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Vanity Fair

By

Publisher: Penguin

4.1
(1543)

Language:English | Number of Pages: 814 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , French , German , Spanish , Chi simplified , Portuguese

Isbn-10: 0140430350 | Isbn-13: 9780140430356 | Publish date: 

Curator: J.I.M. Stewart

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , Library Binding , Audio CD , Audio Cassette , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Romance

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Book Description
On a broad and colourful canvas, extending from urban and rural England to Waterloo and the continental haunts of exiles, Thackeray gives us one of the greatest social-satirical novels in the language - one of the most entertaining and profound, and, in the person of Becky Sharp, we have one of literature's most resourceful, attractive, and amoral characters. Essentially a commentary on hypocrisy and those ethical principles to which society pays lip-service, Vanity Fair (1847-8) invites us to consider which is to blame: the opportunist or the society that makes opportunism necessary.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Vanity Fair

    Vanity Fair il romanzo senza eroi... A mio avviso l eroe c è ... il maggiore Dobbin.. Onesto , sincero ,senza secondi fini in nessuna buona azione compiuta.Ama Amelia di un amore incondiZionato x anni ...continue

    Vanity Fair il romanzo senza eroi... A mio avviso l eroe c è ... il maggiore Dobbin.. Onesto , sincero ,senza secondi fini in nessuna buona azione compiuta.Ama Amelia di un amore incondiZionato x anni e anni... Finché... Dopo molti anni..."Non ve ne andrete , vero?""No,mai"La nave é giunta in porto, il colonnello ha ottenuto ciò x cui ha lottato tutta la vita.L uccellino finalmente ha trovato il suo nido . Per 18 anni lui a spasimato x questo, e ora la pena è finita. È giunto alla meta, alla conclusione, all ultima pagina.Addio colonnello; Dio ti benedica, caro onesto William! La tua attesa è stata ripagata, il tuo sogno si è finalmente avverato.Oh! Vanitas vanitatum! Chi mai al mondo puó dire di essere felice? E chi di vedere appagati i suoi desideri? E chi, se ottiene tanto, puó affermare d esser soddisfatto?Suvvia venire, bambini, mettiamo via teatrino e marionette: la nostra commedia è finita.

    said on 

  • 4

    Grande classico vittoriano, questo romanzo colpisce per la straordinaria modernità, per il livello di auto-consapevolezza della classe borghese emergente cui è destinato, che possiamo ricavare da cons ...continue

    Grande classico vittoriano, questo romanzo colpisce per la straordinaria modernità, per il livello di auto-consapevolezza della classe borghese emergente cui è destinato, che possiamo ricavare da considerazioni come queste: "la vivacità, il trionfalismo, l'allegria e la baldanza esibiti pubblicamente nella Fiera di vanità non hanno piena corrispondenza in privato, dove a volte si è sopraffatti da cupa depressione e lugubri rimorsi" ... "il mio benevolo proposito è questo, amici e compagni: guidarvi attraverso i vari spazi della Fiera, tra negozi e spettacoli, nel più sfolgorante insieme di rumori e di spensieratezza, per poi tornare tutti a casa alla propria solitudine" (non ricordano forse temi tipici di cospicua narrativa americana sulle recite borghesi dell'età dello sviluppo infinito?).
    I personaggi ambigui, sbirciati nelle loro contradittorie aspirazioni (l'arrampicatrice Becky fa più o meno danni dell'umile Amelia?), la religiosità ridotta a sterile moralismo ma incapace di guidare nelle scelte morali, la vita di società come replica di presunte etichette nobiliari (l'imitazione dei vip!) si stagliano su complicatissime e minime vicissitudini, che costituiscono solo il fondale per la messa in scena di una schiera di personaggi sulla quale - a differenza di quanto farà più di un seconolo dopo Wolfe, che non a caso scriverà il Falò, e non più la Fiera, di vanità - non cade mai il giudizio dell'Autore.
    P.S.: fra la buona società di provincia (dell'Hampshire), ci sono anche i Wapshot!

    said on 

  • 4

    Un classico che regge il peso del tempo

    Vanity Fair segue le vite di Rebecca Sharp e Amelia Sedley, due amiche/compagne di scuola separate da condizioni di nascita molto diverse e da caratteri e inclinazioni opposte. Due vicende umane desti ...continue

    Vanity Fair segue le vite di Rebecca Sharp e Amelia Sedley, due amiche/compagne di scuola separate da condizioni di nascita molto diverse e da caratteri e inclinazioni opposte. Due vicende umane destinate irrimediabilmente a incontrarsi, perdersi e poi cozzare ancora l'una contro l'altra per tutta la durata del libro.

    "Becky" Sharp è intelligente, furba e piena di qualità apprezzate nel bel mondo, mentre Emmy Sedley è una donnina svenevole e sempliciotta sempre pronta a frignare sulla spalla di qualcuno: in parte guidate dalle loro innate caratteristiche, in parte coinvolte in vicende più grandi e incontrollabili, le due "amiche" dovranno fare i conti con continui capovolgimenti di fortuna, momenti felici e tristi, lutti e nascite, sconfitte e trionfi momentanei.

