Uno scrittore in guerra

1941-1945

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 635)

4.4
(51)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 471 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8845929833 | Isbn-13: 9788845929830 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Valentina Parisi ; Curatore: Luba Vinogradova , Antony Beevor

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
«Chi scrive ha il dovere di raccontare una verità tremenda, e chi legge ha il dovere civile di conoscerla, questa verità»: attenendosi scrupolosamente a tale principio, a dispetto della censura e dei gravi rischi, Vasilij Grossman narrò in presa diretta le vicende del secondo conflitto mondiale sul fronte Est europeo. Era infatti inviato speciale di «Krasnaja zvezda» (Stella Rossa), il giornale dell'esercito sovietico che egli seguì per oltre mille giorni su quasi tutti i principali fronti di battaglia: l'Ucraina, la difesa di Mosca e l'assedio di Stalingrado, che fu il punto di svolta nelle sorti della guerra e diede origine a Vita e destino. Benché fosse un tipico esponente dell'intelligencija moscovita, Grossman riuscì, grazie al suo coraggio e alla capacità di descrivere con singolare efficacia ed empatia la vita quotidiana dei combattenti, a conquistarsi la fiducia e l'ammirazione di chi lo leggeva, ufficiali e soldati da una parte, e dall'altra un vasto pubblico di cittadini e patrioti ansiosi di ricevere notizie autentiche, non contaminate dalla retorica ufficiale. Dei taccuini – di sorprendente qualità letteraria – che fornirono materia ai reportage di Grossman, e che escono ora per la prima volta dagli archivi russi, lo storico inglese Antony Beevor ci offre qui una vasta scelta, arricchita da articoli e lettere dello scrittore e da altre testimonianze coeve. E il commento, sapiente cornice, ci guida attraverso le tappe della Grande Guerra Patriottica, dallo shock dell'invasione tedesca del 1941 fino alla trionfale avanzata russa su Berlino, passando per l'epica battaglia di Kursk e l'atroce scoperta dei campi di sterminio di Treblinka e Majdanek.
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  • 5

    Un viaggio lungo le linee dell'Armata Rossa

    Gran bel lavoro degli autori che riescono a coniugare gli scritti di Grossman con la sua esperienza di vita come giornalista al seguito dell'Armata Rossa.

    ha scritto il 

  • 5

    Da non perdere

    Resoconti di guerra da uno dei fronti più caldi e al contempo più gelidi della ww2, il fronte russo. Una lettura indispensabile anche per conoscere un punto di vista che gli storici non possono trasme ...continua

    Resoconti di guerra da uno dei fronti più caldi e al contempo più gelidi della ww2, il fronte russo. Una lettura indispensabile anche per conoscere un punto di vista che gli storici non possono trasmetterci, quello di chi sta vivendo in prima persona l'evolversi di un conflitto e ne trae delle argomentazioni che possono sembrare strane e originali per chi le ha solo studiate sui libri. La descrizione degli stati d'animo dei combattenti e dei civili, per esempio, i tanti, piccoli e sconosciuti atti di eroismo e di vigliaccheria, le magalomanie dei comandanti, i sacrifici inumani dei civili. E accanto alle storie, la Storia. La battaglia di Stalingrado, per esempio, che riteniamo giustamente la svolta della campagna di Russia, scopriamo che invece non era stata vissuta così dai protagonisti che ancora temevano una controffensiva tedesca che in effetti ci fu anche se con effetti minimi. E poi le pagine terribili e angoscianti sulla scoperta dei lager a Treblinka. Qui anche la freddezza scientifica dell'osservatore cede, e accanto alla cronaca sembrano comparire le lacrime e la rabbia di un ebreo che vede coi suoi occhi lo sterminio della sua etnia. Insomma un libro da non perdersi e ringrazio Giorgio per avermelo regalato ;-)

    ha scritto il 

  • 4

    Un poeta all'inferno.

    Con l'aggravante di non esserci finito solo col pensiero.
    Se sorvoliamo col pensiero i tremila e più anni di storia occidentale, si fa fatica a trovare un mondo più simile a quello infernale del front ...continua

    Con l'aggravante di non esserci finito solo col pensiero.
    Se sorvoliamo col pensiero i tremila e più anni di storia occidentale, si fa fatica a trovare un mondo più simile a quello infernale del fronte orientale nella Seconda Guerra mondiale: milioni di vittime innocenti (soldati ma anche donne, bambini, anziani, malati) gettate nell' immenso calderone succubi del più assoluto arbitrio del caso.

