Venere privata

Di

Editore: Garzanti Libri (Gli elefanti)

4.0
(1751)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 252 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese , Spagnolo , Inglese

Isbn-10: 8811668565 | Isbn-13: 9788811668565 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Luca Doninelli

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
In appendice: Io, Vladimir Scerbanenko.

Le piccole idee della società dei consumi muoino nei prati di periferia, ed è quasi sempre inutile indagare. L'omertà salva gli sfruttatori. Ma Duca Lamberti pensa che sia necessario insistere, comunque: "Più ne schiacci e più ce ne sono. E va bene, tenerezza mia, ma forse bisogna schiacciarli lo stesso".Venere privata, pubblicato per la prima volta nel 1966, è il primo romanzo della serie dedicata a Duca Lamberti.

"Il mondo il Scerbanenco è un mondo completamente nero e immobile. I romanzi di Scerbanenco non conoscono nessun movimento, nessuno svolgimento. L'unico svolgimento riguarda il lettore, cui Serbanenco somministra la realtà dei fatti a piccole dosi, poco per volta. Ma la realtà, l'orribile nera realtà c'è da sempre, è sempre quella e continuerà ad essere quella dopo che il teatrino del bene avrà chiuso il sipario. A chi, cittadino di questo disperatissimo mondo, non abbia propensione al suicidio, non restano che due vie: o la completa distrazione e l'assuefazione. La vita è una droga, o la combatti con altre droghe o l'assumi fino in fondo".
(dalla prefazione di Luca Doninelli)
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  • 4

    Il primissimo caso di Duca Lamberti!

    Il libro mi è piaciuto: trovo che si legga velocemente e che sia il giusto preludio alle avventure successive del buon ex medico.
    Anche se non si può definire Scerbanenco un autore del momento, trovo ...continua

    Il libro mi è piaciuto: trovo che si legga velocemente e che sia il giusto preludio alle avventure successive del buon ex medico.
    Anche se non si può definire Scerbanenco un autore del momento, trovo sia meraviglioso poter leggere della "vecchia" Milano, e il nostro scrittore ha l'abilità di riuscirci a calare totalmente nell'atmosfera, nella calura, nell'umidità e nel clima soffocante di questa città degli anni '70.
    Non è un libro "leggero", alcuni capitoli sono come pugni in faccia per la crudezza delle violenze e dell'assoluta mancanza di sentimenti nel svolgerle.

    ha scritto il 

  • 4

    La scorsa estate ho scoperto Scerbanenco attraverso i Racconti Neri, e mi sono piaciuti lo stile asciutto, l'ambientazione in un'Italia che sembra così diversa da quella di oggi, la profonda umanità e ...continua

    La scorsa estate ho scoperto Scerbanenco attraverso i Racconti Neri, e mi sono piaciuti lo stile asciutto, l'ambientazione in un'Italia che sembra così diversa da quella di oggi, la profonda umanità e il vissuto dei protagonisti (spesso caratterizzati da lati oscuri). Questo romanzo, il primo della quadrilogia che vede come protagonista Duca Lamberti, medico radiato dall'ordine e investigatore non ortodosso, non fa eccezione. Sicuramente leggerò altre opere di questo grande narratore.

    ha scritto il 

  • 4

    Milano è com’è Milano per chiunque sia nato e vissuto sotto la linea gotica.

    Non mi sento in vena. Tre giorni di decantazione sono troppi per un giallo. Non si sa che scriverne. Porco giuda… non ti resta in testa manco lo straccio della trama e a caldo gli avevo messo pure qu ...continua

    Non mi sento in vena. Tre giorni di decantazione sono troppi per un giallo. Non si sa che scriverne. Porco giuda… non ti resta in testa manco lo straccio della trama e a caldo gli avevo messo pure quattro stelle (tra i gialli, logicamente; e si dovrebbero fare delle “stellitudini” per generi, altrimenti un giorno si farà confusione, troppa confusione. Magari distinguere tra stelline e pallini, sarebbe un’idea…).
    La trama? Sulla bandetta la riassumono meglio di quanto farei io. Il messaggio? Beh, qua “bene versus male” ci sta tutto e la vittoria del bene, anche se sfregiata, è un sospiro liberatorio ben sapendo, Scerbanenco, che domani si ripeterà la stessa storia, all’infinito dai tempi di Eva e il serpente.
    Milano è com’è Milano per chiunque sia nato e vissuto sotto la linea gotica.

