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Utz

By Bruce Chatwin

(679)

| Others | 9788845915208

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  • 5 people find this helpful

    “Piccolo è bello o è bello ciò che piace?”

    Lo spiazzo davanti la mia casa in montagna,che usiamo da posteggio, è pieno di formicai. Vent’anni fa vi abbiamo piantato tre palme dattilifere. Erano piccoline e striminzite e ora sono belle robuste e frondose.
    Quei formicai mi danno da pensare. Ci ...(continue)

    Lo spiazzo davanti la mia casa in montagna,che usiamo da posteggio, è pieno di formicai. Vent’anni fa vi abbiamo piantato tre palme dattilifere. Erano piccoline e striminzite e ora sono belle robuste e frondose.
    Quei formicai mi danno da pensare. Ci danno da pensare! Chè le signorine si sono sbafate tre bei mandorli che a primavera, com’è giusto, fiorivano e che tanto tristi erano diventati con quei rami neri che chiedevano l’eutanasia. Li abbiamo abbattuti.
    Mio marito ha provato tutti “questi sono l’ultimo sicuro ritrovato per debellare le formiche” che al consorzio si fanno pagare a sangue di papa, con rispetto parlando.
    Dopo una settimana, tutte baldanzose, si sono create un’altra tana con doppio ingresso.
    Mi preoccupano le formiche ma non riesco a odiarle. Me ne sto a osservarle. Indaffarate e concentratissime senza un minimo di spensieratezza. Se ne trovi una sperduta quasi quasi ne leggi negli occhi l’angoscia di essersi persa mancando al suo dovere. Mica se n’era andata a spasso!
    “Ahime quanto somiglia il loro costume al nostro!”.
    Quell’andare avanti e indietro, con una fraschetta tra le zampine e a volte con cadaveri di scarabei mille volte più grossi di loro, è la loro ragione di vivere. E meno male che ne sono inconsapevoli tanto quanto i cosiddetti umani così superbi.
    Perché, se Utz avesse avuto contezza dell’inutilità di collezionare porcellane di Meissen scendendo suo malgrado a compromessi con tutti i regimi che avevano squassato la mite amatissima Praga, noi non l’avremmo mai incontrato.
    Deliziosa formica operaia Utz, che la ricorderesti senza baffi se all’improvviso il narratore, conosciuta la sua impensabile passione anche per le prosperose cantanti d’opera e d’operetta, non gli appiccicasse due baffetti malandrini che solleticano con ardore le gole delle donne e le colombine di porcellana.

    Dove vanno a finire le formiche operaie quando muoiono?
    Dove sono andate a finire tutte le statuine di Utz, comprese quelle accumulate nel caveau svizzero?
    Ci importa sapere che Utz sia vissuto veramente e che per un caso letetrario sia diventato un eroe? Chi finisce sulla carta stampata non gode di almeno un quarto d’ora di celebrità, alla faccia di nazisti, comunisti o finti democratici?

    E quanto è dolce Praga, quella che noi turisti siamo abituati a vedere e quella nascosta dei praghesi, che ancora adorano Rodolfo il mite, re folle grande collezionista immortalato dall’Arcimboldi e adorato manco a dirlo dal barone Utz.
    Ma ogni formica operaia non si scopre a volte un fuco, a volte una regina?
    È dolce persino l’odiata Vichy, da cui lui fuggiva per la noia ritornando nella Praga prigioniera, stupendo i suoi stessi ridicoli aguzzini.
    Quanti ricordi in comune con Utz. Le statuine di porcellana sulle toelette delle mie zie, regali di nozze di quel 1920. La primavera di Praga e Dubček e Jan Palach.
    Che formica antica sono anch’io.

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    Maria Francesca e basta said on Sep 8, 2014 | 7 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Praga era ancora la più misteriosa delle città europee, dove il soprannaturale era sempre possibile.

    I collezionisti sono tutti un po' maniaci. Adorano i pezzi della loro collezione, ne parlano con enfasi, l'idea di separarsene li sconvolge. Utz non fa differenza. Questo curioso presunto barone colleziona ceramiche di Mussein e l'idea che alla sua m ...(continue)

    I collezionisti sono tutti un po' maniaci. Adorano i pezzi della loro collezione, ne parlano con enfasi, l'idea di separarsene li sconvolge. Utz non fa differenza. Questo curioso presunto barone colleziona ceramiche di Mussein e l'idea che alla sua morte il museo cittadino se ne impossesserà non gli fa assolutamente piacere.
    La trama di questo breve romanzo non è un granché, ma si legge in fretta . Quello che più mi è piaciuto è Utz, così maniaco e ridicolo, ma anche geniale, e Praga, decadente e sottomessa, ricca di leggende e misteri.

