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Uomini e no

Di

Editore: Mondadori

3.9
(1932)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 204 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000070201 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 4

    bello, originale nello stile ma manca della passione di Hemingway, se parli di guerra secondo me devi farlo con più stomaco, più muscoli, comunque è un buon libro consigliato

    ha scritto il 

  • 5

    E' questa una storia d'amore?

    questa è una storia d'amore! ed è anche un libro sulla resistenza? E' anche un libro sulla resistenza! ed è un libro che va letto? E' un libro che va letto, per molti aspetti: per il suo modo si ...continua

    questa è una storia d'amore! ed è anche un libro sulla resistenza? E' anche un libro sulla resistenza! ed è un libro che va letto? E' un libro che va letto, per molti aspetti: per il suo modo si scrivere, per come parla della resistenza, del dolore, degli affetti, del disgusto, ed i capitoli in corsivo, in cui sembra di vedere lo scrittore attraverso una vetrata a rilievo. lo avevo letto nel 1976 o nel 1977, e lo ricordavo con affetto ed è nel mio Walhalla insieme a Pavese e a Fenoglio.

    ha scritto il 

  • 0

    Questo è il punto in cui sbagliamo. Noi presumiamo che sia nell’uomo soltanto quello che è sofferto, e che in noi è scontato. Aver fame. Questo diciamo che è nell’uomo. Aver freddo. E uscire ...continua

    Questo è il punto in cui sbagliamo. Noi presumiamo che sia nell’uomo soltanto quello che è sofferto, e che in noi è scontato. Aver fame. Questo diciamo che è nell’uomo. Aver freddo. E uscire dalla fame, lasciare indietro il freddo, respirare l’aria della terra, e averla, avere la terra, gli alberi, i fiumi, il grano, le città, vincere il lupo e guardare in faccia il mondo. Questo diciamo che è nell’uomo. Avere Iddio disperato dentro, in noi uno spettro, e un vestito appeso dietro la porta. Anche avere dentro Iddio felice. Essere uomo e donna. Essere madre e figli. Tutto questo lo sappiamo e possiamo dire che è in noi. Ogni cosa che è piangere la sappiamo: diciamo che è in noi. Lo stesso ogni cosa che è ridere: diciamo che è in noi. E ogni cosa che è il furore, dopo il capo chino e il piangere. Diciamo che è il gigante in noi. Ma l’uomo può anche fare senza che vi sia nulla in lui, né patito, né scontato, né fame, né freddo, e noi diciamo che non è l’uomo. Noi lo vediamo. È lo stesso del lupo. Egli attacca e offende. E noi diciamo: questo non è l’uomo. Egli fa con freddezza come fa il lupo. Ma toglie questo che sia l’uomo? Noi non pensiamo che agli offesi. O uomini! O uomo! Appena vi sia l’offesa, subito noi siamo con chi è offeso, e diciamo che è l’uomo. Sangue? Ecco l’uomo. Lacrime? Ecco l’uomo. E chi ha offeso che cos’è? Mai pensiamo che anche lui sia l’uomo. Che cosa può essere d’altro? Davvero il lupo? Diciamo oggi: è il fascismo. Anzi: il nazifascismo. Ma che cosa significa che sia il fascismo? Vorrei vederlo fuori dell’uomo, il fascismo. Che cosa sarebbe? Che cosa farebbe? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell’uomo di poterlo fare? Vorrei vedere Hitler e i tedeschi suoi se quello che fanno non fosse nell’uomo di poterlo fare. Vorrei vederli a cercar di farlo. Togliere loro l’umana possibilità di farlo e poi dire loro: Avanti fate. Che cosa farebbero? Un corno, dice mia nonna. Può darsi che Hitler scriverebbe lo stesso quello che ha scritto, e Rosenberg lui pure; o che scriverebbero cretinerie dieci volte peggio. Ma io vorrei vedere, se gli uomini non avessero la possibilità di fare quello che fa Clemm, prendere e spogliare un uomo, darlo in pasto ai cani, io vorrei vedere che cosa accadrebbe nel mondo con le cretinerie loro.

    ha scritto il 

  • 4

    "Splendeva il sole sulle macerie del '43"

    Perché combattere, per chi? ha senso uccidere, e uccidere quanto? uccidere come? Ci sono tante delle domande di Calvino nel Sentiero dei nidi di ragno. Molte conclusioni comuni (il dolore di ...continua

    Perché combattere, per chi? ha senso uccidere, e uccidere quanto? uccidere come? Ci sono tante delle domande di Calvino nel Sentiero dei nidi di ragno. Molte conclusioni comuni (il dolore di riconoscere come fratelli anche i nemici, il travaglio dell'uomo comune che diventa combattente). Tanta autoanalisi - sarà per quello che i dialoghi si fanno reiterati in modo ossessivo, quasi noioso? Ci si guardava dentro, c'era bisogno di domande chiare, prima ancora che di risposte certe.

