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Venere e Tannhäuser

Di

Editore: SE (Piccola Enciclopedia 179)

3.7
(48)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 86 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8877105755 | Isbn-13: 9788877105752 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Alberto Episcopi ; Illustratore o Matitista: Aubrey Beardsley ; Postfazione: Alberto Episcopi

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , Cofanetto

Genere: Art, Architecture & Photography , Comics & Graphic Novels , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Beardsley è uno scrittore 'snobbish', raffinato, ma non effimero, anche se evoca fantasmi, perché questi hanno tutto ciò che li rende vivi: un corpo erotico. Beardsley ha capito che la letteratura è un esorcismo, un rifugio dalla paura di vivere e dall'imminenza della morte, un conforto da limbo che deve essere portato avanti con pacato furore di monomaniaco. Non ha contenuti, di nessun genere, da proporre; non ha cause da difendere, se non la passione per l'erotismo, per la fantasia masturbatoria; non ha problemi che l'attento, pronto lettore debba risolvere assieme a lui, per venirgli incontro in qualche strano modo. Non ha nemmeno voglia di narrare, anche se ciò può sembrare un paradosso. Beardsley non è certo un realista dell'erotismo, ma è un vero figlio del suo tempo, splendida larva 'fanée', in dissoluzione. Beardsley si situa in questa 'terra di nessuno' che è appunto la letteratura, diciamo così, 'd'arte', dove tutti i sentimenti sono morti e c'è spazio solo per la rappresentazione, il rito, il gesto. Bene e male, vero e falso non esistono: si scrive, frase dopo frase, un piccolo poema di gestualità. (Dallo scritto di Alberto Episcopi)
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  • 4

    Zu viel! Zu viel! O, daß ich nun erwachte!

    Ai tempi in cui il disegnatore e scrittore Aubrey Beardsley, morto giovanissimo mentre acquisiva già una notevole fama, scriveva queste pagine, la musica der Zukunft wagneriana aveva reso il poeta medievale tedesco Tannhäuser famoso in tutto il mondo; in realtà, più che il poeta vero, di c ...continua

    Ai tempi in cui il disegnatore e scrittore Aubrey Beardsley, morto giovanissimo mentre acquisiva già una notevole fama, scriveva queste pagine, la musica der Zukunft wagneriana aveva reso il poeta medievale tedesco Tannhäuser famoso in tutto il mondo; in realtà, più che il poeta vero, di cui anche il lettore italiano può conoscere un saggio dell'opera ad esempio dall'antologia dei Minnesänger pubblicata da Rizzoli, Wagner rese familiare il poeta della leggenda, che s'ingaglioffa nei baccanali del Venusberg salvo poi pentirsi e, lasciata l'amorosa Venere, andare in pellegrinaggio fino a Roma per espiare la sua lussuria: ed è lo stesso Tannhäuser che raffigura Beardsley in questo racconto.
    Racconto incompiuto: il curatore dell'edizione italiana ritiene che rappresentare l'intervento papale ripugnasse alquanto all'autore; ma siccome Beardsley, come Wilde e Firbank e tanti altri loro simili, era molto attratto dal cattolicesimo e vi si convertì, sia pur in articulo mortis, è possibile che l'idea in sé di rappresentare i fulgori della corte di Roma non gli risultasse così aliena: gli sarà spiaciuto, piuttosto, spiegare e dipingere un pentimento del leggendario personaggio, che assolutamente, questo sì, doveva esser estraneo alle sue corde; infatti interruppe il lavoro prima di giungere a questa fase della storia.
    E d'altronde Beardsley non aveva punto talento da narratore di storie: disegnatore, o piuttosto decoratore, lo era scrivendo come quando disegnava; e, come nei suoi disegni, negli scritti domina l'horror vacui. Il giardino di delizie di Venere non ha molto da spartire coi sogni rinascimentali di Polifilo, di Ariosto e di Tasso, dove lusso e diletto assumevano contorni molli e obliosi, ma tiepidi di sole, d'aria aperta, di fiori gentili e di grazie alessandrine: e nemmeno con l'inquietudine pur sempre elegante di certi verzieri del cavalier Marino o dei cedri reggini nelle cui fronde il Lubrano, potati da estrose cesoie, ravvisava e zampe di tigri e ceffi d'orsi e chimere di serpi; qui è una serra soffocante, irta di follie, morbosità e stravaganze che si accavallano, si rimescolano, si spingono via e addosso le une alle altre in un affannato incalzare senza un attimo di riposo: a pagine come queste, e non al vecchio Daniello Bartoli, si addice l'appunto desanctisiano che non vi si scorge nulla in rilievo perché tutto vi è rilievo.
    Qui è come se l’autore, nella sua furibonda ossessione ornamentale, su d’un commesso di pietre dure multicolori o su marmi marezzati o sulle valve di conchiglie già maculate o listate dalla natura facesse piovere ancora strie d’indaco, vene di bronzo, sgocciolature di cinabro, spruzzaglie di biacca, e ancora pulviscoli solfini, grovigli d’ebano e ghiribizzi d’oro, fiamme lunari e bizzarrie metafisiche; tutto, dai nomi alle vesti agli arredamenti, si coacerva in giogaie di geroglifici araldici e surreali fino alla vertigine.
    Se decadenti come Huysmans dirocciano nel grottesco per involontario eccesso e per momentanea stanchezza, Beardsley persegue il grottesco e vi diguazza come un’Alice spersa entro un parco giochi pornografico frammezzo le macerie di secoli di voluttà e d’erotismo. Ché nel Venusberg vibra l’eros: ma è un erotismo gelido e distante, tutto intessuto di ammicchi salaci e di perifrasi peregrine cesellate a freddo; i saturnali delle creature androgine o fanciullesche o fantastiche del regno di Venere, gli onirici teatri masturbatorî non emanano un minimo alito di vita o di passione. L’autore, in queste poche pagine, acerbe nonostante l’indefessa lustratura, condotto proprio dalla sua inclinazione per lo stravagante, il caricaturale, il decorativo e il morboso, fors’anche senza volerlo seppe creare una quintessenza o un precipitato di decadentismo che ne costituisce probabilmente la messa a nudo più candida e scoperta. E oltre alla morale vittoriana Beardsley irride proprio all’idolo di Wagner, trattandone il Ring a mo’ si trama da commedia: il Nietzsche seconda maniera, quello contra Wagner, se avesse potuto tenere fra le mani questo frammento ancora godibile proprio perché tutto eccessi, se ne sarebbe deliziato.

