Venere privata

Di

Editore: Garzanti Libri (Gli elefanti)

4.0
(1790)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 252 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese , Spagnolo , Inglese

Isbn-10: 8811668565 | Isbn-13: 9788811668565 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Luca Doninelli

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
In appendice: Io, Vladimir Scerbanenko.

Le piccole idee della società dei consumi muoino nei prati di periferia, ed è quasi sempre inutile indagare. L'omertà salva gli sfruttatori. Ma Duca Lamberti pensa che sia necessario insistere, comunque: "Più ne schiacci e più ce ne sono. E va bene, tenerezza mia, ma forse bisogna schiacciarli lo stesso".Venere privata, pubblicato per la prima volta nel 1966, è il primo romanzo della serie dedicata a Duca Lamberti.

"Il mondo il Scerbanenco è un mondo completamente nero e immobile. I romanzi di Scerbanenco non conoscono nessun movimento, nessuno svolgimento. L'unico svolgimento riguarda il lettore, cui Serbanenco somministra la realtà dei fatti a piccole dosi, poco per volta. Ma la realtà, l'orribile nera realtà c'è da sempre, è sempre quella e continuerà ad essere quella dopo che il teatrino del bene avrà chiuso il sipario. A chi, cittadino di questo disperatissimo mondo, non abbia propensione al suicidio, non restano che due vie: o la completa distrazione e l'assuefazione. La vita è una droga, o la combatti con altre droghe o l'assumi fino in fondo".
(dalla prefazione di Luca Doninelli)
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  • 4

    Quando Marlowe atterra a Milano (ma non è meneghino, bensì romagnolo*) i cattivi piangono.
    Folgorante nella crudezza narrativa, nelle sue lapidarie asserzioni, senza una sbavatura o una riga superflua ...continua

    Quando Marlowe atterra a Milano (ma non è meneghino, bensì romagnolo*) i cattivi piangono.
    Folgorante nella crudezza narrativa, nelle sue lapidarie asserzioni, senza una sbavatura o una riga superflua, ma un po' troppo sfolgorante nel tratteggiare Duca, il supereroe con macchia che non sbaglia una parola.
    Il paesone Milano – coi suoi nouveaux riches e madama borghesia - raccontato da S. fa un po' sorridere. Così come la società che partorisce le perversioni di Venere privata è stata sotterrata da varie ere di palazzinari, milanodue, yuppy rampanti dediti alla milanodabere, fescionuik e fuorisalonedelmobile (si dice che bastasse dragare le fognature per farsi un carico di coca, neve a Milano era un banalissimo gioco di parole che solo copywriter strafatti potevano trovare divertente), tanto che oggi pare come i centrini all'uncinetto della zia Marisa. Grandissima abilità per realizzare una trama un po' d'antan (ma basta attendere e D&G li riporteranno di moda). Rimane comunque il fatto che si tratta di un ottimo romanzo, e ce ne fossero così!

    *non so che romagnoli abbia frequentato Scerby per scegliere proprio questa enclave culturale per i natali di Duca, ma temo che al bravo Lamperti – che pure sfoggia un bel po' del nostro sano pragmatismo e altrettanta sfacciataggine e cocciutaggine, nonché la totale mancanza di piaggeria e sussiego – manchi quell'1% di sboronaggine mista ad autoironia che salva i romagnoli anche nelle situazioni più becere. Magari nei prossimi romanzi ne scoprirò di più ….

    ha scritto il 

  • 4

    Duca Lamberti è un ex medico...

    ...radiato dall'albo e fresco di galera per aver praticato l'eutanasia su di una anziana paziente, deve cercarsi un lavoro e lo trova grazie ad un collega del padre (che era poliziotto) ma è uno stran ...continua

    ...radiato dall'albo e fresco di galera per aver praticato l'eutanasia su di una anziana paziente, deve cercarsi un lavoro e lo trova grazie ad un collega del padre (che era poliziotto) ma è uno strano lavoro. Deve guarire dall'alcolismo (ma è più disperazione) un giovane uomo e la cura si trasforma in una indagine. Le indagini di Scerbanenco finiscono sempre con l'individuazione dei colpevoli ma sono tutt'altro che a lieto fine.

    ha scritto il 

  • 4

    VENERE PRIVATA - GIORGIO SCERBANENCO 4 stelle per un motivo in recensione... sarebbero 5

    Primo libro che leggo di Scerbanenco, ne leggerò altri. Storia e personaggi intriganti.
    Scrittura asciutta e riflessiva, in crescendo, e con delle trovate semplici e bellissime ("Il sole, ogni tanto, ...continua

