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V.M. 18

Di

Editore: Fazi

3.0
(596)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 491 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8881128276 | Isbn-13: 9788881128273 | Data di pubblicazione: 

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Descrizione del libro
All'interno di collegiali ambienti dal decadente ed eccentrico fascino, la libertina-criminale-esteta quattordicenne Desdemona, in compagnia delle altrettanto perverse e licenziose coetanee Cassandra e Animone, si sollazza tra orge e delitti, bevendo l'allucinatorio cocktail Reietto, e divertendosi a drogare talune vittime iniettandogli nei globi oculari il potente Acido Viperinico Liquido. Tali imprese crudelmente voluttuose si compiono sotto il nome del Manifesto Delle Spietate Ninfette, di cui fanno parte le tre feroci e lussuriose fanciulle, abitanti insieme la Stanza Furente, e dedite al massacro di ogni purezza. Le integerrime collegiali, le malfatte istitutrici Polissena e Pelopia, l'altera direttrice Andromaca, la burrosa insegnante Giocasta, il consorte custode Agamennone, i dotati diciottenni Creonte e Minosse che frequentano il conservatorio poco distante, tutti sono in ostaggio delle Spietate Ninfette che, traendone cospicui profitti, li condurranno dentro giochi colmi di scellerate turpitudini.
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  • 2

    A volte il troppo stroppia...

    Ho cominciato questo libro per approcciarmi con l'autrice. C'è chi la ama e chi la odia... bè per me ha tanta strada da fare prima di potersi affermare scrittrice a tutti gli effetti. La scrittura ha ...continua

    Ho cominciato questo libro per approcciarmi con l'autrice. C'è chi la ama e chi la odia... bè per me ha tanta strada da fare prima di potersi affermare scrittrice a tutti gli effetti. La scrittura ha un tratto un pò infantile, nonostante la maestria dell'utilizzo del linguaggio settecentesco oserei dire.
    Il punto è questo: la storia è intrigante alle prime 100 pagine, poi però diventa monotono e noioso. Premetto che bisogna leggerlo nel periodo gisto, ma di certo dopo pochi capitoli cominci a provare tedio per la ripetitività delle scene spesso fini a se stesse.
    Darò sicuramente una seconda possibilità sia al libro che all'autrice, sperando che sia stato il periodo sbagliato per leggere il romanzo...

    ha scritto il 

  • 4

    "L'amore è un'illusione utilizzata dall'umana razza per allietare il tedio"

    Sicuramente il più cruento della trilogia "Desdemona Undicesima", "V.M. 18" colpisce non tanto per le efferatezze compiute dalle tre Spietate Ninfette (anche se, in alcuni punti, verrebbe spontaneo ch ...continua

    Sicuramente il più cruento della trilogia "Desdemona Undicesima", "V.M. 18" colpisce non tanto per le efferatezze compiute dalle tre Spietate Ninfette (anche se, in alcuni punti, verrebbe spontaneo chiudere il romanzo e passare ad altro), quanto più per la scrittura, sempre raffinata, elegante, attenta e studiata della Santacroce, che stupisce per la sua proprietà di linguaggio e per le modalità di assemblaggio dei termini.
    E' una lettura forte, senza alcun dubbio, e non adatta a tutti. A mio parere, come per "Amorino" (il Purgatorio della trilogia), se si riesce ad andare oltre all'esagerato mondo creato dalla scrittrice, se ci si sofferma sulle parole piuttosto che sulle immagini, è tranquillamente possibile restare affascinati.

    ha scritto il 

  • 4

    Estremo, crudele, perverso, questi gli aggettivi che per primi mi vengono in mente per descrivere questo libro. Lo stile della Santacroce è molto elaborato e barocco e può non piacere. L'unico aspetto ...continua

    Estremo, crudele, perverso, questi gli aggettivi che per primi mi vengono in mente per descrivere questo libro. Lo stile della Santacroce è molto elaborato e barocco e può non piacere. L'unico aspetto che a me non piace molto è il continuo ripetersi di alcune frasi, cosa che all'inizio magari può essere utile per rinfrescare la memoria su un personaggio o un avvenimento di qualche pagina prima, ma dopo un po' diventa stancante. Le situazioni descritte sono, a mio parere, volutamente esagerate ed estremizzate, a volte anche inverosimili, per creare un'atmosfera da fiaba nera il cui messaggio è l'odio per il perbenismo, l'ipocrisia ed il buonismo che pervadono a volte la nostra società. Sconsigliato ai cuori puri.

    ha scritto il 

  • 5

    Giù nel baratro della perversione

    Allora premetto che adoro la Santacroce e il suo stile di scrittura molto incisivo. Questo libro si distingue dagli altri sia per lo stile più "prolisso" che per l'ambientazione in un collegio oltremo ...continua

    Allora premetto che adoro la Santacroce e il suo stile di scrittura molto incisivo. Questo libro si distingue dagli altri sia per lo stile più "prolisso" che per l'ambientazione in un collegio oltremodo Bizzarre. Detto questo a me il libro è piaciuto molto, ho apprezzato la figura spietata della ninfetta Desdemona, personaggio ben delineato con peculiari caratteristiche che la rendono unica. Vedo numerose critiche anche verso i temi forti e a sfondo sessuale trattati con estrema nonchalance; beh che dire io ho amato anche questo aspetto: un momento leggi di situazioni in cui l'erotismo/estetismo la fa da padrone e ti diverti e poi ti ritrovi a leggere di situazioni molto horror non facilmente digeribili. Questa contrapposizione, così come quella fra il Bene e il Male di cui si parla nel libro a mio avviso ha dato punti in più al romanzo. In conclusione, particolare, ma in positivo!

