Va' dove ti porta il cuore

I grandi romanzi italiani n. 1

Di

Editore: RCS - Corriere della Sera

3.2
(9347)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Francese , Tedesco , Catalano , Olandese , Portoghese , Ceco , Turco , Danese

Isbn-10: A000006223 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 5

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    Primo "vero" libro e primo amore. Mi ha fatto davvero amare questo mondo e da allora non ho più abbandonato i libri. Molto scorrevole, ma non così leggero come sembrerebbe, soprattutto per me che l'ho ...continua

    Primo "vero" libro e primo amore. Mi ha fatto davvero amare questo mondo e da allora non ho più abbandonato i libri. Molto scorrevole, ma non così leggero come sembrerebbe, soprattutto per me che l'ho letto a dodici anni. E' un libro per tutti, ti fa sciogliere il cuore.

    ha scritto il 

  • 5

    RECENSIONE A CURA DI FEDERICA RESTA PER IL BLOG L'AMICA DEI LIBRI

    Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, m ...continua

    Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti. E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta.

    Questo passo lo troviamo alla fine del libro. Nel caso qualcuno si stia chiedendo che cosa mi abbia spinto a inserirlo all’inizio della recensione … Perché per me non è importante – di più – che chiunque stia leggendo quello che sto per scrivere, sappia che non ci troviamo davanti a un libro ma AL LIBRO, al libro che alla sottoscritta le ha cambiato la vita, ma prima ancora di aprirlo e leggerlo. So che può suonare pazzesca o insensata la cosa, e lo capisco visto che viene naturale domandarsi come possa succedere se non lo hai ancora letto un libro. Ma credo che a volte sia sufficiente leggere le righe della trama, no? Io mi sono ritrovata a pensare che questa storia, in un modo che ancora non potevo conoscere, sarebbe stata come uno specchio. Lo specchio che il gesto della scrittura ti mette davanti senza che te ne renda conto. E così è stato. Fin dalla prima pagina la sensazione che mi trovassi davanti a uno specchio reale e che riuscissi a vedere me bambina e come quella bambina diventò ragazzina e poi una giovane donna adulta anche se della falsità e dell’ipocrisia che regnava sovrana nel mondo degli adulti che aveva intorno in lei non ve ne era neanche l’ombra, non mi ha mai abbandonato. Mai.

    Questa donna incredibile, Susanna Tamaro, spuntata all’improvviso dal nulla (nella mia vita, intendo) come un regalo che non mi sarei mai aspettata di ricevere, ha bussato con gentilezza alla porta del mio cuore ed è diventata parte dei miei pensieri, del sangue che mi scorreva nelle vene, è come se mi avesse messo su un palmo di mano l’opportunità di andare oltre, oltre al vuoto delle parole vuote e prive di significato che le persone lasciavano dietro di sé come una scia indelebile, di vedere cosa si celasse dietro a quegli occhi verdi dall’aria sempre triste e timida che ricorda quella di un cerbiatto costantemente impaurito che qualcuno più forte e più sicuro di sé lo aggredisca mangiandoselo poi vivo.

    Mi sto esprimendo al passato e non all’immediato presente perché, letto per la prima volta qualche anno fa, ho avuto bisogno di rileggermelo giusto nel momento in cui tutti non facevano che parlare di famiglia, di cene, di regali in quello che per me è il periodo più magico dell’anno, quello dove una madre, un padre, un fratello, una sorella, un fidanzato ti guardano pensando che in quel preciso istante non potrebbero guardare nessun altro che gli faccia provare tutto ciò che si prova quando guardi qualcuno a cui vuoi bene o che ami. E’ quel periodo speciale dell’anno dove tutti corrono come pazzi per affrettarsi a cercare dei regali da impacchettare all’ultimo momento e mettere sotto un albero e ovunque ti giri, vedi splendere tutto con mille luci … e questo libro, come una pozione magica, è riuscito a rendere un po’ più sfocata l’immagine – l’unica – che la sottoscritta aveva davanti, di fianco e dietro di sé. Queste pagine mi hanno abbracciato, mi hanno stritolato fino a soffocarmi, ricordandomi che io ero lì, stretta tra quelle forti braccia, e che quelle braccia, fatte di parole e non di carne e ossa, mi stavano abbracciando e stritolando come mai nessuno aveva fatto. Mi hanno detto che se spesso le parole possono ucciderti, possono anche farti rinascere ancora e ancora, e più forte di quanto sia mai stata, e quella sensazione remota di cui vi ho parlato poco fa non mi aveva ancora abbandonato. Anzi, rispetto alla prima, questa mi ha permesso di scavare, scavare e poi ancora scavare nella cavità più profonda di un cuore e di un’anima ridotta a pezzi, pezzi che a volte possono ricongiungersi l’uno all’altro soltanto grazie alle parole dei libri. E tutto questo poi mi ha spinto a farlo uscire, a non tenermelo più solo per me, perché come i libri stessi non si stancano mai di ripetermi, una gioia, un dolore acquistano più significato nel momento stesso in cui li condividi con qualcuno … con qualcuno che però abbia quel raro e prezioso dono di aver voglia e di sapere cosa significhi condividere una gioia, un dolore, e ascoltarti, e quel qualcuno, alla fine, arriva addirittura a ringraziarti prima che sia tu a farlo. Per aver pensato proprio a lui.
    (...)