    E probabilmente non esiste modo di percepire quale sia stata la tragedia per intensità e dimensioni se non attraverso gli occhi di un poeta. E chi meglio di Vassili Grossman, Ebreo Ucraino e sensibile uomo di lettere, vittima designata della follia razzista di Adolf Hitler ma anche del razionale incubo staliniano, può raccontare meglio cosa è stata questa guerra? Questo è il valore di "Uno scrittore in guerra", il libro che raccoglie gli appunti, le impressioni, ma anche l'arte frutto della pena di un poeta al fronte, in qualità di inviato del giornale dell'armata rossa.

    Va da sè che un documento che ha dovuto resistere a dieci lustri di censura sovietica per arrivare fino a noi non potrà mai essere preso alla lettera, ma dovrà essere studiato atraverso la consapevolezzza del tempo e dei vincoli del mondo sovietico dal quale è nato e del quale nonostante tutto l'autore era fiero di far parte. Da questo punto di vista è preziosissimo il contributo di Anthony Beevor (storico militare di fama mondiale e profondissimo conoscitore della Russia e del fronte orientale) e di Ljuba Vinogradova, che hanno selezionato, ordinato ed assemblato gli appunti di Grossman, intervallandoli con preziose introduzioni esplicative riguardo agli avvenimenti storici.

    Ne emerge una immagine dell' Unione sovietica e dell'uomo sovietco diversa e non usuale per il lettore occidentale. Un uomo che sembra esere parzialmente consapevole delle sanguinose storture del regime ma le vive come necessarie per l'avvento del comunismo in nome del quale ogni violenza stalinista cesserà di esistere in quanto non più necessaria; sopportazione resa peraltro meno dolorosa dalla naturale affinità del popolo russo con la morte, dalla attitudine di questo incredibile popolo a costruirsi una vita nello sforzo e nella sofferenza. Secondo Grossman sarà questa la principale chiave di lettura della vittoria dell'URSS nella grande guerra patriottica.

    Ma a fianco dell'uomo comunista rimane l'uomo russo. Grossman era ebreo ed ucraino, e quindi avrebbe dovuto sentirsi due volte lontano da quel mondo: è vero il contrario. Nessuno storico e nessun romanziere occidentale (da Emmanuel Carrere a Tiziano Terzani) ha mai voluto concedere all'Unione Sovietica quel ruolo di unificatore nazionale e culturale che invece dalle pagine di Grossman ed Erenburg emerge con violenza (e non stiamo certo parlando di scrittori di regime): le città sovietiche da Kiev a Leningrado, da Minsk a Mosca, sono bel lontane da essere quegli incubi grigi e squadrati che tutti abbiamo immente, ma centri di grande cultura che sfuggono comunque all'indottrinamento staliniano e nelle quali riescono a convivere decine di etnie diverse.

    A quale Unione sovietica dobbiamo dunque credere? A quella delle deportazioni di massa dei tatari e dell' Holodomor, od a quella dei soldati della terza armata della guardia che, appartenenti a più di dodici etnie diverse, si dispongono fianco a fianco per fronteggiare e sopravvivere ad un nemico anche più terribile? Non esiste una risposta facile a questa dicotomia, ma davanti al racconto di Grossoman perlomeno occorre dubitare che forse l'idea che la letteratura occidentale ci lascia dell' Unione Sovietica sia troppo semplicistica, e il panslavismo sovietico abbia avuto negli anni anche un elemento unificatore (come testimoniano peraltro le terribili guerre divampate in Jugoslavia e nell'asia centrale alla caduta del blocco dell' Est).

    Se "Uno scrittore in guerra" vuole essere prima di tutto un resoconto del fronte orientale nella seconda guerra mondiale vissuto in prima persona, tuttavia le pagine che colpicono di più sono quelle scritte dall'autore davanti all'atroce e spaventoso spettacolo del campo di sterminio di Treblinka. E qui la penna del poeta si affianca a quella dello scrittore, mentre l'ebreo si affianca al sovietico per scrivere un atto d'accusa di incredibile potenza, che a mio parere si dovrebbe far leggere in tutte le scuole.

