Uno, nessuno e centomila

Di

Editore: Rusconi Libri

4.2
(10351)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Francese , Olandese , Portoghese , Polacco

Isbn-10: 8818024027 | Isbn-13: 9788818024029 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , eBook , CD audio

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un capolavoro assoluto che rivoluziona la mente di chi lo legge. Una trama semplice lascia spazio al geniale ragionamento. Il romanzo che spalanca gli occhi di chi guarda ed è guardato. Semplicemente ...continua

    Un capolavoro assoluto che rivoluziona la mente di chi lo legge. Una trama semplice lascia spazio al geniale ragionamento. Il romanzo che spalanca gli occhi di chi guarda ed è guardato. Semplicemente il mio libro preferito.Leggetelo

    ha scritto il 

  • 4

    Pirandello, tanto di cappello!

    Primo libro che leggo del grande Pirandello e confermo: sa il fatto suo.
    All'inizio della storia ho pensato: "Che buffo questo Pirandello, originale ma anche un po' pazzo. Questa storia è troppo ridic ...continua

    Primo libro che leggo del grande Pirandello e confermo: sa il fatto suo.
    All'inizio della storia ho pensato: "Che buffo questo Pirandello, originale ma anche un po' pazzo. Questa storia è troppo ridicola per scalfirmi".
    Ma si sa, si inizia sempre così..
    un giorno ti guardi allo specchio e tua moglie ti fa notare che hai i naso storto.
    Sembrerebbe niente di importante ma... passi ore davanti a quello specchio ad analizzarti centimetro per centimetro.
    Finisci per non identificarti più in quel corpo, a rimuginare sulle centinaia di versioni di te stesso con cui gli altri ti identificano e a voler dimostrare a tutti che si sbagliano, anche a costo di perdere tutto.

    Leggere Pirandello è bello ma richiede concentrazione. Non la ritengo una lettura da passatempo. Bisogna saper riuscire a tenere il passo con i suoi ingarbugliati ragionamenti per entrare nel vivo del personaggio. Solo così si può apprezzare la profondità, comprendere che il povero Vitangelo, non era poi così pazzo...

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo romanzo.
    Pubblicato nel 1926 il tema rimane e rimarrà attuale.
    E' un tema astratto, che riguarda noi umanità.
    Un libro che fa parecchio riflettere sulla realtà delle cose, sia per chi non c ...continua

    Bellissimo romanzo.
    Pubblicato nel 1926 il tema rimane e rimarrà attuale.
    E' un tema astratto, che riguarda noi umanità.
    Un libro che fa parecchio riflettere sulla realtà delle cose, sia per chi non ci ha mai riflettuto, sia per chi sulle questioni presenti nel libro ci ha già riflettuto, per ricordarsele, per tenerle a mente, per avere, si sa mai, qualche spunto in più.
    La lettura può risultare leggermente ostica essendo il lingaggio usato da Pirandello, ovviamente, datato e obsoleto in questi anni 2000, ma se si supera la forma e si entra nel contenuto, ne vale la pena finirlo fino all'ultima pagina!
    Fantastico.

    ha scritto il 

  • 5

    Il Moscarda rosso di pelo vuole diventare mosca bianca ripulendo tutto il nero della sua banca di famiglia.

    Tutti-hanno.letto-Pirandello senza ci sia stato bisogno di averlo letto. Dicono “Cioè, che ognuno si fa la sua idea, di uno, che poi potrebbe essere pure se stesso”, e si tiene il dato psicologio medi ...continua

    Tutti-hanno.letto-Pirandello senza ci sia stato bisogno di averlo letto. Dicono “Cioè, che ognuno si fa la sua idea, di uno, che poi potrebbe essere pure se stesso”, e si tiene il dato psicologio mediato dall’umorismopirandelliano di Pirandello, senza attardarsi sulla vera ciccia: la storia di un siciliano di ventotto anni che si è rotto di vivere dei proventi illeciti del padre morto.

    Intanto, a me di Pirandello piace proprio la lingua (“riposavo nella certezza di essere in tutto senza mende”) e quando ci mette la jei tra due vocali mi provoca un piacere del tutto fisico: “gioja” “guajo” “usurajo”.

    Usa il color isabella (è tra il giallo e il marrone e di bello ha solo il nome), la greppina (se si cerca su un dizionario online, il dizionario ti spiega che è una alterazione popolare della agrippina, la poltrona cislonga, e come esempio di chi utilizza in letteratura questa alterazione c’è Pirandello), la coniugazione del verbo gangheggiare e una frase come: “d’un tratto ammutolì, scontraffacendosi tutta”.

    Io ho vecchia una edizione della “Orsa Maggiore editrice”(?) e ritrovandomela tra le mani me lo sono chiesto: l’ho letto o non l’ho letto? No che non l’ho letto, altrimenti me lo ricorderei il bellissimo paragrafo:

    “La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi.”

    Di “Uno, nessuno e centomila” la – geniale (“Dunque, niente: questo. E se vi par poco!”) – trovata della scoperta di un ventottenne di non avere una identità ‘assicurata’ è solo una parte del romanzo: la vicenda di Vitangelo non è una tragicommediola schizofrenica buona per farci i pensierini sulla relatività dell’io; è lo svelamento di una farsa esistenziale ben più pratica e diffusa, con per protagonista uno uomo che si libera dall’eredità criminale di suo padre; è una storia su etica e economia: impossibile scriverne una più contemporanea.