    Primo libro che leggo di Scerbanenco, ne leggerò altri. Storia e personaggi intriganti.
    Scrittura asciutta e riflessiva, in crescendo, e con delle trovate semplici e bellissime ("Il sole, ogni tanto, sorge anche a Milano" p. 51; "Lui si credeva intelligente, ma non capì. Attese." p. 117, qui descrive il protagonista mentre ascolta parlare una donna - che gli piace - e come molti uomini, ci provano a capirle, ma a volte è dura riuscirci). Questo è un noir duro, come deve essere un noir. Il protagonista è duro (ex carcerato, pure), malinconico, ma anche dolce, bonario. Corrisponde abbastanza alla descrizione che lo scrittore dà di sé negli scritti personali, intimi, dolenti, in appendice al libro. Uno di quegli scrittori che avresti voluto sentire parlare anche dal vivo, osservare. Leggere. E che oggi (50 anni dopo) non credo sarebbe odiosamente omofobo come in un paio di pagine di troppo. Non credo, sulla fiducia, dopo aver letto tanta sensibilità.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro super consigliato. Un thriller in piena regola, con tagli magistrali e cambi di inquadratura che lasciano col fiato sospeso, anche se ogni tanto si incappa in qualche momento di noia e lentezza. ...continua

    Libro super consigliato. Un thriller in piena regola, con tagli magistrali e cambi di inquadratura che lasciano col fiato sospeso, anche se ogni tanto si incappa in qualche momento di noia e lentezza.
    È l'ultimo libro che ho letto di Scerbanenco e posso dire, arrivata fin qui, che è autore che assicura ottima qualità e trama ben costruita. Non necessariamente la base è una trama articolata, in effetti in questo caso è semplice, ma per come la mette in scena diventa avvincente.
    Nella Milano degli anni '70, quando ancora Piazza Duomo era aperta al traffico, Duca Lamberti accetta il suo primo lavoro dopo essere stato radiato dall'albo dei medici per il reato di eutanasia: recuperare un ragazzo che si ubriaca mane e sera....Cosa accade dopo non lo dico, ma leggete il libro, ne vale la pena.

    ha scritto il 

  • 4

    Il primissimo caso di Duca Lamberti!

    Il libro mi è piaciuto: trovo che si legga velocemente e che sia il giusto preludio alle avventure successive del buon ex medico.
    Anche se non si può definire Scerbanenco un autore del momento, trovo ...continua

    Il libro mi è piaciuto: trovo che si legga velocemente e che sia il giusto preludio alle avventure successive del buon ex medico.
    Anche se non si può definire Scerbanenco un autore del momento, trovo sia meraviglioso poter leggere della "vecchia" Milano, e il nostro scrittore ha l'abilità di riuscirci a calare totalmente nell'atmosfera, nella calura, nell'umidità e nel clima soffocante di questa città degli anni '70.
    Non è un libro "leggero", alcuni capitoli sono come pugni in faccia per la crudezza delle violenze e dell'assoluta mancanza di sentimenti nel svolgerle.

    ha scritto il 

  • 4

    La scorsa estate ho scoperto Scerbanenco attraverso i Racconti Neri, e mi sono piaciuti lo stile asciutto, l'ambientazione in un'Italia che sembra così diversa da quella di oggi, la profonda umanità e ...continua

    La scorsa estate ho scoperto Scerbanenco attraverso i Racconti Neri, e mi sono piaciuti lo stile asciutto, l'ambientazione in un'Italia che sembra così diversa da quella di oggi, la profonda umanità e il vissuto dei protagonisti (spesso caratterizzati da lati oscuri). Questo romanzo, il primo della quadrilogia che vede come protagonista Duca Lamberti, medico radiato dall'ordine e investigatore non ortodosso, non fa eccezione. Sicuramente leggerò altre opere di questo grande narratore.

    ha scritto il 

  • 4

    Milano è com’è Milano per chiunque sia nato e vissuto sotto la linea gotica.

    Non mi sento in vena. Tre giorni di decantazione sono troppi per un giallo. Non si sa che scriverne. Porco giuda… non ti resta in testa manco lo straccio della trama e a caldo gli avevo messo pure qu ...continua

    Non mi sento in vena. Tre giorni di decantazione sono troppi per un giallo. Non si sa che scriverne. Porco giuda… non ti resta in testa manco lo straccio della trama e a caldo gli avevo messo pure quattro stelle (tra i gialli, logicamente; e si dovrebbero fare delle “stellitudini” per generi, altrimenti un giorno si farà confusione, troppa confusione. Magari distinguere tra stelline e pallini, sarebbe un’idea…).
    La trama? Sulla bandetta la riassumono meglio di quanto farei io. Il messaggio? Beh, qua “bene versus male” ci sta tutto e la vittoria del bene, anche se sfregiata, è un sospiro liberatorio ben sapendo, Scerbanenco, che domani si ripeterà la stessa storia, all’infinito dai tempi di Eva e il serpente.
    Milano è com’è Milano per chiunque sia nato e vissuto sotto la linea gotica.

