Uomini e topi

Di

Editore: Bompiani

4.2
(5621)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Svedese , Olandese , Portoghese , Turco , Catalano , Danese

Isbn-10: 8845219763 | Isbn-13: 9788845219764 | Data di pubblicazione:  | Edizione 13

Traduttore: Cesare Pavese

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

Ti piace Uomini e topi?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    Di sorci e soci

    Nel mondo si verificano incidenti che non dovrebbero accadere mai. Eppure accadono. Il breve romanzo di Steinbeck racconta questo tragico aspetto del reale, trasmettendo in più un senso di profonda pi ...continua

    Nel mondo si verificano incidenti che non dovrebbero accadere mai. Eppure accadono. Il breve romanzo di Steinbeck racconta questo tragico aspetto del reale, trasmettendo in più un senso di profonda pietà per i diseredati, i miserabili, i disgraziati - in una parola, gli ultimi: uomini che si dibattono tra la polvere, si aggrovigliano, squittiscono per spremere alla vita e suggere quel succo chiamato "dignità". Resta un forte amaro in bocca per il fatale epilogo che spetta ai protagonisti, proprio in quanto la conquista di quella dignità sembra a portata di mano. Ma gli scrittori sono esseri crudeli, e amano costruire trappole per topi in cui far cadere nel momento più doloroso i loro personaggi. I quali non dovrebbero mettere le mani sulla "caciotta" di turno, ma lo fanno. Dialoghi e tópoi (la coppia polare, la femme fatale, l'Eden, etc.), molto ben costruiti e manovrati, sorreggono strutturalmente questo piccolo capolavoro che ci rammenta quanto fragile cosa sia l'essere umano.

    ha scritto il 

  • 4

    L'uomo e la frontiera.

    Avevo deciso di continuare a leggere John Steinbeck dopo essere rimasto affascinato da “Furore”, e devo dire che questo “uomini e topi” davvero non mi ha deluso anzi mi ha confermato in questa decisio ...continua

    Avevo deciso di continuare a leggere John Steinbeck dopo essere rimasto affascinato da “Furore”, e devo dire che questo “uomini e topi” davvero non mi ha deluso anzi mi ha confermato in questa decisione.
    Questo nonostante i due libri non potrebbero essere più diversi: un romanzo esteso, di ampio respiro e potente di rivolta sociale il primo, un racconto breve e denso di poesia e di umanità il secondo. Ci sono eccome gli uomini, in “Uomini e topi”: quello che in “Furore” non accadeva e non poteva accadere, in una storia che parla di lotta di classe.
    Mentre riflettevo su come scrivere questo commento, mi sono sorpreso a pensare che poche volte ho letto un’opera così tipicamente americana, soprattutto perché riesce a richiamare davvero tantissimi importanti scrittori della letteratura del tempo, ma anche di quella posteriore: va da sé che questo non fa che confermare l’influenza che Steinbeck ha avuto sul mondo letterario americano. La sconfinata frontiera che con le sue dimensioni riduce ai minimi termini l’individuo è quella di Cormac McCarthy; il coraggio ma anche la sana paura di guardare in faccia la malattia mentale erano già stati scoperti da William Faulkner; l’ossessione per l’arricchimento e per il concretizzarsi del sogno americano li si può leggere un po’ ovunque, ma non possono non richiamare tra gli altri Philip Roth o John Upidke.

