V.M. 18

Di

Editore: Fazi

3.0
(621)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 491 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8881128276 | Isbn-13: 9788881128273 | Data di pubblicazione: 

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo

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Descrizione del libro
All'interno di collegiali ambienti dal decadente ed eccentrico fascino, la libertina-criminale-esteta quattordicenne Desdemona, in compagnia delle altrettanto perverse e licenziose coetanee Cassandra e Animone, si sollazza tra orge e delitti, bevendo l'allucinatorio cocktail Reietto, e divertendosi a drogare talune vittime iniettandogli nei globi oculari il potente Acido Viperinico Liquido. Tali imprese crudelmente voluttuose si compiono sotto il nome del Manifesto Delle Spietate Ninfette, di cui fanno parte le tre feroci e lussuriose fanciulle, abitanti insieme la Stanza Furente, e dedite al massacro di ogni purezza. Le integerrime collegiali, le malfatte istitutrici Polissena e Pelopia, l'altera direttrice Andromaca, la burrosa insegnante Giocasta, il consorte custode Agamennone, i dotati diciottenni Creonte e Minosse che frequentano il conservatorio poco distante, tutti sono in ostaggio delle Spietate Ninfette che, traendone cospicui profitti, li condurranno dentro giochi colmi di scellerate turpitudini.
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  • 2

    «[…] deve essere impeccabile il corpo, se vuol contenere magistralmente al suo interno i più torbidi vizi».

    Un libro che ha una genesi editoriale particolare, e che ormai è fuori produzione e con una copertina da urlo (per alcuni ribrezzo) incuriosisce il lettore, e non poco, per capire fin dove si è spinta ...continua

    Un libro che ha una genesi editoriale particolare, e che ormai è fuori produzione e con una copertina da urlo (per alcuni ribrezzo) incuriosisce il lettore, e non poco, per capire fin dove si è spinta l’estrosa e quanto mai imprevedibile scrittrice.
    La protagonista è la giovanissima Desdemona, appartenente ad una buona famiglia, da cui però vuole staccarsene, e per fortuiti casi la stessa viene mandata al Collegio delle Fanciulle dove potrà dare viva espressione ad ogni suo piacere/perversione.
    Qui conoscerà le due compagne di stanza oltre che di sfaceli e disavventure Cassandra e Animone, con cui si divertirà a smuovere l’apparente turpitudine di questo Collegio.
    Le stesse, che nel romanzo si ribattezzano le tre spietate Ninfette dopo aver redatto il diabolico Manifesto a cui tutte le educande devono sottostare si divertono nel soddisfare i più reconditi piaceri del corpo (sorretti dal voler elogiare il Male, perché se si decide di credere nel Bene non si può escludere il Male), fino ad arrivare all’omicidio, alla punizione, alla violenza più efferata, per non parlare di pratiche zoofile, il tutto condito con liquidi che alterano la coscienza e la percezione della realtà come il Cocktail Reietto e l’Acido Viperinico Liquido.
    Vittime della supremazia di queste fanciulle non saranno solo le altre educande, e anche alcuni uomini come Creonte e Minosse, ma anche le insegnati, Giocasta e il marito, le educatrici Polissena e Pelopia e la direttrice Andromaca.
    Il concetto che sorregge ogni parola, atto, esagerazione di tutto il libro (che onestamente non consiglierei ai deboli di spirito, ai chierichetti, e a chi ha pregiudizi di sorta, o comunque non riesce a legge oltre il testo, che ad ogni modo è l’apoteosi dell’esagerazione in ogni senso e direzione) è il seguente: l’Onnipotente essendo privo di libero arbitro non può esercitare il Male, ma l’uomo non essendone privo può esercitarlo, e ripudiare il Male è come ripudiare Dio, nella concezione della fanciulla peccaminosa.

