Universo

Di

Editore: Mondadori

3.7
(666)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 175 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Giapponese , Olandese , Ceco

Isbn-10: 8804555491 | Isbn-13: 9788804555490 | Data di pubblicazione: 

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Il primo labirinto di cui abbiamo notizia è quello del palazzo di Cnosso dove era stato condannato a vivere, in attesa che Teseo lo giustiziasse, il Minotauro. Dentro a un labirinto ci porta anche Robert A. Heinlein in questo libro, dipingendo un'atmosfera claustrofobica che esalta anfratti, spazi, angoli dimenticati, scale, ponti su ponti in mezzo ai quali scorre la vicenda. Lo scenario è quello di una gigantesca astronave, talmente grande da costituire un universo, in cui a essere braccati sono, come nel mito antico, i diversi, i mutanti, nati e cresciuti deformi in seguito a radiazioni nocive e che, come il mostro della leggenda, hanno insieme il ruolo del cattivo e della vittima. Così come cattivi e vittime possono apparire gli umani che si scontrano con loro. In mezzo, un ragazzo, Hugh Hoyland: l'uomo solo in grado di decidere per il bene della comunità, l'eroe incorruttibile e pragmatico alla John Wayne, in lotta perenne contro le dittature in nome della libertà. Uscito a partire dal 1941, Universo è il frutto di una stagione particolarmente felice della fantascienza, un vero classico della narrativa statunitense del Novecento che mantiene ancora oggi intatto il suo contagioso entusiasmo.
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  • 5

    LA PRIMA NAVE GENERAZIONALE

    Vi è mai capitato di leggere un libro e dire “questo libro avrei voluto scriverlo io”?
    Da anni vorrei scrivere un romanzo che descriva un viaggio interstellare verso un nuovo mondo. Non, però, la clas ...continua

