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Venere privata

Di

Editore: Garzanti Libri (Gli elefanti)

4.1
(1628)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 252 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Inglese

Isbn-10: 8811668565 | Isbn-13: 9788811668565 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Luca Doninelli

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
In appendice: Io, Vladimir Scerbanenko. Le piccole idee della società dei consumi muoino nei prati di periferia, ed è quasi sempre inutile indagare. L'omertà salva gli sfruttatori. Ma Duca Lamberti pensa che sia necessario insistere, comunque: "Più ne schiacci e più ce ne sono. E va bene, tenerezza mia, ma forse bisogna schiacciarli lo stesso".Venere privata, pubblicato per la prima volta nel 1966, è il primo romanzo della serie dedicata a Duca Lamberti. "Il mondo il Scerbanenco è un mondo completamente nero e immobile. I romanzi di Scerbanenco non conoscono nessun movimento, nessuno svolgimento. L'unico svolgimento riguarda il lettore, cui Serbanenco somministra la realtà dei fatti a piccole dosi, poco per volta. Ma la realtà, l'orribile nera realtà c'è da sempre, è sempre quella e continuerà ad essere quella dopo che il teatrino del bene avrà chiuso il sipario. A chi, cittadino di questo disperatissimo mondo, non abbia propensione al suicidio, non restano che due vie: o la completa distrazione e l'assuefazione. La vita è una droga, o la combatti con altre droghe o l'assumi fino in fondo". (dalla prefazione di Luca Doninelli)
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  • 5

    Qual è il mistero che ha gettato Davide Auseri nella disperazione più profonda?

    Questo è primo dei quattro romanzi che hanno come protagonista Duca Lamberti.
    Lamberti è un ex-medico, appena uscito di prigione, tre giorni prima era dietro le sbarre a scontare la pena per aver aiutato una paziente a morire. Condannato (ingiustamente?) per eutanasia.
    Tre anni di prigione lo han ...continua

    Questo è primo dei quattro romanzi che hanno come protagonista Duca Lamberti. Lamberti è un ex-medico, appena uscito di prigione, tre giorni prima era dietro le sbarre a scontare la pena per aver aiutato una paziente a morire. Condannato (ingiustamente?) per eutanasia. Tre anni di prigione lo hanno cambiato, l’hanno reso più duro e riflessivo, oltre che risoluto. Il primo lavoro che trova, dopo il carcere, è alquanto strano. Il funzionario di polizia Luigi Càrrua, un vecchio amico di suo padre, gli presenta il dottor Auseri, un austero industriale lombardo che ha un problema personale/familiare per cui è necessario l’intervento di un medico. Davide, il figlio di Auseri, è alcolizzato; da un annetto questo ragazzone di venti anni circa, timido e taciturno, non riesce a staccarsi dalla bottiglia. La depressione lo ha indotto ad un disperato alcolismo. Suo padre le ha provate tutte pur di farlo smettere, di riportarlo sulla retta via, di dare nuovamente un senso alla sua vita, ma senza riuscirci. Auseri lo vuole affidare a Lamberti, nella speranza che questi riesca a fargli perdere il vizio, motivo di tanto fastidio e imbarazzo ai suoi occhi. Nonostante il caso gli sembri parecchio arduo, Duca Lamberti accetta la sfida e si mette subito a lavoro. Gli bastano pochi minuti per capire che il problema di Davide è meramente psicologico: il ragazzo deve aver subito un grave trauma che l’ha reso succube della depressione più nera. Ma quale mistero nasconderà mai Davide? Scoprirlo non sarà così arduo, più difficile sarà invece rimettere a posto i pezzi di un pericoloso e complicato puzzle, in cui Davide si trova invischiato senza volerlo. Anzi, senza nemmeno immaginarlo.

    Lo stile di Scerbanenco è il solito: semplice, lineare, pulito. Un’eleganza sobria che si mostra in piccoli ma significativi dettagli, come il rapporto tra Lamberti e la sua “fan” Livia Ussaro, o i brevi pensieri del protagonista che affiorano tra le battute di discorso diretto, a mostrare il suo dissisio interno, teso tra rettitudine morale e desiderio di vendetta/giustizia.