    Per chi già si interessa di quello che è stato e di quello che può insegnare il Fronte Orientale, "Uno scrittore in guerra" offre un punto di vista di alto livello dall'interno e da parte di una delle categorie più a rischio in quel conflitto. Per chi su quell'immenso calderone di sangue intende leggere un solo libro, sarebbe un gran bene che sia questo.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno Scrittore in Guerra comprende gli articoli scritti per Krasnaja Zvezda da Vassilj Grossman durante la Grande Guerra Patriottica al seguito dell'Armata Rossa dal '41 al '45, integrati con una detta ...continua

    Uno Scrittore in Guerra comprende gli articoli scritti per Krasnaja Zvezda da Vassilj Grossman durante la Grande Guerra Patriottica al seguito dell'Armata Rossa dal '41 al '45, integrati con una dettagliata ed avvincente cronaca delle fasi del conflitto, delle strategie degli Stati Maggiori nazista e comunista e della vita di Grossman in quegli anni.

    Grossman descrive attraverso scritti pieni di umanità e al tempo stesso epici e altamente drammatici dapprima lo sfondamento delle linee sovietiche da parte dei nazisti e la velocissima avanzata verso Mosca, poi l'inferno di Stalingrado e la successiva, definitiva controffensiva russa fino all'ingresso a Berlino nel '45.

    Le atrocità commesse da ambo le parti e l'incredulo stupore di fronte alla scoperta dello sterminio degli ebrei perpetrato dai nazifascisti durante l'occupazione dell'Europa orientale, nonché l'eroismo "normale" del fante russo e della popolazione civile, spesso contrapposto all'inadeguatezza dei centri di Comando, sono raccontate con pagine di rara bellezza e intensità, culminando nella quasi insostenibile descrizione del campo di sterminio di Treblinka, dove quasi novecentomila ebrei furono massacrati con crudele ferocia in poco più di un anno.

    Di fatto, questi scritti sono la prova generale per il capolavoro che Grossman scriverà alcuni anni dopo, l'immenso Vita e Destino, che contiene, amplificandoli e sviluppandoli, temi qui quali l'atrocità della guerra, l'inumana ferocia dei due grandi totalitarismi del XX secolo, la follia di Hitler e Stalin, lo sterminio degli ebrei, che sarà causa della perdita della madre di Grossman, l'eroismo quotidiano del popolo russo, sia al fronte che nelle retrovie.

    Imperdibile e necessario, anche per capire a amare ancora di più Vita e Destino e la vita, per certi versi privilegiata ma sempre sul filo della condanna per eresia, di Grossman.

    ha scritto il 

  • 5

    “Prima si deve saper guardare, poi saper scrivere”

    Leggere Grossman non mi lascia mai indifferente, peccato che mi lasci anche sempre senza parole. Perciò se volete leggere una bella recensione di questo libro andate a cercare quelle di Anina e di Pro ...continua

    Leggere Grossman non mi lascia mai indifferente, peccato che mi lasci anche sempre senza parole. Perciò se volete leggere una bella recensione di questo libro andate a cercare quelle di Anina e di Procyon Lotor (da cui ho “rubato” anche l’acuta osservazione che ho usato come titolo, che tanto mi ha colpita).
    Grossman ha passato come corrispondente di guerra 1.000 giorni in prima linea sul fronte russo e ci ha raccontato il conflitto da par suo.

    “Chi scrive ha il dovere di raccontare una verità tremenda, e chi legge ha il dovere civile di conoscerla, questa verità»” (Vasilij Grossman)

    Vasilij Grossman è un uomo al quale avrei stretto volentieri la mano.

    ha scritto il 

  • 5

    «Chi scrive ha il dovere di raccontare una verità tremenda, e chi legge ha il dovere civile di conoscerla, questa verità»

    La genesi di questo libro è singolare. Uno dei curatori, Antony Beevor storico di professione, stava raccogliendo materiale per il suo eccellente "Stalingrado" sull'omonima battaglia e man mano che pr ...continua

    La genesi di questo libro è singolare. Uno dei curatori, Antony Beevor storico di professione, stava raccogliendo materiale per il suo eccellente "Stalingrado" sull'omonima battaglia e man mano che prosegue trova sempre più frequentemente affidabile la fonte Grossman, cosa curiosa visto che è un romanziere noto in occidente e prima famigerato in URSS per il capolavoro Vita e Destino. La curiosità è che il libro di Beevor è rubricato come "non fiction" mentre quello di Vasilij Semënovič Grossman come "fiction" ma ricrea una complessissima realtà come pochi negli ultimi secoli.

