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Unha soidade demasiado ruidosa

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Editorial: Rinoceronte Editora S.L.

4.3
(3855)

Language:Galego | Number of Pages: 104 | Format: Paperback | Noutras linguas: (outras linguas) Chi traditional , English , French , Italian , Spanish , German , Polish , Catalan

Isbn-10: 8493480177 | Isbn-13: 9788493480172 | Publish date: 

Translator: Fernando de Castro García

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrición do libro
Bohumil Hrabal (Brno, 1914) estudou dereito, historia da literatura, arte e filosofía, ata que os nazis chegaron ao poder e converteron Bohemia e Moravia nun protectorado. Obrigado a deixar a vida académica, Hrabal pasou por diferentes empregos, nos ferrocarrís, nos telégrafos ou nunha planta de recollida de papel vello na rúa Spálená de Praga, experiencia que lle serviu de inspiración para esta novela. Entre as súas primeiras obras figura Trens rigorosamente vixiados, que foi máis tarde levada ao cine e premiado pola Academia de Hollywood. O mundo que describe Hrabal é ás veces triste; o seu estilo, moi vivo e peculiar, longos períodos que reflicten a corrente de consciencia dos seus personaxes comúns e marxinais que nos amosan unha realidade pouco idílica, xenios da vida cotiá, mergullados nela e condenados por ela á insignificancia. Bohumil Hrabal morreu en 1997, cando caeu pola fiestra do hospital onde se atopaba internado, aínda que a aparición do tema do suicidio en varias novelas fai pensar que non se tratase dun accidente. Na actualidade é considerado un dos máis grandes escritores da literatura checa.

Hant'a leva trinta e cinco anos facendo balas de papel vello cunha prensa hidráulica nun lúgubre soto de Praga, cun feixe de ratos e un xefe explotador como única compaña. Dende o burato do teito do soto, que dá ao chan dun patio, cáenlle moreas de libros e todo tipo de papel usado condenado a ser comprimido e reciclado. Para Hant'a moitos deses libros son tesouros dun valor incalculable, que pasan a enriquecer a súa biblioteca persoal, ocupando todo o espazo da súa casa. Entre xerra e xerra de cervexa e libros de filosofía, arte e literatura, Hant'a desenvolve o seu traballo, que require segundo el polo menos “un seminario de teoloxía”, pois cada bala que fai é unha verdadeira obra de arte, escollendo coidadosamente os libros que as compoñen e decorándoas con láminas de arte. Malia o seu esforzo creativo e a súa bagaxe intelectual, un traballador coma el e unha prensa coma a súa non son rendibles nun mundo máis preocupado pola cantidade que pola calidade, o reflexo dun novo tempo que xa non é o seu...
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  • 0

    irrecensibile

    Alcuni sprazzi di poesia altissima (ma pochi e quando il lettore, già stordito, non ci spera più) in un flusso esagerato di parole, pensieri e immagini densi come il cemento.

    said on 

  • 4

    [….] ma il migliore festeggiamento dell’atmosfera umana è un quadro efficace e il futuro dell’umanità è una libreria […]

    2012:
    Ho percorso le righe di questo libricino, con la sensazione di leggere un delirio infinito, una tristezza e una solitudine devastanti, fino al finale che mi aspettavo come inevitabile.

    …io diven ...continuar

    2012:
    Ho percorso le righe di questo libricino, con la sensazione di leggere un delirio infinito, una tristezza e una solitudine devastanti, fino al finale che mi aspettavo come inevitabile.