    La Milano degli anni ’60 – una grande città triste, fredda e solitaria – è lo scenario prediletto in cui Scerbanenco fa muovere i protagonisti dei suoi romanzi, che in fondo in fondo sono gente comune, a volte persone tenaci e dalla spiccata personalità, ma mai eroi. Neppure il protagonista.

    Un passaggio che ho aprezzato particolarmente. «Arrivò in via dei giardini e trovò da parcheggiare la Giulietta comodamente perché in quei roventi giorni di agosto la metropoli non era giudicata più abitabile da un gran numero di cittadini che, chi sa perché, la trovavano abitabilissima con la nebbia, lo smog e la neve».

    Nota. In fondo a quest’edizione Garzanti c’è una breve ma intensa autobiografia, intitolata “Io, Vladimir Scerbanenko”: una ventina di pagine in cui Scerbanenco racconta le sue umili origini, l’infanzia tra Roma e la Russia, la giovinezza fatta di solitudine, miseria e stenti, il sentiri stranieri a Milano, il percorso tortuoso che l’ha portato a trovare la sua vera strada, il sentimento di inadeguatezza che lo ha attanagliato per tutta la vita. L’autore non si dilunga più di tanto – racconta solo pochi passaggi salienti di quegli anni – ma quel che dice serve a individuare chi fosse davvero e perché dalle parole che ha scritto nelle sue opere traspaia tanta amarezza.

    ha scritto il 

  • 5

    Nella Milano del 1966 attorno alla città c'erano ancora campi, come alla fine di via Farini. Non c'era ancora quell'unico magma che oggi ha inglobato tutto.
    Non era ancora arrivato il 1968 con tutte le contestazioni in piazza e gli scontri con la polizia. Dove vigeva già lo stereotipo del polizio ...continua

    Nella Milano del 1966 attorno alla città c'erano ancora campi, come alla fine di via Farini. Non c'era ancora quell'unico magma che oggi ha inglobato tutto. Non era ancora arrivato il 1968 con tutte le contestazioni in piazza e gli scontri con la polizia. Dove vigeva già lo stereotipo del poliziotto meridionale e dalla mano pesante. Nel 1966 le televisioni degli italiani trasmettevano lo stesso spettacolo, come narrato in un passo del libro: ancora dovevano arrivare i tre canali Rai (e anche quelli privati).

    Era un mondo molto diverso, quello della Milano di fine anni '60: non c'era ancora il traffico come oggi, il problema dello smog e i quartieri in mano agli immigrati. O forse no, visto che l'orda degli immigrati dal sud era già arrivata, per lavorare negli stabilimenti della Fiat, dell'Alfa Romeo e dell'Autobianchi. In quel mondo lo scrittore russo (ma trapiantato giovane in Italia) Giorgio Scerbanenco inventò il personaggio di Duca Lamberti, che in questo libro fa la sua prima fortunatissima apparizione nel palcoscenico noir. Duca Lamberti è un medico appena uscito dal carcere per la condanna a tre anni (tutti scontati, non c'erano ancora le leggi di oggi) per una storia di eutanasia. Condannato e pure radiato dall'albo trova un incarico: lui, figlio di un poliziotto che aveva prestato servizio in Sicilia contro la mafia prendendosi pure una coltellata.

    Il commissario Carrua(con l'accento sulla prima a), amico del padre, gli trova un incarico: aiutare il figlio del dottor Auseri ("uno dei magnifici cinque ingegneri della plastica, l’ingegner Pietro Auseri"), industriale con tanto di villa in Brianza, ad Inverigo, alle prese con un problema di dipendenza dagli alcolici. «Ho un figlio alcolizzato», disse Auseri nel buio, fumando. «Adesso è in quella stanza al primo piano, l’unica finestra illuminata del primo piano. Quale è la causa dietro l'alcolismo per questo ragazzone? Portando avanto una sua indagine psicosessuale, Duca Lamberti capisce che dietro la bottiglia e i tentativi di suicidio c'è il senso di colpa.

