Uomini senza donne

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.5
(759)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 222 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Catalano , Spagnolo

Isbn-10: 8806225871 | Isbn-13: 9788806225872 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Antonietta Pastore

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
E se un demone dalle fattezze femminili facesse di tutto per venire a letto con noi? E se un marito decidesse di diventare amico dell'amante della moglie? E se Gregor Samsa si svegliasse una mattina trasformato in un essere umano? Sette storie d'amore e di mistero. Perché d'amore e mistero è fatta la vita, e nessuno sa raccontarla come Murakami Haruki.

Una mattina Gregor Samsa si sveglia in un letto e scopre con orrore di essersi trasformato in un essere umano. Non ricorda nulla della sua vita precedente. Che fine ha fatto lo spesso carapace che lo proteggeva? E perché adesso è ricoperto da questa sottile, delicata pelle rosa? Chi, o cosa, era prima di quel risveglio? Insomma, adesso Samsa dovrà adattarsi alla nuova e «mostruosa» condizione di uomo. Quando però alla sua porta bussa una ragazza il cui fisico è deformato da un'enorme gobba, Samsa dovrà fare i conti con qualcos'altro di sconosciuto: il desiderio e l'erotismo visto con gli occhi nuovi di chi sa andare oltre le apparenze. Habara, il protagonista di «Shahrazad», è un uomo solo, confinato in una casa nella quale gli è vietato ogni contatto col mondo. Non sapremo mai perché, e in fondo non è importante: quello che sappiamo è che il suo unico svago sono le visite regolari di una donna misteriosa che lo rifornisce di libri, musica, film... e sesso. Ma soprattutto gli racconta delle storie, proprio come faceva Shahrazad. E in queste storie Habara si tuffa come un bambino, finalmente libero. Ecco, è proprio questo che vive il lettore di Murakami: la sensazione di inoltrarsi in un altro universo, di essere «come una lavagna pulita con uno straccio umido, libero da preoccupazioni e brutti ricordi». Almeno fino alla storia successiva. Nove anni dopo I salici ciechi e la donna addormentata, Murakami Haruki regala ai suoi lettori una nuova raccolta di racconti, sette distillati della sua arte e dei suoi temi: il fantastico che irrompe nel quotidiano, la nostalgia per ciò che non è stato, ma soprattutto la ricerca della felicità tra uomini e donne.

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  • 2

    Provo sempre un senso di amaro in bocca e fastidio quando finisco di leggere un testo in prosa giapponese e in generale sono davvero pochi gli autori nipponici che non mi provocano questa strana forma ...continua

