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Venivamo tutte per mare

Di

Editore: Bollati Boringhieri

3.7
(1081)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 142 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Chi tradizionale

Isbn-10: 8833971090 | Isbn-13: 9788833971094 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Pareschi

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
«Da anni» ha dichiarato Julie Otsuka, «volevo raccontare la storia delle migliaia di giovani donne giapponesi - le cosiddette spose in fotografia - che giunsero in America all'inizio del Novecento. Mi ero imbattuta in tantissime storie interessanti durante la mia ricerca e volevo raccontarle tutte. Capii che non mi occorreva una protagonista. Avrei raccontato la storia dal punto di vita di un noi corale, di un intero gruppo di giovani spose».



Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l'oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l'arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l'esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l'attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici.

Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall'autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua. Un altro scrittore avrebbe impiegato centinaia di pagine per raccontare le peripezie di un intero popolo di immigrati, avrebbe sprecato torrenti di parole per dire cos'è il razzismo. Julie Otsuka ci riesce con queste essenziali, preziose pagine.
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  • 3

    Toccante il coro con cui le ragazze giapponesi della vicenda raccontano. Nel racconto ci sono i loro sogni,le loro speranza di trovare qualcosa di meglio della loro attuale condizione. Non solo per lo ...continua

    Toccante il coro con cui le ragazze giapponesi della vicenda raccontano. Nel racconto ci sono i loro sogni,le loro speranza di trovare qualcosa di meglio della loro attuale condizione. Non solo per loro stesse, ma anche per la famiglia d'origine che stanno lasciando andando oltreoceano. Nel racconto c'è tutto il loro dolore, la loro delusione e la loro impotenza di fronte a quello che trovano una volta arrivate a destinazione. In questo romanzo viene denunciata una condizione tremenda alla quale questi immigrati erano sottoposti , come colpevoli di chissà quale reato..... Meno grintosa la struttura del romanzo, in molte parti un po' lenta e monotona.

    ha scritto il 

  • 4

    bella l'originalità della scelta del momento storico(non le vicende), bella la scelta del 'noi' come voce narrante, bello seppur straziante il quotidiano di queste fanciulle arrivate dal mare con sog ...continua

    bella l'originalità della scelta del momento storico(non le vicende), bella la scelta del 'noi' come voce narrante, bello seppur straziante il quotidiano di queste fanciulle arrivate dal mare con sogni e speranze,bella la visione del mondo statunitense e degli statunitensi dal 'mondo' giapponese.
    un coro di voci seppur sommesse potentissime nella loro dignità

    ha scritto il 

  • 3

    Libro che mi ha sorpreso in positivo: sulla scelta di un “noi” soggetto che raggruppasse le sensazioni di più personaggi ero piuttosto perplessa, invece è una scelta assolutamente azzeccata, intellige ...continua

    Libro che mi ha sorpreso in positivo: sulla scelta di un “noi” soggetto che raggruppasse le sensazioni di più personaggi ero piuttosto perplessa, invece è una scelta assolutamente azzeccata, intelligente e ben gestita. L'autrice è davvero brava a ricreare un ambiente e a riunire in una voce sola tutte le speranze, le ansie, le disillusioni e le amarezze di tante giovani (spesso giovanissime) donne che andavano incontro a uomini mai visti e ad un paese sconosciuto, con una cultura totalmente diversa.
    Ogni donna racconta, commenta, pone interrogativi sulla propria esperienza, dando il suo apporto ad un racconto corale commuovente e per certi versi sconvolgente (non ero minimamente al corrente di ciò che accadde negli anni '40 agli immigrati giapponesi negli USA). Se certo è interessante constatare, ribaltando la nostra abituale percezione, quanto gli occidentali sembrino strani e anomali alla visione orientale, è addirittura fondamentale assistere al dispiegarsi di un'intolleranza prima lieve e poi sempre più forte e discriminatoria nei confronti dello straniero, che lentamente, in un clima di sospetto e crisi, diviene il nemico, colui di cui sospettare, e di cui, in casi estremi, sbarazzarsi in fretta. Copione sociale già visto e che segue schemi precostituiti, eppure non esitiamo tutt'oggi a metterlo in scena.

    ha scritto il 

  • 4

    Venivamo tutte per mare

    Se dovessi scegliere un aggettivo, mi verrebbe da dire “poetico”.
    Si tratta di una di quelle storie di emigrazione ed emarginazione, riguardante stavolta il popolo giapponese in America.
    Tutto inizia ...continua

    Se dovessi scegliere un aggettivo, mi verrebbe da dire “poetico”.
    Si tratta di una di quelle storie di emigrazione ed emarginazione, riguardante stavolta il popolo giapponese in America.
    Tutto inizia da quel viaggio in nave, carico di speranze, compiuto da un gruppo di donne, per raggiungere quegli uomini sposati per procura in una terra lontana, inospitale e ostile.

    ha scritto il 

  • 2

    La storia non è corale, è noiosa. Mi dispiace, ma l’affastellarsi monotono di situazioni vissute da donne giapponesi date in sposa oltre oceano, negli Stati Uniti, è una costante di questo testo che n ...continua

