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Vathek - ­Gli episodi

Di

Editore: Bompiani (Tascabili Romanzi e Racconti, 875)

3.2
(40)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 257 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845254976 | Isbn-13: 9788845254970 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Ruggero Savinio , Aldo Camerino

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Scritto di getto nel 1781, quando l'autore aveva ventun anni, "Vathek" è l'opera più famosa di Beckford: inglese, scrittore romantico e instancabile viaggiatore, egli si richiamò alla tradizione del romanzo gotico e del terrore inaugurata qualche decennio prima da Walpole con il "Castello di Otranto". Ma ciò che contraddistingue il romanzo di Beckford è l'ambientazione di tipo orientale della storia, tutta incentrata intorno alla figura di un califfo ambizioso e insoddisfatto che, attraverso la pratica del delitto, della magia nera e del sacrificio alle forze del Male, conquista insieme con la donna amata il Regno del Fuoco Sotterraneo, quello della loro eterna disperazione. Questa edizione comprende anche gli episodi aggiunti più tardi dall'autore.
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  • 4

    Confesso che il motivo che mi ha spinto verso 'Vathek' è particolare: ne ho letto la prima volta su un fumetto della serie bonelliana 'Dampyr', che porta lo stesso titolo e al romanzo di Beckford è solo vagamente ispirato, visto che il protagonista è si di origini arabe come nel libro ma è un arc ...continua

    Confesso che il motivo che mi ha spinto verso 'Vathek' è particolare: ne ho letto la prima volta su un fumetto della serie bonelliana 'Dampyr', che porta lo stesso titolo e al romanzo di Beckford è solo vagamente ispirato, visto che il protagonista è si di origini arabe come nel libro ma è un arcivampiro.
    Il 'Vathek' di Beckford invece è una figura quasi archetipale di personaggio romantico, l'antieroe maledetto, pronto alla dannazione per soddisfare una sete puerile di potere e piacere ma situato in un contesto - quello di romanzi illuministici a tesi come 'Zadig' o 'Candido' di Voltaire, 'Emilio' di Rousseau o anche 'Justine' del divino marchese De Sade - in cui il punto di vista della narrazione è caratterizzato da uno sguardo esterno e quasi estraneo, se non anche dichiaratamente ironico, nei confronti della vicenda per cui la morale del racconto risulta alla fine capovolta.
    Il califfo Vathek, uomo ricco e potente oltre ogni immaginazione, capace di fulminare con il solo sguardo, vota la sua vita al perseguimento di un unico fine, il piacere e si scopre privo di ogni scrupolo quando viene tentato da parte di un oscuro personaggio, il Giaurro - parola che di per sé vuol dire 'infedele'.

    Continua su:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2013/10/vathek-e-gli-episodi-william-beckford.html

    ha scritto il 

  • 3

    Siete turchi? Non vi credo!...

    Ogni tanto capita di leggere qua e là che il Vathek di William Beckford sarebbe un esempio di romanzo gotico; i pappagalli, si sa, sono una specie longeva e resistente, e lo sono in ispecie i pappagalli letterarî: ripetendo la roba altrui il pappagallo letterario può snocciolare articoli, ...continua

