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Underworld

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.2
(1979)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 885 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Svedese , Francese , Olandese , Spagnolo , Chi semplificata

Isbn-10: 8806173995 | Isbn-13: 9788806173999 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Delfina Vezzoli

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Il 3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York si gioca una leggendaria partita di baseball tra i Giants e i Dodgers. Della palla con cui viene battuto l'altrettanto leggendario fuoricampo che assicura la vittoria del campionato ai Giants si impadronisce un ragazzino nero di Harlem Cotter, Martin. Ritroveremo la palla cinquant'anni dopo in possesso di Nick Shay Costanza un dirigente dell'industria dello smaltimento dei rifiuti che nel 1951 era a sua volta ragazzino un passo più in là, nel Bronx. Nel romanzo di DeLillo i passaggi di mano della mitica palla servono da pretesto per la costruzione di un gigantesco quadro dell'America dalla guerra fredda fino alla crisi di Cuba e al crollo dell'Unione Sovietica.
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    appunti sparsi in corso di lettura

    il prologo è di una minuziosità sconcertante, riesce a farti sentire di essere là, anche tu che di baseball non sai nulla e nemmeno te ne importa, e mentre guardi J. ...continua

    appunti sparsi in corso di lettura

    il prologo è di una minuziosità sconcertante, riesce a farti sentire di essere là, anche tu che di baseball non sai nulla e nemmeno te ne importa, e mentre guardi J. E. Hoover e Sinatra che sono seduti insieme in tribuna, mentre uno schiavo annuncia una notizia da piena Guerra Fredda al capo indiscusso della "caccia al comunista" ti viene voglia di metterti a lottare per prendere quella palla, una palla che in realtà nessuno ha mai visto più da quel momento in cui è stata lanciata, anzi DeLillo riesce a farti desiderare che Cotton, un ragazzino di colore che altrimenti non avrebbe nessun valore per la storia, riesca a prenderla...e ti scocci non poco quando quel poco di buono di suo padre gliela ruba...

    la parte del pallone aerostatico e di Klara Sax scivola via senza lasciare troppe tracce, mentre quella in cui Marian e Brian parlano del cane mi ha ricordato un racconto di Carver...

    segue aggiornamento

    ha scritto il 

  • 0

    Abbandonato

    Sto leggendo questo libro da più di due mesi nel corso dei quali a fatica ho arrancato fino a metà libro. Lo trovo davvero bello, stilisticamente è proprio quello che piacea me. Ma è pesantissimo. Fa ...continua

    Sto leggendo questo libro da più di due mesi nel corso dei quali a fatica ho arrancato fino a metà libro. Lo trovo davvero bello, stilisticamente è proprio quello che piacea me. Ma è pesantissimo. Farraginoso. Lungo, infinito. Perché non succede mai niente, è un album fotografico di personaggi, di temi, di finestre sul passato, ora gli anni 50, poi i 90, e ancora i 70. Insomma, mi piace ma non riesco a finire di leggerlo. A malincuore lo abbandono, forse non è il momento giusto.

    ha scritto il 

  • 5

    Underworld

    Un esempio eccezionale di romanzo postmoderno, scritto da un maestro. Era già molto tempo che volevo leggere De Lillo e sono rimasta veramente colpita. Non è di facile lettura, il racconto inizia a ri ...continua

    Un esempio eccezionale di romanzo postmoderno, scritto da un maestro. Era già molto tempo che volevo leggere De Lillo e sono rimasta veramente colpita. Non è di facile lettura, il racconto inizia a ritroso dalla Guerra Fredda ad oggi con il problema dello smaltimento dei rifiuti. Efficaci i collegamenti dei fatti e dei personaggi. Un vero capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'immersione che richiede pazienza, e in cambio si viene ripagati con la lettura di un romanzo degno di essere definito tale, con una storia che va a ritroso, che ti fa assaggiare gli anni Novanta e ...continua