    Questo scarto lo folgora. Riesamina chi fosse: occhialuto ebreo grassottello riformato per salute cagionevole, ingegnere, borghese di buona famiglia, figlio amoroso, marito e padre, lettore e letterato inserito nella società, ignorante di cose militari, buon bolscevico ma non iscritto. Chi tira totali per somme otterrà un gino, uno zìo, mai "acutissimo e profondamente umano corrispondente soldato, oltre mille giorni nelle prime linee del peggior fronte mai avutosi sul pianeta Terra, da Orël all' "Accademia di Combattimento Urbano" come Čujkov diceva di Stalingrado e poi fino a Berlino, sopravvissuto alle purghe, alla guerra e ad altre ulteriori purghe".

    Beevor sa che la vita ed il destino non operano per somma. Lo "zio Gino" è coraggiosissimo e vuole testimoniare la "verità della guerra". Dimagrisce, si accultura e scrive e capisce e vede e riferisce.

    Amore a prima vista. Si interessa, trova contatti, fa proposte a editori, briga, tira i fili, spintona telefona e s'arrabatta per ad avere la curatela dei taccuini di Grossman con la co-curatela di Luba Vinogradova.

    Lavoro immane, fu uno dei tre corrispondenti più famosi dell'URSS nella grande guerra patriottica e lasciò una mole di materiali notevole, per di più non teneva un diario con data ora e luogo ma taccuini che – mai nessuno lo vide colla matita in mano – erano il testo delle sue considerazioni o interviste che tenne con chiunque volesse parlare, dai generali ai soldati, prigionieri e civili inclusi di cosa avevano visto e fatto. Era uno di quegli odiosi esseri in grado di ricordare una conversazione di un ora, dialogo per dialogo e battuta per battuta. Dopo le interviste andava a casa, nell'izba, in una tenda, una jeep, un bunker o in una buca e scriveva. Spediva poi gli articoli a "Krasnaya Zvezda" "La Stella Rossa" il giornale dell'Armata Rossa. Diretto da David Ortenberg, non un cinico bastardo incompetente anzi, ma il cui Primo Lettore e Redattore Capo de facto era Stalin. L'unico giornale che leggesse da cima a fondo prima che andasse in stampa.

    Grossman era assai meno prudente del consigliato: i taccuini - li avesse letti uno dell'NKVD - avrebbero comportato l'immediata fucilazione per disfattismo e altri tipici reati dell'epoca.

    Nonostante le inevitabili censure e cardature di redazione, i soldati l'adoravano, come testimoniano varie foto di gruppi intenti a leggere avidamente il giornale. (Il test del corrispondente di guerra: solo il fronte sa se dice il vero, non il borghese)

    Beevor cita, sceglie, ordina verifica incrocia e raccorda con spirito di servizio senza mai farne il suo libro, questa è la grande guerra patriottica secondo Grossman, non secondo Beevor. Al massimo corregge in nota ove Grossman prende qualche grosso abbaglio.

    Anni fa, già famosissima, Mina fece la corista in un disco per patronage dell'artista. Qualche stronzetto della produzione fece notare che non espandeva fino a quanto avrebbe potuto permettersi e Mina se lo mangiò vivo che la corista non deve rubare la scena.

    Dal libro si evince che prima si deve saper guardare poi saper scrivere.
    Si evince poi che la polemica sul giornalista "embedded" che animò il giornalismo italiano e non solo durante le guerre del Golfo ecc. era assolutamente pretestuosa. Si sosteneva che se si era "embedded" non si poteva veramente fare il giornalista. Qui (se non si sentono smentiti già da David Finkel o Evan Wright) ci sono quattrocento pagine che lo smentiscono spero definitivamente, a meno che non ritengano Stalin di più larghe vedute rispetto a Bush W. od Obama.