    Visitando la tomba del padre in un cimitero di campagna e raccontando a Davide la sua vita ("riassumere la vita di un uomo non è forse una preghiera") Duca Lamberti, il figlio di un poliziotto che aveva studiato da medico per non finire come il padre, scopre per caso la ragione del senso di colpa: aver lasciato morire una ragazza incontrata per caso a Milano e poi trovata suicida a Metanopoli, in mezzo ad un cespuglio. "Alberta Radelli, ventitré anni, commessa, trovata a Metanopoli, località Cascina Luasca, il cadavere è stato scoperto alle cinque e mezzo del mattino dal signor Marangoni Antonio, abito celeste, capelli scuri ma non neri, occhiali rotondi". Inizia così, quasi per caso, un indagine che partirà da due omicidi di due ragazze, fatti passare per suicidi, l'indagine non ufficiale del medico Duca Lamberti e che arriverà a sventare un traffico di ragazze, prese dalla strada e introdotte in un giro di prostituzione di alto livello. "Ogni volta che si trova uno sfruttatore bisogna schiacciarlo. Ma che vuoi schiacciare, tenerezza mia, più ne schiacci e più ce ne sono. E va bene, ma forse bisogna schiacciarli lo stesso". Il medico mancato dovrà andare fino in fondo, per schiacciare questi vermi dediti al mercimonio del sesso, di gente che riduce tutta la realtà a cose che si possono vendere o comprare e lo farà a modo suo, con l'aiuto di un'amica di Alberta, Livia Ussaro che troveremo anche in altri romanzi della serie di Duca Lamberti. Ma non sarà il solito finale a lieto fine: la violenza, questa violenza, può essere combattuta solo se parli la stessa lingua del crimine. Nessuna pietà, nessun senso di liberazione. Scrive nel saggio di introduzione Luca Doninelli: "Dobbiamo far trionfare il bene?, sembra dire l’autore. Benissimo: ma che il bene abbia il volto che gli conviene: il volto del mostro. [..]La vita è una droga, o la combatti con altre droghe o l’assumi fino in fondo." E questo mostro che combatte il male ha qui il volto di Duca Lamberti che pure ha un suo senso di regole da rispettare nella vita, per cui i peggiori criminali non sono i banditi che ti derubano col trombone. E la legge "qualche volta è tanto strana, favorisce i delinquenti e lega le mani agli onesti". No, per Duca Lamberti i peggiori di tutti sono quelli che barano: "L'unico trasgressore alle regole del gioco che io posso rispettare è il bandito col trombone che si nasconde per le montagne: lui non sta alle regole del gioco, lui, anzi, dice chiaramente che non vuole giocare alla bella società e che le regole se le fa lui, col fucile. Ma i bari no, li odio e li disprezzo. Oggi ci sono i banditi con l'ufficio legale a latere, imbrogliano, rubano, ammazzano, ma hanno già studiato la linea di difesa con il loro avvocato nel caso fossero scoperti e processati e non vengono mai puniti abbastanza. Vogliono che gli altri stiano al gioco, alle regole, ma loro non ci vogliono stare. Questo non mi va, questa gente non la sopporto, quando me la trovo intorno o ne sento solo l'odore, mi vengono i nervi. ". "Venere privata" anticipa di anni la nuova criminalità organizzata che avrebbe poi preso possesso della Milano, che ancora non è la città da bere del terziario avanzato, ma è ancora città industriale: la mafia già fa capolino nelle pagine di questo libro, non solo nelle memorie del padre di Duca (poliziotto in Sicilia ai tempi del bandito Giuliano), ma anche come struttura criminale che tira le fila della grossa banda che traffica in donne, gli “industriali del lenocinio”. Che insegna ai delinquentelli, quelli da schiacciare, in che modo tagliuzzare il volto di una ragazza che si ribella, che sgarra, come monito a tutte le altre, perché non sempre serve uccidere, a volte è meglio lasciare un segnale comprensibile per tutti.

    Il libro termina con Duca Lamberti che è riuscito a fare giustizia, ma a modo suo, coi suoi mezzi: che non sono quelli delle leggi di un paese democratico, ma quelli di un professonista, ex medico, che meglio di altri conosce di che pasta sono fatta i criminali. Lo lasceremo assieme a Livia, a raccontare la sua storia, l'eutanasia, la condanna, il carcere: «Tre anni fa, quando venni condannato...» cominciò. Le avrebbe spiegato tutta la teoretica dell’eutanasia, e lei ne sarebbe stata felice, anche in quella stanza d’ospedale, perché per lei, nella vita, c’erano delle cose più importanti degli sfregi, c’era il Pensiero con la P maiuscola, le Teorie ..

    ha scritto il 

  • 0

    “Sono sceso dalla bicicletta perché dovevo spandere acqua.”
    Una cosa del genere la diceva il nonno mio.
    Vado a fare un poco d’acqua, vado a spandere l’acqua.
    E niente, mi è tornata come una fitta in mente.
    Altri tempi.
    Anche Venere Privata è un romanzo di altri tempi.


