Trame sottili come lame, che si insinuano nelle crepe dei muri
e in quelle del cuore, sconvolgendo ogni certezza e restituendo
l’immagine di una città in cui il male scorre fluido, avvolgente,
tenacemente avvinghiato alle pietre e alle persone che le abitano.
Ventiquattro raccont Continue
Trame sottili come lame, che si insinuano nelle crepe dei muri
e in quelle del cuore, sconvolgendo ogni certezza e restituendo
l’immagine di una città in cui il male scorre fluido, avvolgente,
tenacemente avvinghiato alle pietre e alle persone che le abitano.
Ventiquattro racconti di morte, disagio, malattia, terrore, crudele
follia, che ci mostrano una Venezia diversa da quella a cui la
consuetudine ci aveva abituato, da tutte quelle che pensavamo di
conoscere. Uno sforzo letterario che unisce – in città – diverse realtà: una casa editrice con sede in laguna, l’Università IUAV, il Circolo Culturale Walter Tobagi, un curatore in tesi di laurea, alcuni scrittori emergenti, e in generale una parte delle forze sane dell’odierna Serenissima, quelle che caparbiamente guardano al domani. Una di quelle occasioni che fanno pensare che Venezia sia ancora una città; che sia fatta di gente che la abita, ci lavora, la ama, la sogna, ne scrive, la pubblica; che – detta in una parola – sia ancora viva. E poco importa se ciò debba avvenire leggendo storie che parlano di morte. È uno di quegli ossimori dell’anima a cui necessariamente chi ha conosciuto almeno una volta la Serenissima, quella di ieri e quella di oggi, non può che essere abituato.
Dalla prefazione di Alberto Toso Fei