    Ogni tanto capita di leggere qua e là che il Vathek di William Beckford sarebbe un esempio di romanzo gotico; i pappagalli, si sa, sono una specie longeva e resistente, e lo sono in ispecie i pappagalli letterarî: ripetendo la roba altrui il pappagallo letterario può snocciolare articoli, saggi e recensioni stans pede in uno e senz'aver letto i libri di cui si occupa. Poi smentire le favole tralatizie così accumulate diventa come pulire le stalle di Augia; ed anche il conciso prefatore di quest'edizione ha il suo bel ripetere che il Vathek è gotico solo in parte e per modo di dire: ormai l'etichetta è riecheggiata per ogni dove e sta lì, appiccicosa e tenace. Sarebbe in effetti un genere o sottogenere letterario assai strano il gotico, ad avere fra gl'incunaboli un testo che già ne costituisce la parodia: un po' come se Eschilo avesse scritto, anziché tragedie, quelle atellane che a Roma di lì a pochi secoli avrebbero preso gioiosamente in giro i personaggi tragici, facendo per esempio di Ercole un esattore delle tasse o un gladiatore. Suppongo anzi che Beckford piacesse tanto a Lord Byron proprio per il suo lato estroso e divertito: ché se Byron era tragico e pieno di passione, gli piaceva spesso e volentieri anche scherzare; la mescolanza di tenebre e ridicolo era congeniale a entrambi: vedere solo le tenebre, dunque, rappresenta un vero e proprio tradimento della poetica di Beckford.
    Certo, la seduzione del demoniaco c'era, ma l’autore del Vathek, che seguiva il suo capriccio anziché le mode, la guardava sempre con un distacco ironico: i suoi personaggi operano il male con gusto, perfino quando il male e il delitto sono più complicati della virtù; ma l'amplificazione della loro iniquità, malvagità e fierezza demoniaca prende sempre i toni del burlesco anziché del tragico. Lo scrittore inglese visse in un momento in cui l'Illuminismo sensistico e utilitaristico ricavava inquietanti conseguenze etiche dalle sue premesse: i precetti morali più venerati ormai sonavano quali pure convenzioni; ma se nel sulfureo egotismo di Sade ciò si colora, perlomeno a tratti, d'ipnotica, sgomenta solitudine, lo scetticismo di Beckford occhieggia con una risata maliziosa contro l'inanità e la votaggine sia della morale codificata sia della rivolta satanica: e se a sbertucciare la prima sono sufficienti gli sberleffi dei cattivi sedotti dal diabolico Giaurro, a farsi beffe della seconda vengono la loro stessa grossolana condotta e tutta l'atmosfera di esagerazione parodistica che la circonda. Basta pensare all'appetito del califfo Vathek, degno, più che d'un regale personaggio da Mille e una notte, del Gatto e della Volpe che s'ingozzano all'Osteria del Gambero Rosso a spese del povero Pinocchio o, se si preferisce un paragone meno letterario, dei banchetti di Obelix. Da questo punto di vista, la scrittura dei cosiddetti episodî (cioè i racconti che fanno a Vathek i personaggi nei quali s'imbatte dentro l'inferno del Giaurro, e che in realtà costituiscono la parte più estesa del libro) è molto più sottilmente parodistica di quella che riguarda direttamente la storia del califfo: qui la satira infatti si volge semmai alle convenzioni della novella di sapore orientale qual era venuta di gran moda nel Settecento, grazie alle traduzioni in francese di numerosi testi a cominciare, appunto, dalle Mille e una notte. L'invenzione di Beckford perciò viene a situarsi su d'una linea di cresta fra la seduzione verso quest'Oriente favolistico e verso l'aura dell'incipiente infatuazione gotica da un lato e, dall'altro, una consapevolezza della loro sostanziale vacuità: una poetica molto ambiziosa, dunque; ma lo scrittore inglese non possedeva purtroppo doti sufficienti a svilupparla in modo persuasivo. Ci sarebbero voluti l'olimpica superiorità ironica d'un Ariosto o il distacco tanto diverso di Byron nel Don Juan. Beckford è invece sforzato, innaturale, ripetitivo; e il tono parodistico diventa noioso già dopo qualche pagina, perché si mostra sempre meccanico, e quindi risaputo e prevedibile, e l'elemento serio si presenta troppo diluito nella parodia perché riesca ad attivare nel lettore un interesse autonomo. Il valore storico del testo, pertanto, è senz'altro considerevole; quello letterario no.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho sempre amato le mille e una notte e per curiosità ho accettato di scambiare questo libro...non so quanto l'autore ci abbia messo a scriverlo ma decisamente non riesco ad apprezzarlo....

    ha scritto il 

  • 1

    Abbandonato all'ultima o penultima pagina per infantile vendetta. Fantozzi lo avrebbe paragonato al celebre film di avanguardia russo. Ero troppo giovane per apprezzarlo? mi aspettavo ben altro?
    Will I give Vatek another chance? Don't think so.
    Visiterei piuttosto la folle dimora lon ...continua

    Abbandonato all'ultima o penultima pagina per infantile vendetta. Fantozzi lo avrebbe paragonato al celebre film di avanguardia russo. Ero troppo giovane per apprezzarlo? mi aspettavo ben altro?
    Will I give Vatek another chance? Don't think so.
    Visiterei piuttosto la folle dimora londinese (o lì vicino) dello scrittore

    ha scritto il 

  • 2

    Mille e una Notte in nero

    Una sorta di “Mille e una Notte” in nero, questo “Vathek” è una di quelle opere la cui storia editoriale è più interessante del libro.


    Scritto di getto in francese dal rampollo di una nobile famiglia inglese nel 1781 (in tre giorni, sostiene l'autore, ma pochi ci credono), fu pubblicato pe ...continua

    Una sorta di “Mille e una Notte” in nero, questo “Vathek” è una di quelle opere la cui storia editoriale è più interessante del libro.

