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Venga il tuo regno

Di

Editore: Alet

4.3
(19)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 864 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8875201137 | Isbn-13: 9788875201135 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Massimo Bocchiola , Micol Toffanin

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
1606. Un gruppo di commercianti francesi sbarca nella baia di Port-Royal (Canada orientale), attirato dalle dicerie dei primi esploratori: si favoleggia di diamanti che fioriscono sulle rive dei fiumi, di montagne tutte d'oro che si specchiano abbaglianti nel tramonto della baia. Ma dalle prime ricerche, gli unici tesori della nuova terra sembrano essere i castori dalla folta pelliccia e le indigene belle e licenziose. Cupidigia, zelo religioso, lussuria, spirito d’avventura: tutto spinge i francesi ad addentrarsi sempre di più in questa terra misteriosa. Ma saranno soprattutto i Gesuiti, le Vesti Nere, ad inoltrarsi nelle foreste del Canada come corvi affamati di anime da convertire alla vera fede, tessendo un pericoloso gioco di alleanze e scontri brutali con gli Uroni e gli Irochesi, e trovando inaspettati seguaci soprattutto tra le belle indigene. Dopo lo scontro tra Vichinghi e Selvaggi che ha entusiasmato i lettori della Camicia di ghiaccio, ed è stato esaltato da Roberto Saviano in La bellezza e l’inferno, il secondo, emozionante capitolo della saga dei Sette sogni.
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  • 0

    mah... già "la camicia di ghiaccio" era abbastanza intollerabile e questo parte molto peggio. non si può che invidiare vollmann e la sua vita completamente dedicata a quel che fa, visto che pubblica libri di mille pagine alla volta su argomenti che interessano quasi solo a lui, e trova gente disp ...continua

    mah... già "la camicia di ghiaccio" era abbastanza intollerabile e questo parte molto peggio. non si può che invidiare vollmann e la sua vita completamente dedicata a quel che fa, visto che pubblica libri di mille pagine alla volta su argomenti che interessano quasi solo a lui, e trova gente disposta a pagarlo. il suo talento è, credo, indiscutibile, ma con questo miscuglio arbitrario e inutile di storia e delirio ha rotto definitivamente i coglioni. trova però delle citazioni molto belle.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo autore mi é stato consigliato da David Foster Wallace, o meglio lui lo nomina quando parla degli autori che ama, che ha amato leggere, quelli che lo facevano sentire meno solo. (cfr. “Un’antidoto contro la solitudine”)
    Ho deciso di saperne di più.
    La mia libraia disponeva di questo titolo ...continua

    Questo autore mi é stato consigliato da David Foster Wallace, o meglio lui lo nomina quando parla degli autori che ama, che ha amato leggere, quelli che lo facevano sentire meno solo. (cfr. “Un’antidoto contro la solitudine”) Ho deciso di saperne di più. La mia libraia disponeva di questo titolo e quindi. Inizio a leggerlo, non ci metto molto a capire che la faccenda é assai impegnativa datosi che: - di Vollmann non sospettavo nemmeno l’esistenza, quindi primo giro su internet per saperne di più su di lui, sul sito web di Saviano scopro che é un suo fan accanito; scopro anche i Sette Sogni, cioè i sette volumi che Vollmann consacra alla storia dell’America, “Venga il tuo regno” é il secondo volume; - in geografia sono sono sempre stata una schiappa allucinante ne consegue che mi sono fatta un bel tour di mappe del Canada su internet; - di Ignazio da Loyola e della sua compagnia dei gesuiti e dei loro esercizi spirituali, (terrificanti) sapevo della loro esistenza, ma mai andata oltre, e quindi altro giro di giostra interdettiana; - della prima santa pellerossa mai sentito parlare, meno male che esiste wikipedia; Poi mi sono fatta un bel giro del libro, glossari, note, cronologia, etc., mettendoci tutti i segnalibri necessari alla bisogna. E da ultimo, ma forse dovrebbe essere messo all'inizio, c'é un'importante indicazione (almeno per la scrivente e leggente che son io) per comprendere meglio lo stile della prosa, essa est faufilée a pg 721 nelle "Note ortografiche", "Nota sull'ortografia francese" e ci informa che: "Ho cercato di integrare parole francesi nel testo ogniqualvolta fosse possibile, per corroborare la finzione che questo libro sia una specie di Relazione dei Gesuiti . Finalmente ho iniziato a leggerlo. E comincio a capire perché piaceva a David Foster Wallace.

    ha scritto il 

  • 3

    VENGA IL TUO REGNO

    Un romanzo enciclopedico. Il lungo racconto sulla colonizzazione e l’evangelizzazione delle popolazioni native del Canada, da parte di avventurieri francesi senza scrupoli e dei Gesuiti, e degli eventi che portarono il loro genocidio fisico e culturale. Romanzo lento e farraginoso, che non ha ri ...continua

    Un romanzo enciclopedico. Il lungo racconto sulla colonizzazione e l’evangelizzazione delle popolazioni native del Canada, da parte di avventurieri francesi senza scrupoli e dei Gesuiti, e degli eventi che portarono il loro genocidio fisico e culturale. Romanzo lento e farraginoso, che non ha ripagato l’impegno di una lunga lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    Reificazione, bella parola.

