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Vacanze matte

Di

Editore: Einaudi (Stile libero big)

3.9
(560)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 337 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806207245 | Isbn-13: 9788806207243 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Carlo Rossi Fantonetti ; Curatore: Luca Briasco ; Prefazione: Francesco Piccolo

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
I Kwimper, una famiglia di sfaticati che vive di sussidi per la disoccupazione, composta da padre, tre figli e una baby-sitter, durante un viaggio in auto prendono per sbaglio una strada in costruzione e si ritrovano, senza benzina, nel cuore del nulla americano. La situazione ideale per cominciare da capo, come veri pionieri, e costruirsi un nuovo mondo. Peccato che la terra promessa vada difesa dalle pretese di un funzionario del governo fin troppo zelante e di una banda di gangster da strapazzo... Pubblicato nel 1959, salutato da un clamoroso successo, rimasto per settimane in vetta alle classifiche del «New York Times», “La guerra degli idioti” conserva, a distanza di più di cinquant’anni, la sua carica comica ed esplosiva. La guerra che i Kwimper, balordi di irresistibile testardaggine, ingaggiano con le autorità e il crimine organizzato, il loro ribaldo anarchismo, la loro disarmante ingenuità rischiano di diventare il simbolo, vincente proprio perché leggero e allegro, di una resistenza al conformismo dominante che mai come oggi appare necessaria.
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  • 4

    Le avventure di una famiglia borderline perché troppo naif e, a suo modo, eccessivamente onesta, sono deliziose: un umorismo leggero e persistente, almeno finché anche l'autore a sua volta non diventa ...continua

    Le avventure di una famiglia borderline perché troppo naif e, a suo modo, eccessivamente onesta, sono deliziose: un umorismo leggero e persistente, almeno finché anche l'autore a sua volta non diventa eccessivamente naif e - per questo peccato veniale - perde la quinta stellina.

    ha scritto il 

  • 4

    Improbabile e umoristico come un libro di Paasilinaa o di Jonasson. Il personaggio narrante ha qualcosa di Forrest Gump nella sua ingenuità che confina con l'idiozia, condita pero' da un'assoluta fort ...continua

    Improbabile e umoristico come un libro di Paasilinaa o di Jonasson. Il personaggio narrante ha qualcosa di Forrest Gump nella sua ingenuità che confina con l'idiozia, condita pero' da un'assoluta fortuna che gli permette di cavarsi di impaccio nei modi più improbabili. Il modo in cui si cava d'impiccio nella casa da gioco quando viene preso di mira dai bari, oppure come mette in fuga i gangster e' impagabile. Insomma un libro per ridere un po', che sotto-sotto contesta l'ingerenza dello stato che ha finito per distruggere lo spirito dei pionieri americani, nel bene e nel male.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è un capolavoro, vero. Ma è un libro fresco e divertente che in modo semplice fa riflettere e ridere. La famiglia Kwimper del New Jersey, composta di un padre che non ha mai lavorato ma sempre god ...continua

    Non è un capolavoro, vero. Ma è un libro fresco e divertente che in modo semplice fa riflettere e ridere. La famiglia Kwimper del New Jersey, composta di un padre che non ha mai lavorato ma sempre goduto del sussidio statale, due gemelli pestiferi e la loro baby sitter e da Toby, aitante ventenne scartato dall’esercito americano con una pensione di invalidità, una famiglia che ha “sempre aiutato il governo usufruendo di ogni sussidio esistente”, si trova senza benzina lungo una strada appena costruita dello stato del Columbiana e si trasforma in novelli Robinson Crusoe, accampandosi in un pezzo di terra ai margini della strada che non è proprietà di nessuno, costruendovi capanne,intraprendendo una attività in proprio, in mezzo alla natura selvaggia. Le disavventure non mancano: arrivano i gangster che vogliono aprire una sala da gioco, arriva lo Stato, nella persona dei capi dipartimento dei lavori pubblici e dell’assistenza sociale, che vuol mettere i bastoni tra le ruote alla famiglia. Ogni avventura è narrata dalla voce sgrammaticata di Toby, un delizioso mix tra Forrest Gump e Charlie Chaplin, con la sua onestà genuina. Ed alla fine i Kwimper e la loro iniziativa trionferanno, anche se….. Una lettura non impegnativa e rilassante, ma non superificiale.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono rimasto piacevolmente colpito leggendo questo romanzo di un autore a cui non avrei dato assolutamente credito. Anche se il libro è assolutamente leggero e senza alcuna pretesa, la lettura scorrev ...continua