    CONTINUA A LEGGERE SUL BLOG L'AMICA DEI LIBRI DI ANTONIETTA MIRRA
    http://amicadeilibri.blogspot.it/2016/02/va-dove-ti-porta-il-cuore-di-susanna.html

    ha scritto il 

  • 2

    Un libro commerciale

    Innanzitutto è un libro bibliografico ed epistolare: Sembra tenti di riprodurre le "Lettere di Iacopo Ortis" , ovviamente rimanendone una brutta copia. La narrazione è lenta, eccessivamente smielata e ...continua

    Innanzitutto è un libro bibliografico ed epistolare: Sembra tenti di riprodurre le "Lettere di Iacopo Ortis" , ovviamente rimanendone una brutta copia. La narrazione è lenta, eccessivamente smielata ed obsoleta. Poche frasi ad effetto condivisibili da tutti ( dai più cinici ai più romantici) rendono il romanzo non completamente illegibile: nonostante credo siano state frasi- escamotage che, ibridendo la narrazione, hanno permesso all'autore di colpire un pubblico più vasto di lettori e vendere di più. Trama scontata, linguaggio mediocre, accessibile anche ad un bambino di 7 anni, livello di romanticismo mediocre, appunto, accettabile dai più: nulla di eccessivo. Due stelle: ringraziasse le "frasi-fatte" profonde e allo stesso tempo commerciali.

    ha scritto il 

  • 3

    "Sai qual è l'errore che si fa sempre? Quello di credere che la vita sia immutabile, che una volta preso un binario, lo si debba percorrere fino in fondo. Il destino, invece, ha molta più fantasia di noi."

    Mi è moderatamente piaciuto. Devo dire che anche io l'ho trovato per certi aspetti troppo sentimentale, le infinite metafore e similitudini presenti nel corso del racconto ad un certo punto mi hanno u ...continua

    Mi è moderatamente piaciuto. Devo dire che anche io l'ho trovato per certi aspetti troppo sentimentale, le infinite metafore e similitudini presenti nel corso del racconto ad un certo punto mi hanno un po' stancata. Insomma carino ma niente di straordinario.

    ha scritto il 

  • 2

    Ci ho messo parecchio a leggerlo, nonostante abbia poco più di 150 pagine. Volevo abbandonarlo perchè mi stava annoiando troppo, ma l'ho finito solo perchè odio lasciare i libri a metà.
    L'ho trovato n ...continua

    Ci ho messo parecchio a leggerlo, nonostante abbia poco più di 150 pagine. Volevo abbandonarlo perchè mi stava annoiando troppo, ma l'ho finito solo perchè odio lasciare i libri a metà.
    L'ho trovato noioso e lento e in certi punti anche abbastanza "sconnesso". Non mi è piaciuto per niente...

    ha scritto il 

  • 3

    Ricordo quando parecchi anni fa mia madre, o forse mia sorella, mi passò il libro appena uscito di una scrittrice sconosciuta, dal titolo “Và dove ti porta il cuore”. Lo lessi, e mi piacque.

    Non avev ...continua

    Ricordo quando parecchi anni fa mia madre, o forse mia sorella, mi passò il libro appena uscito di una scrittrice sconosciuta, dal titolo “Và dove ti porta il cuore”. Lo lessi, e mi piacque.