    Vi è mai capitato di leggere un libro e dire “questo libro avrei voluto scriverlo io”?
    Da anni vorrei scrivere un romanzo che descriva un viaggio interstellare verso un nuovo mondo. Non, però, la classica storia in cui le astronavi viaggiano più veloci della luce, grazie a qualche trucco come buchi neri, salti nell’iperspazio, ibernazione e simili diavolerie ben note alla fantascienza.
    La storia che avevo in mente era quella di un viaggio lungo varie generazioni, a una velocità di poco superiore a quelle delle attuali navicelle spaziali. Avevo immaginato una nave immensa, in grado di ospitare almeno mille persone e tutto ciò che serve per farle vivere in modo del tutto autonomo per almeno mille anni. Avevo anche immaginato che in questi dieci secoli avvenisse quello che di norma avviene in un arco tanto lungo di tempo, in base a quel che ci insegna la storia: la civiltà decade. Avevo, dunque, immaginato una popolazione sprofondata in una sorta di medioevo spaziale, con il ricordo della Terra trasformato in leggenda.
    Ebbene, per me questa storia è molto importante, non tanto perché la trovo narrativamente avvincente (è anche questo), ma perché credo che sia un concetto da inculcare nella mente della gente, perché è proprio questo che un giorno dovremo fare: costruire un’astronave immensa e partire verso altri mondi con la certezza che nessuno di coloro che partiranno arriverà di persona e neppure i loro figli, nipoti o pronipoti. Sarà un viaggio per trasportare la vita altrove. Non importerà chi arriverà. Importerà partire. Importerà riuscire a trasportare oltre lo spazio qualche scintilla di vita verso un mondo magari sterile ma che possa essere terraformato. Ho già scritto che credo che la tecnologia umana sia un’aberrazione, un cancro che corrode il nostro pianeta, aggredendone e distruggendone la biodiversità. Se la Vita, la Natura e la Terra sopportano tutto questo non può che essere per un fine superiore. Questo fine non è l’intelligenza umana, non sono l’arte, la musica e la poesia umane. La Vita, la Natura e la Terra non sanno cosa farsene del nostro genio artistico! Lo scopo dell’evoluzione è propagare la Vita. Per farlo verso altri pianeti, uno dei mezzi, forse il solo (salvo ammettere che alcuni batteri possano viaggiare per millenni senza morire) è una civiltà tecnologica. Noi esistiamo per questo e per nessun altro motivo. È nostro dovere morale verso la Natura, la Terra e la Vita partire alla ricerca di nuovi mondi in cui impiantare il seme della Vita. Non sarà necessario creare mondi in cui possa vivere l’uomo. Basterà trasformare un pianeta per consentire che vi attecchisca un batterio o un virus. Siamo portatori di vita, non di “umanità”.
    Ebbene il libro che avrei voluto scrivere, a grandi linee, già esiste. Non è proprio come l’avrei scritto io, ma c’è una grande astronave in viaggio da generazioni verso Alpha Centauri e con un equipaggio sprofondato nella barbarie. Ci sono persino dei mutanti come nel mio “Via da Sparta”.
    Questo romanzo, in realtà, l’avevo già letto moltissimi anni fa, ai tempi della scuola. Ricordavo di averlo letto, ma non il contenuto. Forse, però, deve aver lavorato sul mio inconscio per decenni! Si tratta di un classico della fantascienza del 1941: “Universo” (“Orphans of the sky”) di Robert Heinlein. Leggo anche che contiene uno dei primi esempi di “nave generazionale” e che a questa sono seguiti vari esempi del genere (che mi riprometto di leggere, in attesa di scrivere la mia versione), quali: “Viaggio senza fine” o “Non-stop” (1958) di Brian Aldiss, la trilogia degli “Esiliati” o de “L'astronave dell'esilio” (The Exiles Trilogy, 1971-1975) di Ben Bova, la serie “Rama” (1973-1993) di Arthur C. Clarke e Gentry Lee, “Eclissi 2000” (1979) di Lino Aldani, il romanzo “Colony” (2000) di Rob Grant, “Supernave” (Mothership, 2004) di John Brosnan.
    Pur a distanza di anni è un romanzo che si legge molto bene, anche se qualche debolezza ce l’ha, come la scarsa probabilità, in simili condizioni, di sbarcare su un mondo abitabile, ma è lo stesso Heinlein che nota l’estrema fortuna dei propri personaggi e fa notare quanto il gioco delle probabilità fosse contro di loro. La Nave riesce ad attraversare lo spazio e, soprattutto, il tempo, perché i suoi “progettisti”, come spiega Heinlein, l’hanno realizzata senza parti in movimento che si usurano (salvo dettagli interni), rendendo così superflua la presenza di manutentori, e l’hanno resa facile da guidare, immaginando che i piloti del futuro non sarebbero stati esperti. Un incidente fa sì che il viaggio duri molto più a lungo del previsto, ma la Nave riesce a reggere meglio della sua popolazione, dilaniata da una guerra tra l’Equipaggio e i Mutanti (una parte della popolazione sottoposta ai raggi cosmici a causa della disattivazione degli scudi anti-radiazione della Nave).
    Affascinante è come la storia si sia trasformata in leggenda e come sia mutata la visione dell’universo in una popolazione che da sempre vive in un ambiente ristretto e chiuso, dal quale non può vedere l’esterno, portando la gente a credere che la Nave sia l’intero universo e che nulla esista al di fuori.
    Non meno affascinante è come un gruppetto di persone riesca a superare questi preconcetti e arrivare a intuire la vera natura della Nave e il significato tutt’altro che allegorico, come tutti credono, del Viaggio verso Alpha Centauri.
    Dalla narrazione emerge uno studio antropologico non privo di importanza e di interesse in vista di possibili futuri viaggi spaziali, che saranno possibili solo quando avremo la possibilità di realizzare navi in grado di viaggiare non certo alla velocità della luce ma almeno a una velocità tale da permetterci di raggiungere un nuovo pianeta in un tempo inferiore a mille anni.
    Il nuovo sistema planetario di TRAPPIST-1 si trova a 39 anni luce di distanza dalla Terra, che equivale a 369 mila miliardi di chilometri.
    New Horizons è al momento la sonda più veloce mai lanciata dall'uomo. È arrivata oltre Plutone nel 2015 e ora è in viaggio fuori dal Sistema Solare, a una velocità di 14,31 chilometri al secondo, ovvero circa 51.499 Km/h. Avanzando a questo ritmo, New Horizons impiegherebbe circa 817mila anni per raggiungere TRAPPIST-1! Dovremmo insomma realizzare navi almeno mille volte più veloci e costruirne di così grandi da ospitare una popolazione autosufficiente. Si dice che, per assicurare una certa varietà genetica, l’equipaggio dovrebbe essere composto da almeno 500 persone. Io immagino che oltre a tale varietà, occorrerebbero anche diverse specializzazioni, dunque, forse un numero di mille viaggiatori sarebbe persino troppo piccolo. Ognuno di questi dovrebbe avere con sé spazio sufficiente per la produzione di cibo, aria e altri beni per la sopravvivenza. Insomma, dovrebbe essere una nave enorme e velocissima, dunque anche costosissima!
    Eppure un giorno potremmo e, anzi, dovremo riuscire a costruirne non una ma varie, da lanciare verso possibili pianeti candidati. In quegli anni di un futuro lontano, che speriamo possa un giorno arrivare, “Universo” potrebbe venir riletto con attenzione ed essere considerato una pietra miliare della letteratura d’anticipazione.

