Venga il tuo regno

Di

Editore: Alet

4.3
(26)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 864 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8875201137 | Isbn-13: 9788875201135 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Massimo Bocchiola , Micol Toffanin

Genere: Narrativa & Letteratura

Ti piace Venga il tuo regno?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
1606. Un gruppo di commercianti francesi sbarca nella baia di Port-Royal (Canada orientale), attirato dalle dicerie dei primi esploratori: si favoleggia di diamanti che fioriscono sulle rive dei fiumi, di montagne tutte d'oro che si specchiano abbaglianti nel tramonto della baia. Ma dalle prime ricerche, gli unici tesori della nuova terra sembrano essere i castori dalla folta pelliccia e le indigene belle e licenziose.
Cupidigia, zelo religioso, lussuria, spirito d’avventura: tutto spinge i francesi ad addentrarsi sempre di più in questa terra misteriosa. Ma saranno soprattutto i Gesuiti, le Vesti Nere, ad inoltrarsi nelle foreste del Canada come corvi affamati di anime da convertire alla vera fede, tessendo un pericoloso gioco di alleanze e scontri brutali con gli Uroni e gli Irochesi, e trovando inaspettati seguaci soprattutto tra le belle indigene.

Dopo lo scontro tra Vichinghi e Selvaggi che ha entusiasmato i lettori della Camicia di ghiaccio, ed è stato esaltato da Roberto Saviano in La bellezza e l’inferno, il secondo, emozionante capitolo della saga dei Sette sogni.
Ordina per
  • 5

    La Batimetria del Gougou.

    “I miei libri tendono a non rivelarsi grandi affare economici” scrive Vollmann a pagina 840 (dopo gli Esercizi, le epidemie, gli archibugi, i roghi e le Relazioni, i disegni e i sigilli, i wampum, gli ...continua

    “I miei libri tendono a non rivelarsi grandi affare economici” scrive Vollmann a pagina 840 (dopo gli Esercizi, le epidemie, gli archibugi, i roghi e le Relazioni, i disegni e i sigilli, i wampum, gli aceri, le isole e gli ostensori, soprattutto dopo Kateri attesa lungo tutto il Grande Fiume e poi scivolata via in uno scoppio al 1980, a quando il papa Wojtyla la beatifica in quanto prima nativa americana che ci ha tenuto così tanto alla santità da martirizzarsi intanto da sola: però Vollmann al 2012 e alla canonizzazione di Benedetto Sedici non ci è arrivato, si ferma alla epifania dopo i sex shop su rue Sainte-Catherine. Il suo Potere ha sempre gli Occhi sulla Schiena).

    Un grande ringraziamento dunque anche da parte mia “va alla Mrs. Giles Whiting Foundation che ha messo a disposizione 25000 dollari con cui giocare.”; che non sono i 135 milioni di dollari investiti per girare “Revenant”: Revenant più di 521 di milioni però li ha incassati. Spero che Vollmann abbia coperto i 25mila.

    Vollmann ha scritto un romanzo al di fuori della sua epoca: niente giustifica una operazione letteraria del genere, precisa e visionaria, estenuante e intensa, bellissima e superflua. La storia della colonizzazione del Canada proprio nei dettagli non la conosceva nessuno, dico al di là degli storici per professione e/o per passione, e dopo aver letto “Venga il tuo Regno” certo non potrò dire di conoscerla, ma la deduzione riassuntiva massima era già consolidata a monte del Saint-Laurent: i Selvaggi non erano selvaggi solo per modo di dire, a differenza dei Civili, che non sono stati civili per niente. L’interesse economico – manco oro e pietre preziose, un mercato di pelli di castoro, e le code bisognava mangiarsele fritte – si salda allo zelo religioso, e gli Indiani d’America vanno dritti verso il declino, a causa dell’irrecuperabile svantaggio tecnologico.

    Il resto della storia è il calcolo strategico del cosa far confluire nella Storia, il massimo dell’artificiosità per far sembrare che il Fiume della Storia non abbia fatto mai altro se non seguire il suo Corso Naturale. Ma dove passa l’uomo la natura indietreggia e ogni cosa è stravolta dal seme pazzo delle sue culture.

