordo dell’era post-atomica, mentre l'incarnazione dell'innocenza oppone la nudità del trascendente alla forza della paura e della distruzione. Mentre la forma romanzo evolve in un prisma di onniscienza con innumerevoli stili, registri e punti di vista, ci si trova a desiderare un riparo, un luogo tranquillo dove esistere, dove rendere familiare e meno minacciosa quella forza segreta e catastrofica che ci insidia. Ma sembra non sia possibile, quello che scartiamo ritorna inevitabilmente a consumarci.

    “Una ragazzina alta e magra dotata di una specie di intelligenza selvaggia, sicura nei gesti e nel passo – sembrava esausta ma vigile, aveva l'aria di non lavarsi ma di essere in qualche modo assolutamente pulita, pulita come la terra, affamata e svelta”.

    ha scritto il 

  • 5

    Opera somma di un autore sommo

    Ogni volta che ho letto e sentito qualcosa su Underworld, si parte con quest’assunto: "la storia ruota attorno ad una pallina da baseball". È un'ottimo espediente per cercare di tessere un'ipotetica s ...continua

    Ogni volta che ho letto e sentito qualcosa su Underworld, si parte con quest’assunto: "la storia ruota attorno ad una pallina da baseball". È un'ottimo espediente per cercare di tessere un'ipotetica sintesi del libro oppure per identificarlo con un'immagine simbolo, ma Underworld non può essere racchiuso in nessun recinto. Dimenticate dunque la pallina da baseball, dimenticate la spazzatura, la paura per il nucleare, cancellate tutto quello che avete letto su Underworld.
    Piuttosto, prendete il libro tra le mani: è un tomo enorme, fa paura. Osservatelo lateralmente, notate come De Lillo lo ha strutturato: si vedono tre piccole sezioni comprese ognuna tra due pagine completamente nere, nere come cartacarbone. Poi, se pur meno visibili a primo impatto, si notano altre otto sezioni: Prologo, parte prima, seconda, terza, quarta, quinta, sesta e epilogo. Ora osservatelo frontalmente, ci sono le Torri Gemelle, un volatile (chi ci vuole vedere l’aquila, la veda pure), il culmine di una chiesa con la croce in cima. De Lillo obbligò tutti gli editors del mondo a pubblicare il libro con in copertina questa foto, già all’epoca molto toccante. Toccante a causa della presenza del World Trade Center? No, perché l’opera uscì nel 1997, precedente al 9/11. De Lillo celebrò quattro anni prima il funerale delle Twin Towers in ogni copia della sua opera. E questa sua più grande fatica letteraria sembra celebrare il funerale in anticipo dell’America e della sua gente. Ma vi ho chiesto di cancellare tutto ciò che avete sentito dire sul libro, quindi cancellate anche quest’ultima considerazione. Però aprite il prologo: “Trionfo della morte” sono le prime parole che leggerete… Meglio che forse non cancelliate proprio tutto.
    Mi auguro che lo leggiate. Underworld di Don De Lillo, tradotto magistralmente da Delfina Vezzoli.
    Un’ultima cosa: vi troverete fin da subito nel Polo Ground di New York per assistere ad un leggendario derby di baseball, seduti nel VIP-box assieme a Frank Sinatra, J.Edgar Hoover (fondatore della CIA) ed altri sbronzi, folli personaggi celeberrimi della cultura americana; a quel punto, le successive 850 pagine non saranno più un ostacolo.
    Luca Montesi

    ha scritto il 

  • 0

    Under...life

    il prologo è di una minuziosità sconcertante, riesce a farti sentire di essere là, anche tu che di baseball non sai nulla e nemmeno te ne importa, e mentre guardi J. E. Hoover e Sinatra che sono sedut ...continua

    il prologo è di una minuziosità sconcertante, riesce a farti sentire di essere là, anche tu che di baseball non sai nulla e nemmeno te ne importa, e mentre guardi J. E. Hoover e Sinatra che sono seduti insieme in tribuna, mentre uno schiavo annuncia una notizia da piena Guerra Fredda al capo indiscusso della "caccia al comunista" ti viene voglia di metterti a lottare per prendere quella palla, una palla che in realtà nessuno ha mai visto più da quel momento in cui è stata lanciata, anzi DeLillo riesce a farti desiderare che Cotton, un ragazzino di colore che altrimenti non avrebbe nessun valore per la storia, riesca a prenderla...e ti scocci non poco quando quel poco di buono di suo padre gliela ruba...