    Attorniano Becky e Amelia un buon numero di personaggi comprimari, a loro volta attori ma anche spettatori di vite vissute sullo sfondo di un periodo particolarmente burrascoso della storia europea e britannica come le guerre tra Napoleone Bonaparte e gli eserciti del Vecchio Continente. La storia corre, gli eserciti lottano, le persone vivono e muoiono ma sono soprattutto schiave dei loro irrimediabili difetti.

    La fiera della Vanità è in sostanza un corposo affresco satirico dell'alta società inglese del diciannovesimo secolo, un mondo di cui la signorina Sharp (in Crawley) desidera ardentemente fare parte e in cui una patina di ipocrisia nasconde avarizia, avidità, gola, grettezza, inettitudine, vanità e buona parte di quelli che un paio di secoli fa consideravano (non a torto) i peggiori aspetti dell'animo umano.

    L'affresco raggiunge in pieno l'obiettivo, vale a dire dipingere la varia umanità del "bel mondo" al suo peggio mentre vive (o cerca di vivere) al meglio, una società in cui anche i migliori protagonisti (o comunque quelli che William Thackeray dimostra di voler trattare con un pizzico di riguardo in più, come nel caso del maggiore William Dobbin) non possono non rivelare un lato oscuro, patetico o umanamente detestabile.

    Un libro come La Fiera della Vanità viene meritatamente considerato un classico, e merita la lettura ancora oggi pur con tutti i difetti di un racconto che l'autore non trascura di sfruttare per impartire lezioncine morali tra un matrimonio e una nascita, una vacanza al mare e una battaglia per la salvezza dell'anima di una vecchia zitella strapiena di soldi. Bizzarra e non sempre piacevole alla lettura, dal mio punto di vista, l'abitudine di Thackeray di "entrare" letteralmente e uscire dal libro rivolgendosi in maniera diretta ai lettori, descrivendo i suoi presunti incontri con i personaggi (inventati) della storia e parlando dei fatti suoi (veri o fittizi) come pretesto o divagazione prima di andare avanti con il racconto.

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  • 4

    Che piacevole mattone

    Che sia un mattone non c'è dubbio. La mia versione lo è quasi letteralmente, per grandezza e dimensioni...
    Ma è anche un libro davvero piacevole. Mi piace come l'autore dia sempre la sua opinione e no ...continue

    Che sia un mattone non c'è dubbio. La mia versione lo è quasi letteralmente, per grandezza e dimensioni...
    Ma è anche un libro davvero piacevole. Mi piace come l'autore dia sempre la sua opinione e non prenda mai le cose troppo sul serio: rende il tutto più leggero e facilità di molto la luuuuunga lettura!
    Ha ragione quando dice che è una storia senza eroi ed eroine: non ho provato vera simpatia per nessuno dei personaggi, ma nel complesso mi sono piaciuti tutti.
    In definitiva, superata la paura per l'estrema lunghezza, è un libro davvero piacevole!

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  • 3

    Grande classico che descrive la (buona) società inglese del periodo post-napoleonico in modo molto ironico e pungente.

    Tratta temi di fatto molto attuali, i vari personaggi che si incontrano nel roman ...continue

    Grande classico che descrive la (buona) società inglese del periodo post-napoleonico in modo molto ironico e pungente.

    Tratta temi di fatto molto attuali, i vari personaggi che si incontrano nel romanzo appaiono importanti per il loro prestigio sociale e le loro rendite e viene costantemente evidenziata la superficialità di tutti i protagonisti, le cui occupazioni principali sono i ricevimenti et similia.

    Pochissimi personaggi sono delineati in termini di "carattere", principalmente tutti sono individuati da livello sociale, occupazione o rendita (aristocratici, borghesi, banchieri etc), di fatti le frequentazioni non sono "scelte" in base agli interessi o alle affinità ma essenzialmente dal prestigio (così come fidanzamenti e matrimoni).

    La storia, che avrebbe potuto facilmente essere concentrata in almeno la metà delle pagine (il romanzo risente della prima stesura con le uscite "a puntate"), si sviluppa sulla contrapposizione di due donne, Amelia, gentile, dolce e garbata, ma un po' noiosa, e Rebecca, astuta e decisa a riuscire con ogni mezzo nella scalata sociale, per cui affina tutte le sue qualità per rendersi interessante ed attraente.

    La particolarità del romanzo è proprio legata al fatto che l'eroe non è quello classico, perfetto e pieno di virtù, tutt'altro: l'autore non manca mai di mettere in evidenza tutti i difetti, i limiti e le bassezze dei suoi personaggi, che in questo modo risultano molto reali e vivi.

    La conclusione risulta romantica, ma Rebecca, nonostante sia un esempio non positivo (ma neanche completamente negativo, in effetti, forse proprio per il suo essere un personaggio "vero") riesce in ogni caso a farcela.

    Lettura che non può mancare a chi ama i classici, anche se più di una volta si rischia di arenarsi per via di alcuni tratti piuttosto prolissi (penso a delle parti riguardanti dei dettagli di alcune casate inglesi), che poco danno al lettore moderno.

    Avrei dato volentieri 4 stelline, ma l'eccessiva lunghezza (per me in questo caso davvero poco utile) mi obbliga a toglierne una.

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