    Impresa immensa, monumentale, ambiziosissima, quella di Vollmann: sette sogni, sette volumi per raccontare la storia del continente nord americano da quando i norvegesi scoprirono l’America e la chiamarono Vinland ai giorni nostri.


    Un viaggio a ritroso nel fiume del tempo per “reificare” i ...continua

    Impresa immensa, monumentale, ambiziosissima, quella di Vollmann: sette sogni, sette volumi per raccontare la storia del continente nord americano da quando i norvegesi scoprirono l’America e la chiamarono Vinland ai giorni nostri.

    Un viaggio a ritroso nel fiume del tempo per “reificare” in forma “poetica” la realtà e la storia.

    Venga il tuo regno è il secondo volume, e per chi sa fare bene gli esercizi spirituali, cioè, per tutti coloro che sanno aprire la mente e lasciare che la fantasia e le suggestioni viaggino e si allarghino in visioni colorate e realistiche, è un’opportunità unica per calarsi nella storia di un territorio che oggi corrisponde al Canada e a una parte degli Stati Uniti settentrionali, colto nel momento topico del cambiamento, della trasformazione, cioè all’arrivo dei colonizzatori francesi (fine 1500, inizio 1600) carichi di famelici interessi commerciali, coadiuvati degnamente dalla infervorata, maniacale abnegazione dei Gesuiti e dalla loro pervicace abilità d’ incunearsi nel territorio brandendo la Croce e l’esaltazione del martirio. Innumerevoli sono le storie di personaggi realmente vissuti di cui ho poi scoperto volti e fattezze su Wikipedia. Impossibile citarli. Fredda e atroce è la scia di sangue, morte e distruzione, torture, fiamme, roghi, tizzoni che sciolgono le carni come burro, coltelli che tagliano le carni come fette di pancetta, asce che squarciano le teste come zucche, fustigazioni, immolazioni, vaiolo morbillo che seminano morte come pioggia. Eppure quelle terre erano così meravigliosamente vergini, irte di foreste verdeazzurre e rosso fuoco e giallo fiammante, attraversate da fiumi che sembrano mari, e cascate e rapide cateratte salti risuonanti di gorgoglii, sciabordii e di tutte le innumerevoli parole che si possono associare all’acqua, ai suoi colori alle sue note. Una terra vergine e i suoi abitanti, Uroni, Irochesi – Mohawk, Oneida, Onondaga, Cayuga, Seneca - Micmac, Algonchini, Montagnais, cioè le Nazioni indiane che le abitavano da centinai di anni sterminate in pochi decenni.

    Vollmann non romanza, scrive sorretto da fonti e accuratissima documentazione, scrive nello spirito dell’oggettività e della verità, poetico quanto basta nella descrizione dei paesaggi. Se è nudo e crudo con i Gesuiti e con i colonizzatori francesi, lo è altrettanto con gli indiani di cui ci descrive usi e i costumi escludendo totalmente quell’aura romantica che spesso è stata loro riservata per debito di colpa; al contrario veniamo a conoscere con raccapriccio del cibo immondo di cui si nutrivano, della sporcizia inconcepibile in cui vivevano, della crudeltà mostruosa con cui torturavano i nemici. Della struttura sociale, del lavoro, delle deità - miti e leggende.

    Vollmann insegna. Spazia e si disperde in ramificazioni secondarie, dilatate in capillari rivisitazioni, riprendendo personaggi lasciati indietro, riportandoli sul corso del tempo/fiume, per poi lasciarli di nuovo andare nella corrente. La sua lezione è dura e molto difficile da seguire.

    Il tomo è pesante, il corpo del carattere minuscolo.

    Si fatica parecchio, ma parecchio viene dato per rimanere.

    ha scritto il 

  • 4

    Troppo grande?