    La storia non è corale, è noiosa. Mi dispiace, ma l’affastellarsi monotono di situazioni vissute da donne giapponesi date in sposa oltre oceano, negli Stati Uniti, è una costante di questo testo che non ho gradito. Capisco la necessità di accentuare la spersonalizzazione di giovani donne usate come merce e, spesso, infilate di forza in vite molto diverse da quelle sognate, però non mi è servito per compenetrarmi e capire a fondo, come avrei probabilmente fatto seguendo una protagonista che ne incontra altre, nella medesima condizione, ma con diverse difficoltà. Poi, queste donne spariscono, coattamente chiuse nei campi di raccolta assieme alle loro famiglie, ma anche dalla mia mente che ha ricevuto questa storia come un’informazione da ritenere e probabilmente eliminare fra poche settimane. Dispiaciuta perché la Storia c’è tutta, ma non è stata fatta diventare storia per tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    …e arrivarono, quasi tutte, in una terra sconosciuta e sognata, mogli per procura di connazionali giapponesi emigrati, sconosciuti e vagheggiati.
    I fatti raccontano semplicemente, senza commenti o spi ...continua

    …e arrivarono, quasi tutte, in una terra sconosciuta e sognata, mogli per procura di connazionali giapponesi emigrati, sconosciuti e vagheggiati.
    I fatti raccontano semplicemente, senza commenti o spiegazioni, recriminazioni o pentimenti, le storie, le tradizioni, la lenta e naturale evoluzione e adattamento di centinaia di giovani vite barattate con una promessa ingenua: trovare l’America in America.
    Il punto di vista è uno solo e, insieme, quello di tutte; la cadenza poetica di un coro greco che con ripetizioni, domande senza risposte, inedite somiglianze, cattura e rimanda intatti la potenza e drammaticità degli eventi narrati.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Dopo un lungo viaggio in nave, giovani donne giapponesi sbarcano in America. Sul molo, ad attenderle, uomini conosciuti solo attraverso le fotografie mostrate da un sensale: i loro nuovi mariti.
    Convi ...continua

    Dopo un lungo viaggio in nave, giovani donne giapponesi sbarcano in America. Sul molo, ad attenderle, uomini conosciuti solo attraverso le fotografie mostrate da un sensale: i loro nuovi mariti.
    Convinte dalle famiglie a lasciare il Giappone per gli Stati Uniti nella speranza di trovare una vita migliore, spesso devono fare i conti con una realtà deludente: anche nella nuova terra conosceranno la povertà, la fatica di lavorare incessantemente i campi, l'emarginazione e non ultimo l'indifferenza o la brutalità dei loro compagni.
    Con il passare del tempo, le donne giapponesi ed i loro mariti riescono a vincere la diffidenza della comunità americana: le donne vengono assunte come domestiche nelle belle ville padronali dei bianchi, i loro uomini come giardinieri. Alcuni apriranno lavanderie, ristoranti, negozi di frutta di verdura. Avranno case linde e ordinate.
    I figli di queste coppie, gli emigrati di seconda generazione, riusciranno ad integrarsi nelle scuole, creandosi amici tra gli americani; saranno anche apprezzati e lodati per la loro intelligenza e il loro comportamento rispettoso.
    A causa dello scoppio della II Guerra Mondiale, guardati con sospetto dal Governo Americano che li vede come persone potenzialmente pericolose, vengono sradicati dalle loro abitazioni, dal loro lavoro, dalle loro vite per essere deportati nelle zone più interne degli Stati Uniti. Abbandoneranno tutti i loro beni, lasciando un vuoto nelle cittadine in cui hanno abitato per tanti anni e non vi faranno mai più ritorno.
    È strano pensare che nel Paese più liberale e democratico del mondo i negri siano stati schiavizzati per anni, confinati nelle piantagioni di cotone e comunque pesantemente discriminati fino agli anni '60/'70 e che i docili e inoffensivi giapponesi abbiano subito una deportazione e siano stati segregati, fino alla fine della guerra, nei campi di concentramento americani. Ogni popolo, evidentemente, ha colpe enormi cui dover rispondere.
    Quante illusioni hanno visto infrangersi le donne giapponesi sbarcate in America certe di trovare amore, benessere e libertà?

    ha scritto il 

  • 5

    PAROLA del MESE: MARE

    Non ho parole per descrivere questo libro. È un racconto corale. E questo mi ha sconvolto. Si perchè erano in tante che lasciavano il Giappone per andare in America dove le aspettava un marito e una v ...continua

    Non ho parole per descrivere questo libro. È un racconto corale. E questo mi ha sconvolto. Si perchè erano in tante che lasciavano il Giappone per andare in America dove le aspettava un marito e una vita migliore.E io sono sono diventata una di loro. Anche io ho sperato. Anche a me si è spezzato il cuore nello scoprire di essere stata ingannata. Anche i miei sogni si sono infranti. Sola in una terra straniera ad affrontare una vita dura, l'umiliazione, le fatiche di ogni giorno, l'ostilità, la cattiveria delle persone.

    L'ho letto in soffio. Ed anche se è un pugno nello stomaco, e in alcuni punti stavo per piangere..non sono riuscita a staccarmi. Nella mente ora sento ancora le loro voci, i loro desideri e i loro sogni. Sono devastata. Ho il cuore in pezzi. Avrei voluto fare qualcosa per loro e mi sono sentita impotente per tutto il libro.

    Bellissimo davvero. Per capire dovete leggerlo. Non ve ne pentirete.

    ha scritto il 

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