    Provo sempre un senso di amaro in bocca e fastidio quando finisco di leggere un testo in prosa giapponese e in generale sono davvero pochi gli autori nipponici che non mi provocano questa strana forma di nervosismo. E lo dico facendo una premessa doverosa, e cioè che uno dei miei testi preferiti in assoluto è un classico della letteratura giapponese, a dimostrazione che non si tratta di una presa di posizione a priori e immotivata, ma di una sensazione ricorrente e, allo stesso tempo, assai circostanziata.
    Forse sarà che di solito diffido dai libri con una prosa troppo semplice perché il primo istinto, quando ne ho uno tra le mani, è di considerarlo un diversivo piacevole senza aspettarmi di impararne grandi cose. Capita però, non tanto di rado, per fortuna, che libri di tal fattura contraddicano questo mio essere prevenuta, ma mai questo tipo di smentita mi è giunta da un testo di Murakami, devo ammetterlo. Su di me la sua prosa ha sempre lo stesso effetto: mi piace, ma non mi affascina. Un napoletano direbbe: “è bell, ma n’abball” (è bello ma non balla) e mi piace descrivere la mia esperienza di lettura del nipponico con queste parole.
    Che la semplicità espositiva di Murakami sia congenita alla prosa giapponese tout court non è una giustificazione nel suo caso. Tanizaki, Mishima e Kawabata sono la dimostrazione che come diceva Hofmannsthal, la complessità a volte si nasconde proprio lì, sulla superficie.
    Quello che non mi piace di Murakami è che più che la buona prosa giapponese, il suo stile mi ricordi piuttosto la medio-alta prosa americana main stream, alla quale lo scrittore sembra continuamente strizzare l’occhiolino pur mantenendosi fedele alle ambientazioni nipponiche dalle quali scrive. In tal senso, questi racconti non sono un’eccezione. Certo, devo ammetterlo, non ho mai lasciato un libro di Murakami a metà strada (forse solo uno, ora che ricordo, una raccolta di racconti anche quella). Trovo che i suoi testi siano ancora scritti e pensati sufficientemente bene da incuriosirmi fino all’ultima pagina ma è come se, dopo una buona partenza, fossero incapaci di decollare e farmi fare quei voli pindarici nei quali i colleghi prima citati, invece, mi conducono ogni volta. Nonostante la delusione che mi coglie puntuale, però, trovo che la prosa di Murakami sia qualcosa su cui valga la pena riflettere con maggior attenzione e ho pertanto tentato di capire a caldo cosa davvero mi abbia lasciato la lettura di questi testi.
    Esattamente come non trovo che le storie narrate siano eccezionali, devo anche però ammettere che ho trovato interessante il principio poetico con le quali sono selezionate e composte: questo voler dialogare con i ‘miti’ della letteratura mondiale, vale a dire con le narrazioni canonizzate e sacralizzate da utilizzare come canovaccio o sulle quali tentare delle variazioni. Si tratta di un’operazione sicuramente interessante pur senza essere innovativa, ovvio. In tal senso salvo Murakami perché mi è parso chiaro che lo scopo dell’autore non sia quello di misurarsi con delle figure sacre (Shahrazād o Gregor Samsa, tra quelli immediatamente manifesti) ma con delle strutture stesse della narrazione, con quei modi del dire l’arte che sono selezionati all’intero di un panorama ampio e internazionale e utilizzati per dar vita a ogni singolo racconto [tra gli esempi più lampanti: la coazione a narrare per aver salva la vita, l’osservazione della realtà da una prospettiva di vita differente, la divinazione a mezzo dell’interpretazione dei segni che la vita ci manda in forma di animali, persone o luoghi].
    Ho anche trovato interessante che in quasi tutti i racconti sia presente una persona terza, estranea alla storia narrata ma scelta a testimoniare il verificarsi degli eventi, il dispiegarsi di passioni, l’evolversi di destini. Come non vedere in quei personaggi, di volta in volta diversi nei vari racconti, la prefigurazione del lettore stesso e delle domande che questi potrebbe porre al testo, ai suoi personaggi?
    Una delle sensazioni che la lettura di testi giapponesi riesce sempre, ogni volta, a lasciarmi è il forte paradosso su cui si fonda la cultura nipponica. Questi piccoli cammei narrativi mostrano senza pietà che nonostante sia una delle più avanzate al mondo da numerosi punti di vista, la cultura del Giappone continui a fondarsi su usi e tradizioni antichi e anacronistici. Primeggiare e produrre diventano per questi personaggi, così come per milioni di persone in quel paese, fonte di ansia e oppressione, di schiavitù fisica o psicologica che sfocia spesso nelle turbe e nei desideri più biechi o inconfessabili. A nessuno è concesso sottrarsi al meccanismo che regge questa macchina sociale e persino Kino, protagonista di uno degli ultimi racconti, dovrà piegarsi a una volontà non sua per sperare in una tranquillità futura che non sappiamo se mai arriverà. Non è un caso che l’ultimo racconto faccia riflettere il lettore sulla piaga del suicidio che resta in paesi come quello – al quale guardiamo sempre con desiderio e curiosità come a un modello di funzionalità riuscito – una delle modalità di evasione più utilizzate.
    È proprio questa consapevole escalation dell’angoscia presente in tutti i racconti in questo finale tragico, che mi lascia propendere per salvare questo libro, perché ho trovato che con grande consapevolezza, col più semplice dei toni che poteva usare per narrare, Murakami sia stato così capace di consegnare alle sue pagine un mordace atto di denuncia ai meccanismi malati che reggono il suo mondo e che nessun tipo di trasfigurazione mitologica può riuscire a mascherare.

    ha scritto il 

  • 4

    "É così che diventi uno dei tanti uomini senza una donna. In un attimo. E una volta che lo sei diventato, la loro solitudine ti si attacca addosso per sempre, è un colore che ti entra dentro, come una ...continua

    "É così che diventi uno dei tanti uomini senza una donna. In un attimo. E una volta che lo sei diventato, la loro solitudine ti si attacca addosso per sempre, è un colore che ti entra dentro, come una macchia di vino su un tappeto chiaro. Farla sparire è un lavoro improbo. Col tempo può darsi che sbiadisca, ma almeno finché respiri resterà lì, indelebile."

    ha scritto il 

  • 2

    Deludente...

    Il libro si divide in sette brevi racconti, nessuno di essi però mi ha particolarmente colpito forse perché troppo brevi per coinvolgerti nella lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Solitamente preferisco le raccolte di racconti brevi ma con Murakami la cosa si ribalta. Di lui apprezzo a pieno il romanzo, i racconti mi lasciano un senso incompiuto o forse sono io che non arrivo a ...continua

    Solitamente preferisco le raccolte di racconti brevi ma con Murakami la cosa si ribalta. Di lui apprezzo a pieno il romanzo, i racconti mi lasciano un senso incompiuto o forse sono io che non arrivo a capirli ma il più delle volte mi pare siano delle conversazioni buttate lì ... così tanto per parlare.

    ha scritto il 

  • 3

    letto come secondo libro di murakami.
    niente da dire per come scrive.
    è un maestro, ma forse il mio cuore latino ha sensibilità diversa dal suo cuore orientale.
    non sento pulsare le tempie.
    ma il live ...continua

    letto come secondo libro di murakami.
    niente da dire per come scrive.
    è un maestro, ma forse il mio cuore latino ha sensibilità diversa dal suo cuore orientale.
    non sento pulsare le tempie.
    ma il livello estetico è ottimo.
    ne proverò un terzo.
    ed è bene.

    ha scritto il 

  • 5

    All'improvviso capisci lo stato d'animo dei protagonisti che rimasti senza donne si lasciano trasportare dalla malinconia, Murakami mi ha incantato anche con questo libro.

    ha scritto il 

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