    Non avevo avuto neanche il tempo di metabolizzarlo, che il libro in questione divenne, come si dice, una specie di “caso editoriale”. Si vendeva come il pane. Lo si trovava in prima fila nei supermercati e negli autogrill. Immediatamente esplose il coro unanime della critica: letteratura per commesse. Scritto con un dizionario di duecento parole. Fa facile leva su sentimenti buoni e scontati. L’autrice è reazionaria e destrorsa. Ne uscirono perfino parodie pornografiche piuttosto diffamatorie. Un caro amico, ridendo, mi disse: ma come diavolo ha fatto ad esserti piaciuto. Non ricordo cosa gli risposi; forse boh, mi è piaciuto e basta. Dopo di allora vidi lo stesso trattamento riservato anche ad altri autori diversissimi dalla Tamaro, e diversissimi tra loro: Baricco, Saviano, Faletti...

    Passarono da allora molti anni e molte altre letture. Ho recentemente ritrovato questo libro su una bancarella - offerta “3 x 5 euro”, sic transit gloria mundi - e me lo sono comprato, per vedere, a distanza di un sacco di anni, quale fosse la mia impressione in merito al libro e a quelle critiche tanto livorose.

    Diciamo subito - ma questo lo percepivo anche allora - che non si tratta di un capolavoro epocale della letteratura. La lettura odierna me l’ha fatto trovare troppo patetico, con un uso pesantissimo e piuttosto lezioso dei paragoni, soprattutto di tipo botanico-naturalistico, e una particolare attitudine a costruire personaggi che, per colpa propria o altrui, nascono male e finiscono peggio, contro cui l’autrice si accanisce con vero e proprio sadismo, secondo un’illustre tradizione che comincia con Verga e passa per la Morante per arrivare a Giordano e alla sua Solitudine dei numeri primi.

    Quello che ho apprezzato è che, al di là di un’indubbia capacità di scrittura - altro che “dizionario di duecento parole”, ce ne fosse di gente che sapesse scrivere come la Tamaro - il libro si focalizza su un tema fondamentale dello stare al mondo, con evidenti risvolti psicologici ed esistenziali(sti): se siamo quello che siamo e non siamo quello che vorremmo essere, di chi è la colpa? Nostra o di qualcun altro? Quello che ci succede, succede per caso o perché in qualche modo, inconsapevomente e spesso involontariamente, abbiamo fatto in modo che succedesse? Se le cose non vanno come dovrebbero andare, noi siamo i colpevoli o le vittime?

    Non sono domande da poco, e probabilmente sono proprio quelle che sottostanno al successo del romanzo - nemmeno le commesse, evidentemente, sono esentate dal porsi simili quesiti. Come diceva un personaggio di un altro romanzo che purtroppo il suo essere “letteratura erotica” ha confinato in un limbo che non meritava, Dolorosa soror di Florence Dugas, il fatto che le questioni siano banali non significa necessariamente che non siano vere.

    Interrogandomi invece sul livore che accolse il libro ai suoi tempi, il dubbio è che, indipendentemente dal talento e dalla capacità di scrivere, è il successo che è difficile perdonare. Chi vende tanto e si vede troppo in giro è, quanto meno, “sospetto”. Perché se piace a tutti, o a troppi, allora è ovvio che fa cose facili, un po’ come la televisione; perché ha trovato il minimo comun denominatore; perché il suo successo è invariabilmente frutto di un ben orchestrato battage pubblicitario. Perché il vero artista, il vero letterato, deve essere per forza quello che nessuno compra e che nessuno capisce, tranne qualche sparuta élite in possesso degli strumenti culturali idonei. O no? Allora, tanto per dire, gente come McEwan o come Philip Roth sono degli impostori?

    A questo punto dovrei fare una specie di “excusatio non petita”, prevenire chi dirà che probabilmente la mia ignoranza culturale non mi permette di capire la differenza tra grande letteratura e romanzetti per commesse, fornendo un quadro delle mie basi culturali, snocciolando una sfilza di nomi eccellenti presenti nella mia biblioteca – ovviamente senza dimenticare i classici russi, i giapponesi e magari pure quelli arabi e indiani – per far capire a chi mi leggerà che sto parlando con cognizione di causa. Sorry, non ne ho voglia. Come non ho voglia di condizionare il piacere e l’emozione di quello che leggo con vari “sì, ma” (sì, ma è un commerciante che specula sulla sua immagine; sì, ma fa leva su sentimenti troppo facili; sì, ma è un reazionario; sì, ma ha rinchiuso sua trisnonna in un ospizio; sì, ma si mette sempre delle cravatte orribili e gli puzza il fiato, ecc.). Un libro è una parentesi, nella nostra vita e anche in quella del suo autore, che si collega con un non ben definito altrove; lasciamo questa parentesi chiusa e gustiamoci l’altrove, prego. E’ meglio per noi, meglio per l’autore e meglio anche per la letteratura.

