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Lingua:Italiano | Numero di pagine: 171 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806166646 | Isbn-13: 9788806166649 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Daniela Daniele

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Saggi, racconti, poesie, testi di canzoni: lo sgomento del dopo attentati non ha creato solo silenzio; molti hanno scelto la letteratura e le sue "contronarrazioni" per raccontare ciò che il terrore - ma anche l'uso politico e mediatico che ne è stato fatto - non riescono a dire. Don DeLillo, Jonathan Franzen, Amitav Gosh, Grace Paley, David Foster Wallace, Patti Smith, Laurie Anderson e altri, di fronte al tentativo dei media di rappresentare un'America monolitica pronta a nuove guerre, hanno sentito il dovere di esprimere posizioni differenti o scettiche o più semplicemente concentrarsi sulla città ferita eppure ancora viva.
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  • 3

    l'iride che si spezza, la lingua che s'inghiotte, la mano che trema. parkinsoniana.

    questi sono ritratti. non c'è un genere di riferimento. sono prospettive disastrate. sono allarmi che si tingono di rosso. sono l'unica vera voce di chi c'era, di chi ha visto, di chi ha provato a non vedere. sono istantanee di un mondo, quello capitalista, che ha smesso di botto di sentirsi legi ...continua

    questi sono ritratti. non c'è un genere di riferimento. sono prospettive disastrate. sono allarmi che si tingono di rosso. sono l'unica vera voce di chi c'era, di chi ha visto, di chi ha provato a non vedere. sono istantanee di un mondo, quello capitalista, che ha smesso di botto di sentirsi legittimato e giusto.
    non voglio porre l'accento sul contesto politico-religioso (come d'altronde evitano accuratamente di fare quasi tutti gli autori) quanto sulla necessità di esprimersi laddove il bavaglio e la censura e i filmati invocano silenzio. anzi rispettoso silenzio.
    non c'è niente di peggio, in verità, di un rispettoso silenzio per chi non può fare più niente. diventa quasi un problema di credo, quel rispettoso silenzio. e allora molto più di un reportage spettinato di un impavido giornalista cnn, l'odore, la mancanza di azione, le conseguenze e le visioni si fanno cronaca attraverso i versi di una poesia o le trame di un racconto.
    è questa l'unica forma di rispetto che si deve concedere al dolore: una via dove fluire.

    -post scriptum meno emotivo e più criticante-

    Wallace si dimostra ancora una volta paladino di humor nero e visionarietà sottolineando l'ambiguità che si porta in serbo colui che agisce nel totale stordimento. de lillo, inappuntabile narratore. patti smith con le sue carezze alle ferite. barth con il suo tocco cicatrizzante.

    ha scritto il 

  • 3

    I migliori scrittori americani contribuiscono con le loro voci all’elaborazione del lutto riflettendo sul significato di ciò che è avvenuto, sul ruolo dell’arte in quei momenti, sulla formazione di nuove coscienze e categorie. Malgrado la qualità delle ‘penne’ coinvolte credo che quasi tutti gli ...continua

    I migliori scrittori americani contribuiscono con le loro voci all’elaborazione del lutto riflettendo sul significato di ciò che è avvenuto, sul ruolo dell’arte in quei momenti, sulla formazione di nuove coscienze e categorie. Malgrado la qualità delle ‘penne’ coinvolte credo che quasi tutti gli scritti soffrano di un periodo di incubazione troppo breve che impedisce il pieno svilupparsi delle loro enormi potenzialità. Fra i migliori, a mio parere, i saggi di J. Barth, T. Morrison e, più per un legame affettivo probabilmente, D.F. Wallace.

    ha scritto il 

  • 0

    DeLillo, Franzen, Ghosh, Wallace sono solo alcuni dei più noti autori che trovano posto in questa silloge del pensiero americano post 11/9. Dai saggi ai racconti veri e propri, dalle considerazioni personali alle poesie, ognuno affronta l’Orrore (com’è chiamato nel testo) nel proprio modo.
    P ...continua

    DeLillo, Franzen, Ghosh, Wallace sono solo alcuni dei più noti autori che trovano posto in questa silloge del pensiero americano post 11/9. Dai saggi ai racconti veri e propri, dalle considerazioni personali alle poesie, ognuno affronta l’Orrore (com’è chiamato nel testo) nel proprio modo.
    Per questo sono contro-narrazioni: da una parte la narrazione corale e multipla degli attentati, a reti unificate, le teorie e la concitazione; dall’altra, la narrazione opposta, le persone comuni ed il loro rapporto incredulo e poi via via più sconvolto o arrabbiato, o incredulo sempre più, con l’evento.
    Da leggere per ricordare che l’11 settembre si può guardare da molte angolazioni, non ultima quella di chi, lì attorno, levava lo sguardo al cielo.
    Di più su Liblog
    http://liblog.blogdo.net/2008/09/11/contro-narrazioni-americane-undici-settembre/

    ha scritto il 

  • 3

    Le penne più autorevoli della letteratura americana s'incontrano in questo libro all'indomani della strage dell'11 settembre, ferita inferta alla più grande democrazia occidentale.
    Malgrado i nomi eccellenti, pochi sono i saggi che ho trovato interessanti, privi di demagogia e coraggiosi.
    ...continua

    Le penne più autorevoli della letteratura americana s'incontrano in questo libro all'indomani della strage dell'11 settembre, ferita inferta alla più grande democrazia occidentale.
    Malgrado i nomi eccellenti, pochi sono i saggi che ho trovato interessanti, privi di demagogia e coraggiosi.
    Salvo quello di Grace Paley da poco scomparsa, con mio grande rimpianto.Sempre geniale, sempre un passo avanti a tutte.

    ha scritto il 

  • 2

    Una delusione, come a dire il vero succede spesso in casi come questo: un pugno di scrittori/artisti che scrivono intorno a un argomento forte. Raramente si trovano libri così in cui uno dei partecipanti si presenta al proprio livello abituale. Probabilmente in questo caso la pochezza di fondo è ...continua

    Una delusione, come a dire il vero succede spesso in casi come questo: un pugno di scrittori/artisti che scrivono intorno a un argomento forte. Raramente si trovano libri così in cui uno dei partecipanti si presenta al proprio livello abituale. Probabilmente in questo caso la pochezza di fondo è legata al fatto che gli interventi qui racchiusi sono stati scritti - di getto - pochi giorni dopo l'undici settembre, e nessuno aveva ancora elaborato in maniera complessa il fatto. Si salvano - al solito - Don DeLillo, che ha il merito di delineare l'ambiente teorico della questione (chiedendosi cosa e come si può scrivere dopo le Torri e portando il discorso verso un'indagine sulle forme archetipiche della narrazione), John Barth (anche se non condivido quello che scrive), Jonathan Franzen e, entro un certo margine, Laurie Anderson. E' interessante il saggio conclusivo di Daniela Daniele, che prova a fare ordine e getta le basi per un discorso a venire facendo i conti con la dicotomia Story/History.

    ha scritto il