    la parte del pallone aerostatico e di Klara Sax scivola via senza lasciare troppe tracce, mentre quella in cui Marian e Brian parlano del cane mi ha ricordato un racconto di Carver...

    nel complesso il racconto avvince a dispetto del fatto che la scelta di mostrare le cose a ritroso richieda un minimo di attenzione ai dettagli, o forse proprio per questo...i personaggi perdono a mano a mano spessore mentre si allontanano nel tempo e il lettore li vede sfumare come fosse un sogno di cui ricorderà solo frammenti sempre più sfilacciati in maniera inversamente proporzionale al tasso di attenzione che gli dedica l'autore...li pescherà a uno a uno dalla memoria mentre il racconto diventa una ragnatela di quelle che ti invischia appena provi a muoverti...

    ha scritto il 

  • 0

    Abbandonato

    Sto leggendo questo libro da più di due mesi nel corso dei quali a fatica ho arrancato fino a metà libro. Lo trovo davvero bello, stilisticamente è proprio quello che piacea me. Ma è pesantissimo. Fa ...continua

    Sto leggendo questo libro da più di due mesi nel corso dei quali a fatica ho arrancato fino a metà libro. Lo trovo davvero bello, stilisticamente è proprio quello che piacea me. Ma è pesantissimo. Farraginoso. Lungo, infinito. Perché non succede mai niente, è un album fotografico di personaggi, di temi, di finestre sul passato, ora gli anni 50, poi i 90, e ancora i 70. Insomma, mi piace ma non riesco a finire di leggerlo. A malincuore lo abbandono, forse non è il momento giusto.

    ha scritto il 

  • 5

    Underworld

    Un esempio eccezionale di romanzo postmoderno, scritto da un maestro. Era già molto tempo che volevo leggere De Lillo e sono rimasta veramente colpita. Non è di facile lettura, il racconto inizia a ri ...continua

    Un esempio eccezionale di romanzo postmoderno, scritto da un maestro. Era già molto tempo che volevo leggere De Lillo e sono rimasta veramente colpita. Non è di facile lettura, il racconto inizia a ritroso dalla Guerra Fredda ad oggi con il problema dello smaltimento dei rifiuti. Efficaci i collegamenti dei fatti e dei personaggi. Un vero capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'immersione che richiede pazienza, e in cambio si viene ripagati con la lettura di un romanzo degno di essere definito tale, con una storia che va a ritroso, che ti fa assaggiare gli anni Novanta e ...continua

    Un'immersione che richiede pazienza, e in cambio si viene ripagati con la lettura di un romanzo degno di essere definito tale, con una storia che va a ritroso, che ti fa assaggiare gli anni Novanta e poi te li riporta indietro, si risale soprattutto attraverso la figura di Nick Shay, che ha tanto, credo, di DeLillo stesso. Composizione in grigio e in nero è stata la mia parte preferita, perché anche io come DeLillo e come Nick sono originario di Campobasso (che bello, tra l'altro, leggerla due volte nel corso del libro), perché l'essere italo-americani è nella storia della mia famiglia, perché anche mia nonna è morta ed è sepolta negli States e anche lei dell'inglese credo non sapesse poi molto. DeLillo non ha timore a inserire nella storia personaggi reali, e non nasconde che la seconda metà del XX secolo statunitense è legata ai sovietici da un filo impossibile da spezzare. Nonostante ci si sposti per tutti gli Usa, il cuore della storia resta sempre quella zona del Bronx che si trasforma dagli italo-americani ad altri immigrati, al Muro e al nulla più assoluto. Perché tutto cambia e muta e finisce, come l'immondizia che esplode.

    ha scritto il 

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