    Un'immersione che richiede pazienza, e in cambio si viene ripagati con la lettura di un romanzo degno di essere definito tale, con una storia che va a ritroso, che ti fa assaggiare gli anni Novanta e poi te li riporta indietro, si risale soprattutto attraverso la figura di Nick Shay, che ha tanto, credo, di DeLillo stesso. Composizione in grigio e in nero è stata la mia parte preferita, perché anche io come DeLillo e come Nick sono originario di Campobasso (che bello, tra l'altro, leggerla due volte nel corso del libro), perché l'essere italo-americani è nella storia della mia famiglia, perché anche mia nonna è morta ed è sepolta negli States e anche lei dell'inglese credo non sapesse poi molto. DeLillo non ha timore a inserire nella storia personaggi reali, e non nasconde che la seconda metà del XX secolo statunitense è legata ai sovietici da un filo impossibile da spezzare. Nonostante ci si sposti per tutti gli Usa, il cuore della storia resta sempre quella zona del Bronx che si trasforma dagli italo-americani ad altri immigrati, al Muro e al nulla più assoluto. Perché tutto cambia e muta e finisce, come l'immondizia che esplode.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello. Uno spaccato di vita americana, dagli anni '50 agli anni '90, tutto collegato dalla situazione storica, i primi esperimenti sul nucleare, la Guerra Fredda, lo smaltimento delle scorie e dei rif ...continua

    Bello. Uno spaccato di vita americana, dagli anni '50 agli anni '90, tutto collegato dalla situazione storica, i primi esperimenti sul nucleare, la Guerra Fredda, lo smaltimento delle scorie e dei rifiuti. Così sembra anche riduttivo. Non è una narrazione e una lettura semplice, è scritto veramente bene, ma ci sono diversi personaggi da seguire e passaggi che ho amato di più, rispetto ad altri che ho trovato più lenti.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'immersione

    Underworld è nuotare nelle vite delle persone raccontate, nell'America del dopoguerra fino agli anni '90, tanto che, quando finisce ti riscopri a respirare diversamente, come quando esci dall'acqua do ...continua

    Underworld è nuotare nelle vite delle persone raccontate, nell'America del dopoguerra fino agli anni '90, tanto che, quando finisce ti riscopri a respirare diversamente, come quando esci dall'acqua dopo una lunga immersione. Assolutamente unico.

    ha scritto il 

  • 5

    Possente

    Dopo Rumore bianco avevo voglia di misurarmi nuovamente con questo autore.
    Devo dire che il numero di pagine all'inizio è valso a tenerlo un pò lì sul comodino, poi appena iniziato a leggere mi ha tra ...continua

    Dopo Rumore bianco avevo voglia di misurarmi nuovamente con questo autore.
    Devo dire che il numero di pagine all'inizio è valso a tenerlo un pò lì sul comodino, poi appena iniziato a leggere mi ha tramortito con il suo fare la storia attraverso la letteratura, con le sue immagini di un' america che non esiste più, con i suoi personaggi mai banali e il suo descrivere attraverso le parole i sentimenti le emozioni i fatti e gli accadimenti di una vita che è molto lontana da noi ma che potrebbe anche essere la nostra.Grande scrittore.
    Lodevole esempio di cosa significa scrivere romanzi. A buon intenditor...

    ha scritto il 

  • 5

    Il quasi niente e il quasi tutto

    Underworld, va detto, è un libro difficile, discontinuo, asincrono, che al lettore non può che provocare un altalenarsi di sensazioni tra l'entusiasmo e lo sconcerto. È però – e questo senza ombra di ...continua

    Underworld, va detto, è un libro difficile, discontinuo, asincrono, che al lettore non può che provocare un altalenarsi di sensazioni tra l'entusiasmo e lo sconcerto. È però – e questo senza ombra di dubbio – uno dei pochi indiscutibili capolavori della letteratura mondiale degli ultimi venti anni, probabilmente il culmine assoluto della letteratura postmoderna insieme a Infinite Jest di Wallace e 2666 di Bolaño.

    La vicenda è impossibile da riassumere per la molteplicità dei suoi temi e dei suoi livelli temporali. Vi si mescolano vero e verosimile, personaggi reali (Frank Sinatra ed Edgar Hoover, per esempio) e fittizi, presente e passato, narrazione e riflessione, fatti e teoria, in un continuo slittamento intertestuale e interdisciplinare.