    Vollmann abbatte ogni argine e trasforma la sua scrittura nel San Lorenzo: vuole circoscrivere la genesi del Canada accogliendo ogni affluente, ogni rivolo, ogni sputo quasi. La scrittura è portentosa, il romanzo, superate le prime quattrocento pagine però diventa un meraviglioso tronco d’albero abbandonato alla corrente. Si comincia a non voler distinguere più tra Vesti Grigie e Vesti Nere, Algonchini e Irochesi, Nata Nuotando e Nata Sott’Acqua, tra la Trentesima e la Settantesima Rapida, tra Amantacha e Marsolet, Port-Royal e Lachine, Spunta il Mais e Novembre. I Glossari in appendice comunque sono spassosissimi.

    Di tutti i libri di Vollmann letti, questo è l’unico per il quale non basta la grazia devastante dello stile (che è uno Stile, ovvero una ibridazione continua, tormentosa e spettacolare, e mai abbastanza gratitudine verrà espressa per i suoi eroici traduttori) per redimere il profluvio di pagine certamente incantate da sé stesse.
    Ogni pagina è il risultato di un lavoro di ricerca, composizione, invenzione, di poetica in atto. Uno sforzo enorme che però rischia di stancare chi legge più di chi allenava la mente scrivendole. Chi legge, se non entra in sintonia con il ritmo fluviale (che non significa a tutta birra, anzi, come sanno essere tortuosi i fiumi!) rischia di ribaltarsi, oppure di preferire l’annegamento al prosieguo.

    Il bello dei romanzi di Vollmann è che devi cercarti dentro forza e coraggio, per affrontarli, perché sai che non sarà mai una lettura-normale. Vollmann è uno scrittore, ovvero un mitomane e un asceta, un creatore di mondi e un cretino, laddove molti altri sono degli esperti venditori di pubblicazioni cartacee, degli astuti, dei brillanti, ma non degli scrittori.

    La mia ispirazione per leggere “Padri e corvi” l’ho tratta dalla visione di “Revenant” di Alejandro González Iñárritu: il cinema americano è riuscito a avere uno sguardo maturo, che non significa ‘neutro’ o ‘terzo’ ma plurale e finalmente consapevole della sua insuperabile cecità riguardo a un tutto, sulla storia dello scontro di civiltà alla sua origine. Vollmann c’era riuscito con il suo libro più di venti anni prima: “Venga il tuo regno” è del 1992, “Revenant” del 2015, e il film impara dal romanzo che gli assoluti protagonisti della storia americana non sono gli uomini ma i mastodontici paesaggi inaddomesticati attraverso cui si sono mossi, mai abbastati grati e atterriti, mai stupefatti, mai in pace. Come i fiumi.

    Dopodiché di Vollmann non se ne può più e se ne vuole sempre di più, non vedevo l’ora di finire “Venga il tuo regno” e già avevo gli occhi sgranati su “Ultime storie e altre storie”, perché io non riesco a scostarmi a lungo da chi scrive:

    “di modo che le ombre delle vostre ciglia, che tremolano impercettibilmente, si trasformino in felci danzanti al vento, che ora profuma di luce e di alveari”

    “Produce un suono simile al vento mentre scende di ombra in ombra.”

    “I vostri passi vi riecheggiano alle spalle come alberi pallidi piantati uno a uno nella notte piovosa.”

    “In quei luoghi, Santi e orsi se ne stavano dietro gli arcobaleni,(…)”

    “I mantelli maculati dei giovani cerbiatti sembravano fatti di rame e di fiori.”

    “Ora erano abbastanza vicini da odorare il sassofrasso nell’alito degli Armouchiquois, e sentire il cicchettio delle loro collane di Wampum quando respiravano.”

    “Perciò si diresse verso la finestra. Avrebbe divorato le superstizioni di quell’uomo, silenziosamente, una dopo l’altra, come una donnola candida mangia uova d’uccello.”

    “Di lì a poco Plana Come un Falco fece un segnale, e suo figlio immeserse il piatto di corteccia di betulla nell’acqua, lo sollevò sino alla spalla, e poi ne versò lentamente il contenuto, in una imitazione del suono di un alce femmina che urinava.”