    .

    ha scritto il 

  • 4

    Naufraghi dentro la propria astronave

    Il primo grande romanzo sulle cosiddette "astronavi generazionali", i cui viaggi fra le stelle durano secoli, è questo di Robert A. Heinlein, noto sia come Universo sia come Orfani del cielo. E' un'av ...continua

    Il primo grande romanzo sulle cosiddette "astronavi generazionali", i cui viaggi fra le stelle durano secoli, è questo di Robert A. Heinlein, noto sia come Universo sia come Orfani del cielo. E' un'avventura epica che esplora uno degli aspetti più affascinanti della sf: il "conceptual breakthrough", la rivelazione di una verità fisica che davamo per scontata. In questo caso, la natura del nostro mondo.
    Addentrarsi nelle pagine di Universo è come addentrarsi in un labirinto fisico e psicologico, un mix di azione e crescita personale. L'autore ci narra la tragica spedizione di un'astronave terrestre che avrebbe dovuto atterrare nella lontanissima Proxima Centauri, ma dopo un incidente, gli esseri umani dimenticarono il vero scopo del viaggio e continuarono a vivere per generazioni creandosi una propria pseudo-religione, discriminando i mutanti, visti come demoni malefici... Fortunatamente Hugo non la pensa come gli altri, riesce ad uscire fuori dal guscio, riesce a pensare con la sua testa. Hugo incontra il capo dei mutanti, Joe-Jim (doppia testa) il quale lo guiderà verso la verità del viaggio, fino a quando vedrà con i suoi occhi le stelle...
    Universo, pur se pubblicato come romanzo solo nel 1963, viene scritto e pubblicato per Astounding in due racconti separati nel 1941, e da allora, per altri vent’anni Heinlein si occupa di educare gli adolescenti alla libertà di azione e di pensiero, all’indipendenza intellettuale, al coraggio indirizzato al bene della comunità. Lo fa con ambientazioni e situazioni credibilissimi, con argomenti che risultano moderni per qualsiasi periodo storico, e con un linguaggio chiaro e familiare.

    ha scritto il 

  • 3

    Svolgimento forse troppo veloce, sembra di vedere un film in fast-forward.
    Il romanzo ha sua età (1941), ma parte da un'idea molto interessante: per gli abitanti della Nave, quella è l'universo conosc ...continua