    Su Scerbanenco ...continua

    “Sono sceso dalla bicicletta perché dovevo spandere acqua.” Una cosa del genere la diceva il nonno mio. Vado a fare un poco d’acqua, vado a spandere l’acqua. E niente, mi è tornata come una fitta in mente. Altri tempi. Anche Venere Privata è un romanzo di altri tempi.

    Su Scerbanenco e su questo suo libro - più che un giallo vero e proprio, un disegno della società italiana anni ’60 (e il perbenismo, e le convenzioni, e la morale, e il torbido, e il non è come appare) - mi vengono solo pensieri vaghi e vaganti (o spargimenti d’acqua). Una grande tenerezza mi ha fatto questo scrittore straniero, soprattutto pensando che manco la quinta elementare teneva: lo immagino alle prese con gli intellettuali puzza al naso, con i saputoni, e penso al senso di inferiorità da dover superare, e alla terrestrità che volutamente ad essi opponeva. Altri tempi, quelli in cui bastava avere un talento per riuscire ad arrivare. Certo, con fatica, con il mazzo a tarallo, però alla fine, c'era pur sempre una possibilità di fare quello per cui ci si sentiva portati. Solo 50 anni fa. O tempora o mores. In 50 anni quanto è cambiato. Nel libro tutto verte su un mercato di foto “audaci”. Eh, ora con l’internet, figurarsi. Però sulla prostituzione privata si è sempre allo stesso punto: "La donna è una merce troppo richiesta, rappresenta un fattore economico e sociale troppo vivo perché non vi si crei intorno tutta una struttura di interessi.” A patto naturalmente che la donna sia minorenne o poco più, però. Le studentesse e le rubacuoresse, insomma, se vogliono far soldi devono entrare dentro un giro promozionale, altrimenti si fanno giusto il cellulare e basta.

    Epperò c’è un fondo moralista che mi ha irritata, nel libro. Livia, che vuole fare la "prostituta" a scopo scientifico, dice di essere frigida. (fondamentale, eh) Uno dei cattivi, invece è così: “Un invertito vero, squallido terzo sesso, adesso tutto l’incolore della sua persona fisica si spiegava, doveva essere l’incolore mostruoso dei mutanti descritti nei romanzi di fantascienza, a metà esatta della mutazione, quando hanno ancora solo l’involucro umano, ma mente e sistema nervoso appartengono già all’orrenda nuova specie.” Un omosessuale. Mi pare che per Scerbanenco l’umanità sia divisa tra maschio e femmina, e la femmina è Madre: al di fuori di questo, tutto è disordine e dramma.

    Però il signor Lamberti mi piace. Voglio vederlo agire su altri scenari.

    ha scritto il 

  • 5

    Venere privata

    Autore: Giorgio Scerbanenco
    Editore: Garzanti Editore
    Collana: Gli elefanti
    Data di uscita: Maggio 2014
    N° Pagine: 252
    Prezzo: € 8,90


    Autore di letteratura noir di insuperato livello, Giorgio Scerbanenco, italianizzazione di Volodymyr-Džordžo Ščerbanenko, è stato uno scrittore e giornalist ...continua

    Autore: Giorgio Scerbanenco Editore: Garzanti Editore Collana: Gli elefanti Data di uscita: Maggio 2014 N° Pagine: 252 Prezzo: € 8,90