    …io divenni bello a me stesso, per aver avuto il coraggio di non diventare folle per tutto ciò che in quella mia solitudine troppo rumorosa avevo veduto, sperimentato e vissuto con il corpo e con l’anima, mi passava dentro una meravigliata consapevolezza che attraverso questo lavoro mi gettava nello sconfinato campo dell’onnipotenza.

    said on 

  • 0

    Mi ha frastornata...

    non riuscivo a leggere piu' di un capitolo per volta perche' mi lasciava un senso di ansia , accentuata anche dalla punteggiatura limitata al massimo che. ti induce a leggere tutto di un fiato per arr ...continuar

    non riuscivo a leggere piu' di un capitolo per volta perche' mi lasciava un senso di ansia , accentuata anche dalla punteggiatura limitata al massimo che. ti induce a leggere tutto di un fiato per arrivare alla fine

    said on 

  • 4

    Anche quando smetti di leggerlo continui a pensarci

    Ho avuto bisogno di qualche giorno di decantazione prima di scrivere questo commento perché "Una solitudine troppo rumorosa" è un libro unico e non convenzionale e la sua lettura provoca immagini ed ...continuar

    Ho avuto bisogno di qualche giorno di decantazione prima di scrivere questo commento perché "Una solitudine troppo rumorosa" è un libro unico e non convenzionale e la sua lettura provoca immagini ed emozioni che continuano ad abitare la mente anche quando si è lontani dalle sue pagine. Credo che possa piacere o meno, ma nessuno può restarne indifferente. Non concedo la quinta stella perché per me alcune parti sono troppo crude e il suo continuo indugiare su fogne ed escrementi mi ha disturbato.
    E' un racconto tristissimo, i personaggi che incrociano la vita del protagonista, e lui stesso, vanno tutti verso un destino disgraziato: anche gli animali che popolano e condividono la cavità dove Hanta pressa libri da trentacinque anni.
    E tristissima è la fine dei libri che Hanta continua a pressare, nonostante li ami e manifesti questo amore nella cura con cui adorna e allestisce ogni parallelepipedo di libri schiacciati che sforna la pressa.
    Ogni lettore potrà trovare nel libro mille chiavi di lettura e tanti sentimenti contrastanti che vengono suscitati via via dalla vicenda: io sono stata schiacciata dalla sensazione di desolazione e ho letto sempre in uno stato di angoscia. Attratta e insieme respinta sono però rimasta incatenata alle sue pagine fino alla conclusione, terribile e inevitabile.
    Lo considero un libro " necessario" nella vita di ogni lettore e ringrazio chi me l'ha fatto scoprire.
    Il modo di scrivere di Hrabal mi è piaciuto moltissimo, cinematografico, capace di rappresentare immagini e colori.
    Non mi è piaciuto invece il testo di Sergio Corduas che accompagna " Una solitudine. Difficile, astratto, sfoggia un linguaggio per iniziati ostico e infastidente.

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  • 0

    Da sbucciare come una cipolla...

    Dopo lunga meditazione decido di non dare un voto a questo libro.
    E' un testo che si scosta e rifugge ogni classificazione. Una lettura che quasi respinge il lettore sfiancandolo nella ricerca di un s ...continuar

    Dopo lunga meditazione decido di non dare un voto a questo libro.
    E' un testo che si scosta e rifugge ogni classificazione. Una lettura che quasi respinge il lettore sfiancandolo nella ricerca di un senso narrativo.
    Visioni, allucinazioni, ricordi del passato, si alternano e confondono rendendo ardua la lettura.
    Un susseguirsi d'immagini che disturbano la solitudine dell'uomo facendo rumore. Anche troppo.
    Dunque un folle racconto che occulta e mette in difficoltà. Anche il più scaltro lettore si sente a disagio: cerca il senso.
    Ma non vi è un senso ma una molteplicità, una stratificazione.
    Come una cipolla: togli una buccia e ne scopri ancora e intanto gli occhi bruciano.
    Io cosa ho trovato?
    Un primo livello fatto di farneticazioni alcooliche che solleticano il desiderio dell'abbandono o l'appellarsi a quel famoso diritto di ogni lettore di saltare frasi e/o paragrafi.