    n.b. alcune parti di questa mia recensione derivano dal post di un mio blog di un po’ di anni fa, abbandonato ma ancora esistente, questo:
    http://svalbard.altervista.org/intorno-a-baricco/

    ha scritto il 

  • 1

    Non credo che consiglierei questo libro..., questo romanzo lo ritengo ripetitivo, scontato, poco accattivante (di violenze, di disturbi alimentari e del comportamento, di corruzione e quant'altro...a ...continua

    Non credo che consiglierei questo libro..., questo romanzo lo ritengo ripetitivo, scontato, poco accattivante (di violenze, di disturbi alimentari e del comportamento, di corruzione e quant'altro...adatto per gli adolescenti...

    ha scritto il 

  • 3

    Una volta preso è rimasto impilato tra i romanzi da leggere per un sacco di tempo, soprattutto per una diffidenza causata da un innato pregiudizio nei confronti del titolo. Alla fine della fiera non m ...continua

    Una volta preso è rimasto impilato tra i romanzi da leggere per un sacco di tempo, soprattutto per una diffidenza causata da un innato pregiudizio nei confronti del titolo. Alla fine della fiera non mi sbagliavo di molto.
    Il romanzo non è una storia d'amore come si potrebbe pensare - soprattutto se ci si imbatte in un'edizione come questa, priva di informazioni sull'autore e anche del tipico riassunto della trama.
    Va' dove di porta il cuore è un romanzo epistolare - a senso unico in realtà, visto che la risposta alle numerose lettere è totalmente assente. Lo si potrebbe considerare un diario di ricordi dei tempi che furono, una percorso all'indietro per giustificare e scusare i comportamenti di oggi. Il diario lo scrive Olga, una vecchietta che vive sola nel Carso, in una bella casa con giardino vicino a Trieste. Decide di scrivere un suo memoriale dopo essere stata colpita da un malore che, alla sua età, potrebbe indicare che la morte non è poi tanto lontana. Una serie di lettere indirizzata alla nipote orfana che da sempre vive con lei ma che, nel furore dell'adolescenza, ha deciso di abbandonare la tristezza della vecchiaia della nonna per andarsene a studiare all'estero. Le lettere vogliono essere un modo di dire addio alla ragazza lontana, così che quando tornerà a Trieste potrà leggere i segreti e i pensieri di quella nonna monotona e pesante che ha avuto una vita carica di problemi che hanno gravato più sulle spalle degli altri che sulle sue. Il segreto più grande che Olga si porta nel cuore è quello sulla morte della sua unica figlia Ilaria, la madre della destinataria del diario. Ilaria è morta a causa di un incidente d'auto a seguito della traumatica scoperta che Augusto, l'uomo che ha sempre chiamato papà ma che dimostrava sempre un distacco lontano e malinconico, non era il suo vero padre. Olga, un giorno, gravata dalla monotonia della sua vita con Augusto, lo tradisce con l'unico vero amore della sua vita, Ernesto, un affascinante e simpatico medico di un famoso centro termale. Una volta però scoperto che il loro amore aveva generato una vita, Olga non avrà la forza per seguire il suo cuore e preferirà la tranquillità sociale di quella famiglia altoborghese che Augusto poteva prometterle.
    Il romanzo è costellato di personaggi assolutamente odiosi - eccezion fatta per il fedele cane Buck e per la merla morente. Olga è il ritratto della donna affranta da problemi che si è creata da sola: mai soddisfatta, sempre annoiata dalla vita, dai sentimenti leggeri e assolutamente ignara del terzo principio della dinamica per cui ad ogni azione corrisponde sempre una reazione. Augusto è un personaggio appena abbozzato, la cui passione per gli insetti nasconde una totale insensibilità nei confronti degli esseri umani. Ernesto è sfuggente ma al tempo stesso eccessivamente travolto da passioni improbabili che non sembra saper affrontare. Ilaria è fragile, tanto fragile da essere stupida fino al limite del possibile, di una stupidità che la rende cattiva e ingrata. Stessa sorte capita anche alla figlia, la destinataria dell'epistolario, una ragazzina a primo impatto sciocca e irrazionale.