    Autore di letteratura noir di insuperato livello, Giorgio Scerbanenco, italianizzazione di Volodymyr-Džordžo Ščerbanenko, è stato uno scrittore e giornalista di origine ucraina. Artista prolifico e versatile trasferitosi in Italia in tenera età al seguito della madre, si stabilì a Milano, città in cui sono ambientate la maggior parte delle sue opere. Oltre a praticare numerosi altri umili lavori come operaio e guidatore di ambulanze ha spaziato con assoluta maestria in ogni campo dell'editoria e della letteratura di genere, ma è stato con il giallo che ha raggiunto l'enorme successo che ha contraddistinto la sua carriera. Tra le sue opere spiccano numerosi racconti e romanzi che hanno avuto, e continuano ad avere, molta fama tra gli appassionati e notevole ascendenza su un certo genere di cinema popolare italiano, il poliziottesco, in voga tra gli anni ‘70 e i primi anni ‘80 del novecento, che predilige azione e violenza e hanno ispirato numerosi film come, per citare il più famoso, “Milano calibro 9” di Fernando Di Leo. I più noti sono i quattro libri dedicati a Duca Lamberti, un giovane medico radiato dall'Ordine e condannato al carcere per aver praticato l'eutanasia ad una vecchia signora che, uscito di prigione, diventa una sorta di investigatore privato che collabora con la questura meneghina di via Fate bene fratelli. Suo referente è il commissario di origini sarde, amico del padre ex poliziotto, Luigi Càrrua, in seguito promosso alla carica di questore. “Venere privata”, pubblicato originariamente nel 1966 e ristampato dall'editore Garzanti nel maggio del 2014 nella collana “Gli elefanti”, è il primo tomo della tetralogia. In questo volume, la vita di un giovane di buona famiglia, ricco ma solo e debole, con un padre troppo lontano, troppo impegnato e soprattutto troppo sicuro delle proprie certezze, si intreccia per caso con il dramma di una ragazza giunta a Milano dalla provincia con una valigia piena di progetti e speranze, che viene travolta da un gioco crudele e più grande di lei. Basato su una trama molto semplice, che sembra attingere a fatti di cronaca nera, condita da espedienti letterari che tengono il lettore avvinto alla pagina, mostra, anche grazie ad una scrittura asciutta e senza sbavature, uno spaccato dell'Italia degli anni '60, che rivela una nazione difficile, contraddittoria, cattiva, ansiosa di emergere e disincantata. Molto ben delineati e psicologicamente caratterizzati sono anche i personaggi che danno vita alle vicende narrate a cominciare dal protagonista, una figura non del tutto positiva dal passato discutibile e macchiato da un delitto, che interagisce con eroi negativi, come ricchi alcolizzati e prostitute, che grazie alle loro qualità si redimono nel corso della storia. Fa da cornice agli eventi descritti una Milano grigia, apatica, immobile, che diventa una metafora dell'indifferenza e del male di vivere che caratterizzano la modernità. Una curiosità che conferma la qualità dei contenuti del romanzo, che si apre una prefazione dell'intellettuale Luca Doninelli e si chiude con un'appendice scritta di proprio pugno dall'autore dal titolo “Io, Vladimir Scerbanenko”, è che da questo è stato tratto “Il caso Venere privata”, un film del 1970 diretto da Yves Boisset. Alla luce di quanto scritto si può affermare quindi, senza paura di smentite, che la lettura dei testi di questo Chandler italiano sia consigliatissima sia agli appassionati di letteratura poliziesca che a chi ricerchi libri di fiction in cui l'ambientazione non sia solo un mero contorno.

    ha scritto il 

  • 4

    Scrivesse oggi, Scerbanenco sarebbe l'esponente più puro e incontrastato del politically incorrect. Ma scrive negli anni sessanta e, quindi, certe valutazioni sono chiaramente incongrue. Certo, il suo protagonista, Duca Lamberti, è comunque un personaggio sopra le righe. Un giustiziere risoluto e ...continua

    Scrivesse oggi, Scerbanenco sarebbe l'esponente più puro e incontrastato del politically incorrect. Ma scrive negli anni sessanta e, quindi, certe valutazioni sono chiaramente incongrue. Certo, il suo protagonista, Duca Lamberti, è comunque un personaggio sopra le righe. Un giustiziere risoluto e cinico, ma non privo di macchie. Si affondano le mani nella melma della cronaca nera milanese, ma si accenna anche alla mafia (e alle mafie) e, in fondo, ancora una volta si ottiene il ritratto dell'Italia del boom, che cela le proprie nefandezze sotto l'illusorietà di un effimero benessere economico (non per tutti, peraltro). E se la giustizia trionfa (qualche volta), il prezzo da pagare è altissimo e nessun equilibrio viene mai ripristinato. Sostanzialmente pessimista.

