VA:LE

Di

Editore: Mia Parissi

4.0
(6)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 212 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8890690704 | Isbn-13: 9788890690709 | Data di pubblicazione: 

Illustrazione di copertina: Gianfranco Cuscito

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Una donna sdraiata sul ciglio della strada, un’auto che accosta. Anna e i suoi anfibi in marcia, Tessa e i suoi capelli in perfetto ordine. L’estate con il suo sole a picco sull’asfalto, la strada che dalla pianura lombarda precipita giù fino alla punta del tacco, nel profondo Salento. L’automobile, i chilometri che scivoleranno lenti sotto le gomme, l’itinerario che si ritroveranno a condividere, a poco a poco inevitabilmente. VA:LE è una storia che sono due storie, è un viaggio che sono due donne. Si studieranno, Anna e Tessa, lo faranno lungo tutto il dorso della penisola, viaggiando, ascoltando jazz, masticando panini nei bar. Due vite in gioco, due modelli in conflitto, primitivamente inconciliabili. E la stessa polarità sembra correre dentro ciascuna di loro, nei rispettivi passati remoti, nei loro futuri, nei loro sogni e negli incubi peggiori. Trame che non possono più attendere, in quest’unico reale possibile, sorprendente e inatteso, questo presente che le renderà alla fine complici, inaspettatamente complementari, indispensabili l’una per l’altra.
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    Recensione

    La trama, per sommi capi.

    Due donne s’incontrano per caso e cominciano un viaggio insieme, dal nord al sud Italia. Alla fine del viaggio le loro vite saranno stravolte: la donna razionale e ordinata l ...continua

    La trama, per sommi capi.

    Due donne s’incontrano per caso e cominciano un viaggio insieme, dal nord al sud Italia. Alla fine del viaggio le loro vite saranno stravolte: la donna razionale e ordinata lascerà le sue confortanti abitudini dopo aver fatto i conti con un padre freddo e indifferente; la donna ribelle e scanzonata dovrà affrontare le sue radici ritornando a casa, ma ne rimarrà schiacciata. Sarà molto difficile da leggere, se non vi piace rimanere coinvolti. Non dite che non v’avevo avvertito.

    Fuori l’autore.
    Mia Parissi ha scritto, ha sceneggiato, ha recitato, e con tutto ciò non le è ancora passata la voglia di condividere, anche nei suoi corsi. Non so immaginare, per ora, un complimento più grande. Come se non bastasse, non ha difficoltà a volere tutto e il contrario di tutto, e a desiderarlo in chi incontra anche solo virtualmente.

    La recensione in senso stretto.
    Due personaggi e una lunga strada sono i più vecchi ingredienti romanzeschi, forse. Da quando un cavaliere della Mancia ha deciso di smettere di leggere e di andare per il mondo, accompagnato da uno scudiero assurdamente fedele e da un’anima piena di astratto idealismo, la letteratura s’è popolata di coppie alla ventura. Qui le protagoniste sono due donne; eh, s’è già visto tante volte. La meta è il Salento; uh, quasi non ne possiamo già più di pizziche e terra rossa. I problemi, però, sono altri. Gli elementi narrativi più superficiali, scontati anche per un lettore non particolarmente accanito, qui servono per far rimanere attaccati a qualcosa di banalmente quotidiano mentre, appena sotto la superficie, si scontrano forze titaniche. Il vissuto con un padre freddo e arido, la lotta per la propria identità sessuale, lo scontro con l’autorità della vita pubblica, la distruzione di ogni immagine stereotipata di sé; la domanda - che le due protagoniste non si fanno mai ma che si riconosce dalla loro ricerca - è: sono un corpo oppure ho un corpo?
    Mia Parissi non esibisce mai direttamente lo svolgersi di questo tremendo dilemma, ma è chiaro fin da subito che in ballo, per Anna e Tessa, c’è subito tutto il loro mondo, così com’è filtrato, schermato, adattato per il loro corpo. E’ la scommessa più grande che sia dato fare, il gioco più rischioso al quale si possa partecipare. Il linguaggio di VA:LE è in continua tensione per dire quello che non si può dire, per provare a indicare quello che può essere solo sentito. Questa, invece, è la scommessa del romanziere.
    Era da tanto che un romanzo non mi faceva piangere. Sarà perché Mia Parissi è brava a far parlare i sentimenti e non i sentimentalismi, sarà perché l’ho letto casualmente nei luoghi nei quali è ambientato, sarà perché dobbiamo tutti fare i conti con la nostra origine; non so di preciso. Ma ne sono contento. C’è ancora una scrittura che commuove senza banalità. Commuove con la forza, non con l’empatia; non pizzica nessuna corda interiore, ma smaschera l’ipocrisia dei sentimenti vuoti.

    Perché dovrei leggerlo.
    Per continuare a meravigliarsi di come funzionano bene le vecchie trame, quando le usa chi ha qualcosa da dire. Perché capire se siete davvero in grado di vestire, qualche volta, i panni altrui. Last but not least, perché è gratis. Almeno per ora.

    ha scritto il