    Sono rimasto piacevolmente colpito leggendo questo romanzo di un autore a cui non avrei dato assolutamente credito. Anche se il libro è assolutamente leggero e senza alcuna pretesa, la lettura scorrevole e a tratti divertente mi ha fatto conoscere un autore fino a quelche giorno fa a me sconosciuto. Prenderò in considerazione se leggere altro anche se, leggendo qua e la alcune recensioni, sembrerebbe che libri di questo tipo non ne ha fatti altri

    ha scritto il 

  • 4

    Strano forte

    A me il libro è piaciuto nel suo genere. Certo non si tratta di un capolavoro della letteratura, ma Toby è simpaticissimo, i valori sono forti e il lieto fine non guasta. Sì, lui somiglia a Forest Gu ...continua

    A me il libro è piaciuto nel suo genere. Certo non si tratta di un capolavoro della letteratura, ma Toby è simpaticissimo, i valori sono forti e il lieto fine non guasta. Sì, lui somiglia a Forest Gump, ma 30 anni prima, e la sua condizione dipende dall'endogamia. Una divertente finestra sull'america di quegli anni e sull'utilità degli psicologi.

    ha scritto il 

  • 3

    Titolo originale “Pioneer, go home!”
    Sono stati al sud per una villeggiatura e stanno tornando su, nel New Jersey, dove il signor Kwimper intende lavorare un po’ per avere nuovamente diritto alla diso ...continua

    Titolo originale “Pioneer, go home!”
    Sono stati al sud per una villeggiatura e stanno tornando su, nel New Jersey, dove il signor Kwimper intende lavorare un po’ per avere nuovamente diritto alla disoccupazione ed essere in regola per la pensione.
    Il cartello sullo steccato di sbarramento recita “Assolutamente vietato il transito al pubblico”.
    “Ma dopo tanti anni che prendeva l’indennità di disoccupazione e l’assistenza per i figli a carico e tutta quell’altra roba papà mica si considerava il Pubblico”.
    Se non ci si considera il Pubblico, il divieto non ha alcun valore. Si passa a fianco della barriera e si marcia sulla nuova via. fino a quando il carburante finisce e la macchina si ferma. A quel punto non rimane che sistemarsi, organizzarsi e, perché no, sognare un mondo diverso.
    «Chissà che tipo di mondo cercheremmo di rifare,»
    disse Holly con quella sua aria di tizia che sta sognando.
    «Vorremmo cambiarlo molto?»
    Fu una domanda che ci diede da ponzare. Mica era una cosa facile trovare i cambiamenti che uno poteva desiderare. Togliere di mezzo quegli involti di cellofan che uno non riesce mai ad aprire? Far sparire le macchine che filano a cento all’ora e i coltelli a serramanico e i juke boxe che urlano a tutto volume? E far venire un governo grosso incaricato di badare alla gente piccola o della gente grossa incaricata di badare a un governo piccolo? A pensarci bene capii di non aver abbastanza cervello per capire cos’avrebbe voluto il resto dell’umanità e conclusi che non mi sarei fidato a cambiare lo stato delle cose solo in base alla mia parola.

    Se non cambiano il mondo, ne creano uno nuovo. Tutto loro. “È come essere pionieri” afferma entusiasta Holly.
    Papà Kwimper frena: «Non voglio che nessuno ci rimproveri d’aver voltato le spalle al governo per metterci a fare i pionieri. Se tutti quelli che gli salta in testa si mettono a fare i pionieri, dove finisce il governo?». Già, dove finisce?
    E s’ingegnano i Kwimper, s’inventano un’attività, perché alla fine qualcuno arriverà anche da quelle parti, no? E se servono soldi, basta tornare nel “vecchio mondo” e trovare una banca. Che ci vuole!
    “Quando avete bisogno di soldi da una banca tutto quello che vi occorre è di essere uno che merita tutta la fiducia di questo mondo oppure uno che non ne merita neanche un po’, e io dico che se la maggior parte della gente non ottiene niente è proprio perché sono tutti a metà strada”. E prosegue l’avventura.
    Lo sgrammaticato e semplice Toby, col suo stupefacente (e talvolta irritante) candore, con quella capacità di vedere il buono anche dove il buono non c’è, ci pone di fronte a uno specchio, oltre il quale si apre un mondo diverso.
    «A questo mondo c’è anche quella cosa che si chiama sentimento».
    Con un po’ di coraggio, anche noi possiamo scegliere da quale parte stare.

    Grottesco, surreale, insolente, velatamente anarchicheggiante. Una critica alla società, al sistema sociale, politico, economico, burocratico. Americano, certo. Degli anni ’50, certo. Così lontano da oggi? Così lontano da noi?