    Nel libro vengono elencate anche le regole, e le conseguenti punizioni che regolano il Collegio.
    Regola numero uno: è severamente proibito discorrere d’ogni dissolutezza.
    Punizione in caso d’infrazione: due vergate sulle gambe, e immersione in acqua ghiacciata di cinque minuti.
    Regola numero due: è severamente proibito qualsiasi masturbatorio atto.
    Punizione in caso d’infrazione: dodici vergate sulle terga, e immersione nell’acqua ghiacciata per trenta minuti.
    Regola numero tre: è severamente proibita qualsiasi lesbica-amatoria-pratica.
    Punizione in caso d’infrazione: ventidue vergate sulle natiche, e immersione in acqua ghiacciata di sessanta minuti.
    Regola numero quattro: è severamente proibito introdurre in senza umani esseri dal maschile sesso.
    Punizione in caso d’infrazione: trentadue vergate sul ventre, e immersione in acqua ghiacciata di novanta minuti.
    Regola numero cinque: è severamente proibito copulare con umani esseri dal maschile sesso.
    Punizione in caso d’infrazione: quarantadue vergate sulla vulva, e immersione in acqua ghiacciata di centoventi minuti.

    Il senso del libro per me potrebbe essere anche in questo passo – o perlomeno me lo auguro –: «Non v’era uno svilente sentimento amoroso ad unirci, piuttosto un’incontenibile voglia di sommare le nostre potenze, per creare un universo parallelo, e dissomigliante da quello in cui stavamo vivendo».

    E ancora nel libro vengono descritte le pose di seduzione con dovizia: L’espressione Merletto, L’espressione Fazzoletto, il Sorriso Numero Venti, la Posa Numero Sette e la Posa 666Desdemona.
    Il libro si caratterizza per uno stile eccessivo e barocco, che però se letto con i dovuti tempi non stanca, certo è in alcuni casi i termini sono ridondanti come l’uso eccessivo di “summenzionate” o la specificazione negli orari dei secondi (es. alle diciotto virgola trenta, alle cinque virgola quarantacinque).
    Dopo tutto questo peregrinare a cavallo (ci sarebbe da specificare altro) alle smodate passioni, mi piace concludere con le parole di Desdemona, che ci dice:
    «Arrivai alla conclusione seguente: l’amore è un illusione utilizzata dall’umana razza per allietare il tedio. Anche gli amorosi strazi, le atrocità amorose che infarciscono i romanzi tanto adorati dalle donne, quelle sentimentali sofferenze che l’amore munificamente elargisce agl’appassionati amanti: i rovinosi pianti, gli impeti, i giuramenti, i sacrifici, la dedizione, tutto era illusione utilizzata dall’umana razza per allietare il tedio.
    Non bisognavo d’allietarmi, ero fin troppo lieta fra le mie sommesse, per allietare il mio tedio non necessitavo di ricorrere a un’illusione da defunti, quindi non amavo, nulla dovevo rallegrare del mio già rallegrato gaudio.
    Ero un’amante dei bagordi, un’assassina, una libertina, una Spietata Ninfetta, io non ero un umano essere bisognoso dell’illusione dell’amore per rallegrare il tedio: io ero l’Eroina dell’Estasi».

    ha scritto il 

  • 3

    Riconosco che è un obbrobrio di libro sotto svariati punti di vista, ma a me è piaciuto lo stesso. Che dire...è di certo un grande omaggio al movimento decadente della letteratura; non è un libro che ...continua

    Riconosco che è un obbrobrio di libro sotto svariati punti di vista, ma a me è piaciuto lo stesso. Che dire...è di certo un grande omaggio al movimento decadente della letteratura; non è un libro che consiglierei ad ogni modo

    ha scritto il 

  • 2

    Apprezzabile unicamente per lo sforzo non indifferente compiuto dalla sua autrice: scrivere 500 pagine di roba simile non deve essere stato per niente facile ed è comunque un atto che denota una coere ...continua