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    Mari said on Jul 25, 2014 | 3 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    <<.... evocazione insieme ironica e struggente....>>: breve romanzo dalla trama curiosa, ispirato a una storia vera.

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    Bianca (e ora?) said on Feb 5, 2014 | 3 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Non ho mai letto Chatwin. Chi ama Chatwin non ha apprezzato Utz, ecco forse perché invece a me è piaciuto tantissimo.

    Utz è un raffinato collezionista di porcellane di Meissen che grazie al suo fragile tesoro riesce a destreggiarsi durante gli anni ...(continue)

    Non ho mai letto Chatwin. Chi ama Chatwin non ha apprezzato Utz, ecco forse perché invece a me è piaciuto tantissimo.

    Utz è un raffinato collezionista di porcellane di Meissen che grazie al suo fragile tesoro riesce a destreggiarsi durante gli anni bui dello stalinismo in Cecoslovacchia. La storia per Utz è un puro "rumore di fondo" dove la Gestapo, la polizia segreta e furfanti vari non sono altro che creature di latta; la porcellana è il vero e unico antidoto contro la decadenza, una ricchezza incommensurabile.

    Il ritratto di Utz che ci viene svelato piano piano dall'io narrante scaturisce da una visita di poche ore a Praga.
    Solo se si è disposti a lasciarsi guidare per le strade di questa città, a cogliere la sobria eleganza dei suoi ristoranti, a respirare l'odore della cultura viva nonostante la repressione e la polvere, si può apprezzare questo piccolo libricino.
    In fondo anche qui si può parlare di viaggio, meno esteso geograficamente ma più intenso dal punto di vista psicologico.

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    e-bookworm (do androids dream of electric sheep?) said on Dec 6, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Durante l'intervallo rifletté sull'assurdità della sua posizione: l'ennesimo rifugiato mitteleuropeo di mezza età alla deriva in un mondo ostile! E, peggio ancora, il più inutile dei rifugiati, un esteta!

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    Serena Somma said on Dec 2, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Tutto sulla terracotta (e poco altro)

    "Nel fuoco le porcellane muoiono e poi tornano a vivere. Il forno, deve capire, è l'Inferno"
    Un libro bello, garbato, elegante, ironico, piacevole ma claustrofobico. Porcellane, porcellane, e ancora porcellane. In questo libro si parla al 99% porcell ...(continue)

    "Nel fuoco le porcellane muoiono e poi tornano a vivere. Il forno, deve capire, è l'Inferno"
    Un libro bello, garbato, elegante, ironico, piacevole ma claustrofobico. Porcellane, porcellane, e ancora porcellane. In questo libro si parla al 99% porcellane, poi cibo, un accenno alle donne e poco altro. La collezione di maioliche diventa quasi una prigione, fisica e mentale, come il materialismo di Utz e soprattutto come Praga con i suoi microfoni e la sua polizia segreta è una prigione all'esterno dell'altra più angusta prigione. La Praga descritta ricorda quella dell'orgia di Praga di Roth, racconto particolarmente bello per brio, ironia, e leggerezza. Quello che succede alla dogana, i modi della polizia, l'amicizia telefonica tra il protagonista e chi lo deve spiare è simile nei due libri e fa pensare al film (bellissimo) Le vite degli altri. Tra nazismo e comunismo, Utz vive isolato dal mondo pensando solo a come mettere in salvo la preziosa collezione, abbastanza esperto su come trattare gli uomini di qualsiasi regime. La sua vita sembrerebbe abbastanza misera ma il finale fa ben sperare. Potrebbe essere liberatorio ( anche se un po' avanti nella storia per essere liberatorio anche per il lettore).
    Forse Utz ha trovato la felicità nella vita vera, magari nel matrimonio con l'unico essere umano che lo adorava, la cameriera Marta. Ma questa è la speranza dell'amico che torna e chiede di lui.
    La cosa più probabile (secondo me, non secondo l'amico) è che Utz abbia nascosto le porcellane da qualche parte in barba al regime, magari in un doppio fondo della sua bara. Ma di questo nel libro non si parla.

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    Mario Inisi said on Aug 8, 2013 | Add your feedback

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