    ha scritto il 

  • 4

    Bel noir italiano con atipico protagonista

    Scrittura asciutta e distaccata, tipica degli anni '60 e '70 in cui i fatti di cronaca ispiravano le narrazioni letterarie e, soprattutto, quelle cinematografiche.
    Trovate tutti gli stilemi del noir, tra cui, ovviamente, un protagonista non del tutto positivo come potrebbero essere i detective d ...continua

    Scrittura asciutta e distaccata, tipica degli anni '60 e '70 in cui i fatti di cronaca ispiravano le narrazioni letterarie e, soprattutto, quelle cinematografiche. Trovate tutti gli stilemi del noir, tra cui, ovviamente, un protagonista non del tutto positivo come potrebbero essere i detective dei gialli, ma una figura più sfaccettata che a sua volta ha avuto un passato un po' fosco e discutibile (almeno per quell'epoca). Interessante il fatto che Scerbanenco abbia scelto come "eroe" un ex-medico precedentemente condannato (e quindi radiato dall'albo) per eutanasia. Lo consiglio, anzi, adesso ho voglia di leggere gli altri della serie con il protagonista Duca Lamberti.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro meraviglioso e crudele. Pare estratto di fresco dalla cronaca nera di un nostro quotidiano.
    Per me, la rivelazione di un maestro assoluto del noir.
    Asciutto, senza sbavature, non intende indulgere alla violenza, ti lascia l'impressione di averla dovuta narrare a malincuore per dovere di ...continua

    Un libro meraviglioso e crudele. Pare estratto di fresco dalla cronaca nera di un nostro quotidiano. Per me, la rivelazione di un maestro assoluto del noir. Asciutto, senza sbavature, non intende indulgere alla violenza, ti lascia l'impressione di averla dovuta narrare a malincuore per dovere di cronaca. La storia è più vera del reale, sei lí, sai giá che dovrá andare storta, perché non è un libro, è la dura realtà, ingiusta impietosa che, come diceva Pirandello, non ha bisogno di sembrare vera. Scerbanenco ricrea in poche pagine, sin dal primo capitolo, tutto ciò, dando l'impressione di attingere da vite "minori", che non faranno mai scalpore, i cui sacrifici non saranno ricordati da nessuno e presto ricoperti da un velo di polvere come i loro protagonisti, che chiedono solo di essere presto dimenticati.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni volta che si trova uno sfruttatore bisogna schiacciarlo. Ma che vuoi schiacciare, tenerezza mia, più ne schiacci e più ce ne sono. E va bene, ma forse bisogna schiacciarli lo stesso.


    Prima apparizione del personaggio più famoso di Scerbanenco il dottor Duca Lamberti medico rad ...continua

    Ogni volta che si trova uno sfruttatore bisogna schiacciarlo. Ma che vuoi schiacciare, tenerezza mia, più ne schiacci e più ce ne sono. E va bene, ma forse bisogna schiacciarli lo stesso.

    Prima apparizione del personaggio più famoso di Scerbanenco il dottor Duca Lamberti medico radiato dall'ordine e condannato a tre anni di galera per aver praticato un'eutanasia ad una vecchia morente. Già in questa presentazione, se si tiene conto che l'anno è il 1966, si percepisce la modernità del padre del noir italiano. Scerbanenco è capace di farti indignare e di farti provare odio verso i 'cattivi', sfruttatori di donne in una Milano che diventa metropoli e in una Italia che affronta il boom economico e che ancora non ha visto il 1968 della rivolta ma che sicuramente lo percepisce arrivare. Certo vi è una certa dose di ingenuità in questo mondo diviso tra bianco e nero dove la polizia è incorruttibile e sta dalla parte della giustizia e della verità ma siamo in Italia e già far vedere con crudezza e iperrealismo la criminalità e la borghesia decadente è qualcosa di innovativo. La quadrilogia del Duca è un classico a cui sono tutti debitori, da Lucarelli a Carlotto non esiste scrittore di noir italiano che non abbia fatto i conti con il maestro indiscusso del genere.

    ha scritto il 

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