    Pirandello è capace di pezzi di bravura incredibili. In sei righe tratteggia un personaggio, minore, indimenticabile; è la parte del romanzo che preferisco:

    “Diceva da una decina di anni che sarebbe partito per l’Inghilterra la settimana ventura. Ma erano forse passati per lui quei dieci anni? Erano passati per coloro che glielo sentivano dire. Egli era sempre deciso a partire per l’Inghilterra la settimana ventura. E studiava l’inglese. O almeno da anni teneva sotto il braccio una grammatica inglese, aperta e ripiegata sempre allo stesso punto, sicché quelle due pagine dell’apertura con lo strusciare del braccio e il sudicio della giacca erano ridotte ormai illeggibili, mentre le seguenti erano rimaste incredibilmente pulite. Ma fin dove era il sudicio egli sapeva.”

    Nella mia edizione ci sono circa una quarantina di note promesse: ci sono gli apici sulle frasi o sulle parole che potrebbero aver bisogno di un chiarimento, e alla fine del libro non c’è nessun glossario. Se ne saranno dimenticati, però mi diverte di più l’idea sia stato uno studiato dispetto: in un libro pirandelliano una bizzarria tipografica ci sta alla perfezione, e come si potrebbe ridicolizzare meglio di così la deriva di certa letteratura postmoderna che sfrutta lo spazio delle note come ulteriore testo pseudonarrativo da colonizzare ma solo per blaterare ancora?

    Pirandello è un maestro della forma breve, io vado in fissa per le sue novelle e “Uno, nessuno e centomila” è un romanzo ma pur sempre un romanzo breve. Appena finisce di scrivere lui non puoi più finire di leggertelo nella mente tu, ripetendoti le piccole frasi, inesauribili, come “Possiamo conoscere soltanto quello a cui riusciamo a dar forma.” o: “Conoscersi è morire.”

    ha scritto il 

  • 3

    Nel libro 'Uno, nessuno e centomila' Pirandello rimane fedele alle sue idee, grazie alle quali scrive anche il libro 'Il fu Mattia Pascal'.
    Infatti la storia narra delle molteplici identità dell'io na ...continua

    Nel libro 'Uno, nessuno e centomila' Pirandello rimane fedele alle sue idee, grazie alle quali scrive anche il libro 'Il fu Mattia Pascal'.
    Infatti la storia narra delle molteplici identità dell'io narrante con il solito umorismo e quell'analisi profonda delle condizioni di vita dell'uomo.
    La storia è quella di Vitangelo Moscarda, detto Gengè, il quale vive una vita abbastanza agiata, lavora in banca, fa l'usuraio, attività trasmessegli dal padre, ed è anche sposato.
    Questa vita apparentemente lieta subisce un radicale cambiamento dal momento in cui la moglie fa un commento sul suo naso definendolo appena storto.
    Da lì, Gengè capisce che appare agli altri molto diverso da come lui si è sempre visto e quindi avrà come obiettivo principale quello di trovare il "vero io".
    Così, decide di cambiare modo di vivere, rinunciando anche a quei beni, che fino ad allora gli avevano permesso di vivere come la banca e l'usura.
    Subisce sempre di più un declino sia economico che mentale, i quali costringono la moglie ad andare via di casa.
    L'unica persona che rimane vicino a Gengè è un amica della moglie, Anna Rosa; anche lei per molto poco, poiché i discorsi insensati del pover uomo la portano addirittura a sparargli senza ucciderlo.
    Egli conclude la sua vita in un ospizio, completamente spensierato nel mondo della natura, nel quale lui riesce ad abbandonare quelle 'maschere', che era solito cambiare al mutare delle situazioni, che gli si presentavano davanti.
    Pirandello descrive con esagerazione ovviamente, la personalità di ognuno di noi; ogni persona si relaziona con un'altra, usando una 'maschera' e nessuno, secondo me, riesce a tenere la stessa per tutte le situazioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Incredibile e impressionante quanto sia vero che gli altri ci vedono in centomila sfaccettature diverse.
    E noi che crediamo di essere così, come siamo. Ma come siamo?
    Mi ha fatto riflettere sul modo i ...continua

    Incredibile e impressionante quanto sia vero che gli altri ci vedono in centomila sfaccettature diverse.
    E noi che crediamo di essere così, come siamo. Ma come siamo?
    Mi ha fatto riflettere sul modo in cui a volte giudichiamo senza conoscere e viceversa ci sentiamo giudicati.

    Per la prima volta ho sperimentato l'audiolibro, che si presta bene ad un testo del genere costituito per lo più da monologhi, senza troppi dialoghi.

    ha scritto il 

  • 0

    La recensione di oggi sarà più breve del solito perché, nonostante gli sforzi, non sono proprio riuscita a farmi piacere questo libro. Sono perfettamente consapevole del fatto che è considerato un cap ...continua

    La recensione di oggi sarà più breve del solito perché, nonostante gli sforzi, non sono proprio riuscita a farmi piacere questo libro. Sono perfettamente consapevole del fatto che è considerato un capolavoro, che non si può non averlo letto e che ovviamente nessuno sarà d'accordo con me, ma non mi ha detto assolutamente nulla. Per carità, lo spunto è sicuramente interessante, però io ho fatto una fatica incredibile a finirlo. Dopo 10 pagine mi ero già pentita di averlo iniziato, arrivata a pagina 30 l'ho abbandonato pensando "chi me lo fa fare, non posso torturarmi così". Passati una decina di giorni, ieri mi sono praticamente imposta di finirlo, ma non mi sono assolutamente ricreduta. Il mio primo approccio a Pirandello non è stato dei migliori, spero di potermi ricredere con Il fu Mattia Pascal.
    Voto: 4/10

    ha scritto il 

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