    Apprezzabile unicamente per lo sforzo non indifferente compiuto dalla sua autrice: scrivere 500 pagine di roba simile non deve essere stato per niente facile ed è comunque un atto che denota una coerenza granitica. Peccato però che queste 500 pagine siano ammorbate da uno stile fintamente letterario, ampolloso, artefatto, inconsapevolmente parodistico e involontariamente comico. Peccato anche che il romanzo sia soltanto un'infinita galleria di turpitudini del tutto gratuite, del tutto improbabili, allestite in un crescendo di degradazione e repulsione senza tregua. La Santacroce con questo romanzo voleva fare letteratura e in un certo senso ci è riuscita: "V.M. 18" è un grandissimo punto di arrivo del trash letterario.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Vabbè, copiare da wikipedia, dai!

    Nel libro a un certo punto si parla della miastenia grave, e la scrittrice la introduce così:

    La Miastenia Gravis (spesso abbreviata in MG, dal greco myastheneia, 'debolezza muscolare', e dal latino g ...continua

    Nel libro a un certo punto si parla della miastenia grave, e la scrittrice la introduce così:

    La Miastenia Gravis (spesso abbreviata in MG, dal greco myastheneia, 'debolezza muscolare', e dal latino gravis, 'grave') è una neuromuscolare malattia, caratterizzata da fluttuante muscolare debolezza.

    Su wikipedia italiana (alla data di oggi), alla stessa voce, si legge:

    La miastenia gravis (spesso abbreviata in MG, dal greco myastheneia, “debolezza muscolare”, μύς - muscolo, ά - privativo, σθένος - forza, e dal latino gravis, "grave”) è una malattia neuromuscolare caratterizzata da debolezza muscolare fluttuante e affaticabilità.

    Ora, non credo che wikipedia abbia copiato dal libro, anche perché l'introduzione della stessa voce sulla wikipedia inglese è molto simile. Direi più probabile che sia avvenuto il contrario.
    Inoltre la pirimidina, sostanza suggerita nel romanzo come cura per la miastenia grave è stata usata per la prima volta sui pazienti nel 1954. Un bel po' più tardi dell'ambientazione del romanzo, che vorrebbe essere fine-ottocentesca. Non sono un medico, ma ci ho messo cinque minuti a documentarmi su internet.

    Ma questi sono dettagli pedanti. Quanto alla storia in sé, se ho capito bene il messaggio, è che abbandonarsi ai propri istinti - anche quelli più bassi e nefandi - è una cosa positiva (è per questo, credo, che nel libro gli animali sono guardati con un occhio benevolo), istintualità che libera lo sforzo creativo e salva l'uomo dalla morte interiore. Ogni persona dovrebbe essere libera di scegliersi il proprio sistema di valori e rifiutare l'insieme della morale condivisa, che costringe le persone a vivere una vita noiosa e, sostanzialmente, vuota e priva di significato.

    Ora, questo messaggio si poteva trasmettere al lettore in molti modi, raccontando storie diverse non necessariamente così efferate. L'autrice sceglie questa strada forse per rendere più evidente il messaggio, e non ci trovo nulla di sbagliato in questo. Ha anzi il pregio di mostrare cosa può accadere lasciando fare all'istinto (e all'arbitrio) in regime di impunità.

    Peccato che venga esplorato il diritto all'istintualità della sola protagonista (che, detto francamente, è matta come un cavallo) - se un diritto viene rivendicato allora dovrebbe valere per tutti, anche per le vittime e i comprimari - in particolare dovrebbe essere accettata anche la manifestazione dei cosiddetti istinti "buoni", nella storia così tanto vituperati.
    Si tralascia inoltre di osservare che quello che la protagonista infligge agli altri potrebbe un giorno esserle inflitto, proprio in nome della liberazione dalla morale comune (secondo me un ultimo capitolo con un rovesciamento di ruoli e la protagonista in veste di vittima sarebbe stato più interessante e efficace).