    ha scritto il 

  • 4

    Il noir italiano nasce con la quadrilogia di Duca Lamberti, e “Venere privata”, del 1966, è la prima pietra. Ne è autore Giorgio Scerbanenco, nato a Kiev nel 1911, primo libro pubblicato nel 1935, ott ...continua

    Il noir italiano nasce con la quadrilogia di Duca Lamberti, e “Venere privata”, del 1966, è la prima pietra. Ne è autore Giorgio Scerbanenco, nato a Kiev nel 1911, primo libro pubblicato nel 1935, ottanta romanzi all'attivo, polizieschi, rosa, spionaggio, vita “come un romanzo russo”.
    Figlio di un insegnante di greco e latino fucilato dai bolscevichi e di una ragazza romana, Leda Giulivi, Scerbanenco, approdato in Italia subito dopo la nascita, resterà orfano anche di madre in tenera età, patirà la fame (ricoverato in sanatorio per sospetta tisi, si scoprirà che è soltanto denutrito: lo faranno guarire le suore ingozzandolo di zabaione), frequenterà la scuola soltanto per qualche anno senza riuscire a terminare neppure le elementari, farà mille lavori, dal magazziniere all'operaio all'autista di ambulanze al contabile. Lo salveranno i libri: letti voracemente, presi nelle biblioteche pubbliche (in quella del Castello Sforzesco raccattava tomoni di Hegel, Kant, Hume: nei suoi romanzi ogni tanto compaiono rasoi di Occam e imperativi categorici), comprati al posto del cibo. Lo salverà la scrittura, praticata fin dall'adolescenza: e quando Cesare Zavattini all'inizio degli anni '30 gli pubblicherà il primo racconto per “Piccola” e lo assumerà alla Rizzoli, la scrittura diventerà mestiere.
    Scriverà molto Scerbanenco, lo abbiamo detto. Oltre ai romanzi, migliaia di racconti, pubblicati dalle riviste Rizzoli per cui lavorerà, e che arriverà a dirigere. Oltre ai racconti, terrà per anni la posta del cuore su più d'una testata, firmandosi Florian o Valentino: Natalia Aspesi, che ricorda le sue risposte, dice che varrebbe la pena di riscoprirle, perché erano come i suoi romanzi rosa: per niente consolatorie, quasi brusche, come contropelo.
    Quando imbocca la strada del noir, complice Oreste del Buono che gli pubblica da Garzanti “Venere privata”, Scerbanenco ha 55 anni: vivrà ancora per tre anni, il tempo di completare la quadrilogia. Che ha per protagonista un insolito detective, Duca Lamberti, ex medico radiato (e condannato a tre anni di carcere) per eutanasia, perché ha aiutato a morire un'anziana ammalata di cancro. Uscito di galera, trova lavoro presso un industriale brianzolo: deve sorvegliargli e disintossicargli il figlio, giovane e alcolizzato. Scoprirà che il ragazzo beve fino ad annientarsi perché è convinto di essere il responsabile della morte di una ragazza alla quale aveva negato soccorso. Lamberti, figlio di poliziotto, indaga: con l'aiuto del vicequestore Càrrua, amico del padre, e di Livia Ussaro, studentessa di sociologia che sta facenso una ricerca “sul campo” sulla prostituzione. Scoprirà un giro sordido di foto porno che servivano a incastrare ragazze annoiate o sventate. E Livia, che entra nella tana del lupo per suo conto, ne uscirà sfigurata.
    Riassunto così, me ne rendo conto, “Venere privata” dice poco o niente. E potrebbe sembrare un fumettone, anche se è pieno di brusche finezze e ha poco da invidiare a Chandler. A fare la differenza è la capacità di raccontare Milano, di rendere gli ambienti, quelli per bene, quelli così così (certi ristoranti finto lusso con i piatti che sanno di frigorifero) e quelli per male, con pochi tocchi precisi. A fare emergere – Scerbanenco è il primo, con Giovanni Testori – le periferie desolate e una criminalità che non ha niente di romantico e di oleografico, che non conosce tabù né sensi di colpa, feroce e abietta.
    A fare la differenza è la sua capacità tutta di pancia di prendere materiali “vecchi” (l'ereditarietà, la tabe, la degenerazione, il vizio) che in mani diverse dalla sua farebbero cascame naturalistico, e di cavarne esiti tra il dostoevskiano e l'espressionista. Scerbanenco è uno scrittore “morale”: con il suo irregolare investigatore, procede in preda alla furia per il dolore del mondo, per le sofferenze degli “umiliati e offesi”. Un eroe kantiano, una Livia Ussaro spalla più kantiana di lui, “signorina Argomenti Generali”. Il noir è nato, ha ancora qualche incertezza ma nei romanzi successivi farà faville.
    “Venere privata” fu molto bene accolto, vinse premi anche in Francia e nel 1970 Yves Boisset ne estrasse un film neanche male con Bruno Cremer e Raffaella Carrà.