    ***

    Ah... caro editore, il libro è costoso, e solitamente è roba che va in mano a pochi appassionati, già che c'era, tre o quattro mappe ben fatte avrebbe pure potuto mettercele... se devo leggermi un libro col portatile presso, poi mi viene la tentazione d'aver tutto sul portatile, magari in prestito e lei per risparmiare sei centesimi perde ventitrè €.
    Guardi che belle cose d'epoca si trovano in rete:

    http://avtocollection.com/ded/image/stalingrad.jpg

    http://kontur-map.ru/947529_BIG_0_0.jpg

    http://www.soldat.ru/files/f/00000770.jpg

    http://map-site.narod.ru/letnosenkamp1941vov-1.jpg

    http://prusowie.pl/mapy/3_foto/big/0029-mapa.jpg

    ha scritto il 

  • 3

    Uno scrittore in guerra, secondo Beevor

    Grossman nei cinque anni della Grande Guerra Patriottica prestò servizio come corrispondente di guerra per il giornale dell'Armata Rossa. Nel libro sono raccolti, articoli, appunti e lettere. Dalla di ...continua

    Grossman nei cinque anni della Grande Guerra Patriottica prestò servizio come corrispondente di guerra per il giornale dell'Armata Rossa. Nel libro sono raccolti, articoli, appunti e lettere. Dalla disfatta del 1941 all'epilogo berlinese, passando da Stalingrado.
    Grande la passione e la capacità letteraria di un uomo/scrittore che vive accanto ai soldati dell'Armata Rossa. Che vive con con amarezza le sconfitte e con profonda gioia le vittorie. Intrervistando e narrando le imprese dei più importanti ufficiali e anche dei semplici soldati.
    Immensa la commozione; vale tutto il libro la pagina in cui descrive due cadaveri, uno di un soldato tedesco vicino ad uno sovietico. Uno con un foglio con un disegno di un bambino in tasca e l'altro con la letterina di un bambino che spera nel ritorno presto a casa del padre.
    Complessivamente gli scritti di Grossman meriterebbero sicuramente 5 stelle.

    Come filo conduttore degli articoli e degli appunti c'è il commento di Antony Beevor, che in qualsiasi suo libro, pur avendo una spiccata capacità descrittiva e una ottima fluidità nei suoi scritti, esagera sempre col suo spiccato antistalinismo.
    Qualsiasi articolo o pagina scritta da Grossman rappresenta sempre un'occasione per dipingere a tinte fosche anzi nerissime l'URSS e Stalin. Spesso elaborando ragionamenti che vanno sicuramente aldilà di quello che Grossman intendeva affermare.
    Da antologia dell'anticomunismo il capitolo finale con la storia post bellica di Grossman, Beevor esordisce con l'antisemitismo di regime del 1948 ispirato da Stalin, come se l'antisemitismo fosse una novità nel resto dell'Europa o in Russia, che già in età zarista si distingueva per particolare virulenza (non a caso Pogrom è una parola Russa). Da condividere comunque i pensieri sulla mancata pubblicazione di VITA E DESTINO, pagina oscura della libertà di espressione da parte della Intelligencija sovietica. Valore della parte curata da Beevor: una stella.

    Media tra le due parti 3 stelle.

    Parziale delusione, forse per chi vuole conoscere a fondo Grossman è più interessante e completo LE OSSA DI BERDICEV di John e Carol Garrard (http://www.anobii.com/books/Le_ossa_di_Berdicev/9788821194085/017b599486cafd3134).

    ha scritto il 

  • 5

    interessantissima operazione storico letteraria questa pubblicazione di una antologia ragionata e guidata degli articoli scritti da Grossmann durante la Seconda Guerra Mondiale come inviato Embedded c ...continua

    interessantissima operazione storico letteraria questa pubblicazione di una antologia ragionata e guidata degli articoli scritti da Grossmann durante la Seconda Guerra Mondiale come inviato Embedded con le trupper dell'Armata Rossa. Consigliato per gli appassionati del grande scrittore russo e non solo

    ha scritto il