Vedi alla voce: amore

Di

Editore: Mondadori

3.6
(683)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 544 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8804331321 | Isbn-13: 9788804331322 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: G. Sciloni

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Storia

Ti piace Vedi alla voce: amore?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    Il potere della narrazione

    Fra i libri più impegnativi che ho letto, ho smesso e ripreso più volte questo lavoro scritto da Grossman nel 1986 (all'età di 32 anni); dopo l'inizio faticoso ma avvincente (mi ricordava un po' il cl ...continua

    Fra i libri più impegnativi che ho letto, ho smesso e ripreso più volte questo lavoro scritto da Grossman nel 1986 (all'età di 32 anni); dopo l'inizio faticoso ma avvincente (mi ricordava un po' il clima dei primi anni dello stato d'Israele, descritto così bene da Amos Oz), ho faticato ad entrare nella seconda, col racconto di Bruno Schulz, tanto che, disperata, mi sono arresa e l'ho "saltata". Ma il libro continuava a tentarmi, così ho provato con la terza, col racconto finalmente comprensibile del nonno che nella prima parte farfugliava soltanto. Il feroce ed enigmatico rapporto fra lui e il responsabile del campo di concentramento è presentato con una tensione quasi palpabile, avverti che c'è un piano segreto, partecipi a tutti gli imprevedibili sbandamenti della storia fra i due, intuisci che la narrazione con la "N" maiuscola, la forza delle storie e dei libri, potrebbe incrinare, indebolire, mettere radicalmente in crisi la scellerata linea imposta all'umanità dai nazisti. Sì, qui per me sta uno dei tanti valori del romanzo: affrontare il male assoluto con il potere delle narrazioni, di cui tutti (anche i nazisti) abbiamo bisogno.
    L'ultima parte, il dizionario vero e proprio, è un capolavoro, prima di tutto una geniale invenzione letteraria: raccontare una storia non seguendo un qualsiasi filo narrativo cronologico, ma affidarsi all'ordine alfabetico di una selezionata serie di termini, ognuno dei quali è spesso denso di considerazioni, riflessioni, intuizioni, espresse spesso in forma volutamente quasi casuale, leggera, "buttate lì".
    Non sono riuscita a capire forse nemmeno la metà dei contenuti sottesi in questo romanzo, credo anche per la mia forma mentis occidentale, proveniente dalla cultura greco-romana, razionale e lineare; intuisco che nella prosa di Grossman c'è dell'altro: le culture orientali, il mondo ebraico, che riesco solo a sfiorare. Eppure, per quel poco che sono riuscita ad afferrare, considero questo libro il migliore che abbia mai letto sulla shoa, e fra i migliori in assoluto.

    ha scritto il 

  • 2

    Un enigma e non una soluzione

    Non è stata per nulla una lettura facile, per me. Quando ho iniziato questo libro avevo in mente Qualcuno con cui correre, che avevo letto anni fa e mi era piaciuto molto. E' stata un'esperienza total ...continua

    Non è stata per nulla una lettura facile, per me. Quando ho iniziato questo libro avevo in mente Qualcuno con cui correre, che avevo letto anni fa e mi era piaciuto molto. E' stata un'esperienza totalmente diversa. Un libro non facile, innanzitutto; che segue una cronologia degli eventi difficoltosa, che spazia tra il reale, il concreto e l'assolutamente fantastico in maniera forse confusionaria, talvolta. Alcune pagine si "deglutiscono" davvero a fatica. E muoversi tra le vicende di Momik, di Bruno Schulz (un capitolo che appare completamente scollegato dal resto del libro e che viene naturale considerare poco sensato se notiamo che si tratta di un viaggio immaginario di un umano con un branco di salmoni, sì, proprio così. Interessante però il saggio finale per conoscere meglio la figura di Schulz), di Wasserman e dei Ragazzi di Cuore è una vera sfida rivolta al lettore, con un pizzico di ottimismo di troppo. Spiegare la Shoah a un pubblico probabilmente non solo adulto diventa più un modo per incasinare la Storia, che per dipanarla. Il romanzo ha comunque anche diverse cose positive, tra tutte il racconto del rapporto tra Wasserman e Neigel, che rende oltremodo umano uno spietato comandante di un Lager.

    ha scritto il 

  • 1

    ?? che è?