    ha scritto il 

  • 4

    Beardsley,dandy dalle mani lunghe e dalle idee ancor più affusolate,quando con il distacco dell'osservatore ci descrive o non ci narra il mondo della sensualità più fantasiosa lasciando ad ogni lettore il compito,o meglio,il piacere di continuarla,di aggiungere pagine e pagine delle fantasie più ...continua

    Beardsley,dandy dalle mani lunghe e dalle idee ancor più affusolate,quando con il distacco dell'osservatore ci descrive o non ci narra il mondo della sensualità più fantasiosa lasciando ad ogni lettore il compito,o meglio,il piacere di continuarla,di aggiungere pagine e pagine delle fantasie più taciute...ne fanno onore e altrettanta ispirazione le fantastiche illustrazioni che come lo stesso autore,non raccontano ma accumulano particolari nel foglio come nella fantasia...decorazioni erotiche di un mondo parallelo,dove nulla si consuma se non lo sguardo e la proibita fantasia...è questo il mondo di Beardsley,un mondo che come Dorian Gray,con artifizio artistico e non solo,non invecchia mai.Lunga vita quindi a quest'"uomo di lettere"come amava definirsi...e che non finisca mai la smaliziata fantasia di far correre la penna e i pensieri e qualsialtro si voglia...alla faccia della falsa morale e dell'ipocrisia.

    ha scritto il 

  • 3

    Acquistato solo ed esclusivamente per le illustrazioni di Beardsley. Questo libro non è certamente un capolavoro anzi, tutt'altro, non sapevo nemmeno della sua esistenza inizialmente. Sono le illustrazioni a meritare senza ombra di dubbio il massimo dei voti. Ho apprezzato il modo in cui l'autore ...continua

    Acquistato solo ed esclusivamente per le illustrazioni di Beardsley. Questo libro non è certamente un capolavoro anzi, tutt'altro, non sapevo nemmeno della sua esistenza inizialmente. Sono le illustrazioni a meritare senza ombra di dubbio il massimo dei voti. Ho apprezzato il modo in cui l'autore descrive l'abbigliamento e le acconciature dei personaggi, l'arredamento degli ambienti... sembrava di essere immersi in una bellissima illustrazione stile liberty.

    ha scritto il 

  • 4

    Beardsley, illustratore di fine '800, prende spunto dalla leggenda di Tannhaeuser per mettere in scena una serie di fantasie erotiche, purtroppo incompiuta. Decandente e quasi pornografico, più che erotico.

    ha scritto il