    ha scritto il 

  • 3

    l'inferno rococò

    E' indubbiamente un romanzo pornografico, una pornografia della violenza. Non tanto perché le torture inflitte dalla protagonista adolescente Desdemona e dalle sue compagne Cassandra e Animone, a inse ...continua

    E' indubbiamente un romanzo pornografico, una pornografia della violenza. Non tanto perché le torture inflitte dalla protagonista adolescente Desdemona e dalle sue compagne Cassandra e Animone, a insegnanti e studenti di uno stravagante collegio, sono per lo più a sfondo sessuale, ma perché si tratta di atti fini a se stessi, caricaturali, avulsi da ogni senso logico e pretesa realistica.
    L'inferno, secondo Isabella Santacroce, più che un ossimoro è una grande fregatura: la libertà anelata e ostentata da Desdemona, che la porta, a suon di trasgressioni, a sfidare Dio Onnipotente, credendosi sua pari, si rivela una nuova prigione.
    In raffinate stanze rococò, un tempo, scandito ossessivamente in minuti e secondi, ibrida suggestioni di epoche diverse: da Lewis Carroll, passando per il manifesto futurista, fino ai manga contemporanei; ma tutta questa erudizione ostentata, altro non è che la patina di un universo putrefatto. Alle pareti stanno appesi ritratti di nobildonne defunte, i corridoi sono arredati con giraffe impagliate, i muri dipinti di un mortifero colore verdognolo. Persino i lineamenti dei personaggi, dietro un'estetica impeccabile, diventano molli, viscidi, somiglianti a quelli di mostruose creature marine.
    I movimenti compulsivi dei protagonisti, con la loro psicologia elementare, come fossero tutti delle marionette; le pose nevrotiche, catalogate con nomi ben precisi, i balletti isterici, altro non sono che una gabbia, che riveste la rinuncia alla propria umanità.
    Rinuncia che conduce non all'elevazione mistica, ma ad un'insoddisfazione senza speranza. L'unico sentimento che Desdemona riesce a provare e che, sebbene sfumato, sarà la sua condanna è la profonda nostalgia di ciò che non avrà mai. Un'inquietudine che la porta ad accoppiarsi con gli animali, alla ricerca inutile di quella purezza, che solo un istinto inconsapevole può dare.
    Purtroppo una grave lacuna del testo è quello stile, lodato dai più, come raffinato, che in realtà nasconde sciatterie dietro qualche parola ricercata. Non tanto per la ripetizione di interi paragrafi, che anzi ricorda l'andamento dei poemi classici, così come i nomi mitologici, volutamente dati a caso, o per le parole scelte più per il suono che per il senso, ma quanto perché manca uno studio approfondito sulla lingua. Ad esempio sarebbe stato suggestivo mescolare linguaggi antichi e contemporanei, curare meglio le descrizioni degli ambienti, che invece sembrano prese da manuali d'arte così da far provare davvero al lettore il senso di decadenza che pervade la storia.

    ha scritto il 

  • 2

    "Per me la scrittura è rivolta, io mi sento una rivoltosa, una strana guerriera spaventata e coraggiosa, da questo nasce l'idea di farmi fotografare con un maschera. L'inchiostro è la mia arma. Sì, violenza e lirismo, amore e rabbia, dolcezza e morte."

    Prendo spunto dall'incipit del titolo per parlare di questo libro: scrittura come rivolta, come arma. Strano connubio quella tra scrittura e arma, una creata per dare vita e l'altra per toglierla.
    Ana ...continua

    Prendo spunto dall'incipit del titolo per parlare di questo libro: scrittura come rivolta, come arma. Strano connubio quella tra scrittura e arma, una creata per dare vita e l'altra per toglierla.
    Analizzando le poco più di 100 pagine che ho letto, posso dire che di scrittura ce ne è parecchia e di una qualità tale da lasciare senza fiato; una prosa tale nel 2007 è un sogno, un arpeggio libidinoso che sollazza e purifica un'epoca lorda di isterismi calligrafici.
    Purtroppo ci si ferma qui. Lo scritto anela a più di quanto non possa raggiungere con il solo stile, non tenendo conto di quanto possano gravare sul lettore 400 pagine circa di mero pretesto per parlare di sordidi e ambigui desideri adolescenziali. Le fantasie contenute nel libro sono pura e semplice depravazione giovanile, senza alcuna trama capace di supportare queste funamboliche goliardie sessuali.
    Peccato.

    ha scritto il 

  • 1

    zeroidee

    Romanzo che quanto a trama e narrazione starebbe benissimo dentro i 140 caratteri, stile Twitter.
    Un solo tema, ripetuto in ogni capitolo invertendo di volta in volta nomi e parole e situazioni ma non ...continua

    Romanzo che quanto a trama e narrazione starebbe benissimo dentro i 140 caratteri, stile Twitter.
    Un solo tema, ripetuto in ogni capitolo invertendo di volta in volta nomi e parole e situazioni ma non cambiando di una virgola il risultato (invertendo l'ordine dei fattori...).
    Santacroce in evidente calo di ispirazione; il libro sembra scritto copiando da un sillabario dell'ottocento per creare un linguaggio fintamente pomposo e forbito, mentre pensava sicuramente alla lista della spesa...

    ha scritto il 

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