    Ma la somiglianza è solo esteriore. Perché a John Steinbeck non interessa parlare della frontiera, che rimane un bellissimo scenario sullo sfondo ( pur ritrovando in se stessa la spietata e compiaciuta violenza di “meridiano di sangue”); e mantiene qui una importanza solo relativa il racconto del marciume sociale su cui si reggono gli Stati Uniti ed il disagio che ne consegue: il sogno americano di un pezzo di terra e l’ossessione per l’arricchimento vengono entrambi usati qui come sempre come strumento di asservimento e di dominio, ma questo riscontro trova nella trama poco spazio.
    In realtà a me Uomini e topi è sembrata una triste e malinconica elegia della violenza. Sfruttare all’osso tutto ciò che ci circonda ed eliminarlo quando non serve più (sia esso uomo, animale o risorsa inanimata) è una caratteristica talmente connaturata all’essere umano da non riuscire neppure a caratterizzarlo come malvagio. L’ umanità nel mondo è violenta, nel bene e nel male. Non esiste uomo senza violenza ed è solo nella violenza che si può restare uomini. Le pagine in cui i cowboys decidono di sopprimere un cane ormai troppo malato dopo vent’anni di fedeltà assoluta sono una autentica poesia, ma è la figura di Lennie nel suo essere un capolavoro letterario che fa arrivare più forte di tutto il tema di questa piccola novella. Lennie è un gigante dalla mente di bambino, buono e dall’animo tenero. Ma proprio il rimbambimento mentale che lo ha protetto dal cinismo degli adulti e lo ha reso così buono lo trasformerà in una macchina assassina. Non ci può essere doppiezza, in una persona semplice come Lennie: la sua brama di possesso e la sua impossibilità di gestire il limite sono genuini ed estendibili a tutto il genere umano. Da qui la violenza, anche nei buoni, anche verso chi si ama. Giusto che alla fine della storia Lennie veda il suo destino nelle mani del suo unico amico George.
    Mentre quindi in Cormac McCarthy la violenza della frontiera e degli uomini negano in modo sicuro e compiaciuto la presenza di qualsiasi tipo di bene e di pietà (terribile la figura del Giudice in Merdidano di sangue, e terribile anche l’ultima pagina di Oltre il confine), qui non è così. C’è spazio per l’amore ela pietà negli uomini di Steinbeck. Ma essendo uomini, questo non può renderli meno distruttori ed assassini.

    Siccome la mano è quella di Steinbeck, non può mancare lo spietato ritratto della frontiera: il dramma dell’emigrazione e delle masse che arrivano ad asservirsi per sempre nel sogno di poter un giorno essere liberi in un pezzo di terra, viene reso con amaro e terribile realismo. L’arte di creare sogni irrealizzabili per tenere bassa la testa di un intero popolo è antica, almeno quanto quella di governare con il terrore di nemici fittizi. Le pagine in cui George ed il povero negro Crooks parlano della loro fattoria, in nome della quale si piegano ad un lavoro durissimo e che non arriverà mai ad essere reale, sono di una intensità rara e dimostrano quanto bene lo scrittore di Salinas conoscesse il suo tempo ed il suo paese. Il sogno di essere borghese ha attratto molte più persone di quello della giustizia egualitaria, che amarezza per un socialista! Peraltro, in tempi come i nostri in cui lo stesso percorso viene fatto verso il basso, queste pagine spiegano bene tanto odio populista.
    Che una storia così breve riesca a trattare così tanti temi, è segno della intensità di queste pagine, intensità che peraltro rende la storia molto adatta alle elaborazioni cinematografiche: ne sono state fatte più di una, tutte di alto livello.

    Ma tant’è. Io sono convinto che storie come questa vadano lette.

    ha scritto il 

  • 4

    Uomini e topi, brusii compresi...

    Mi piacciono le librerie raccolte, minute, quelle dove i libri non ti adescano con copertine luccicanti e offerte irrinunciabili ma restano discreti e pazienti, consapevoli del loro talento, in attes ...continua