    Il libro, sempre secondo me, purtroppo tralascia di analizzare perché nella società esiste questa morale comune e perchè ci sono comportamenti condivisi oppure sanzionati. Questo aspetto del mondo viene criticato a priori senza, in sostanza, spiegare perché una società umana non dovrebbe dotarsi di regole.

    Per chiudere: mi sembra che la descrizione della protagonista nelle prime pagine del libro rispecchi l'aspetto fisico della scrittirce. La protagonista è forse una Mary Sue della Santacroce?

    ha scritto il 

  • 2

    A volte il troppo stroppia...

    Ho cominciato questo libro per approcciarmi con l'autrice. C'è chi la ama e chi la odia... bè per me ha tanta strada da fare prima di potersi affermare scrittrice a tutti gli effetti. La scrittura ha ...continua

    Ho cominciato questo libro per approcciarmi con l'autrice. C'è chi la ama e chi la odia... bè per me ha tanta strada da fare prima di potersi affermare scrittrice a tutti gli effetti. La scrittura ha un tratto un pò infantile, nonostante la maestria dell'utilizzo del linguaggio settecentesco oserei dire.
    Il punto è questo: la storia è intrigante alle prime 100 pagine, poi però diventa monotono e noioso. Premetto che bisogna leggerlo nel periodo gisto, ma di certo dopo pochi capitoli cominci a provare tedio per la ripetitività delle scene spesso fini a se stesse.
    Darò sicuramente una seconda possibilità sia al libro che all'autrice, sperando che sia stato il periodo sbagliato per leggere il romanzo...

    ha scritto il 

  • 4

    "L'amore è un'illusione utilizzata dall'umana razza per allietare il tedio"

    Sicuramente il più cruento della trilogia "Desdemona Undicesima", "V.M. 18" colpisce non tanto per le efferatezze compiute dalle tre Spietate Ninfette (anche se, in alcuni punti, verrebbe spontaneo ch ...continua

    Sicuramente il più cruento della trilogia "Desdemona Undicesima", "V.M. 18" colpisce non tanto per le efferatezze compiute dalle tre Spietate Ninfette (anche se, in alcuni punti, verrebbe spontaneo chiudere il romanzo e passare ad altro), quanto più per la scrittura, sempre raffinata, elegante, attenta e studiata della Santacroce, che stupisce per la sua proprietà di linguaggio e per le modalità di assemblaggio dei termini.
    E' una lettura forte, senza alcun dubbio, e non adatta a tutti. A mio parere, come per "Amorino" (il Purgatorio della trilogia), se si riesce ad andare oltre all'esagerato mondo creato dalla scrittrice, se ci si sofferma sulle parole piuttosto che sulle immagini, è tranquillamente possibile restare affascinati.

    ha scritto il 

  • 4

    Estremo, crudele, perverso, questi gli aggettivi che per primi mi vengono in mente per descrivere questo libro. Lo stile della Santacroce è molto elaborato e barocco e può non piacere. L'unico aspetto ...continua

    Estremo, crudele, perverso, questi gli aggettivi che per primi mi vengono in mente per descrivere questo libro. Lo stile della Santacroce è molto elaborato e barocco e può non piacere. L'unico aspetto che a me non piace molto è il continuo ripetersi di alcune frasi, cosa che all'inizio magari può essere utile per rinfrescare la memoria su un personaggio o un avvenimento di qualche pagina prima, ma dopo un po' diventa stancante. Le situazioni descritte sono, a mio parere, volutamente esagerate ed estremizzate, a volte anche inverosimili, per creare un'atmosfera da fiaba nera il cui messaggio è l'odio per il perbenismo, l'ipocrisia ed il buonismo che pervadono a volte la nostra società. Sconsigliato ai cuori puri.

    ha scritto il 

  • 5

    Giù nel baratro della perversione

    Allora premetto che adoro la Santacroce e il suo stile di scrittura molto incisivo. Questo libro si distingue dagli altri sia per lo stile più "prolisso" che per l'ambientazione in un collegio oltremo ...continua