    Insulso, noioso, palloso fino all'inverosimile, senza capo ne coda e senza una trama. Un puro esercizio affabulatorio che non aggiunge nulla di interessante al panorama del romanzo. Una fatica sprecat ...continua

    Insulso, noioso, palloso fino all'inverosimile, senza capo ne coda e senza una trama. Un puro esercizio affabulatorio che non aggiunge nulla di interessante al panorama del romanzo. Una fatica sprecata degna di migliori cause. Non capisco come l'autore di un romanzo come "Qualcuno con cui correre" abbia potuto scrivere una cosa simile, forse per puro spiritico narcisistico, non vedo altre motivazioni.

    ha scritto il 

  • 0

    Mi sono arresa subito. Poche pagine mi sono bastate per capire che questo libro non è fatto per me.
    L'ho trovato molto lento ed enigmatico, mi è risultato molto difficoltoso.
    Ci riproverò senz'altro c ...continua

    Mi sono arresa subito. Poche pagine mi sono bastate per capire che questo libro non è fatto per me.
    L'ho trovato molto lento ed enigmatico, mi è risultato molto difficoltoso.
    Ci riproverò senz'altro con Grossman, una seconda possibilità non la si nega a nessuno.

    ha scritto il 

  • 4

    VEDI ALLA VOCE, AMORE

    Un romanzo in quattro parti. Nella prima Momik è un ragazzino che identifica la “belva nazista” in un vero e proprio animale feroce, e cerca, a modo suo, di combatterla. Nella seconda il ragazzo si è ...continua

    Un romanzo in quattro parti. Nella prima Momik è un ragazzino che identifica la “belva nazista” in un vero e proprio animale feroce, e cerca, a modo suo, di combatterla. Nella seconda il ragazzo si è fatto uomo ed è diventato un romanziere che si sublima nel pensiero e nell’opera di un suo mito, lo scrittore Bruno Schulz. La terza parte si apre al mondo dell’Olocausto attraverso le storie che Wasserman, nonno di Momik, racconta a Niegel, capo del lager in cui vive. L’ultima parte è strutturata come un’enciclopedia, ed è destinata a illuminare ed amalgamare quanto scritto in precedenza.
    Un romanzo di grande spessore, umano e letterario, la cui stimolante complessità ne enfatizza la bellezza.

    ha scritto il 

  • 3

    un patchwork è ciò a cui ho pensato procedendo nella lettura di tante parti così diverse cucite insieme. a unirle dovrebbe essere l'olocausto. non so, non mi ha convinta. ho preferito altri libri di ...continua

    un patchwork è ciò a cui ho pensato procedendo nella lettura di tante parti così diverse cucite insieme. a unirle dovrebbe essere l'olocausto. non so, non mi ha convinta. ho preferito altri libri di grossman.

    ha scritto il 

  • 4

    Frasi dal libro

    "E noi tutti insieme facciamo questo voto: che viva tutta la sua vita fino alla fine senza saper nulla di cose di guerra. Capisce, Herr Neigel? Abbiamo chiesto così poco: che sia possibile che un uomo ...continua

    "E noi tutti insieme facciamo questo voto: che viva tutta la sua vita fino alla fine senza saper nulla di cose di guerra. Capisce, Herr Neigel? Abbiamo chiesto così poco: che sia possibile che un uomo viva in questo mondo tutta la sua vita, dal principio alla fine, senza mai conoscere la guerra."
    https://frasiarzianti.wordpress.com/2015/07/15/vedi-alla-voce-amore-david-grossman/

    ha scritto il 

  • 4

    Solo il salmone lo avrei eliminato

    Un libro densissimo, faticoso come pochi, stralunato, ricco di simboli che forse non ho colto pienamente, con una lingua che cambia repentina e delle trovate geniali.
    Solo la seconda parte, quella del ...continua

    Un libro densissimo, faticoso come pochi, stralunato, ricco di simboli che forse non ho colto pienamente, con una lingua che cambia repentina e delle trovate geniali.
    Solo la seconda parte, quella del salmone-Schulz, è davvero indigeribile.
    Bello l'inizio, e magnifiche la terza e quarta parte, in cui molti fili si ritrovano e alcuni personaggi apparsi all'inizio tornano sotto forme diverse e hanno finalmente una ragion d'essere e tutto acquisisce un senso.

