Unha soidade demasiado ruidosa

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Editorial: Rinoceronte Editora S.L.

4.2
(4010)

Language: Galego | Number of Pages: 104 | Format: Paperback | Noutras linguas: (outras linguas) Chi traditional , English , French , Italian , Spanish , German , Polish , Catalan

Isbn-10: 8493480177 | Isbn-13: 9788493480172 | Publish date: 

Translator: Fernando de Castro García

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrición do libro
Bohumil Hrabal (Brno, 1914) estudou dereito, historia da literatura, arte e filosofía, ata que os nazis chegaron ao poder e converteron Bohemia e Moravia nun protectorado. Obrigado a deixar a vida académica, Hrabal pasou por diferentes empregos, nos ferrocarrís, nos telégrafos ou nunha planta de recollida de papel vello na rúa Spálená de Praga, experiencia que lle serviu de inspiración para esta novela. Entre as súas primeiras obras figura Trens rigorosamente vixiados, que foi máis tarde levada ao cine e premiado pola Academia de Hollywood. O mundo que describe Hrabal é ás veces triste; o seu estilo, moi vivo e peculiar, longos períodos que reflicten a corrente de consciencia dos seus personaxes comúns e marxinais que nos amosan unha realidade pouco idílica, xenios da vida cotiá, mergullados nela e condenados por ela á insignificancia. Bohumil Hrabal morreu en 1997, cando caeu pola fiestra do hospital onde se atopaba internado, aínda que a aparición do tema do suicidio en varias novelas fai pensar que non se tratase dun accidente. Na actualidade é considerado un dos máis grandes escritores da literatura checa.

Hant'a leva trinta e cinco anos facendo balas de papel vello cunha prensa hidráulica nun lúgubre soto de Praga, cun feixe de ratos e un xefe explotador como única compaña. Dende o burato do teito do soto, que dá ao chan dun patio, cáenlle moreas de libros e todo tipo de papel usado condenado a ser comprimido e reciclado. Para Hant'a moitos deses libros son tesouros dun valor incalculable, que pasan a enriquecer a súa biblioteca persoal, ocupando todo o espazo da súa casa. Entre xerra e xerra de cervexa e libros de filosofía, arte e literatura, Hant'a desenvolve o seu traballo, que require segundo el polo menos “un seminario de teoloxía”, pois cada bala que fai é unha verdadeira obra de arte, escollendo coidadosamente os libros que as compoñen e decorándoas con láminas de arte. Malia o seu esforzo creativo e a súa bagaxe intelectual, un traballador coma el e unha prensa coma a súa non son rendibles nun mundo máis preocupado pola cantidade que pola calidade, o reflexo dun novo tempo que xa non é o seu...
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  • 4

    學識不敵政治正確

    這是一個中魔者的愛情故事,也是捷克作家赫拉巴爾對自己生活的註釋,主角是一位廢紙站打包工,屬於作者最同情與愛憐的族群:被拋棄在時代垃圾堆上的人。

    文字風格是不易閱讀的超長句,令人聯想到《追憶似水年華》。除了廢紙站打包工孤獨面對壓力機外,書中也有一些受過高等教育的低階工人,皆學非所用,工作上得意的是「社會主義突擊隊」,突顯了讀書沒有用、學識不敵政治正確的經濟現實。交往的異性中,「甩大糞的曼倩卡」與「吉 ...continuar

    這是一個中魔者的愛情故事,也是捷克作家赫拉巴爾對自己生活的註釋,主角是一位廢紙站打包工,屬於作者最同情與愛憐的族群:被拋棄在時代垃圾堆上的人。

    文字風格是不易閱讀的超長句,令人聯想到《追憶似水年華》。除了廢紙站打包工孤獨面對壓力機外,書中也有一些受過高等教育的低階工人,皆學非所用,工作上得意的是「社會主義突擊隊」,突顯了讀書沒有用、學識不敵政治正確的經濟現實。交往的異性中,「甩大糞的曼倩卡」與「吉普賽小姑娘」也令人印象深刻。

    閱讀可以讓人逃離現實的壓迫,然而滿腦子的文學和哲學,不論是耶穌與老子,叔本華與黑格爾,沙特與卡繆,亞里士多德、柏拉圖、歌德、康德…等,都只是「過於喧囂的孤獨」,見證了「天道不仁慈」…

    總之,本書的故事絕非輕鬆愉快,卻封存了一個時代的記憶,在布拉格。學識無用武之地,閱讀固然開展了寬廣深厚的新天地,過於喧囂的孤獨卻也令人趨近瘋狂。無知地活者,或許更容易些:無情地壓碎別人,而非被壓碎…

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  • 3

    romanzo del sottosuolo, come viene anche definito nella postfazione.ammetto di aver saltato qualche passaggio che indugiava nella vita sotterranea in compagnia dei topi ma la scrittura è veramente st ...continuar

    romanzo del sottosuolo, come viene anche definito nella postfazione.ammetto di aver saltato qualche passaggio che indugiava nella vita sotterranea in compagnia dei topi ma la scrittura è veramente stupefacente, sa coniugare ironia ed angoscia. cupo ma bello questo personaggio che si nutre di libri da distruggere, che si identifica con il suo umile lavoro ed allo stesso tempo si eleva al pensiero filosofico.