    ha scritto il 

  • 3

    I difetti si ereditano e i pregi sono invece recessivi

    Mi è piaciuto molto l'inizio, aveva qualcosa di Chandleriano. Sono rimasto ipnotizzato dal gioco dei sassolini, il protagonista aveva imparato a passare il tempo con mezzi semplici.
    Nelle prime trenta ...continua

    Mi è piaciuto molto l'inizio, aveva qualcosa di Chandleriano. Sono rimasto ipnotizzato dal gioco dei sassolini, il protagonista aveva imparato a passare il tempo con mezzi semplici.
    Nelle prime trenta pagine avevo una sensazione da Ultima corvè, poi i sassolini hanno iniziato a scivolare lungo il crepaccio. Il protagonista che per nome ha un titolo nobiliare (Duca) che di mestiere faceva il medico (è stato radiato), si improvvisa detective (in quanto figlio di un ex poliziotto). Non posso dare grosse colpe a Scerbanenco, il crimine paga, i romanzi criminali vendono, si leggono. Il problema è mio. Un medico radiato è secondo solo ad un prete spretato.. Ecco, forse qualche giallista nero potrebbe raccogliere questo suggerimento e fabbricare un ex togato che preferisce la giustizia degli uomini a quella divina, tanto da buttarsi a capofitto nelle indagini che nemmeno Don Babbeo. Duca Lamberti è uno strano personaggio, tenero e rude. E' un uomo di principi, ma in quanto Duca lo è a modo suo. Da qualche parte avevo letto una polemica per il linguaggio usato per descrivere gli omosessuali. Credo che vada rapportato all'epoca in cui scriveva, leggendolo oggi sembra Zalone, preso con spirito diventa divertente (o probabilmente così risulta se non si è parte in causa).
    Ad un ventenne alcolizzato viene appioppato Duca Lamberti come tutore e medico personale. Il Duca per guarirlo dalla dipendenza lo fa ri-entrare in un tunnel di malavita e prostituzione, buttandovisi a capofitto anch'egli. Può darsi che altrove sulla trama troviate notizie più dettagliate, a me ora preme parlare della breve autobiografia in calce al romanzo; mi è piaciuta, mi è sembrata allo stesso tempo ingenua e sfrontata, mi è parsa vera.
    Scerbanenco sulla verità:
    Diverse volte, poi, ho tentato di mettere nelle mie novelle qualcuno di questi avventurosi episodi, ma venivano «falsi». Nelle novelle la verità sembrava una stonatura.