    ha scritto il 

  • 4

    Il noir italiano nasce con la quadrilogia di Duca Lamberti, e “Venere privata”, del 1966, è la prima pietra. Ne è autore Giorgio Scerbanenco, nato a Kiev nel 1911, primo libro pubblicato nel 1935, ott ...continua

    Il noir italiano nasce con la quadrilogia di Duca Lamberti, e “Venere privata”, del 1966, è la prima pietra. Ne è autore Giorgio Scerbanenco, nato a Kiev nel 1911, primo libro pubblicato nel 1935, ottanta romanzi all'attivo, polizieschi, rosa, spionaggio, vita “come un romanzo russo”.
    Figlio di un insegnante di greco e latino fucilato dai bolscevichi e di una ragazza romana, Leda Giulivi, Scerbanenco, approdato in Italia subito dopo la nascita, resterà orfano anche di madre in tenera età, patirà la fame (ricoverato in sanatorio per sospetta tisi, si scoprirà che è soltanto denutrito: lo faranno guarire le suore ingozzandolo di zabaione), frequenterà la scuola soltanto per qualche anno senza riuscire a terminare neppure le elementari, farà mille lavori, dal magazziniere all'operaio all'autista di ambulanze al contabile. Lo salveranno i libri: letti voracemente, presi nelle biblioteche pubbliche (in quella del Castello Sforzesco raccattava tomoni di Hegel, Kant, Hume: nei suoi romanzi ogni tanto compaiono rasoi di Occam e imperativi categorici), comprati al posto del cibo. Lo salverà la scrittura, praticata fin dall'adolescenza: e quando Cesare Zavattini all'inizio degli anni '30 gli pubblicherà il primo racconto per “Piccola” e lo assumerà alla Rizzoli, la scrittura diventerà mestiere.
    Scriverà molto Scerbanenco, lo abbiamo detto. Oltre ai romanzi, migliaia di racconti, pubblicati dalle riviste Rizzoli per cui lavorerà, e che arriverà a dirigere. Oltre ai racconti, terrà per anni la posta del cuore su più d'una testata, firmandosi Florian o Valentino: Natalia Aspesi, che ricorda le sue risposte, dice che varrebbe la pena di riscoprirle, perché erano come i suoi romanzi rosa: per niente consolatorie, quasi brusche, come contropelo.
    Quando imbocca la strada del noir, complice Oreste del Buono che gli pubblica da Garzanti “Venere privata”, Scerbanenco ha 55 anni: vivrà ancora per tre anni, il tempo di completare la quadrilogia. Che ha per protagonista un insolito detective, Duca Lamberti, ex medico radiato (e condannato a tre anni di carcere) per eutanasia, perché ha aiutato a morire un'anziana ammalata di cancro. Uscito di galera, trova lavoro presso un industriale brianzolo: deve sorvegliargli e disintossicargli il figlio, giovane e alcolizzato. Scoprirà che il ragazzo beve fino ad annientarsi perché è convinto di essere il responsabile della morte di una ragazza alla quale aveva negato soccorso. Lamberti, figlio di poliziotto, indaga: con l'aiuto del vicequestore Càrrua, amico del padre, e di Livia Ussaro, studentessa di sociologia che sta facenso una ricerca “sul campo” sulla prostituzione. Scoprirà un giro sordido di foto porno che servivano a incastrare ragazze annoiate o sventate. E Livia, che entra nella tana del lupo per suo conto, ne uscirà sfigurata.
    Riassunto così, me ne rendo conto, “Venere privata” dice poco o niente. E potrebbe sembrare un fumettone, anche se è pieno di brusche finezze e ha poco da invidiare a Chandler. A fare la differenza è la capacità di raccontare Milano, di rendere gli ambienti, quelli per bene, quelli così così (certi ristoranti finto lusso con i piatti che sanno di frigorifero) e quelli per male, con pochi tocchi precisi. A fare emergere – Scerbanenco è il primo, con Giovanni Testori – le periferie desolate e una criminalità che non ha niente di romantico e di oleografico, che non conosce tabù né sensi di colpa, feroce e abietta.
    A fare la differenza è la sua capacità tutta di pancia di prendere materiali “vecchi” (l'ereditarietà, la tabe, la degenerazione, il vizio) che in mani diverse dalla sua farebbero cascame naturalistico, e di cavarne esiti tra il dostoevskiano e l'espressionista. Scerbanenco è uno scrittore “morale”: con il suo irregolare investigatore, procede in preda alla furia per il dolore del mondo, per le sofferenze degli “umiliati e offesi”. Un eroe kantiano, una Livia Ussaro spalla più kantiana di lui, “signorina Argomenti Generali”. Il noir è nato, ha ancora qualche incertezza ma nei romanzi successivi farà faville.
    “Venere privata” fu molto bene accolto, vinse premi anche in Francia e nel 1970 Yves Boisset ne estrasse un film neanche male con Bruno Cremer e Raffaella Carrà.

    ha scritto il 

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