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  • 0

    Kafkiano

    Ma senza essere Kafka.
    Hrabal è un discreto artigiano che ha maneggiato una storia potenzialmente interessante.
    Di una bellezza struggente il titolo del libro, però.

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  • 5

    Semplicemente meraviglioso e unico. Coinvolgente al punto che tu sei il protagonista e cerchi, leggi, parli, annusi l'odore della carta, salvi, ordini e impili il sapere e sai che non riuscirai mai a ...continuar

    Semplicemente meraviglioso e unico. Coinvolgente al punto che tu sei il protagonista e cerchi, leggi, parli, annusi l'odore della carta, salvi, ordini e impili il sapere e sai che non riuscirai mai a metterlo tutto in ordine. Sullo sfondo una Praga sempre magica.

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  • 5

    Leggi un libro così e sai che quella follia è proprio la tua... E pensi di essere tu il protagonista, riconosci tutte le sue incapacità, le paure. Riconosci il bisogno di startene chiuso nel tuo immag ...continuar

    Leggi un libro così e sai che quella follia è proprio la tua... E pensi di essere tu il protagonista, riconosci tutte le sue incapacità, le paure. Riconosci il bisogno di startene chiuso nel tuo immaginifico e solitario mondo, la propensione per ciò che ti emoziona ma che quando è fuori da te non sai afferrare e condividere. E non ti bastano i tanti libri accalcati sugli scaffali della tua camera da letto, che ti circondano e stanno poco sopra la tua testa mentre dormi la notte, e potrebbero crollarti addosso da un momento all'altro, beatamente soffocandoti.
    Gli scrittoti Cechi..., che bella invenzione... Bisognerebbe conoscerli meglio.

    http://youtu.be/FKPqNHm-pVg

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  • 4

    Difficile recensire quest'opera che, come dice il traduttore Sergio Corduas, "non romanzo e non poesia, è strano, senza che ciò disturbi la lettura. Il protagonista vede come qualche accadimento fisic ...continuar

    Difficile recensire quest'opera che, come dice il traduttore Sergio Corduas, "non romanzo e non poesia, è strano, senza che ciò disturbi la lettura. Il protagonista vede come qualche accadimento fisico o psichico si produce. Non è scrittore pensante, è scrittore vedente." Che altro potrei aggiungere? Ho notato delle influenze Joyciane e Kafkiane. Quindi ve lo straconsiglio.

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  • 3

    Di questo libro si dice che sia il capolavoro di Hrabal.... E' il flusso di coscienza (o qualcosa di simile...) di un ubriaco. Insopportabile per me in quasi tutte le pagine e tuttavia con alcune perl ...continuar

    Di questo libro si dice che sia il capolavoro di Hrabal.... E' il flusso di coscienza (o qualcosa di simile...) di un ubriaco. Insopportabile per me in quasi tutte le pagine e tuttavia con alcune perle preziose sparse qua e la per cui vale senz'altro la pena di leggerlo.

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  • 5

    Ricchezza

    Della scrittura incredibile e magistrale non è necessario che io parli, Hrabal si presenta da sé.
    Delle cose che invece vi ho trovato, di questo sì parlo volentieri.
    Il ritmo ossessivo del racconto ri ...continuar

    Della scrittura incredibile e magistrale non è necessario che io parli, Hrabal si presenta da sé.
    Delle cose che invece vi ho trovato, di questo sì parlo volentieri.
    Il ritmo ossessivo del racconto ricalca i movimenti ripetitivi e reiterativi della pressa meccanica indiscussa co-protagonista della solitudine di Hanta eppure, a ogni ripetizione, qualcosa si aggiunge e si forma così la trama del racconto, passo dopo passo, un piccolo fatto dopo l'altro, un ricordo dopo l'altro, un desiderio dopo l'altro.
    Ogni ripetizione, all'apparenza identica alla precedente, non è mai in realtà un calco, è piuttosto il ribadire un punto di partenza, è l'anima, la nervatura della vita di Hanta, esattamente come il movimento della pressa, scandito dai bottoni verde e rosso, porta in sé, nella sua potenza distruttrice, il senso vitale che crea storie e omaggi ed eterna conservazione di pensieri e parole.
    Un libro poetico, drammatico, lirico la cui densa anima si offre a noi come la perla splendente e preziosa racchiusa in una grigia, coriacea conchiglia.