    Grande tema, grande ricerca, grande libro ... forse 'troppo' grande? Vollmann è encomiabile nel suo anelito di esaustività, campione di immersione nel Fiume del Tempo, nella vita quotidiana del passato, evocato in forma di sogno per dare veridicità ad un immaginario dei miti che pervadono la cult ...continua

    Grande tema, grande ricerca, grande libro ... forse 'troppo' grande? Vollmann è encomiabile nel suo anelito di esaustività, campione di immersione nel Fiume del Tempo, nella vita quotidiana del passato, evocato in forma di sogno per dare veridicità ad un immaginario dei miti che pervadono la cultura occidentale ... ma è prolisso e a volte ci si perde nella acque tormentate del suo racconto, vagando storditi avanti e indietro tra i personaggi e gli eventi o arenandosi sulle sponde di un fiume impetuoso che a volte si attorciglia in vortici dai quali non si riesce più a salvarsi. In ogni caso da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Il secondo sogno di William il Cieco

    Le opere di Wollmann sono un pò come gli esercizi spirituali dei Gesuiti. Ci vuole costanza dato che come minimo si affrontano almeno 600 pagine, fiducia nelle qualità di narratore dello scrittore anche nei punti più criptici e umiltà nell'affrontare lo svariato numero di nomi, luoghi, etnie e pe ...continua

    Le opere di Wollmann sono un pò come gli esercizi spirituali dei Gesuiti. Ci vuole costanza dato che come minimo si affrontano almeno 600 pagine, fiducia nelle qualità di narratore dello scrittore anche nei punti più criptici e umiltà nell'affrontare lo svariato numero di nomi, luoghi, etnie e personaggi narrati.

    Se si resiste a tutto ciò non si può negare la straordinaria abilità di scrittore di Wollmann, quì alle prese con la seconda parte dei suoi sette sogni che ripercorrono la genesi e lo sviluppo degli Stati Uniti d'America. In particolare si narra della colonizzazione francese e inglese dell'attuale Quebec, della distruzione della cultura indiana e dell'opera di conversione dei Gesuiti, le Vesti Nere che hanno contribuito all'oblio della civiltà indiana.

    E' un libro denso e arduo, intriso degli odori dei villaggi indiani, dei prati verdi del Quebec, delle grida di guerra e di tortura che infliggevano gli indiani, delle voci lamentose dei Gesuiti, degli imbrogli dei mercanti francesi e inglesi nella conquista del mercato delle pelli. Leggendolo ognuno si farà la propria opinione anche se risalta agli occhi l'olocausto che ferro, alcool e malattie hanno provocato nei confronti dei pellerossa. Ognuna delle parti in causa agisce secondo il proprio vantaggio e morale e alla fine gli unici a pagare sono gli indiani, castrati dalla follia moralizzatrice dei Gesuiti e dalla cupidigia dei colonizzatori franco-inglesi. Un libro complesso e poetico, che fa risaltare dignità di un popolo antico come quello indiano. E come scrive l'autore nella dedica, un libro dedicato ai canadesi presenti e passati di tutte le etnie che preservino la loro terra. E una calda permanenza all'inferno per tutti i dogmatici e i loro eserciti che quella terra l'hanno rovinata.

    ha scritto il 

  • 5

    Le vie del signore a volte sono raccapriccianti

    Inizio dalla dedica posta all'inizio del libro che è già una dichiarazione di intenti da parte dell'autore:


    "La dedica consta in due parti: A e Contro. Questo libro è dedicato a tutti i Canadesi Irochesi; Uroni, Francesi, Algonchini, Inglesi, Montagnais, MicMac, Inuit e altri. Possano insi ...continua

    Inizio dalla dedica posta all'inizio del libro che è già una dichiarazione di intenti da parte dell'autore:

    "La dedica consta in due parti: A e Contro. Questo libro è dedicato a tutti i Canadesi Irochesi; Uroni, Francesi, Algonchini, Inglesi, Montagnais, MicMac, Inuit e altri. Possano insieme preservare la loro terra. Questo libro è dedicato contro tutti i dogmatici e ai loro eserciti ( nei quali alcuni dei sopra citati potrebbe esserci annualato ). Chiunque essi siano, auguro loro una calda permanenza all'inferno".

