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Vajont: quelli del dopo

Di

Editore: Mondadori

3.6
(275)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 73 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804558172 | Isbn-13: 9788804558170 | Data di pubblicazione: 

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Fu come un colpo di falce. Il 9 ottobre 1963, alle 22.45, duemila persone e unintero paese furono cancellati per sempre. Più di quanrant'anni sono passati eil ricordo dei morti è ancora sospeso sulla valle. Anche se i fatti di quellaterribile notte diventano sempre più lontani, quel passato resta inciso sullapelle di chi l'ha vissuto. Come Mauro Corona, lo scrittore-alpinista di Erto;e come i personaggi di questo testo inedito. All'osteria del Gallo Cedrone seiuomini si ritrovano a discutere fuori dai denti, tra un bicchiere di vino el'altro, sulle responsabilità della tragedia; sul dopo Vajont, su chi ci haguadagnato e chi ci ha perso. Dalle loro parole ruvide e coinvolte emergonoaccuse, notizie, fatti.
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  • 2

    Un passato scomparso e idealizzato

    Quattro superstiti della tragedia del Vajont si ritrovano in un’osteria a discutere di quella terribile sera del 9 ottobre 1963, in cui uno tsunami artificiale, causato da una frana precipitata dal Mo ...continua

    Quattro superstiti della tragedia del Vajont si ritrovano in un’osteria a discutere di quella terribile sera del 9 ottobre 1963, in cui uno tsunami artificiale, causato da una frana precipitata dal Monte Toc nell’invaso sottostante, cancellò in pochi secondi oltre duemila vite e antichi villaggi contadini. Non parlano della tragedia, troppo presente nella loro memoria, gli ertani, ma del dopo: dei sussidi statali, delle speculazioni, delle responsabilità dell’Enel e del governo, del nuovo paese di cemento e del vecchio lasciato in abbandono, in cui le case fatiscenti crollano le une sulle altre come tessere del domino. Sono trascorsi oltre quarant’anni, gli avventori al tempo del disastro erano bambini o adolescenti, ma non possono dimenticare, carichi di rancore e rimpianti, una vita intera trascorsa nel passato. Solo l’oste, nato dopo il ’63, dice che bisogna andare avanti, magari recuperando le antiche case, aprirsi al turismo e accettare i forestieri. Sono banali discorsi da bar, e non solo di Erto ma comuni in tutto il mondo, la contrapposizione fra un passato scomparso e idealizzato, e un presente disilluso e inaccettato. Perché oggi anche i contadini vogliono strade asfaltate, case confortevoli e riscaldate, una vita fatta non solo di fatica. La conclusione è ironica e amara: anche i quattro avventori, infatti, quando un foresto entra e chiede all’oste di accendere la TV, tacciono e spostano le sedie x guardare la partita. E’ questo un racconto, più che un libro, di cinquanta pagine a grandi caratteri, pieno di luoghi comuni, sia pure sullo sfondo di un’immane tragedia. Non ho trovato qui né la storia di come la sorte, quella sera, volle graziare i sopravvissuti, né la descrizione della lotta del dopo, x ricostruire un’esistenza dalle macerie di quella precedente. E’ una delusione, forse voluta da Corona x non dividere con altri una memoria x lui sacra.

    ha scritto il 

  • 3

    Una testimonianza tanto dolorosa quanto necessaria sulla tragedia del Vajont e i difficili decenni seguenti.
    Perchè nessuno dimentichi mai quali terribili conseguenze possano avere l'avidità umana, l' ...continua

    Una testimonianza tanto dolorosa quanto necessaria sulla tragedia del Vajont e i difficili decenni seguenti.
    Perchè nessuno dimentichi mai quali terribili conseguenze possano avere l'avidità umana, l'incompetenza ed il menefreghismo, celati dietro l'innovazione o il consumismo...
    Nessuno meglio del nativo nonchè sopravvissuto Corona poteva ricordarcelo.

    ha scritto il 

  • 3

    Sono passati ormai più di 20 anni, forse 25, quando, con l'università, ci portarono a "vedere" quello che "può succedere quando si sbaglia a fare il proprio lavoro". Queste furono le parole del profes ...continua