    ha scritto il 

  • 3

    Se lo avessi capito meglio, questa recensione sarebbe tanto più concisa

    L’ho trovato un libro davvero difficile da mandare giù a allo stesso tempo non si può semplicemente chiuderlo e riporlo in libreria perché ti lascia un segno; in gran parte è un segno indecifrabile ma ...continua

    L’ho trovato un libro davvero difficile da mandare giù a allo stesso tempo non si può semplicemente chiuderlo e riporlo in libreria perché ti lascia un segno; in gran parte è un segno indecifrabile ma pur sempre un segno.
    E’ un libro surreale e come tale l’ho letto con difficoltà. Anche se a tratti offre qualche spezzone di concretezza, beh ciò accade troppo di rado per poterlo trasformare in un libro, diciamo così, “godibile”. Mi è capitato di amare libri onirici e surreali ma mai ho trovato tanta ostinazione nel vagabondare tra le allegorie ed i sogni come in questo libro. La seconda parte, dedicata ad un Bruno Schultz che si trasforma in salmone e fa innamorare il mare-femmina, è davvero una sfida. Troppo, a mio avviso. Troppo per me, specialmente perché mi rendo conto di aver perso molte connessioni, molti pensieri che invece mi sarebbe piaciuto cogliere e mi sono rimasti tanti, tantissimi dubbi. Si intuisce che l’autore ha una certa pienezza di sentimenti e idee ma è come se tutto questo fosse filtrato attraverso un vecchio setaccio otturato….ecco! la sua scrittura per me è come un setaccio otturato che lascia passare soltanto un assaggio di tutto quello che c’è.

    Allo stesso tempo però mi è capitato leggendolo di farmi colpire (e affondare) da passi inattesi di sentimenti diretti e mi si sono aperte voragini colme di punti interrogativi.
    L’uomo, ci dice il nostro protagonista, non è in grado di gioire per il fatto di essere nato, quando nasce non ricorda e poi tutto diventa scontato, tanto che il vivere quotidiano altro non è che un avvicinarsi alla morte e dunque, ciò che chiamiamo “vivere” sarebbe più corretto chiamarlo “morire”. Allora mi chiedo, il bambino che cresce, vive e muore nell’arco di 24 ore è una metafora di questo? Oppure rappresenta il tentativo fallito di ritrovare la fiducia perduta nell’essere umano, quella che il nostro protagonista perde fin dalla tenera età e che non vuole ritrovare, a costo di annullare la propria stessa identità? Dubbio. Mah…

    E c’è dell’altro. L’autore pone una questione interessante riguardo la remissiva accettazione del proprio destino da parte delle vittime, che vanno “come bestie al macello”:

    "…Ora Neigel esce dalla sua baracca. Cammina verso la stazione (banchina di arrivo ai campi di contrentramento), e ciò significa che oggi vuole scegliersi cinquanta nuovi operai per farli lavorare nel suo Campo, al posto del gruppo degli “azzurri” che c’è ora…..(gli azzurri) sanno che se Neigel viene in stazione oggi sarà effettuata una selezione………… e nuovi operai prenderanno il loro posto. Ciononostante essi continuano a fare il loro lavoro e a tranquillizzare con buone parole banali i nuovi arrivati. “Buon Dio!” mormora Wasserman “ ma lo puoi capire, Shleimele, perché gli azzurri non si rivoltano ora contro i loro carcerieri, perché non vendono la propria vita al prezzo di quella di uno solo di essi, almeno? Ora, quando già sanno tutto in modo così chiaro e lampante?”

    E poi, nella geniale chiusura enciclopedica del libro, a questo quesito si risponde che è la mancanza di fiducia nell’essere umano che compie questo, se l’essere umano può davvero far questo allora viene meno anche la fiducia nella vita stessa. Una risposta convincente? Non so, ci penserò.

    E poi ci sono loro, i volenterosi carnefici nazisti. Molte volte in passato mi sono chiesta come mi sarei comportata se fossi nata nella germania nazista e avessi subito quell’indottrinamento; mi sono risposta che probabilmente avrei fatto “come loro” perché la coscienza si forma con l’esperienza, con l’educazione, con ciò che vediamo-respiriamo-viviamo da quando nasciamo in poi. E la mia anima si sarebbe sdoppiata, come quella di molti nazisti che in questo libro per la prima volta mi appaiono un po’ vittime anche loro. E ringrazio il cielo mille e mille e mille volte ancora.

    ha scritto il 

Ordina per