    Scerbanenco che ricorda molto Cesare Pavese
    Avevo già passato i trent'anni e avrei dovuto imparare qualche cosa da quello che mi era successo. Ma solo più tardi imparai che non s'impara quasi mai niente. Noi rimaniamo sempre gli stessi. Le esperienze della vita, gli insegnamenti delle persone più sagge, ci impolverano un poco, come quando camminiamo per una vecchia strada di campagna, ma basta soffiare su quel po' di polvere perché noi ritorniamo tali e quali come eravamo prima di ogni insegnamento. Così continuai a commettere gli stessi errori.

    Cesare Pavese che nella Casa in collina scrive:
    Nella vita giornaliera uno crede di esser diverso, crede che l'esperienza lo cambi, si sente giulivo e padrone di sé, ma pensati che venga una crisi, pensati che gli diano uno scossone e un calcio in faccia e la vita imponga “Su deciditi”, e lui farà infallibilmente come ha sempre fatto in passato, scapperà se è vigliacco, resisterà se è coraggioso. Sembra una stupidaggine ma non è. Anche perchè non si tratta solo di scappare o resistere; le cose sono un po' più complicate.

    ha scritto il 

  • 4

    Un giallo ambientato in una Milano anni '60, per questo datato, ma anche una finestra su un mondo diverso, ormai lontano con la sua morale e le sue visioni oggi superate. Un mondo né migliore né peggi ...continua

    Un giallo ambientato in una Milano anni '60, per questo datato, ma anche una finestra su un mondo diverso, ormai lontano con la sua morale e le sue visioni oggi superate. Un mondo né migliore né peggiore del nostro, solo lontano. Comunque una storia godibile come altri noir di questo autore. Ho molto apprezzato l'appendice: Io Vladimir Scerbanenco, un pezzo autobiografico molto bello.

    ha scritto il 

  • 4

    Che si può dire del primo dei quattro gialli con protagonista Duca Lamberti che Scerbanenco fece in tempo a scrivere prima della sua prematura scomparsa? Grande tensione, azione a profusione, persona ...continua

    Che si può dire del primo dei quattro gialli con protagonista Duca Lamberti che Scerbanenco fece in tempo a scrivere prima della sua prematura scomparsa? Grande tensione, azione a profusione, personaggi molto ben tratteggiati, che rimangono impressi nella mente, e un'attenzione tutta peculiare per i fenomeni di costume, per la descrizione delle mode, dei tic, delle manie piccole e grandi della società italiana degli anni '60. In una parola: avvincente.

    ha scritto il 

  • 0

    Piccolo shock

    Mille stelline per l'inizio folgorante: la prima avventura di Duca Lamberti mi mancava e la sua presentazione al fulmicotone, macho-malinconica, mi è piaciuta molto.
    Mille stelline per il personaggio ...continua

    Mille stelline per l'inizio folgorante: la prima avventura di Duca Lamberti mi mancava e la sua presentazione al fulmicotone, macho-malinconica, mi è piaciuta molto.
    Mille stelline per il personaggio di Livia: femminile fantascienza.
    Mille stelline per la descrizione di una Milano molle e corrotta, non solo dal caldo.

    Inqualificabile, invece, e in senso negativo, la palese omofobia di Scerbanenco: non mi pareva di averla mai colta, finora, e se l'avevo fatto, forse, ero stata meno sensibile alla "sollecitazione", non so.
    S. definisce un personaggio omosessuale come uno "squallido terzo sesso" e continua: "Adesso tutto l'incolore della sua persona fisica si spiegava, doveva essere l'incolore mostruoso dei mutanti descritti descritti nei romanzi di fantascienza, a metà strada esatta della mutazione, quando hanno ancora solo l'involucro umano, ma mente e sistema nervoso appartengono già all'orrenda nuova specie".
    Agghiacciante.
    Posto che la mentalità diffusa fosse quel che fosse (e non sono proprio sicura che si sia davvero evoluta, sull'argomento), posto quindi che S. fosse "un uomo del suo tempo", non so se, alla luce del mio piccolo shock, riuscirò ancora a leggere un suo romanzo o racconto.

    ha scritto il 

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