    Sono passati ormai più di 20 anni, forse 25, quando, con l'università, ci portarono a "vedere" quello che "può succedere quando si sbaglia a fare il proprio lavoro". Queste furono le parole del professore, non ne aggiunse altre davanti alla diga del Vajont. Bastarono per segnare in modo indelebile la mia vita di studente e di professionista poi. Corona scrive di ciò che conosce profondamente e permette al lettore di farne parte.

    ha scritto il 

  • 0

    http://libreriadinelly.blogspot.it/2014/11/recensione-vajont-quelli-del-dopo-di-m.html

    Non è una storia lunga (come potete vedere anche nel tag.) Però è molto utile, si legge cosa pensano dopo 40 anni 4 anziani che erano giovani e hanno perso qualcuno nella strage del Vajont, e l'Oste c ...continua

    Non è una storia lunga (come potete vedere anche nel tag.) Però è molto utile, si legge cosa pensano dopo 40 anni 4 anziani che erano giovani e hanno perso qualcuno nella strage del Vajont, e l'Oste che è nato dopo, ma che sa cose che perfino gli Ertani anziani non sanno. Ci sono scambi di battute avvolte rabbiose, avvolte calme. Di persone che finché vivranno porteranno con se un dolore disumano che lascia un vuoto incolmabile dentro di se... (CONTINUA SUL BLOG)

    ha scritto il 

  • 4

    Un raccontino che è più una sorta di testo teatrale. Si sente che l'argomento Vajont per Corona racchiude rabbia e sconforto. Fa un'analisi sincera di quello che è stato e di come sono cambiate le cos ...continua

    Un raccontino che è più una sorta di testo teatrale. Si sente che l'argomento Vajont per Corona racchiude rabbia e sconforto. Fa un'analisi sincera di quello che è stato e di come sono cambiate le cose negli anni successivi.

    ha scritto il 

  • 5

    Sembra di leggere un canovaccio, la sceneggiatura di un testo teatrale (e si presta bene ad essere tale). È interessante e commovente leggere e scoprire il dopo Vajont da chi l'ha vissuto in prima per ...continua

    Sembra di leggere un canovaccio, la sceneggiatura di un testo teatrale (e si presta bene ad essere tale). È interessante e commovente leggere e scoprire il dopo Vajont da chi l'ha vissuto in prima persona. Questo dialogo tra supersti ed eredi della tragedia è sapientemente orchestrato da Corona e mostra i diversi punti di vista, perché ognuno l'ha vissuto (e lo vive) in modo diverso. È una lettura dal gusto amaro, ma è bene farla per non dimenticare.

    ha scritto il 

  • 5

    Un colpo di falce....

    Ho un "legame" particolare con il Vajont, pur non essendo affatto originario di quelle zone, sono nato esattamente 7h e 15min. dopo la disgrazia....non potevo non prendere anche questo libretto.
    Una b
    ...continua

    Ho un "legame" particolare con il Vajont, pur non essendo affatto originario di quelle zone, sono nato esattamente 7h e 15min. dopo la disgrazia....non potevo non prendere anche questo libretto.
    Una bellissima fotografia dei personaggi veri superstiti della tragedia, si respira l'odore della taverna di Erto.
    Grande Corona!

    ha scritto il 

  • 0

    Fu come un colpo di falce

    L'ho trovato per caso (lo so, il caso non viene mai per caso, ho rovesciato i libri per un'ora, come i vestiti nella bancarella di un mercato, ma non m'aspettavo che venisse fuori questo) e poi l'ho l ...continua

    L'ho trovato per caso (lo so, il caso non viene mai per caso, ho rovesciato i libri per un'ora, come i vestiti nella bancarella di un mercato, ma non m'aspettavo che venisse fuori questo) e poi l'ho letto durante il viaggio in treno. Del resto è un libriccino breve ma su un argomento a cui tengo molto.

    http://tulliobugari.wordpress.com/2013/02/09/fu-come-un-colpo-di-falce/

    ha scritto il 

  • 4

    Per ricordare

    Io non ero ancora nata quando successe la tragedia del Vajont. Che brutte cose si fanno in nome dei soldi. Andrebbe raccontato a tutti, giovani e meno giovani in modo che non si dimentichi. Questo lib ...continua

    Io non ero ancora nata quando successe la tragedia del Vajont. Che brutte cose si fanno in nome dei soldi. Andrebbe raccontato a tutti, giovani e meno giovani in modo che non si dimentichi. Questo libro non approfondisce, ma il poco che racconta è raccapricciante.

    ha scritto il