    Svolgimento forse troppo veloce, sembra di vedere un film in fast-forward.
    Il romanzo ha sua età (1941), ma parte da un'idea molto interessante: per gli abitanti della Nave, quella è l'universo conosciuto, e null'altro esiste oltre ad essa. Questa idea è la base di una religione assolutista; starà al protagonista del libro tentare di sovvertire questa idea.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Piccola epopea di un equipaggio spaziale che non sa cosa c'è fuori dalla loro astronave. E fuori è bellissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Avvincente come trama, interessante per l'idea di una possibile evoluzione della società in un'astronave che ha perso i contatti con la Terra da generazioni e sul dualismo fra normali e diversi. Se f ...continua

    Avvincente come trama, interessante per l'idea di una possibile evoluzione della società in un'astronave che ha perso i contatti con la Terra da generazioni e sul dualismo fra normali e diversi. Se fosse stato un romanzo vero e proprio e non un racconto lungo, avrebbe potuto approfondire un po' di più l'idea ed anche i caratteri dei personaggi, piuttosto scadenti, forse ad eccezione di Joe-Jim, il mutante saggio dalle due teste. Non parliamo poi del ruolo delle donne, trattate come ebeti.
    Anche il finale mi sembra chiudersi troppo bruscamente e fortunosamente, lasciando molti dubbi su come si sarebbe potuta evolvere la vicenda.

    ha scritto il 

  • 2

    DUE STELLINE E MEZZO

    Pur non mandandomi in visibilio, questo romanzo tutto sommato mi è piaciuto. Ambientato tra le stelle, ha rimandato la mia memoria a "Nemesis" di Asimov, più ricco ma anche più pesante per una come me ...continua

    Pur non mandandomi in visibilio, questo romanzo tutto sommato mi è piaciuto. Ambientato tra le stelle, ha rimandato la mia memoria a "Nemesis" di Asimov, più ricco ma anche più pesante per una come me che non mastica affatto le materie scientifiche, eppure estremamente godibile per l'abilità dell'autore di creare quei personaggi che bucano la pagina e ti si piantano dritti nella memoria.
    Heinlein mi è sembrato frettoloso, poco desideroso di farci conoscere i suoi protagonisti che, alla fine della fiera, mi sono sembrati un po' scialbi. Persino i cattivi sono poco attraenti e appena abbozzati, pur avendo le potenzialità per diventare molto interessanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Per un pesce la boccia in cui vive è tutto il suo universo

    Heinlein in questo libro ci parla delle caratteristiche fondamentali dell'uomo: la capacità di meravigliarsi e la curiosità irrefrenabile di comprendere il senso della vita e della sua esistenza. ...continua

    Heinlein in questo libro ci parla delle caratteristiche fondamentali dell'uomo: la capacità di meravigliarsi e la curiosità irrefrenabile di comprendere il senso della vita e della sua esistenza.

    ha scritto il 

  • 2

    3/10

    Un'ottima idea dalla realizzazione raffazzonata, che culmina in un vero e proprio Deus Ex Machina nel finale - che il protagonista sottolinea tutto soddisfatto, come se fosse una gran cosa. L'ambienta ...continua

    Un'ottima idea dalla realizzazione raffazzonata, che culmina in un vero e proprio Deus Ex Machina nel finale - che il protagonista sottolinea tutto soddisfatto, come se fosse una gran cosa. L'ambientazione è molto affascinante, ma viene usata come sfondo per una società che sembra la provincia americana e per una storia che mi pare più una scusa per fare della morale facile, una sottile (ma neanche tanto) metafora galileiana che alla prova dei fatti è un rant contro gli scienziati incompetenti e ancorati ai pregiudizi. Non parliamo poi dei personaggi femminili: comprati e venduti alla stregua del bestiame, casus belli per le rivalità tra gli uomini e a stento in grado di articolare parole di senso compiuto, è già tanto se compaiono in tre scene in tutto il romanzo.

    ha scritto il