    Un secondo livello premia la resistenza e fa scoprire un profondo e commuovente amore per i libri. Il protagonista, Hanta, decora i pacchi di carta pressata con stampe di quadri famosi:
    " Il mese scorso mi hanno portato e gettato in magazzino  seicento chili di stampe di famosi maestri, sei quintali di fradici  Rembrandt e Hals e Manet e Monet e Klimt e Cézanne e altri pezzi  grossi della pittura europea e così adesso ricopro i lati di ogni  pacco con le stampe e verso sera, quando i pacchi stanno in fila  davanti all'ascensore, non riesco a saziarmi e a smetter di guardare  quella bellezza adorna ai lati ".
    Il libro rimane aperta sulla frase, sulla citazione prescelta. Una vita spesa, consumata alla ricerca del Libro che darà senso alla propria esistenza. Perchè solo la cultura genera verità.

    Un terzo livello dove Hanta è simbolo dell'Uomo con degli ideali. I tempi moderni, tuttavia, stanno rapidamente cambiando e il nuovo mondo non può perdere tempo con fantasie perchè ciò che diventa centrale è la produttività. Queste due realtà hanno combattuto un'estenuante battaglia. Il vecchio ed il nuovo. I ratti ed i surmolotti mentre " nelle cantine  lavorano angeli decaduti, uomini con istruzione universitaria che  hanno perduto la propria battaglia ".

    In conclusione, un libro ostico e probabilmente in ciò sta la sua bellezza.
    Ritengo di avere un conto aperto con Bohumil Hrabal. Per me non finisce qui.

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  • 4

    Come diceva Cocteau di Robert de Montesquiou, Hrabal/Hanta è il Minotauro che ha ingoiato il Labirinto.Lettura bizzarra, dove la filosofia diventa perplessità, il pensiero congettura e la poesia massi ...continuar

    Come diceva Cocteau di Robert de Montesquiou, Hrabal/Hanta è il Minotauro che ha ingoiato il Labirinto.Lettura bizzarra, dove la filosofia diventa perplessità, il pensiero congettura e la poesia massima forma di razionalità.
    Ontologia fantastica difficile da digerire ma , nel bene o nel male, difficile da dimenticare.

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  • 3

    Tre stelline e mezzo, forse anche tre quarti

    Questa e' la recensione piu' difficile che abbia mai scritto: all'inizio ho veramente detestato questo libro, per il suo stile di scrittura "a braccio", con periodi lunghissimi e tantissimi incisi, ar ...continuar

    Questa e' la recensione piu' difficile che abbia mai scritto: all'inizio ho veramente detestato questo libro, per il suo stile di scrittura "a braccio", con periodi lunghissimi e tantissimi incisi, arrivavo a fine pagina quasi agitata e senza fiato.
    Inoltre mi faceva rabbia, in quanto si intravedeva qua e la' nel DNA di Hrabal la grande scrittura austro ungarica che io adoro, ma che lui rovinava puntualmente con immagini di fogne, feci ed altre zozzerie varie che disturbavano la poesia del racconto: trovavo questi argomenti molto anni '70, dove per essere "alternativo" e "rivoluzionario" bisognava per forza inserire argomenti "di rottura".
    All'episodio della zingarella che non parlava mai mi sono quasi intenerita, vi ho finalmente trovato momenti di alta poesia, ed il finale, inevitabile ma bellissimo, mi ha riappacificato con Hrabal.
    Ho messo tre stelline ma in realta' sarebbero 3 e mezzo per i motivi che ho scritto sopra, sono una lettrice all'antica ed avrei preferito una prosa meno colloquiale e piu' classica, ma di sicuro questa mia prima lettura di Hrabal mi ha fatto venir voglia di leggere qualche altra cosa di suo, se non altro per confermare o smentire le mie prime impressioni.

    said on 

  • 4

    Il sottosuolo è misterioso e magnifico. Custode del fantastico e dell’orrorifico. Capace di suscitare entusiasmo e spavento. Meraviglia, sempre.
    Hanta conosce il sottosuolo. Da trentacinque anni vi pr ...continuar

    Il sottosuolo è misterioso e magnifico. Custode del fantastico e dell’orrorifico. Capace di suscitare entusiasmo e spavento. Meraviglia, sempre.
    Hanta conosce il sottosuolo. Da trentacinque anni vi pressa carta. Di tutti i tipi. Libri, riviste, carta sanguinolenta da macellaio. Parole e silenzi. Vita e morte. Il sapere è lì, passato dalla luce di sopra alle tenebre di sotto, attende l’ora del “giudizio”.
    Hanta salva qualche creatura. Lo fa a modo suo. Ingegnosamente.
    Succhia parole come caramelle, beve frasi come liquore.
    Si occupa del pensiero sapendo che i cieli non sono umani così come non è umano l'uomo che si occupa del pensiero.
    Legge. E sogna.