    Mi piacciono le librerie raccolte, minute, quelle dove i libri non ti adescano con copertine luccicanti e offerte irrinunciabili ma restano discreti e pazienti, consapevoli del loro talento, in attesa che la curiosità ti porti dritto tra le loro pagine. Adoro le librerie immerse nel brusio, quelle dove chi legge mette in circolo le emozioni scaturite dall'incontro con un libro senza aver timore di ostentare il piacere che ne è scaturito. Condividere è importante, vale anche per i libri. La lettura di Uomini e topi è nata proprio così, da un brusio, ascoltando casualmente una conversazione tra gli scaffali, parlavano di John Steinbeck e di come non si potesse prescindere da lui riguardo tutto ciò che è letteratura americana. E' stata una tentazione troppo forte per la mia voglia di ampliare gli orizzonti letterari e ho deciso di leggere qualcosa di suo. E' un periodo in cui l'America è al centro delle mie letture, la trilogia di Haruf, i racconti di D'J Pancake, credo sia nato tutto con l'avvento di Trump, con la necessità di comprendere meglio gli Stati Uniti che nessuno racconta, quelli considerati "periferici" dai media ma che hanno dimostrato di essere ancora una volta prevalenti, quelli dove la gente vive di campi e raccolti, di vacche e vitelli, di rocce da spaccare, lavori saltuari e depressione, un'umanità talmente poco rappresentata da essere dimenticata. E' stata più la letteratura di genere a dargli spazio, penso a Joe R. Lansdale, oppure al cinema gore del primo Tobe Hooper. La forza di Uomini e Topi è nella sua assoluta semplicità. George, Lanny, Slim, Curley e sua moglie, Carlson rappresentano un'umanità facile da codificare per coloro a cui era destinato il libro, i braccianti californiani, e il loro interagire tocca le corde giuste per emozionarli e lasciare il segno. Allo stesso modo questa semplicità riesce a trasmettere a noi il senso di spaesamento e di fatalismo che avvolgeva quell'America durante la depressione, il sogno come unico rifugio di fronte ad una realtà dura come lo zoccolo di un cavallo da soma. Ottima la traduzione di Michele Mari.

    ha scritto il 

  • 4

    Si legge d'un fiato

    Una singolare amicizia. Una bontà demente e distruttiva. Una storia che procede spedita verso la sua inevitabile e straziante conclusione, lasciandoti col naso incollato alle pagine.

    ha scritto il 

  • 4

    “[…] I migliori piani dei topi e degli uomini, / Van spesso di traverso, / E non ci lascian che dolore e pena, / Invece della gioia promessa!” (Robert Burns)

    Dopo l’appassionante lettura di “Furore” di qualche tempo fa, torno a Steinbeck con questo romanzo breve che affronta i temi sociali tanto cari all’autore: la crisi economica, l’emigrazione verso Oves ...continua

    Dopo l’appassionante lettura di “Furore” di qualche tempo fa, torno a Steinbeck con questo romanzo breve che affronta i temi sociali tanto cari all’autore: la crisi economica, l’emigrazione verso Ovest, lo sfruttamento, le ingiustizie e le sofferenze che ne derivano.
    Sullo sfondo di tutto ciò si muovono i due protagonisti, George e Lennie, in rappresentanza di un’umanità derelitta perennemente in cammino e in cerca, dinnanzi alle asperità della vita, soltanto di una casa e un pezzetto di terra dove mettere finalmente radici e assaporare, se non proprio la felicità, almeno la sua illusione. Intorno a loro tanti altri personaggi molto ben delineati, dal garzone Crooks, vittima del pregiudizio razziale in quanto nero, alla giovane moglie di Curley, tutti sprofondati nell’immobilità di una solitudine da cui appare vano ogni tentativo di fuga.
    Un dramma intenso e commovente, dove i sogni, le speranze, le illusioni di ognuno s’infrangono miseramente contro l’imperscrutabilità di un destino purtroppo già scritto. Un piccolo capolavoro del quale consiglio la lettura!
    Felice, infine, di aver trovato nel libro una interessantissima nota su John Steinbeck a firma di Claudio Gorlier, giornalista, docente universitario e critico letterario recentemente scomparso, che ebbi il piacere di conoscere di persona a Torino alcuni anni fa. Grazie di tutto, Professore!

    ha scritto il 

  • 4

    i miseri indomabili

    Lennie non è cattivo, Lennie non vuole fare del male, Lennie vuole solo affetto, Lennie vuole abbracciare forte, ma Lennie abbraccia spezzando le ossa, solo George lo sa, gli altri no, quindi Lennie è ...continua