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  • 5

    Nè un romanzo, nè un racconto, nè un saggio, questo libro resta sospeso in una dimensione letteraria tutta sua.
    Non è certo una lettura facile o immediata, ma la profondità della scrittura, a tratti d ...continuar

    Nè un romanzo, nè un racconto, nè un saggio, questo libro resta sospeso in una dimensione letteraria tutta sua.
    Non è certo una lettura facile o immediata, ma la profondità della scrittura, a tratti divertita, ne fa a mio avviso un capolavoro.

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  • 3

    Sembra un titolo pessoano, un ossimoro simbolo della crisi d'identità dell'uomo moderno.
    Trentacinque anni - una vita - passati in compagnia della pressa per carta da macero, spingendo il bottone verd ...continuar

    Sembra un titolo pessoano, un ossimoro simbolo della crisi d'identità dell'uomo moderno.
    Trentacinque anni - una vita - passati in compagnia della pressa per carta da macero, spingendo il bottone verde o quello rosso come a esercitare lo ius vitae necisque su quella che per molti è solo carta, ma per lui è la ragione di vita. Il suo compito è quello di triturare i libri come fossero ossa umane e decretandone la fine, come il crematorio aveva cancellato i resti di sua madre.
    Compito difficile, impossibile agli occhi di chi ama i libri, e proprio per questo ancora più apprezzabile, per la comprensibile fatica di liberarsi di un oggetto tanto importante, portando con sé solo l'essenziale: istruendosi contro la sua volontà, sorseggiando ogni libro, ogni frase, finché non entra a far parte del suo sangue e delle sue viscere, bevendo per non dormire mai più, per sentire il tremito della lettura.

    «Io mi posso permettere quel lusso di essere abbandonato, anche se io abbandonato non sono mai, io sono soltanto solo per poter vivere in una solitudine popolata di pensieri, perché io sono un po' spaccone dell'infinito e dell'eternità e l'Infinito e l'Eternità forse hanno un debole per le persone come me.»

    La solitudine di Hanta ha luogo nel sottosuolo di Praga, dove egli si astrae totalmente da ciò che lo circonda; tuttavia, la sua condizione non è vissuta come un abbandono, bensì come un momento di confronto e di dialogo con tutti quei nomi che popolano la sua solitudine: da Kant a Laozi, da Van Gogh a Hölderin, fino alle mosche carnarie, simbolo della putrefazione, che abitano la carta vecchia e marcia.
    Eros e Thanatos sono, ancora una volta, indissolubili: da un lato, la dedizione verso la cultura, le cure amorevoli con cui Hanta imprigiona le idee dentro parallelepipedi perfetti e armonici; dall'altro la decadenza, la perdita di valore di un oggetto che sta diventando una merce come un'altra, soggetta ai ritmi del sistema capitalistico.
    Sono anni cruciali per la città di Praga, anni che determineranno il passaggio alla società contemporanea, la società del consumismo. Hanta in questo contesto si configura come una vox clamantis in deserto, è l'unico a combattere il cambiamento che sconvolgerà tutti gli equilibri; ma la velocità degli eventi è inarrestabile e il processo distruttivo è già in atto.
    Presto delle presse idrauliche moderne, che lavorano molto più velocemente di quella di Hanta, e un personale recettivo ed efficiente - oltre che totalmente disinteressato ai titoli, ai nomi e alle idee che distrugge - renderanno totalmente inutili gli sforzi, gli studi, e anche l'intera vita sacrificata in difesa di un ideale che non c'è più. Perfino la vecchia pressa, il cui funzionamento altalenante sembrava averne decretato l'imminente fine, tradisce Hanta, dimostrandosi ancora valida nelle mani dei nuovi operai.

    «Lavorano tranquillamente e continuano a strapucchiare il nucleo dei libri dalle copertine e gettano le pagine inorridite e ritte dall'orrore sul nastro trasportatore, con indifferenza e tranquillamente, senza vivere tutto quel che un libro del genere significa, qualcuno ha pur dovuto scrivere quel libro, qualcuno l'ha dovuto correggere, qualcuno l'ha dovuto leggere, qualcuno l'ha dovuto illustrare, qualcuno l'ha dovuto comporre, qualcuno l'ha dovuto refusare, e qualcuno l'ha dovuto di nuovo ricomporre (...) e qualcuno ha dovuto decidere di quel libro che non è da leggersi, qualcuno ha dovuto condannare il libro e dare l'ordine che andasse al macero...»

    Il sogno di una vita viene sacrificato in nome della società, dove il singolo non è altro che un numero, infinitamente piccolo e insignificante rispetto alla maggioranza. A vincere è l'ideale faustiano, che si contrappone a quello apollineo dell'armonia e dell'equilibrio.

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