    Allora premetto che adoro la Santacroce e il suo stile di scrittura molto incisivo. Questo libro si distingue dagli altri sia per lo stile più "prolisso" che per l'ambientazione in un collegio oltremodo Bizzarre. Detto questo a me il libro è piaciuto molto, ho apprezzato la figura spietata della ninfetta Desdemona, personaggio ben delineato con peculiari caratteristiche che la rendono unica. Vedo numerose critiche anche verso i temi forti e a sfondo sessuale trattati con estrema nonchalance; beh che dire io ho amato anche questo aspetto: un momento leggi di situazioni in cui l'erotismo/estetismo la fa da padrone e ti diverti e poi ti ritrovi a leggere di situazioni molto horror non facilmente digeribili. Questa contrapposizione, così come quella fra il Bene e il Male di cui si parla nel libro a mio avviso ha dato punti in più al romanzo. In conclusione, particolare, ma in positivo!

    ha scritto il 

  • 3

    l'inferno rococò

    E' indubbiamente un romanzo pornografico, una pornografia della violenza. Non tanto perché le torture inflitte dalla protagonista adolescente Desdemona e dalle sue compagne Cassandra e Animone, a inse ...continua

    E' indubbiamente un romanzo pornografico, una pornografia della violenza. Non tanto perché le torture inflitte dalla protagonista adolescente Desdemona e dalle sue compagne Cassandra e Animone, a insegnanti e studenti di uno stravagante collegio, sono per lo più a sfondo sessuale, ma perché si tratta di atti fini a se stessi, caricaturali, avulsi da ogni senso logico e pretesa realistica.
    L'inferno, secondo Isabella Santacroce, più che un ossimoro è una grande fregatura: la libertà anelata e ostentata da Desdemona, che la porta, a suon di trasgressioni, a sfidare Dio Onnipotente, credendosi sua pari, si rivela una nuova prigione.
    In raffinate stanze rococò, un tempo, scandito ossessivamente in minuti e secondi, ibrida suggestioni di epoche diverse: da Lewis Carroll, passando per il manifesto futurista, fino ai manga contemporanei; ma tutta questa erudizione ostentata, altro non è che la patina di un universo putrefatto. Alle pareti stanno appesi ritratti di nobildonne defunte, i corridoi sono arredati con giraffe impagliate, i muri dipinti di un mortifero colore verdognolo. Persino i lineamenti dei personaggi, dietro un'estetica impeccabile, diventano molli, viscidi, somiglianti a quelli di mostruose creature marine.
    I movimenti compulsivi dei protagonisti, con la loro psicologia elementare, come fossero tutti delle marionette; le pose nevrotiche, catalogate con nomi ben precisi, i balletti isterici, altro non sono che una gabbia, che riveste la rinuncia alla propria umanità.
    Rinuncia che conduce non all'elevazione mistica, ma ad un'insoddisfazione senza speranza. L'unico sentimento che Desdemona riesce a provare e che, sebbene sfumato, sarà la sua condanna è la profonda nostalgia di ciò che non avrà mai. Un'inquietudine che la porta ad accoppiarsi con gli animali, alla ricerca inutile di quella purezza, che solo un istinto inconsapevole può dare.
    Purtroppo una grave lacuna del testo è quello stile, lodato dai più, come raffinato, che in realtà nasconde sciatterie dietro qualche parola ricercata. Non tanto per la ripetizione di interi paragrafi, che anzi ricorda l'andamento dei poemi classici, così come i nomi mitologici, volutamente dati a caso, o per le parole scelte più per il suono che per il senso, ma quanto perché manca uno studio approfondito sulla lingua. Ad esempio sarebbe stato suggestivo mescolare linguaggi antichi e contemporanei, curare meglio le descrizioni degli ambienti, che invece sembrano prese da manuali d'arte così da far provare davvero al lettore il senso di decadenza che pervade la storia.

    ha scritto il 

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