    Lettura leggera, ma non banale.
    Sulle righe si sorride, fra le righe si riflette. Direi che per un libro leggero non è poca cosa.

    ha scritto il 

  • 3

    DEvo essere sinvera? Più volte ho avuto la tentazione di mollare lì il libro. Poi non l'ho fatto e mi sono obbligata più volte a leggerlo fino alla fine. Toby, il protagonista, è un personaggio come F ...continua

    DEvo essere sinvera? Più volte ho avuto la tentazione di mollare lì il libro. Poi non l'ho fatto e mi sono obbligata più volte a leggerlo fino alla fine. Toby, il protagonista, è un personaggio come Forest Gump, un po' tonto, che agisce con estrema ingenuità e per queto le ha tutte vinte. Evidentemente tutti coloro che hanno fatto fortuna in America erano così. Questo libro incarna i valori pionieristici degli stati uniti e per taluni questo libro potrà essere esilarante, ma per me è stato faticosissimo, L'umorismo dei tonti e dei semplici mi fa innervosire e non divertire.
    Poi devo fare un appunto ai traduttori. Se un libro si intitola Pioneer, Go Home! perchè lo avete chiamato Vacanze matte? Il titolo mi ha tratta in inganno ancora una volta. Mi aspettavo qualcosa di veramente diverso e per tutte le 335 pagine mi sono chiesta quale fosse il nesso fra il romanzo e il suo titolo. Ok che Pionieri, levatevi di qui non suona un granchè, ma Vacanze matte non c'entra davvero un fico secco.

    ha scritto il 

  • 3

    Breve intervallo delle nostre letture "impegnate" con un libro leggero e divertente. Alcuni lo hanno trovato esageratamente comico, nel senso che le vicende sono talmente al limite da apparire improba ...continua

    Breve intervallo delle nostre letture "impegnate" con un libro leggero e divertente. Alcuni lo hanno trovato esageratamente comico, nel senso che le vicende sono talmente al limite da apparire improbabili e per questo lo hanno giudicato "molto americano". Il confine tra stupidità naif e ingenuità dei personaggi è davvero molto labile.

    ha scritto il 

  • 3

    Una risata seppellirà il mondo? Mah!

    Finito ieri sera in tablet e soprattutto a gratis! Divertimento raddoppiato.
    Se l’avessi letto negli anni ‘70 l’avrei etichettato reazionario, un attentato al progresso e all’emancipazione del proleta ...continua

    Finito ieri sera in tablet e soprattutto a gratis! Divertimento raddoppiato.
    Se l’avessi letto negli anni ‘70 l’avrei etichettato reazionario, un attentato al progresso e all’emancipazione del proletariato. Oggi, visto com’è andata a finire, lo posso rubricare come distopico, anche se di narrazioni distopiche “comiche” ne circolano ben poche oltre l’Orlando Furioso.
    Distopico principalmente perché oggi come oggi, quello che era possibile negli anni ’50, anche se abbastanza improbabile, non sarebbe più immaginabile. Scegliere di abbandonare un mondo per colonizzare una terra di nessuno in cui andare a fare i Robinson Crousoe non è più dato.
    Sia perché non esistono più strisce di nessuno e qualunque atto della vita è regolato da leggi (moderni recinti delle élite privilegiate) alle quali il “popolo bue” non può che attenersi pena la stessa esistenza
    E soprattutto perché nessuna coppia di gemelli di otto anni rinuncerebbe al game boy ( onestamente non so se è stato soppiantato da qualche altro aggeggio), né un ragazzo di vent’anni al facebucco o alla movida alcolica e tantomeno un cinquantenne esodato a qualsivoglia sussidio sociale.
    Mancando gli elementi strutturali di quel mondo non resta che godersi il “rivoluzionario” libello, in cui spicca lo sdoppiamento del giudice del tribunale dove la famiglia anticonformista viene trascinata dai benpensanti del paesino, le cui “contromisure fino a quel punto si limitavano all'invettiva,” che si fa loro avvocato.
    Si fa Ghedini, un Ghedini che difende una buona causa per una volta, rovesciando da par suo (non sarebbe stato pagato milioni, in euro, se non fosse un acrobata del foro) la realtà.

    E che dire della demolizione dell’antropologia, psicologia e sociologia? Sovrastrutture che si parlano addosso e che di questo parlare si autoalimentano e, quel che è peggio, si fanno funzionali al potere liberticida. Spassosissimo!

    P.S. Mi sono giocata un’eventuale attenzione ai miei commenti del nuovo padrone del network, ma la satira contro la lobby degli avvocati è il punto di forza del libro e non potevo esimermi.

    P.P.S. ringrazio di cuore la mia amica anobina che me l’ha passato!

    ha scritto il 

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