    Le tematiche sono tante, tantissime, alcune ben affrontate, altre invece solo lasciate per future riflessioni personali del lettore. Si affrontano temi come la predestinazione, il destino, ovviamente l'amore, la differenza tra ciò che si desidera e ciò che è giusto, il rapporto con gli animali, il rapporto con le piante. Sembra quasi che Susanna Tamaro abbia aperto un manuale di filosofia, abbia guardato l'indice, abbia scelto delle tematiche di suo gradimento e abbia voluto affrontarle tutte in un solo libro.
    Il più grande limite del romanzo consiste proprio nelle limitate capacità della sua scrittrice. Susanna Tamaro non riesce nella maniera più assoluta ad immedesimarsi nel personaggio di Olga da lei creato. E il messaggio di cui il romanzo è portatore, e cioè quello di seguire la voce del cuore e non quello dell'apparenza, alla fine risulta, se non ridicolo, almeno ironico. Olga vuole dipingersi come una donna vissuta, segnata dalle esperienze negative e che per questo vuole ergersi maestra di vita. Naturale per una persona che di se stessa afferma che già a quattro anni si poneva domande rischiose e difficili, come "perchè mi trovo qui, da dove vengo io, da dove vengono tutte le cose". A quattro anni, signori. Sicuri che Olga non sia la reincarnazione di Immanuel Kant?
    Ancora, le lettere che Olga si accinge a scrivere quasi ogni giorno sono troppo precise: non sono il riflesso dell'immagine di una vecchia donna consumata dai dolori che, di getto, vuole ricordare alla nipote che ognuno di noi ha il diritto di essere amato. Sono scritte retoricamente e logicamente in un modo perfetto: in poche parole, si avverte dietro ogni riga la censura e la correzione di un editore, non sono lettere di sentimento, di cuore. E in un romanzo che vuole essere di sentimento, che vuole essere un diario che porti al cuore di ognuno di noi ricordi lontani che non ci appartengono ma che un giorno potrebbero farlo, questo è un limite enorme.
    Olga non riesce a diventare un personaggio grande, un'eroina femminile che, lacerata dalle passioni e dagli sbagli, alla fine diventa parte di ogni lettore. Olga non è Anna Karenina ed è lontanissima dall'esserlo. Olga è un personaggio irritante, che si erge a giudice sputasentenze e che vuole insegnare a vivere quasi ad ognuno di noi, non solo alla nipote: sembra possedere in tasca perle di saggezza note solo a lei che nella vita ha tanto sbagliato solo per amor di se stessa: sembra che solo lei possa sapere che nella vita bisogna diffidare di tutto tranne che del cuore, lei che nella sua vita ha seguito di tutto, dal benessere, al cervello, agli ormoni, di tutto tranne che il cuore. Per questo il messaggio del romanzo, va' dove ti porta il cuore, alla fine strappa solo una risata, non una sincera ed affezionata riflessione.

    ha scritto il 

  • 5

    Anche se a volte è risultato un po' lento..... è molto piacevole, dolce e profondo quanto l'amore materno di una nonna verso la propria nipote. Sarà uno dei libri che consiglierò a mia figlia di legge ...continua

    Anche se a volte è risultato un po' lento..... è molto piacevole, dolce e profondo quanto l'amore materno di una nonna verso la propria nipote. Sarà uno dei libri che consiglierò a mia figlia di leggere tra qualche anno.
    "Abbi cura di te... Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante. Lottare per un'idea senza avere un'idea di sé è una delle cose più pericolose che si possano fare. Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti. E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta.Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta."
    "Il processo della crescita somiglia un po' a quello delle perle, più grande e profonda è la ferita, più forte è la corazza che si sviluppa intorno. Poi però con il passare del tempo, come un vestito portato troppo a lungo, nei punti di maggiore uso comincia a logorarsi, fa vedere la trama, ad un tratto per un movimento brusco si strappa. In principio non ti accorgi di niente, sei convinta che la corazza ti avvolga ancora interamente, finché un giorno, all'improvviso, davanti ad una cosa stupida senza sapere perché ti ritrovi a piangere come un bambino."

    ha scritto il 

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