    “I boccioli di sanguinello esplodevano in docce di goccioline estatiche.”

    “Piovve, e si gonfiarono i fiumi, e il cielo estivo fu gelido. Poi il tetto della foresta si striò di un abbagliante arancio, e giunse il tramonto blu.”

    “Giovani ontani crescevano fiiduciosi proprio nell’alveo del fiume, fiorendo tra le pance calde dei massi.”

    ha scritto il 

  • 4

    Vollmann non è mai facile. Risalendo le rapide di questo libro-fiume mi è capitato di pensare che una maggiore sintesi avrebbe giovato; quando però ci si imbatte in personaggi morti da 300 pagine - ma ...continua

    Vollmann non è mai facile. Risalendo le rapide di questo libro-fiume mi è capitato di pensare che una maggiore sintesi avrebbe giovato; quando però ci si imbatte in personaggi morti da 300 pagine - ma che sono stati al centro della narrazione per le prime 300 - ci si accorge che la ripetitività (come già in Europe Central) ha un suo scopo preciso.
    Rimane un affresco potente e crudele come la vita, difficile da dimenticare.

    ha scritto il 

  • 0

    mah... già "la camicia di ghiaccio" era abbastanza intollerabile e questo parte molto peggio. non si può che invidiare vollmann e la sua vita completamente dedicata a quel che fa, visto che pubblica l ...continua

    mah... già "la camicia di ghiaccio" era abbastanza intollerabile e questo parte molto peggio. non si può che invidiare vollmann e la sua vita completamente dedicata a quel che fa, visto che pubblica libri di mille pagine alla volta su argomenti che interessano quasi solo a lui, e trova gente disposta a pagarlo. il suo talento è, credo, indiscutibile, ma con questo miscuglio arbitrario e inutile di storia e delirio ha rotto definitivamente i coglioni. trova però delle citazioni molto belle.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo autore mi é stato consigliato da David Foster Wallace, o meglio lui lo nomina quando parla degli autori che ama, che ha amato leggere, quelli che lo facevano sentire meno solo. (cfr. “Un’antido ...continua

    Questo autore mi é stato consigliato da David Foster Wallace, o meglio lui lo nomina quando parla degli autori che ama, che ha amato leggere, quelli che lo facevano sentire meno solo. (cfr. “Un’antidoto contro la solitudine”)
    Ho deciso di saperne di più.
    La mia libraia disponeva di questo titolo e quindi.
    Inizio a leggerlo, non ci metto molto a capire che la faccenda é assai impegnativa datosi che:
    - di Vollmann non sospettavo nemmeno l’esistenza, quindi primo giro su internet per saperne di più su di lui, sul sito web di Saviano scopro che é un suo fan accanito; scopro anche i Sette Sogni, cioè i sette volumi che Vollmann consacra alla storia dell’America, “Venga il tuo regno” é il secondo volume;
    - in geografia sono sono sempre stata una schiappa allucinante ne consegue che mi sono fatta un bel tour di mappe del Canada su internet;
    - di Ignazio da Loyola e della sua compagnia dei gesuiti e dei loro esercizi spirituali, (terrificanti) sapevo della loro esistenza, ma mai andata oltre, e quindi altro giro di giostra interdettiana;
    - della prima santa pellerossa mai sentito parlare, meno male che esiste wikipedia;
    Poi mi sono fatta un bel giro del libro, glossari, note, cronologia, etc., mettendoci tutti i segnalibri necessari alla bisogna.
    E da ultimo, ma forse dovrebbe essere messo all'inizio, c'é un'importante indicazione (almeno per la scrivente e leggente che son io) per comprendere meglio lo stile della prosa, essa est faufilée a pg 721 nelle "Note ortografiche", "Nota sull'ortografia francese" e ci informa che:
    "Ho cercato di integrare parole francesi nel testo ogniqualvolta fosse possibile, per corroborare la finzione che questo libro sia una specie di Relazione dei Gesuiti .
    Finalmente ho iniziato a leggerlo.
    E comincio a capire perché piaceva a David Foster Wallace.
    ----------------------------------------------*************************---------------------------------------------
    Marzo 2016
    Finito. Non mi par vero.
    W.T.V. ti ho odiato, mi hai fatto venire la sindrome della zucca vuota, (domanda ma quanto ignorante sono eh?), tu e tuoi indiani canadesi, i tuoi francesi colonizzatori, i gesuiti! i gesuiti porca miseria e la loro fregola evangelizzatrice, i morti, i quasi morti, spiriti e sante mai sentite nominare, e la tua prosa da onirica, e a volte, scusa eh, francamente delirante, anche se certo ci poteva stare, i deliri mistici sono una grande e brutta faccenda con conseguenze nefaste, e poi morti ammazzati da tutte le parti, ché la morte non sta mica da una parte sola, e le nefandezze son faccenda umana che riguarda tutti quanti, dicevo la tua prosa da "gesuita" a volte mi ha fatto venire poca voglia di girare la pagina, e ci ho messo un po' a finirti anche per questo, ma non ho mollato l'osso(mi son sentita come uno dei tuoi coloni francesi, che non mollavano le postazioni malgrado inverni da ammazzare un orso polare) e, sai, son qua soddisfatta come un ratto nel formaggio.
    Perché tu sei uno che la fa difficile e già, proprio come quell'altro DFW, uno che se una come me ti vuole leggere ha da tirar giù qualche santo dal calendario e andarsi a cercare un tot di conoscenze qui e là e grazie alle dee e agli dei hanno inventato internet.
    Ecco.

