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V.M. 18

Di

Editore: Fazi

3.0
(590)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 491 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8881128276 | Isbn-13: 9788881128273 | Data di pubblicazione: 

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Descrizione del libro
All'interno di collegiali ambienti dal decadente ed eccentrico fascino, la libertina-criminale-esteta quattordicenne Desdemona, in compagnia delle altrettanto perverse e licenziose coetanee Cassandra e Animone, si sollazza tra orge e delitti, bevendo l'allucinatorio cocktail Reietto, e divertendosi a drogare talune vittime iniettandogli nei globi oculari il potente Acido Viperinico Liquido. Tali imprese crudelmente voluttuose si compiono sotto il nome del Manifesto Delle Spietate Ninfette, di cui fanno parte le tre feroci e lussuriose fanciulle, abitanti insieme la Stanza Furente, e dedite al massacro di ogni purezza. Le integerrime collegiali, le malfatte istitutrici Polissena e Pelopia, l'altera direttrice Andromaca, la burrosa insegnante Giocasta, il consorte custode Agamennone, i dotati diciottenni Creonte e Minosse che frequentano il conservatorio poco distante, tutti sono in ostaggio delle Spietate Ninfette che, traendone cospicui profitti, li condurranno dentro giochi colmi di scellerate turpitudini.
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  • 4

    "L'amore è un'illusione utilizzata dall'umana razza per allietare il tedio"

    Sicuramente il più cruento della trilogia "Desdemona Undicesima", "V.M. 18" colpisce non tanto per le efferatezze compiute dalle tre Spietate Ninfette (anche se, in alcuni punti, verrebbe spontaneo chiudere il romanzo e passare ad altro), quanto più per la scrittura, sempre raffinata, elegante, a ...continua

    Sicuramente il più cruento della trilogia "Desdemona Undicesima", "V.M. 18" colpisce non tanto per le efferatezze compiute dalle tre Spietate Ninfette (anche se, in alcuni punti, verrebbe spontaneo chiudere il romanzo e passare ad altro), quanto più per la scrittura, sempre raffinata, elegante, attenta e studiata della Santacroce, che stupisce per la sua proprietà di linguaggio e per le modalità di assemblaggio dei termini. E' una lettura forte, senza alcun dubbio, e non adatta a tutti. A mio parere, come per "Amorino" (il Purgatorio della trilogia), se si riesce ad andare oltre all'esagerato mondo creato dalla scrittrice, se ci si sofferma sulle parole piuttosto che sulle immagini, è tranquillamente possibile restare affascinati.

    ha scritto il 

  • 4

    Estremo, crudele, perverso, questi gli aggettivi che per primi mi vengono in mente per descrivere questo libro. Lo stile della Santacroce è molto elaborato e barocco e può non piacere. L'unico aspetto che a me non piace molto è il continuo ripetersi di alcune frasi, cosa che all'inizio magari può ...continua

    Estremo, crudele, perverso, questi gli aggettivi che per primi mi vengono in mente per descrivere questo libro. Lo stile della Santacroce è molto elaborato e barocco e può non piacere. L'unico aspetto che a me non piace molto è il continuo ripetersi di alcune frasi, cosa che all'inizio magari può essere utile per rinfrescare la memoria su un personaggio o un avvenimento di qualche pagina prima, ma dopo un po' diventa stancante. Le situazioni descritte sono, a mio parere, volutamente esagerate ed estremizzate, a volte anche inverosimili, per creare un'atmosfera da fiaba nera il cui messaggio è l'odio per il perbenismo, l'ipocrisia ed il buonismo che pervadono a volte la nostra società. Sconsigliato ai cuori puri.

    ha scritto il 

  • 5

    Giù nel baratro della perversione

    Allora premetto che adoro la Santacroce e il suo stile di scrittura molto incisivo. Questo libro si distingue dagli altri sia per lo stile più "prolisso" che per l'ambientazione in un collegio oltremodo Bizzarre. Detto questo a me il libro è piaciuto molto, ho apprezzato la figura spietata della ...continua

    Allora premetto che adoro la Santacroce e il suo stile di scrittura molto incisivo. Questo libro si distingue dagli altri sia per lo stile più "prolisso" che per l'ambientazione in un collegio oltremodo Bizzarre. Detto questo a me il libro è piaciuto molto, ho apprezzato la figura spietata della ninfetta Desdemona, personaggio ben delineato con peculiari caratteristiche che la rendono unica. Vedo numerose critiche anche verso i temi forti e a sfondo sessuale trattati con estrema nonchalance; beh che dire io ho amato anche questo aspetto: un momento leggi di situazioni in cui l'erotismo/estetismo la fa da padrone e ti diverti e poi ti ritrovi a leggere di situazioni molto horror non facilmente digeribili. Questa contrapposizione, così come quella fra il Bene e il Male di cui si parla nel libro a mio avviso ha dato punti in più al romanzo. In conclusione, particolare, ma in positivo!

