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Book Description
Dalla campagna Francesco si trasferisce in città. Arriva in una stazionesconosciuta e in una casa nuova, dove impara una nuova pronuncia per nonessere straniero, perché in città sono tutti signori e i padri d'invernoindossano i cappotti. Il futuro è la nuova periferia. LaContinue
Book Details
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(409)
- Libri Italiani
- Others 160 Pages
- Edition: 7
- ISBN-10: 8807813033
- ISBN-13: 9788807813030
- Publisher: Feltrinelli
- Pub date: Jan 01, 2002
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…e anche Tabucchi - 27 mag 12
Dal ritorno in città alla nascita della Musica (sì, quella con la M maiuscola, almeno per me). Questo l’argomento del libretto veloce di Guccini, che fa seguito a quel “Croniche epafaniche” che lessi molto ma molto tempo fa. Questi sono i libri autobiografici del nostro cantautore, che ripercorre br ... (continue)
Dal ritorno in città alla nascita della Musica (sì, quella con la M maiuscola, almeno per me). Questo l’argomento del libretto veloce di Guccini, che fa seguito a quel “Croniche epafaniche” che lessi molto ma molto tempo fa. Questi sono i libri autobiografici del nostro cantautore, che ripercorre brandelli della propria vita, a tappe, un po’ come seguisse il suo amato Fausto Coppi. Non sono le epopee di briganti dell’Appennino, più politiche e più serrate, quelle scritte a quattro mani con il grande Loriano. Sono le sue epopee personali, dove utilizza un misto di italiano e dialetto, un po’ reale e un po’ inventato. Purtroppo, per lui e per la mia comprensione, questa lingua reale mi è più lontana del pur meno comprensibile vigatese di Camilleri. Per cui quello si segue facile. E qui, un po’ mi perdo, nonostante un tentativo di glossario che cerchi di delucidare su radici, provenienze ed imbastardimenti della lingua. Una volta superato lo scoglio del linguaggio, rimane questa rapida volata, che parte alla fine della seconda guerra mondiale, quando Francesco, nato nel ’40, dopo cinque anni di Appennino, torna nella natia Modena. Anzi, Mutna in dialetto, da cui il suo vezzo di chiamarla “Città della Motta”. Ci sono alternanze di scritture e di rimandi a me lettore. Quando entra in prima persona su avvenimenti minuti (dai traslochi alle corse in bicicletta, dalla fame alla scoperta anche molto discreta dell’altro sesso, dalle bande di quartiere alle prime bande sui palchi) si segue bene. Con la dolenza di descrivere mondi che sono scomparsi, che vanno scomparendo. La prima comunione lisciata per colpa di un’indigestione, ma con il regalo di un orologio, che come il mio non indossai mai. Il passaggio dai pennini alla biro. Il freddo delle case. Le prime elezioni del ’48, con la grande lotta tra Democristiani e Fronte Popolare. I bagni senza bidet. Le corse sui marciapiedi delle coroncine metalliche delle bevande. Io non ero così specializzato come loro, ma monomaniaco: solo acqua frizzante MineralNeri (quella mitica “se bevi neri, ne ribevi”, impagabile). Poi ogni tanto, si lascia andare a pistolotti vari, a pagine in terza persona con ricerca di metafore e voli pindarici vari. E qui mi perdo e, purtroppo, si perde anche lui. Come nel lungo panegirico sull’America lontana, sui miti di là dell’Oceano e sulla loro (impossibile) trasposizione nella Pianura Padana (che poi risolverà molto meglio su disco, nell’LP “Tra la Via Emilia e il West”). Meglio tornare con i piedi per terra, con quell’accenno (unico per cognome) al caro amico Bonvi, due righe di una delicatezza infinita (che suppongo aggiustate nella seconda edizione, uscita un paio d’anni dopo l’assurda morte del disegnatore). Un po’ di corso, il passaggio dalla Modena delle scuole medie alla Bologna dell’adolescenza (forse più sviluppata nel successivo “Cittanova Blues”), anche se lì non possiamo non notare le prime scorribande sonore con Alfio (Canterella, batterista) e Victor (Sogliano, bassista). Che ci fanno ricordare come all’epoca, io ignorante, mi domandavo perché l’Equipe 84 suonasse quella bella ballata intitolata “L’antisociale”. Tuttavia, nonostante l’affetto per il cantante, motivo per cui non parlerò mai troppo male anche dei suoi scritti, continuo a preferirlo in primis con la musica dietro, ed i secondi insieme a Machiavelli. Certo, non dimenticherò mai, che il secondo LP che comperai, fu Folk Beat n.1, e che del grande Francesco avevo tutti gli LP (confessione di peccati di gioventù, ma neanche tanti, il primo LP che comperai fu “1999” di Lucio Dalla). E continuerò a volergli bene, come ad un fratello maggiore quando ci regalò Cyrano. Ma qui è minore, e va detto. Alla prossima, avvelenato.
“Sandocan col quale voli e trasvoli, scordi buio e compiti, che ti dici, ma se la vita fosse solo leggere e senza compiti e altre balle non sarebbe più tògo?” (35)
“E capisci che la vita, se vorrai davvero viverla come va vissuta, nella sua complessa completezza, consisterà solo in una gràan serie di difficoltà una via l’altra, senza riposo.” (37)
“Ci sono giorni nella vita di fondamentale importanza, momenti che ti segnano da lì in avanti, ma quando ci sei raramente te ne accorgi o non ci pensi e dopo non te li ricordi.” (52)
PS: le parole sottolineate sono scritte così da Guccini, non sono miei errori di battitura. All’epoca inoltre, tògo era sinonimo di figo.
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