    "Ma l'uomo può anche fare senza che vi sia nulla in lui, né patito, né scontato, né fame, né freddo e noi diciamo che non è l'uomo. Noi lo vediamo. E' lo stesso del lupo. Egli attacca e offende. E noi diciamo: questo non è l'uomo. (...) Che cosa può essere d'altro? Davvero il lupo? Diciamo oggi: è il fascismo. Anzi: il nazifascismo. Ma che cosa significa che sia il fascismo? Vorrei vederlo fuori dell'uomo, il fascismo. (...) Vorrei vedere Hitler e i tedeschi suoi se quello che fanno non fosse nell'uomo di poterlo fare."

    ha scritto il 

  • 4

    Vi è assonanza, presumibilmente, con Uomini e topi di Steinbeck e resta il frutto letterario dell'impegno civile e politico di Vittorini. E' la storia del gappista Enne 2, un intellettuale in lotta ...continua

    Vi è assonanza, presumibilmente, con Uomini e topi di Steinbeck e resta il frutto letterario dell'impegno civile e politico di Vittorini. E' la storia del gappista Enne 2, un intellettuale in lotta contro il male impersonato dalla ferocia del capitano Clemm e del capo fascista Cane Nero. Penso proprio che con questo romanzo si aprì la strada a una letteratura resistenziale meno ancorata alla pur fertile ma già esausta produzione di tipo documentaristico. Le soluzioni linguistiche sperimentate e la struttura del romanzo attenuarono una narrazione di tipo storico-realistico e perseguirono il raggiungimento di un piano allegorico universale.

    ha scritto il 

  • 5

    Non voglio parlare di questo libro parlando della sua trama, non gli si renderebbe giustizia! Per quanto bella essa non è centrale tantomeno importante. Essa è funzione dei bellissimi ragionamenti ...continua

    Non voglio parlare di questo libro parlando della sua trama, non gli si renderebbe giustizia! Per quanto bella essa non è centrale tantomeno importante. Essa è funzione dei bellissimi ragionamenti fatti da Vittorini ed è funzionale della rabbia e dello squallido sentimento di vendetta che fa nascere nel lettore, tanto a spingerlo ad odiare per poi vergognarsi di avere odiato. Ma la domanda principale è: "(Hitler) Che cosa farebbe? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell'uomo di poterlo fare? Vorrei vedere Hitler e i tedeschi suoi se quello che fanno non fosse nell'uomo di poterlo fare. Vorrei vederli a cercar di farlo. Togliere loro l'umana possibilità farlo e poi dire loro: Avanti, fate. Che cosa farebbero? Un corno, dice mia nonna." Un corno. Se tutto quel male e tutta quella perfidia non fosse in qualche modo intrinseca nell'animo umano, non fosse parte di noi, parte che, alcuni, han più sviluppata di altri ma, comunque, parte di noi, tutto quello che è stato l'orrore della seconda guerra mondiale non sarebbe potuto accadere. Noi siamo anche quel male. Purtroppo. L'uomo però non credo sia da biasimare ma da capire. Capire per non ripetere. Vittorini ci insegna a capirci più che ha raccontarci dei fatti, ed è la cosa più importante. Gran bel libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Una scrittura rapsodica, quasi spezzata,con lunghi dialoghi e descrizioni nude e crude che rappresentano i fatti per quelli che sono mi ha fatto percepire quest'opera di Vittorini come un inno al ...continua

    Una scrittura rapsodica, quasi spezzata,con lunghi dialoghi e descrizioni nude e crude che rappresentano i fatti per quelli che sono mi ha fatto percepire quest'opera di Vittorini come un inno al realismo. S'intuisce tuttavia che l'autore non è completamente soddisfatto di questa sua scelta come se anelasse a qualcosa di diverso. Che cosa sono infatti quei capitoli scritti in corsivo se non la ricerca di uno sbocco mèta-narrativo? Sono loro la novità del romanzo, la parte sperimentale. Già le riflessioni in stile esistenzialista che scorrono sotterranee e corrosive un po' imbarbariscono l'ambizione realista e tirano l'autore per la giacchetta. Ma quelle incursioni di Enne 2 nella propria giovinezza, sono una tentazione che divelta il terreno già tracciato, un tributo alla lirica e alla poesia. Sarebbe interessante leggere ancora di quest'autore, le opere che precedono e quelle che seguono questa narrazione

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo oggettivamente importante, essendo il primo sulla resistenza ad essere stato pubblicato nell’immediato dopoguerra e la cui urgenza, il desiderio di raccontarsi aldilà delle azioni di ...continua

    Un romanzo oggettivamente importante, essendo il primo sulla resistenza ad essere stato pubblicato nell’immediato dopoguerra e la cui urgenza, il desiderio di raccontarsi aldilà delle azioni di guerriglia, si sente forte e colpisce anche a distanza di sessant’anni. C’è una struttura narrativa molto originale, ci sono pagine dure, alcune struggenti altre addirittura poetiche; ci sono purtroppo tanti dialoghi pieni di ripetizioni e anticipati a ogni singola battuta da un “egli disse”, “ella rispose” e via dicendo che mi hanno minato troppo spesso il piacere della lettura.

    ha scritto il 

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