    ha scritto il 

  • 3

    VENGA IL TUO REGNO

    Un romanzo enciclopedico. Il lungo racconto sulla colonizzazione e l’evangelizzazione delle popolazioni native del Canada, da parte di avventurieri francesi senza scrupoli e dei Gesuiti, e degli event ...continua

    Un romanzo enciclopedico. Il lungo racconto sulla colonizzazione e l’evangelizzazione delle popolazioni native del Canada, da parte di avventurieri francesi senza scrupoli e dei Gesuiti, e degli eventi che portarono il loro genocidio fisico e culturale. Romanzo lento e farraginoso, che non ha ripagato l’impegno di una lunga lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    Reificazione, bella parola.

    Impresa immensa, monumentale, ambiziosissima, quella di Vollmann: sette sogni, sette volumi per raccontare la storia del continente nord americano da quando i norvegesi scoprirono l’America e la chiam ...continua

    Impresa immensa, monumentale, ambiziosissima, quella di Vollmann: sette sogni, sette volumi per raccontare la storia del continente nord americano da quando i norvegesi scoprirono l’America e la chiamarono Vinland ai giorni nostri.

    Un viaggio a ritroso nel fiume del tempo per “reificare” in forma “poetica” la realtà e la storia.

    Venga il tuo regno è il secondo volume, e per chi sa fare bene gli esercizi spirituali, cioè, per tutti coloro che sanno aprire la mente e lasciare che la fantasia e le suggestioni viaggino e si allarghino in visioni colorate e realistiche, è un’opportunità unica per calarsi nella storia di un territorio che oggi corrisponde al Canada e a una parte degli Stati Uniti settentrionali, colto nel momento topico del cambiamento, della trasformazione, cioè all’arrivo dei colonizzatori francesi (fine 1500, inizio 1600) carichi di famelici interessi commerciali, coadiuvati degnamente dalla infervorata, maniacale abnegazione dei Gesuiti e dalla loro pervicace abilità d’ incunearsi nel territorio brandendo la Croce e l’esaltazione del martirio. Innumerevoli sono le storie di personaggi realmente vissuti di cui ho poi scoperto volti e fattezze su Wikipedia. Impossibile citarli.
    Fredda e atroce è la scia di sangue, morte e distruzione, torture, fiamme, roghi, tizzoni che sciolgono le carni come burro, coltelli che tagliano le carni come fette di pancetta, asce che squarciano le teste come zucche, fustigazioni, immolazioni, vaiolo morbillo che seminano morte come pioggia.
    Eppure quelle terre erano così meravigliosamente vergini, irte di foreste verdeazzurre e rosso fuoco e giallo fiammante, attraversate da fiumi che sembrano mari, e cascate e rapide cateratte salti risuonanti di gorgoglii, sciabordii e di tutte le innumerevoli parole che si possono associare all’acqua, ai suoi colori alle sue note. Una terra vergine e i suoi abitanti, Uroni, Irochesi – Mohawk, Oneida, Onondaga, Cayuga, Seneca - Micmac, Algonchini, Montagnais, cioè le Nazioni indiane che le abitavano da centinai di anni sterminate in pochi decenni.