    Scritto di getto in francese dal rampollo di una nobile famiglia inglese nel 1781 (in tre giorni, sostiene l'autore, ma pochi ci credono), fu pubblicato per la prima volta nel 1786 nella traduzione inglese di Samuel Henley - Borges per far capire dove stiano i pregi e dove i difetti ebbe a scrivere che l’originale non è fedele alla traduzione. “Gli episodi di Vathek”, oggi comunemente pubblicati in coda all’opera principale come storie udite dal protagonista negli inferi, furono neglette ai tempi dell’autore e tornarono alla luce solo nel 1909.

    Vathek è il potente ed arrogante califfo di Samarah che dedica la propria vita al perseguimento della conoscenza e, soprattutto, dei piaceri e del potere. Indotto in tentazione da un servitore di Eblis (il Satana musulmano), accetta di abbandonare l’Islam in cambio del potere e delle ricchezze dei sovrani preadamiti. Sostenuto dall’ambiziosa madre Carathis e dalla compagna Nuronihar, Vathek si macchia di ogni perfidia pur di raggiungere il Palazzo del Fuoco Sotterraneo di Istakhar, che dovrebbe custodire i tesori preadamiti, ma dove lo attende la dannazione eterna. Dopo essersi resi conto dell’abisso in cui sono precipitati, Vathek e Nuronihar, ormai intrappolati all’inferno, ascoltano le storie di alcuni compagni di sventura. Questi episodi, meno neri ma più trasgressivi della storia principale, ne seguono lo schema, con personaggi ambiziosi che si fanno abbagliare dalla sete di potere e ricchezza, credono alle promesse degli emissari di Eblis e finiscono intrappolati a Istakhar.

    Il libro si chiude con una morale dal tono davvero posticcio: “Tale fu, e tale deve essere, il castigo delle passioni sfrenate e delle azioni atroci; tale sarà la punizione della cieca curiosità, che vuol penetrare oltre i confini che il Creatore ha posto all’umana conoscenza; dell’ambizione, che volendo acquistare scienze riservate a più puri intelletti, non raccoglie altro che un orgoglio insensato, senza vedere che le condizioni dell’uomo è di essere umile e ignorante”.

    Anche se passa per romanzo gotico, il “Vathek” è una rilettura nera delle storie orientaleggianti popolari in Europa dopo la traduzione delle "Mille e una Notte". La tecnica non è ancora tanto sviluppata da creare vera suspense o vero terrore, tanto che, al lettore moderno, alcuni passaggi possono sembrare grotteschi o involontariamente umoristici. La storia principale (le prime 90 pagine del libro) procede per sussulti e quasi a episodi senza uno stretto legame tra di loro, mentre quelli che vengono definiti episodi hanno una maggiore coerenza interna.

    Si salva, su tutto, la magistrale scena in cui il Giaurro (l’emissario di Eblis) scatena un’ondata di isteria collettiva trasformandosi in una palla che viene presa a calci per un lungo tragitto da tutti gli abitanti di Samarah, prima di finire in un dirupo.

    ha scritto il 

  • 3

    Scritto in 3 giorni a 21 anni da un autore ribelle,scapestrato e grande viaggiatore,oltrecchè amante di fastosi castelli arredati alla maniera orientale...
    Beckford era amatissimo da Byron e ha saputo dare forma alla sua passione per il lato oscuro ed esoterico dell'Oriente in questo romanzo ...continua

    Scritto in 3 giorni a 21 anni da un autore ribelle,scapestrato e grande viaggiatore,oltrecchè amante di fastosi castelli arredati alla maniera orientale...
    Beckford era amatissimo da Byron e ha saputo dare forma alla sua passione per il lato oscuro ed esoterico dell'Oriente in questo romanzo originale,visionario,che descrive la discesa di due amanti verso la perversione più totale fino a perdersi nel mitico Regno del Fuoco Sotterraneo,patria del dolore e del piacere totale..
    Non si tratta di un romanzo erotico,anche se dal mio commento si potrebbe pensarlo,eppure vi è presente una sensualità,una carnalità del male,che difficilmente si trova nel genere gotico,dovuta forse in questo caso all'influenza dell'ambientazione orientale..
    Nell'edizione sono compresi anche vari racconti gotci,che Beckford inserì succesivamente nella trama principale a corollario del destini dei protagonisti..

    ha scritto il