    Già la sintesi estrema di ciò che è raccontato dal romanzo – il pitch, come direbbe uno sceneggiatore americano – mette in evidenza sin da subito la natura ancipite di un'opera che non teme di rivolgere le sue due facce nelle direzioni più contrarie, alla ricerca di una sintesi tra il minimalismo più calibrato e il più ambizioso massimalismo. La storia, di fatto, è quella di una pallina da baseball, ma è allo stesso tempo la storia nordamericana degli ultimi cinquant'anni del secolo scorso, con le sue vicende storiche, politiche, sociali, industriali, artistiche, architettoniche, musicali: un grandissimo affresco della società e dell'identità americana attraverso tutto quel che è visibile e, soprattutto, ciò che non lo è.
    La pallina da baseball è quella del fuoricampo che decise, all'ultima azione della partita, la mitica finale del campionato di baseball del 1951 tra le squadre dei Giants e dei Dodgers, all'epoca entrambe di casa a New York. Nello stesso giorno da qualche parte, nel mondo, l'Urss ha compiuto dei test per mettere a punto delle armi nucleari. In questo iato tra il quasi niente e il quasi tutto si apre la respirazione di un romanzo che è anche un'enciclopedia di emblemi del contemporaneo e una summa di riflessioni sulla civiltà occidentale: un “opera mondo”, per usare la fortunatissima definizione che Franco Moretti ha dato di quelle opere enciclopediche, polifoniche, aperte, coltissime, stratificate, didascaliche, interminabili che mirano a rappresentare la complessità di un'intera epoca. È il caso, per esempio, tra le altre, di Faust, di Moby Dick, dell' Ulisse e de L'uomo senza qualità, tutte opere in qualche modo stilisticamente imparentate con Underworld.

    La pallina passerà di mano in mano, attraverserà le miglia e i decenni, il tempo si annoderà su se stesso; vivremo in prima persona momenti epocali della storia americana e vicende di serial killer che hanno tenuto col fiato sospeso l'intero paese; saremo messi a parte dei più angosciosi dietrologismi legati all'industria dei rifiuti o alle vicende della guerra fredda; saremo travolti dalle scene di massa di una New York in delirio per l'evento sportivo dell'anno; vedremo dal cielo inimmaginabili opere di landing art; sprofonderemo con gli occhi e l'anima dei protagonisti dentro un dipinto di Pieter Bruegel come in un gorgo o tra le surreali Watts Towers di Los Angeles come in un sogno surreale; ci perderemo nel backstage di un concerto dei Rolling Stones; assisteremo ipnotizzati (e probabilmente anche annoiati) alla proiezione di un immaginario inedito ritrovato del primo Ejzenštejn (Unterwelt, traduzione tedesca dello stesso titolo del libro); attraverseremo i quartieri più malfamati e le abitazioni più chic di New York; saremo inquietati nel profondo dall'ombra della guerra fredda e dall'incombente minaccia nucleare; e molto altro ancora. Ma saremo anche irretiti dalla verbosità di alcuni personaggi, da uno stile a volte incalzante nei movimenti, altre allentato da una riflessività e analiticità senza misura; da una narrazione che procede in modo discontinuo e disarmonico; dal moltiplicarsi dei personaggi e dei temi come in un dipinto su un vetro caduto e frantumato in mille pezzi.

    Underworld è il libro che più di ogni altro, o perlomeno come pochi altri, rende palpabile la linea sottilissima che nella grande letteratura, e nella grande arte, allo stesso tempo divide e lega per sempre la fatica e l'emozione del guardare il mondo con occhi improvvisamente nuovi.

    Martino (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

    ha scritto il 

  • 0

    "Underworld" di Don Delillo

    Underworld, va detto, è un libro difficile, discontinuo, asincrono, che al lettore non può che provocare un altalenarsi di sensazioni tra l'entusiasmo e lo sconcerto. È però – e questo senza ombra di ...continua

    Underworld, va detto, è un libro difficile, discontinuo, asincrono, che al lettore non può che provocare un altalenarsi di sensazioni tra l'entusiasmo e lo sconcerto. È però – e questo senza ombra di dubbio – uno dei pochi indiscutibili capolavori della letteratura mondiale degli ultimi venti anni, probabilmente il culmine assoluto della letteratura postmoderna insieme a Infinite Jest di Wallace e 2666 di Bolaño.

    La vicenda è impossibile da riassumere per la molteplicità dei suoi temi e dei suoi livelli temporali. Vi si mescolano vero e verosimile, personaggi reali (Frank Sinatra ed Edgar Hoover, per esempio) e fittizi, presente e passato, narrazione e riflessione, fatti e teoria, in un continuo slittamento intertestuale e interdisciplinare.