    Vollmann non romanza, scrive sorretto da fonti e accuratissima documentazione, scrive nello spirito dell’oggettività e della verità, poetico quanto basta nella descrizione dei paesaggi. Se è nudo e crudo con i Gesuiti e con i colonizzatori francesi, lo è altrettanto con gli indiani di cui ci descrive usi e i costumi escludendo totalmente quell’aura romantica che spesso è stata loro riservata per debito di colpa; al contrario veniamo a conoscere con raccapriccio del cibo immondo di cui si nutrivano, della sporcizia inconcepibile in cui vivevano, della crudeltà mostruosa con cui torturavano i nemici. Della struttura sociale, del lavoro, delle deità - miti e leggende.

    Vollmann insegna. Spazia e si disperde in ramificazioni secondarie, dilatate in capillari rivisitazioni, riprendendo personaggi lasciati indietro, riportandoli sul corso del tempo/fiume, per poi lasciarli di nuovo andare nella corrente.
    La sua lezione è dura e molto difficile da seguire.

    Il tomo è pesante, il corpo del carattere minuscolo.

    Si fatica parecchio, ma parecchio viene dato per rimanere.

    ha scritto il 

  • 4

    Troppo grande?

    Grande tema, grande ricerca, grande libro ... forse 'troppo' grande? Vollmann è encomiabile nel suo anelito di esaustività, campione di immersione nel Fiume del Tempo, nella vita quotidiana del passat ...continua

    Grande tema, grande ricerca, grande libro ... forse 'troppo' grande? Vollmann è encomiabile nel suo anelito di esaustività, campione di immersione nel Fiume del Tempo, nella vita quotidiana del passato, evocato in forma di sogno per dare veridicità ad un immaginario dei miti che pervadono la cultura occidentale ... ma è prolisso e a volte ci si perde nella acque tormentate del suo racconto, vagando storditi avanti e indietro tra i personaggi e gli eventi o arenandosi sulle sponde di un fiume impetuoso che a volte si attorciglia in vortici dai quali non si riesce più a salvarsi.
    In ogni caso da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Il secondo sogno di William il Cieco

    Le opere di Wollmann sono un pò come gli esercizi spirituali dei Gesuiti. Ci vuole costanza dato che come minimo si affrontano almeno 600 pagine, fiducia nelle qualità di narratore dello scrittore anc ...continua

    Le opere di Wollmann sono un pò come gli esercizi spirituali dei Gesuiti. Ci vuole costanza dato che come minimo si affrontano almeno 600 pagine, fiducia nelle qualità di narratore dello scrittore anche nei punti più criptici e umiltà nell'affrontare lo svariato numero di nomi, luoghi, etnie e personaggi narrati.

    Se si resiste a tutto ciò non si può negare la straordinaria abilità di scrittore di Wollmann, quì alle prese con la seconda parte dei suoi sette sogni che ripercorrono la genesi e lo sviluppo degli Stati Uniti d'America. In particolare si narra della colonizzazione francese e inglese dell'attuale Quebec, della distruzione della cultura indiana e dell'opera di conversione dei Gesuiti, le Vesti Nere che hanno contribuito all'oblio della civiltà indiana.

