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Uno, nessuno e centomila

By Luigi Pirandello

(435)

| Others | 9788811365150

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Book Description

Umoristico antieroe della modernità, filosofo pazzo, il protagonista VitangeloMoscarda narra la sua storia che, partendo dalla frantumazione della coscienzaunilaterale, culmina in una sorta di santità laica coincidente con l'attivit&agr Continue

Umoristico antieroe della modernità, filosofo pazzo, il protagonista VitangeloMoscarda narra la sua storia che, partendo dalla frantumazione della coscienzaunilaterale, culmina in una sorta di santità laica coincidente con l'attivitàdi una scrittura indirizzata al lettore da un "oltre" fuori della vita. Ilvolume fa parte della serie pirandelliana diretta da Nino Borsellino che firmal'ampia introduzione sulla vita e l'opera dell'autore. L'apparato criticointroduttivo è completato da una bibliografia di Graziella Pulce.

653 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    CAPOLAVORO

    ... sempre tra i miei IN LETTURA, periodicamente lo annuso un pò... per ricordami... chi lo leggesse scoprirà cosa.

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    glucapuppe said on Jul 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Nessun nome. Nessun ricordo oggi del nome di jeri; del nome d'oggi, domani. Se il nome è la cosa; se un nome è in noi il concetto d'ogni cosa posta fuori di noi; e senza nome non si ha il concetto d'ogni cosa posta fuori di noi; e senza nome non si ...(continue)

    "Nessun nome. Nessun ricordo oggi del nome di jeri; del nome d'oggi, domani. Se il nome è la cosa; se un nome è in noi il concetto d'ogni cosa posta fuori di noi; e senza nome non si ha il concetto d'ogni cosa posta fuori di noi; e senza nome non si ha il concetto, e la cosa resta in noi come cieca, non distinta e non definita; ebbene, questo che portai tra gli uomini ciascuno lo incida, epigrafe funeraria, sulla fronte di quella immagine con cui gli apparvi, e la lasci in pace e non ne parli più. Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti. A chi ha concluso. Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest'albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest'albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo."

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    Ars Amande said on Jul 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    il protagonista alla ricerca della sua vera identità... da leggere

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    Simona said on Jul 14, 2014 | Add your feedback

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    Impressionante come Pirandello riesca a trattare la tematica della propria interiorità da tutti i punti di vista, ben diversi fra loro ma allo stesso tempo inscindibili. Questo libro mi è piaciuto perchè mi ha fatto riflettere molto sull'identità deg ...(continue)

    Impressionante come Pirandello riesca a trattare la tematica della propria interiorità da tutti i punti di vista, ben diversi fra loro ma allo stesso tempo inscindibili. Questo libro mi è piaciuto perchè mi ha fatto riflettere molto sull'identità degli uomini, sulle concenzioni riguardo ciò che ci circonda e sull'interpretazione che ognuno di noi da' alle cose. Va menzionata la capacità dell'autore di essere sempre presente fra le pagine trattando argomenti universali perchè accessibili a tutti, ma abbastanza inusuali. Solo attraverso una profonda ricerca riusciremo a trovare la nostra più recondita natura, la nostra essenza, che rappresenta la vera realtà dentro di noi. Pirandello riesce a rendere viva la narrazione perchè l'arricchisce di pensieri, riferiti non solo al protagonista, emozioni e stati d'animo, che testimoniano i suoi enormi travagli. Per questi motivi UNO, NESSUNO E CENTOMILA rappresenta una pietra miliare fra i romanzi della letteratura italiana. (E, a mio giudizio, si aggiudica un più che meritato posto d'onore.)

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    potter said on Jul 9, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    È interessante la riflessione sul fatto che l’uomo conosce costruendo: è dando forma a un’opera o a una città che l’uomo conosce le sue necessità, i suoi pensieri, i suoi sentimenti; questo ricorda un po’ il Rinascimento e Leon Battista Alberti, “l’a ...(continue)

    È interessante la riflessione sul fatto che l’uomo conosce costruendo: è dando forma a un’opera o a una città che l’uomo conosce le sue necessità, i suoi pensieri, i suoi sentimenti; questo ricorda un po’ il Rinascimento e Leon Battista Alberti, “l’arte è conoscere facendo”, “il valore non è nella cosa, come fenomeno, ma in ciò che l’intelletto costruisce sul fenomeno” (ho citato Argan per essere precisa). Solo che qui si assiste a un’evoluzione straniante, astratta e paradossale di concetti di questo tipo.
    L’uomo per conoscersi deve costruire un’immagine di se stesso e per conoscere gli altri deve costruirsi un’immagine di loro, una per ognuno; ma qui esistono solo le immagini, immagini che hanno perso un significato, immagini dello stesso fenomeno che si moltiplicano, immagini in contrasto tra loro. La società borghese e la città sono solo sovrastrutture sulla realtà in cui la realtà, il flusso della vita, la natura non entrano più; l’uomo è solo un’immagine vuota che gli viene attribuita dal rapporto con gli altri; l’unica realtà che per me può esistere è quella che io do ora a una cosa, non la cosa.
    La soluzione che si prospetta è che l’uomo scappi dalla realtà che lui stesso ha costruito per annullarsi con il flusso della natura, in opposizione a ogni sovrastruttura umana.

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    Ludovica said on Jul 7, 2014 | 4 feedbacks

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