    Lennie non è cattivo, Lennie non vuole fare del male, Lennie vuole solo affetto, Lennie vuole abbracciare forte, ma Lennie abbraccia spezzando le ossa, solo George lo sa, gli altri no, quindi Lennie è un mostro. Poco più di un racconto questo di Steinbeck, ma di un'intensità strabiliante. Il solito Steinbeck, quello in grado di cogliere e rappresentare quel rovescio della medaglia dagli aspetti miseri e sordidi della scintillante società americana, quella degli umili, ma non dei vinti, che sanno ancora sognare. Perché è proprio questo che rende stupefacente lo scrittore Californiano, egli non crea storie, ma scolpisce personaggi rubati dalla strada con un efficacia impareggiabile, perché non restano le vicende, ma i personaggi con i loro strascichi di umanità e disumanità in grado, pare proprio, di vivere di vita propria districandosi pure dalle vicende più drammatiche. Steinbeck fa pensare ad un Twain ma più maturo e complesso, ricorda anche London ma più acuto e modesto, ad un Hemingway ma meno ingabbiato dall'ingombrante sagoma del super uomo alcolizzato, un Faulkner ma più raggiungibile, a mio modesto parere, il punto più alto raggiunto dalla letteratura americana.

    ha scritto il 

  • 4

    C'è un non so che di primordiale e brutale in questo libro che, in sole 117 pagine, riesce ad essere profondamente d'impatto.
    Steinbeck è profondamente crudele e impietoso nel trattare i due protagoni ...continua

    C'è un non so che di primordiale e brutale in questo libro che, in sole 117 pagine, riesce ad essere profondamente d'impatto.
    Steinbeck è profondamente crudele e impietoso nel trattare i due protagonisti, Lennie e George, obbligandoli e precipitare in quello che è il loro destino in quel periodo difficile del dopo Depressione. Un dramma sociale, dove osare credere di uscire dal proprio ruolo è impossibile. Ed ecco che quel progetto così bello e semplice di un pezzo di terra proprio viene spazzato via.
    Semplice e forte Lennie, intelligente e cauto George: si presentano già come strani solo per il fatto di vagare assieme da ranch in ranch, per guadagnare i soldi necessari a quel grande progetto. Attorno a loro ruotano figure ferocemente imprigionate nei loro ruoli: da Crooks, il garzone nero, a Candy il vecchio scopino che vede sempre più vicino il suo venir rimpiazzato come il suo vecchio cane.
    Per queste persone il sogno di Lennie e George pare una follia, eppure tutti ne sono in qualche modo attratti e vorrebbero farne parte, segno di un desiderio di rivalsa che però rimane latente e che non osano concretizzare.

    Crudele, asciutto, forte.
    Ti rimane dentro fino all'ultima riga.

    ha scritto il 

  • 4

    Il titolo "Uomini e topi" si riferisce al fatto che sia gli uomini che i topi fanno dei piani per cercare di migliorare la propria vita, ma puntualmente finiscono in fallimento.
    E' proprio quel che ac ...continua

    Il titolo "Uomini e topi" si riferisce al fatto che sia gli uomini che i topi fanno dei piani per cercare di migliorare la propria vita, ma puntualmente finiscono in fallimento.
    E' proprio quel che accade a George e Lennie. Lennie è il tipico "gigante buono", non ha molto cervello e George si prende cura di lui ormai da tanto tempo che si è abituato. Devono spostarsi in un ranch della California per cercare lavoro, perché hanno perduto il precedente a causa di Lennie e della sua mania di accarezzare sempre tutto ciò che gli piace. In questo nuovo ranch intrecceranno le loro avventure insieme a quelle degli altri lavoratori: lo scopino Candy, molto affezionato al suo vecchio cane e poco utile perché ha perduto una mano; il rissoso Curley, figlio del padrone; Slim, l'autorevole ma anche molto umano capo-mulattiere; Crooks, lo stalliere di colore isolato e vittima di razzismo. Tra loro vi è anche la sensuale moglie di Curley, presagio di sventura fin dalla sua prima comparsa.
    Steinbeck è riuscito a tenermi incollata alle pagine fino alla fine: racconta della speranza di libertà, della obbligatoria condizione da sottomessi dei braccianti, della speranza di una terra propria, di razzismo. Molto commovente il personaggio di Lennie, non si può non amare: al termine sono rimasta con le lacrime al cuore, ricordando anche la sorte del povero vecchio cane di Candy.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per
Ordina per