    Questo è il secondo dei sette sogni di Vollmann e a differenza del primo c'è meno mitologia e più storia, grazie alla quantità notevole di fonti da cui ha attinto l'autore. In due parole l'argomento del libro sarebbe la conquista del Quebec da parte dei francesi e l'incontro/scontro con le civiltà indigene presenti da millenni in quel territorio ed il tentativo di evangelizzazione da parte dei Gesuiti ( i corvi neri ). Ma il racconto è dominato dal fiume S.Lorenzo ( il fiume del tempo ) e dalle sue diramazioni e secche, dalle sue maestose cascate e dalle centinaia di isole che si trovano lungo tutto il suo bacino. E la narrazione prende i ritmi del fiume, rallenta sui protagonisti più importanti, accelera inaspettatamente, trova mille storie parallele alla vicenda principale, richiedendo uno sforzo di concentrazione e pazienza da parte del lettore. Senza perdere di vista il motivo centrale del libro, l'impossibile dialogo tra le varie tribù selvagge e i gesuiti che porterà alla scomparsa quasi totale dei nativi. Ed anche alla trasformazione ( parola chiave nella narrativa di Vollmann ) dei francesi in un soggetto nuovo: i canadesi. In queste storie che seguono il flusso del fiume ed anche gli esercizi spirituali di S.Ignazio, non trova posto il romantico selvaggio che ama la natura e vive in comunione con essa, ma chi entra in contatto con i francesi rimane in breve tempo schiavo del ferro ed affascinato dagli archibugi, fino ad intraprendere guerre tra di loro che ne compromettono l'equilibrio. Terribili, per chi ancora crede nella bontà del popolo nativo, le pagine in cui vengono raccontati gli scontri tra Uroni e Irochesi, per la crudeltà delle torture e l'odio che sprigionavano. Fino al rogo, destino comune di tutti i prigionieri. Che del resto era lo stesso metodo usato dall'altra parte dell'oceano per eliminare gli eretici ed i presunti stregoni. L'autore, pur parteggiando apertamente per i "selvaggi", indica chiaramente il suo credo, che l'animo umano è uguale a qualunque latitudine, avidità, sete di potere e brama di possesso sono comunque il motore di tutta questa storia e forse della Storia. Poi ci sono i Gesuiti.Che tentano di evangelizzare gli Uroni francesizzandoli condannandoli allo sterminio da parte degli Irochesi. Vollmann racconta la storia di Roberto De Nobili, missionario in India, che convertì quindicimila persone senza cambiare le loro usanze e le loro abitudini. Una storia secondaria, ma che sta ad indicare che se proprio bisognava farlo, si poteva fare in un altro modo. Ma del resto è più facile accendere un fuoco che nuotare controcorrente.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro è un fiume e, come tale, deborda anche fuori dal suo letto. E un fiume è la metafora di questa storia: il grande, l'immenso San Lorenzo, spina dorsale del Canada. Il San Lorenzo è un fiume, ma è anche una strada e una frontiera sulla quale si fronteggiano, nel XVII secolo, francesi, ...continua

    Questo libro è un fiume e, come tale, deborda anche fuori dal suo letto. E un fiume è la metafora di questa storia: il grande, l'immenso San Lorenzo, spina dorsale del Canada. Il San Lorenzo è un fiume, ma è anche una strada e una frontiera sulla quale si fronteggiano, nel XVII secolo, francesi, inglesi, olandesi e nativi: Irochesi, Uroni, Montagnais. Questi personaggi sono più numerosi dei pesci nel fiume; tra loro ogni tanto lo scintillio iridato di una creatura speciale. Ma il San Lorenzo con le sue rapide è anche il Fiume del Tempo, quello che scandisce gli esercizi spirituali di Loyola e devasta e annienta le nazioni indiane. Non è una recensione questa? Vero. Difficile commentare razionalmente un sogno. Il secondo dei Sette sogni sulla fondazione americana di Vollmann. Rispetto a La camicia di ghiaccio, primo volume, qui c'è più storia e meno mitologia. E forse c'è qualche sovrabbondanza in più. Ma si sa che i fiumi straripano, si sa che non è facile trovare le parole per raccontare la missione dei gesuiti, la loro pervicacia nell'estirpare qualunque elemento dei costumi dei nativi, la loro esaltazione nella ricerca del martirio. Ma come nel volume che lo precede, il tempo fa strani giri: precipita nel futuro come una cascata, torna nel passato come un'ansa, si placa in una polla trasparente. Sotto il pelo dell'acqua palpita il mostro marino, il GouGou, che striscia nelle vene della storia, perché il male abbia un volto. E davvero Vollmann ha un'immaginazione prettamente visiva, dove il paesaggio si fa simbolico e metaforico e dove ciò che spira nei percorsi del romanzo diventa vento, stagioni con i loro colori, luce che filtra tra le foglie degli aceri. Sì, deborda questo libro, anche negli apparati: glossari di nomi, luoghi, fonti; rimandi alle sue suggestioni (luoghi del presente che si prestano al passato, per esempio), riflessioni che non trovano un posto. Bisogna armarsi di pazienza per risalire questo fiume, ma si capisce che continuerà a scorrerci nelle vene per un po'.

    ha scritto il