    Già la sintesi estrema di ciò che è raccontato dal romanzo – il pitch, come direbbe uno sceneggiatore americano – mette in evidenza sin da subito la natura ancipite di un'opera che non teme di rivolgere le sue due facce nelle direzioni più contrarie, alla ricerca di una sintesi tra il minimalismo più calibrato e il più ambizioso massimalismo. La storia, di fatto, è quella di una pallina da baseball, ma è allo stesso tempo la storia nordamericana degli ultimi cinquant'anni del secolo scorso, con le sue vicende storiche, politiche, sociali, industriali, artistiche, architettoniche, musicali: un grandissimo affresco della società e dell'identità americana attraverso tutto quel che è visibile e, soprattutto, ciò che non lo è.
    La pallina da baseball è quella del fuoricampo che decise, all'ultima azione della partita, la mitica finale del campionato di baseball del 1951 tra le squadre dei Giants e dei Dodgers, all'epoca entrambe di casa a New York. Nello stesso giorno da qualche parte, nel mondo, l'Urss ha compiuto dei test per mettere a punto delle armi nucleari. In questo iato tra il quasi niente e il quasi tutto si apre la respirazione di un romanzo che è anche un'enciclopedia di emblemi del contemporaneo e una summa di riflessioni sulla civiltà occidentale: un “opera mondo”, per usare la fortunatissima definizione che Franco Moretti ha dato di quelle opere enciclopediche, polifoniche, aperte, coltissime, stratificate, didascaliche, interminabili che mirano a rappresentare la complessità di un'intera epoca. È il caso, per esempio, tra le altre, di Faust, di Moby Dick, dell' Ulisse e de L'uomo senza qualità, tutte opere in qualche modo stilisticamente imparentate con Underworld.

    La pallina passerà di mano in mano, attraverserà le miglia e i decenni, il tempo si annoderà su se stesso; vivremo in prima persona momenti epocali della storia americana e vicende di serial killer che hanno tenuto col fiato sospeso l'intero paese; saremo messi a parte dei più angosciosi dietrologismi legati all'industria dei rifiuti o alle vicende della guerra fredda; saremo travolti dalle scene di massa di una New York in delirio per l'evento sportivo dell'anno; vedremo dal cielo inimmaginabili opere di landing art; sprofonderemo con gli occhi e l'anima dei protagonisti dentro un dipinto di Pieter Bruegel come in un gorgo o tra le surreali Watts Towers di Los Angeles come in un sogno surreale; ci perderemo nel backstage di un concerto dei Rolling Stones; assisteremo ipnotizzati (e probabilmente anche annoiati) alla proiezione di un immaginario inedito ritrovato del primo Ejzenštejn (Unterwelt, traduzione tedesca dello stesso titolo del libro); attraverseremo i quartieri più malfamati e le abitazioni più chic di New York; saremo inquietati nel profondo dall'ombra della guerra fredda e dall'incombente minaccia nucleare; e molto altro ancora. Ma saremo anche irretiti dalla verbosità di alcuni personaggi, da uno stile a volte incalzante nei movimenti, altre allentato da una riflessività e analiticità senza misura; da una narrazione che procede in modo discontinuo e disarmonico; dal moltiplicarsi dei personaggi e dei temi come in un dipinto su un vetro caduto e frantumato in mille pezzi.

    Underworld è il libro che più di ogni altro, o perlomeno come pochi altri, rende palpabile la linea sottilissima che nella grande letteratura, e nella grande arte, allo stesso tempo divide e lega per sempre la fatica e l'emozione del guardare il mondo con occhi improvvisamente nuovi.

    Martino (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

    ha scritto il 

  • 5

    Mai nessun libro mi ha richiesto tanta difficoltà di lettura, eppure tanto appagamento. Non è una questione di sfida: bisogna entrare nel ritmo da mantra di DeLillo, scrittore che continuo ad amare so ...continua

    Mai nessun libro mi ha richiesto tanta difficoltà di lettura, eppure tanto appagamento. Non è una questione di sfida: bisogna entrare nel ritmo da mantra di DeLillo, scrittore che continuo ad amare solo a tratti: Rumore bianco o L'uomo che cade non mi hanno detto niente, Libra mi piacque. Underworld è la summa di DeLillo scrittore. Pagine incredibili, specie il prologo: pagine che si piantano in testa e non se ne vanno. Ciononostante ci ho messo sei anni a finirlo, riprendendolo e mollandolo e infine decidendomi a finirlo, una volta per tutte. Il risultato è una esposizione difficile e cerebrale della storia statunitense tra feticci, rifiuti, incubo nucleare, sesso, spersonalizzazione. DeLillo frantuma la storia e ne restano solo feticci sparsi qua e là. Un capolavoro vero, ancor meglio del tanto decantato Infinite Jest di Wallace. Ma anche una lettura da mal di testa. Ne vale la pena, resta una lunghezza d'onda, quella di DeLillo, che molti lettori non potranno accettare mai pienamente.

    ha scritto il 

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