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V.

By Thomas Pynchon

(230)

| Paperback | 9788817106276

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Book Description

90 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    io e pynchon: un rapporto disfunzionale

    non so, possibile sia un problema mio. un'incompatibilità più che altro: questo romanzo l'ho interrotto una prima volta, e poi ripreso quasi come un compito. la seconda volta sono arrivata alla fine, ma è stata una lettura faticosa. v. per me è tropp ...(continue)

    non so, possibile sia un problema mio. un'incompatibilità più che altro: questo romanzo l'ho interrotto una prima volta, e poi ripreso quasi come un compito. la seconda volta sono arrivata alla fine, ma è stata una lettura faticosa. v. per me è troppo, di tutto: visioni, luoghi, personaggi, punti di vista. sarà anche un capolavoro (la banalità di sicuro non può essergli rinfacciata) ma evidentemente non fa per me.

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    lorinbocol said on Jul 26, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Dopo aver amato L’arcobaleno della gravità mi sono lanciato fiducioso su V. Speravo di provare la stessa intensità di emozioni, di vibrare di fronte al genio spericolato di Pynchon, invece qualcosa non è andato come avevo previsto e mi sono trovato c ...(continue)

    Dopo aver amato L’arcobaleno della gravità mi sono lanciato fiducioso su V. Speravo di provare la stessa intensità di emozioni, di vibrare di fronte al genio spericolato di Pynchon, invece qualcosa non è andato come avevo previsto e mi sono trovato confuso, sballottato da una parte all’altra del mondo, da un tempo ad un altro, senza appigli. Molti usano la parola caleidoscopio (in parte perché fa fico, in parte perché rende bene alcuni aspetti della narrativa pynconiana) per descrivere i suoi libri e anche io voglio farlo: il caleidoscopio è fico, sono d’accordo, ma non quando ci sei dentro per 600 pagine con la sensazione costante di essere uno di quei frammenti di vetro, usato solo per riflettere la luce dell’autore, senza poter godere dell’immagine.

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    Genji said on Nov 16, 2013 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    sono a pag. 350...

    ...e ancora non riesco a capire se mi piace oppure...

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    Laupat said on Nov 14, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    5 stelle non rende l'idea,bisognerebbe escogitare un'unità di misura apposita per questo libro

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    Laura said on Jul 29, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Malta centro di gravità permanente

    Scoprire a quasi 33 anni che Malta possa avere un qualcosa di interessante è un per me un piccolo miracolo.
    Il primo romanzo dello scrittore americano marchia la pelle della letteratura mondiale, un tatuaggio indelebile e quasi del tutto incomprensi ...(continue)

    Scoprire a quasi 33 anni che Malta possa avere un qualcosa di interessante è un per me un piccolo miracolo.
    Il primo romanzo dello scrittore americano marchia la pelle della letteratura mondiale, un tatuaggio indelebile e quasi del tutto incomprensibile. Affermare che l'entropia rappresenti un chiodo fisso per questa mente tanto ingegnosa quanto malata è per me facile dopo aver già letto Gravity Rainbow.
    Il rischio che porta l'entropia allo scrittore, è quello di rischiare di farlo mollare cadendo nel paradosso della lotta contro di essa, alla ricerca di un senso nelle cose, di legami logici davvero deboli o addirittura inesistenti.

    Ma chi potrebbe pensare davvero ad un prete che si rifugia nelle fogne di New York riducendosi nel predicare ai topi perchè "sono gli unici che potranno salvarsi dalla fine del mondo"?

    A questo Pynchon ingegnere, matematico, illogico ed al contempo straordinariamente creativo sembra mancare ancora, almeno in parte, quella cattiveria irridente che pare prevalere in L'arcobaleno. Cattiveria irridente, intendiamoci, che navigherà in un mare di rassegnazione verso l'impossibilità della comprensione del mondo.

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    Marco Migliorato said on Jun 22, 2013 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Pynchon ti racconta la storia come uno che non creda a Dio ma decida di raccontartelo lo stesso - te la racconta facendola a pezzi, e della storia sceglie i detriti, va matto per le note minori, si infila nelle zone d'ombra.
    Ed è riuscito a scrivere ...(continue)

    Pynchon ti racconta la storia come uno che non creda a Dio ma decida di raccontartelo lo stesso - te la racconta facendola a pezzi, e della storia sceglie i detriti, va matto per le note minori, si infila nelle zone d'ombra.
    Ed è riuscito a scrivere un romanzo d'esordio che non ha nulla di esordiente, che è classico, e postmoderno, e universale, e (lista suscettibile di giunte).

    Senza Pynchon non ci sarebbe Pynchon, il che sarebbe una mancanza per la Letteratura, ma senza Pynchon verosimilmente non ci sarebbe neanche stato il D. F. Wallace di Infinite Jest (o forse I. J. sarebbe un libro diverso da quello che conosciamo), il che sarebbe una doppia lacuna-incubo per un lettore come me.

    Insomma, per fortuna Pynchon c'è, le mie fantasie ucroniche sono scongiurate, ho qualche altro libro da leggere e so che ne sarà valsa la pena.

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    Aglaja said on Jun 20, 2013 | Add your feedback

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