    “… rabbrividivo e sbigottivo sopra Hegel, il quale mi insegnava che l'unica cosa di cui si può aver terrore al mondo è ciò che si è calcificato, il terrore delle forme rigide, morenti, che l'unica cosa da cui si può aver gioia è quando non soltanto il singolo, ma anche la società umana riesce a ringiovanire attraverso la lotta, a conquistare attraverso forme nuove il diritto alla vita umana.”

    Legge. Beve. E sogna.
    Si può passare dall’inferno al paradiso. Così ha fatto Mancinka, così fa Hanta. L’una siede su una poltrona come una regina, regge una rosa profumata mentre si fa ritrarre. L’altro è raggomitolato nel tino della pressa fra carta e libri, il dito come segnalibro su una frase di Novalis: “Ogni oggetto amato è il centro del Paradiso terrestre”.

    Claustrofobico e visionario. Crudo e poetico. Doloroso e commovente.
    Magnifico sbigottimento.
    Lontano sento le mosche carnarie ronzare fra silenzi e parole.
    All’orizzonte, o forse oltre, su una panchina un uomo sorride. Ha in grembo mazzetti di viole del pensiero. Anche loro sorridenti.
    Hanta/Hrabal, io voglio che il tasto verde sia un sogno e la visione all’orizzonte la realtà figlia di quella forza conquistatrice del diritto alla vita.

    Ho scritto un commento indegno, me ne rendo conto. Ma sento un subbuglio che non si spiega. Chissà se mi perdonerai, Bouhmil. Provaci. :-)

    said on 

  • 4

    Una lettura davvero straordinaria, purchè si riesca a vincere l'impasse delle prime pagine quando ancora ci si deve famigliarizzare con il mondo ed il linguaggio di Hrabal, che rende ostico a molti qu ...continuar

    Una lettura davvero straordinaria, purchè si riesca a vincere l'impasse delle prime pagine quando ancora ci si deve famigliarizzare con il mondo ed il linguaggio di Hrabal, che rende ostico a molti questo scrittore. Personalmente non ho trovato il linguaggio usato da Hrabal così tremendo come alcuni lamentano, forse perchè già lo conoscevo avendo letto ed apprezzato non molto tempo fa il suo "Un tenero barbaro". Trovo invece che proprio il suo linguaggio, che appare senza quasi punteggiatura e pieno di incisi e divagazioni, serve a rendere l'idea del fluire libero dei pensieri dello scrittore, anzi, a pensarci bene sembra quasi che Hrabal più che scrivere un romanzo abbia trascritto i propri e gli altrui pensieri man mano che gli si presentavano alla mente, senza alcuna sovrastruttura letteraria. Ed in questo fluire libero di pensieri e di ricordi ci stanno sia gli episodi salienti della sua vita che citazioni e concetti presi ed assimilati da Hegel, da Kafka da Nietzsche da Goethe, ma anche da Gesù e dalla Bibbia e da tanti altri.
    Hrabal/Hanta è diventato"istruito suo malgrado" e ora tutto quello che ha letto volente o nolente è diventato parte di sé.
    Se pensiamo che quella che leggiamo pubblicata è la terza stesura di questo romanzo, nato addirittura in una forma in versi, stupisce l'apparente spontaneità e naturalezza con cui fluisce la scrittura, fino a delineare non solo pensieri ma anche personaggi indimenticabili come la zingarella che non parla mai o a volte assurdamente comici nella loro reiterata scalogna come la povera Mancinka che non si può fare a meno di compatire, ma nemmeno di ridergli dietro.

    said on 

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