    ha scritto il 

  • 3

    l'inferno rococò

    E' indubbiamente un romanzo pornografico, una pornografia della violenza. Non tanto perché le torture inflitte dalla protagonista adolescente Desdemona e dalle sue compagne Cassandra e Animone, a insegnanti e studenti di uno stravagante collegio, sono per lo più a sfondo sessuale, ma perché si tr ...continua

    E' indubbiamente un romanzo pornografico, una pornografia della violenza. Non tanto perché le torture inflitte dalla protagonista adolescente Desdemona e dalle sue compagne Cassandra e Animone, a insegnanti e studenti di uno stravagante collegio, sono per lo più a sfondo sessuale, ma perché si tratta di atti fini a se stessi, caricaturali, avulsi da ogni senso logico e pretesa realistica. L'inferno, secondo Isabella Santacroce, più che un ossimoro è una grande fregatura: la libertà anelata e ostentata da Desdemona, che la porta, a suon di trasgressioni, a sfidare Dio Onnipotente, credendosi sua pari, si rivela una nuova prigione. In raffinate stanze rococò, un tempo, scandito ossessivamente in minuti e secondi, ibrida suggestioni di epoche diverse: da Lewis Carroll, passando per il manifesto futurista, fino ai manga contemporanei; ma tutta questa erudizione ostentata, altro non è che la patina di un universo putrefatto. Alle pareti stanno appesi ritratti di nobildonne defunte, i corridoi sono arredati con giraffe impagliate, i muri dipinti di un mortifero colore verdognolo. Persino i lineamenti dei personaggi, dietro un'estetica impeccabile, diventano molli, viscidi, somiglianti a quelli di mostruose creature marine. I movimenti compulsivi dei protagonisti, con la loro psicologia elementare, come fossero tutti delle marionette; le pose nevrotiche, catalogate con nomi ben precisi, i balletti isterici, altro non sono che una gabbia, che riveste la rinuncia alla propria umanità. Rinuncia che conduce non all'elevazione mistica, ma ad un'insoddisfazione senza speranza. L'unico sentimento che Desdemona riesce a provare e che, sebbene sfumato, sarà la sua condanna è la profonda nostalgia di ciò che non avrà mai. Un'inquietudine che la porta ad accoppiarsi con gli animali, alla ricerca inutile di quella purezza, che solo un istinto inconsapevole può dare. Purtroppo una grave lacuna del testo è quello stile, lodato dai più, come raffinato, che in realtà nasconde sciatterie dietro qualche parola ricercata. Non tanto per la ripetizione di interi paragrafi, che anzi ricorda l'andamento dei poemi classici, così come i nomi mitologici, volutamente dati a caso, o per le parole scelte più per il suono che per il senso, ma quanto perché manca uno studio approfondito sulla lingua. Ad esempio sarebbe stato suggestivo mescolare linguaggi antichi e contemporanei, curare meglio le descrizioni degli ambienti, che invece sembrano prese da manuali d'arte così da far provare davvero al lettore il senso di decadenza che pervade la storia.

    ha scritto il 

  • 2

    "Per me la scrittura è rivolta, io mi sento una rivoltosa, una strana guerriera spaventata e coraggiosa, da questo nasce l'idea di farmi fotografare con un maschera. L'inchiostro è la mia arma. Sì, violenza e lirismo, amore e rabbia, dolcezza e morte."

    Prendo spunto dall'incipit del titolo per parlare di questo libro: scrittura come rivolta, come arma. Strano connubio quella tra scrittura e arma, una creata per dare vita e l'altra per toglierla.
    Analizzando le poco più di 100 pagine che ho letto, posso dire che di scrittura ce ne è parecchia e ...continua

    Prendo spunto dall'incipit del titolo per parlare di questo libro: scrittura come rivolta, come arma. Strano connubio quella tra scrittura e arma, una creata per dare vita e l'altra per toglierla. Analizzando le poco più di 100 pagine che ho letto, posso dire che di scrittura ce ne è parecchia e di una qualità tale da lasciare senza fiato; una prosa tale nel 2007 è un sogno, un arpeggio libidinoso che sollazza e purifica un'epoca lorda di isterismi calligrafici. Purtroppo ci si ferma qui. Lo scritto anela a più di quanto non possa raggiungere con il solo stile, non tenendo conto di quanto possano gravare sul lettore 400 pagine circa di mero pretesto per parlare di sordidi e ambigui desideri adolescenziali. Le fantasie contenute nel libro sono pura e semplice depravazione giovanile, senza alcuna trama capace di supportare queste funamboliche goliardie sessuali. Peccato.

    ha scritto il 

  • 1

    zeroidee

    Romanzo che quanto a trama e narrazione starebbe benissimo dentro i 140 caratteri, stile Twitter.
    Un solo tema, ripetuto in ogni capitolo invertendo di volta in volta nomi e parole e situazioni ma non cambiando di una virgola il risultato (invertendo l'ordine dei fattori...).
    Santacroce in eviden ...continua