    E' un libro denso e arduo, intriso degli odori dei villaggi indiani, dei prati verdi del Quebec, delle grida di guerra e di tortura che infliggevano gli indiani, delle voci lamentose dei Gesuiti, degli imbrogli dei mercanti francesi e inglesi nella conquista del mercato delle pelli.
    Leggendolo ognuno si farà la propria opinione anche se risalta agli occhi l'olocausto che ferro, alcool e malattie hanno provocato nei confronti dei pellerossa. Ognuna delle parti in causa agisce secondo il proprio vantaggio e morale e alla fine gli unici a pagare sono gli indiani, castrati dalla follia moralizzatrice dei Gesuiti e dalla cupidigia dei colonizzatori franco-inglesi.
    Un libro complesso e poetico, che fa risaltare dignità di un popolo antico come quello indiano. E come scrive l'autore nella dedica, un libro dedicato ai canadesi presenti e passati di tutte le etnie che preservino la loro terra. E una calda permanenza all'inferno per tutti i dogmatici e i loro eserciti che quella terra l'hanno rovinata.

    ha scritto il 

  • 5

    Le vie del signore a volte sono raccapriccianti

    Inizio dalla dedica posta all'inizio del libro che è già una dichiarazione di intenti da parte dell'autore:

    "La dedica consta in due parti: A e Contro. Questo libro è dedicato a tutti i Canadesi Iroch ...continua

    Inizio dalla dedica posta all'inizio del libro che è già una dichiarazione di intenti da parte dell'autore:

    "La dedica consta in due parti: A e Contro. Questo libro è dedicato a tutti i Canadesi Irochesi; Uroni, Francesi, Algonchini, Inglesi, Montagnais, MicMac, Inuit e altri. Possano insieme preservare la loro terra. Questo libro è dedicato contro tutti i dogmatici e ai loro eserciti ( nei quali alcuni dei sopra citati potrebbe esserci annualato ). Chiunque essi siano, auguro loro una calda permanenza all'inferno".

    Questo è il secondo dei sette sogni di Vollmann e a differenza del primo c'è meno mitologia e più storia, grazie alla quantità notevole di fonti da cui ha attinto l'autore. In due parole l'argomento del libro sarebbe la conquista del Quebec da parte dei francesi e l'incontro/scontro con le civiltà indigene presenti da millenni in quel territorio ed il tentativo di evangelizzazione da parte dei Gesuiti ( i corvi neri ). Ma il racconto è dominato dal fiume S.Lorenzo ( il fiume del tempo ) e dalle sue diramazioni e secche, dalle sue maestose cascate e dalle centinaia di isole che si trovano lungo tutto il suo bacino. E la narrazione prende i ritmi del fiume, rallenta sui protagonisti più importanti, accelera inaspettatamente, trova mille storie parallele alla vicenda principale, richiedendo uno sforzo di concentrazione e pazienza da parte del lettore. Senza perdere di vista il motivo centrale del libro, l'impossibile dialogo tra le varie tribù selvagge e i gesuiti che porterà alla scomparsa quasi totale dei nativi. Ed anche alla trasformazione ( parola chiave nella narrativa di Vollmann ) dei francesi in un soggetto nuovo: i canadesi. In queste storie che seguono il flusso del fiume ed anche gli esercizi spirituali di S.Ignazio, non trova posto il romantico selvaggio che ama la natura e vive in comunione con essa, ma chi entra in contatto con i francesi rimane in breve tempo schiavo del ferro ed affascinato dagli archibugi, fino ad intraprendere guerre tra di loro che ne compromettono l'equilibrio. Terribili, per chi ancora crede nella bontà del popolo nativo, le pagine in cui vengono raccontati gli scontri tra Uroni e Irochesi, per la crudeltà delle torture e l'odio che sprigionavano. Fino al rogo, destino comune di tutti i prigionieri. Che del resto era lo stesso metodo usato dall'altra parte dell'oceano per eliminare gli eretici ed i presunti stregoni. L'autore, pur parteggiando apertamente per i "selvaggi", indica chiaramente il suo credo, che l'animo umano è uguale a qualunque latitudine, avidità, sete di potere e brama di possesso sono comunque il motore di tutta questa storia e forse della Storia. Poi ci sono i Gesuiti.Che tentano di evangelizzare gli Uroni francesizzandoli condannandoli allo sterminio da parte degli Irochesi. Vollmann racconta la storia di Roberto De Nobili, missionario in India, che convertì quindicimila persone senza cambiare le loro usanze e le loro abitudini. Una storia secondaria, ma che sta ad indicare che se proprio bisognava farlo, si poteva fare in un altro modo. Ma del resto è più facile accendere un fuoco che nuotare controcorrente.

    ha scritto il