    Romanzo che quanto a trama e narrazione starebbe benissimo dentro i 140 caratteri, stile Twitter. Un solo tema, ripetuto in ogni capitolo invertendo di volta in volta nomi e parole e situazioni ma non cambiando di una virgola il risultato (invertendo l'ordine dei fattori...). Santacroce in evidente calo di ispirazione; il libro sembra scritto copiando da un sillabario dell'ottocento per creare un linguaggio fintamente pomposo e forbito, mentre pensava sicuramente alla lista della spesa...

    ha scritto il 

  • 3

    Il capolavoro mancato

    Non è facile recensire un libro quando l'inizio ti travolge nella lettura in maniera entusiasmante ma poi si spreca con la stessa intensità.
    Quest'opera dal mio punto di vista poteva essere realmente il salto letterario di qualità della Santacroce con la presentazione di un personaggio non necess ...continua

    Non è facile recensire un libro quando l'inizio ti travolge nella lettura in maniera entusiasmante ma poi si spreca con la stessa intensità. Quest'opera dal mio punto di vista poteva essere realmente il salto letterario di qualità della Santacroce con la presentazione di un personaggio non necessariamente "cattivo", come inizialmente si presenta Desdemona, le cui perversioni sembravano uno schiaffo al bigottismo sul sesso, considerato nelle sue forme non convenzionali(tranne quelle assassine si intende) una rappresentazione del malvagio. Conoscendo un po' il pensiero dell'autrice, avevo pensato, leggendo la prima parte, ad uno sdoganamento totale dei pregiudizi sulla materia e ad una morale positiva. Continuando con la lettura però quello che sembrava il punto forte è mutato inesorabilmente, ritornando sul classico e quasi "banale" duo sesso/violenza. Una volta letta l'ultima pagina la mia reazione è stata: "ma perchè?". Perchè non affrontare l'inferno (che il primo libro della trilogia voleva affrontare) con altri temi e lasciare l'incipt di questa trama per paradiso al posto di Lulu Delacroix (un binomio perversione/paradiso molto più originale e che se affrontato bene avrebbe colpito in maniera definitiva il pubblico)? Perchè il libro, nonostante cerchi di terrorizzare e far star male il lettore non riesce fino in fondo nel suo intento? Sarà che sono abituato anche al mondo del fumetto dove le immagini hanno ben altro peso, ma il libro non mi ha mai lasciato quel senso di disgusto ricercato attraverso le descrizioni particolari delle singole torture. Il problema sta soprattutto nella descrzione dei personaggi. A parte Desdemona, tutti gli altri personaggi del racconto presentano una personalità appena accennata e in certi casi(magari volutamente) trascurata. Il silenzioso consenso ad ogni ordine della protagonista unite alle reazioni umane troppo spesso senza logica mi ha fatto vedere i ragazzi e le ragazze come banali marionette che si disperano quando (giustamente) vengono fatte fuori dal trio protagonista. In certi momenti mi sono trovato a fare il tifo per Desdemona pur di non vedere più certi idioti (soprattutto durante l'evirazione dei due ragazzi). Non sarebbe stato più giusto togliere certe ripetizioni, che potevano tranquillamente essere dimezzate e il loro significato sarebbe comunque passato, e analizzare a fondo i comprimari in modo da immedesimarsi in loro e rimanere con un reale senso di angoscia nel momento delle violenze perpetrate su di essi? Nonostante il libro abbia il grande merito di metterci di fronte il problema sull'essenza del bene e male, non sono riuscito a capire la logica su cui si basano i principi filosofici del pensiero della protagonista. La morale e il bene vengono visti, almeno così ho capito, come elementi non naturali nell'uomo ed è proprio questo che Desdemona vuole distruggere. In realtà la morale esiste proprio per ricondurre l'uomo alle origini (così come gli animali trovano un naturale equilibrio) e non lasciare al caso la scelta tra bene o male che potrebbe portare all'estinzione. Come presentata nel testo, ossia senza un analisi veramente degna, sembra quasi che le azioni della protagonista sorgano da una sorta di pazzia (ma dubito che fosse questo il messaggio dell'autrice) senza una logica di fondo. Nonostante lo stile barocco mi sia piaciuto (molto più semplice ad una seconda lettura) e si sia amalgamato benissimo con la caratteristica surreale dell'ambiente e di certi avvenimenti (certe scene sessuali sembrano venir fuori direttamente da alcuni doujin giapponesi), questi buchi nella trama hanno rovinato intere parti del libro che la Santacroce avrebbe potuto trasformare in un capolavoro nel suo genere e non un opera con grandi alti (parte iniziale) e bassi. Considero l'autrice piena di talento e per questo certi errori e mancanze non me li sarei aspettati. Spero comunque che in futuro possa riprendere il tema introdotto in questo scritto per ricavarne un qualcosa di veramente valido.

    ha scritto il 

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