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Vent'anni dopo

Di

Editore: Mondadori

4.2
(1036)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 584 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000029883 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida , Tascabile economico , Rilegato in pelle

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
Oscar Mondadori. I grandi romanzi, 4
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  • 3

    Bella la parte centrale, cappa e spada magistrale, dialoghi epici, intrighi intriganti, un po' lento invece l'inizio e la fine, si vede che era pagato a pagina.. Tutto sommato mi ha un po' deluso.

    ha scritto il 

  • 5

    Non è più tempo di sarabanda

    Vent'anni sono passati per tutti, non solo per i Quattro.
    Chissà come sarebbe stato leggere Vent'anni dopo a 14 anni, o a 24. Invece l'ho letto ora e mi è rimasta una strana sensazione.

    Si potrebbe parlare d'altro, di qualche smagliatura nei raccordi tra gli innumerevoli capitoli\pu ...continua

    Vent'anni sono passati per tutti, non solo per i Quattro.
    Chissà come sarebbe stato leggere Vent'anni dopo a 14 anni, o a 24. Invece l'ho letto ora e mi è rimasta una strana sensazione.

    Si potrebbe parlare d'altro, di qualche smagliatura nei raccordi tra gli innumerevoli capitoli\puntate, di qualche trucchetto di troppo per tenere avvinti i lettori, di qualche didascalia che aveva senso nell'edizione a puntate, ma suona ripetitiva per chi legge il romanzo tutto intero.

    Ma la lettura mi convince ancor di più che i difetti di Dumas sono messi lì apposta per stanare i pedanti, i cacciatori di virgole, i rabdomanti del dettaglio inutile. Che pena dev'essere. Come scrisse C. Saint-Beuve, Dumas raccontava con gioia fisica e con la stessa gioia lo leggo io, anche se questi vent'anni non sono stati una passeggiata e la sarabanda ha lasciato il posto a un ritmo più malinconico.

    "La sua giovinezza gli riapparve portando tutti i ricordi soavi, che sono profumi piuttosto che pensieri. Da quel passato al presente c’era un abisso. Ma la fantasia ha il volto dell’angelo e del baleno; essa varca i mari nei quali abbiamo corso il rischio di naufragare, le tenebre dove si sono perdute le nostre illusioni, gli abissi che hanno inghiottito la nostra felicità".

    Nota: devo ringraziare Dragoval per aver segnalato nel suo commento ai Tre Moschettieri le pagine di Citati su Dumas (tratte da Il male assoluto) e vi rimando ai suoi commenti ai romanzi, oltre a quelli di Gabrilu e di Procyon Lotor. Bastano e avanzano.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro bellissimo, forse anche meglio del primo, nonostante all'inizio della lettura avessi un po' di nostalgia delle "guasconate" giovanili de "I tre moschettieri". A mio avviso la tematica più importante che Dumas propone è quella dell'amicizia, intesa come un sentimento capace di oltrepassar ...continua

    Un libro bellissimo, forse anche meglio del primo, nonostante all'inizio della lettura avessi un po' di nostalgia delle "guasconate" giovanili de "I tre moschettieri". A mio avviso la tematica più importante che Dumas propone è quella dell'amicizia, intesa come un sentimento capace di oltrepassare le proprie personali convinzioni. Non a caso i quattro amici si trovano su fronti opposti in quest'avventura, ma non esitano a disobbedire agli ordini dei superiori (Mazarino) pur di aiutarsi. Ciò che conta sono le persone in carne ed ossa e non gli ideali: penso che questa sia una lezione che valga per ogni epoca. Se avete tempo leggetelo, vi farà una grandiosa compagnia, ma dovete avere tempo a disposizione perché una volta iniziato sarà difficile interrompere la lettura!

    ha scritto il 

  • 4

    Il calore (o il colore) del sangue

    Abbiamo detto altrove che, a quarant'anni, il sangue non ribolle come a venti. I nostri bravi moschettieri non sembrano aver subito alcun logoramento fisico, ma la cenere del tempo, delle illusioni perdute, dell'ingratitudine del potere ha offuscato con un velo leggero il carattere dei nostri er ...continua

    Abbiamo detto altrove che, a quarant'anni, il sangue non ribolle come a venti. I nostri bravi moschettieri non sembrano aver subito alcun logoramento fisico, ma la cenere del tempo, delle illusioni perdute, dell'ingratitudine del potere ha offuscato con un velo leggero il carattere dei nostri eroi.D'Artagnan, dopo vent'anni, non è ancora capitano dei moschettieri, Porthos è ricchissimo ma non è nobile, Aramis, ora abate, non è mai stato così tanto uomo d'arme (e tombeur des femmes ), Athos sembra appartenere sempre meno a questo mondo.
    A Richelieu è subentrato quel miserabile di Mazzarino, Anna D'Austria è una matrona acida e capricciosa; Luigi XIV è un ragazzino, e la Fronda agita Parigi. Aramis, Athos, Porthos e d'Artagnan sarebbero su fronti politici opposti, ma l'amicizia è un collante superiore che risolve tra loro ogni divergenza. Milady ricompare più crudele che mai reincarnata in suo figlio. E a proposito di figli, Athos finalmente è padre orgoglioso (e forse lo è anche Aramis).
    D'Artagnan, il più inossidabile dei quattro, rimane la solita testa calda, arguto e brillante, sempre pronto alla beffa, un compendio degli eroi del Decameron . Ma i crimini della Storia qui gettano la loro ombra: bellissime, sublimi, le pagine dedicate alla condanna e al supplizio di Carlo I Stuart per ordine di Cromwell, simbolo, agli occhi umidi e attoniti di Athos, della morte della Regalità, e forse presagio delle tristi pagine a venire della storia di Francia.

    ha scritto il 

  • 4

    Il ritorno dei magnifici quattro

    All'inizio avevo un po' di timore di rimanere delusa nel leggere il seguito di un libro che – anche se scritto dallo stesso autore – avevo trovato magnifico come “I tre moschettieri”, soprattutto se è ambientato vent'anni dopo. Presa però dalla nostalgia e dall'irresistibile voglia di rincontrare ...continua

    All'inizio avevo un po' di timore di rimanere delusa nel leggere il seguito di un libro che – anche se scritto dallo stesso autore – avevo trovato magnifico come “I tre moschettieri”, soprattutto se è ambientato vent'anni dopo. Presa però dalla nostalgia e dall'irresistibile voglia di rincontrare i quattro amici alla fine mi sono buttata nella lettura di questo romanzo.
    Si sa vent'anni sono un arco di tempo lungo: molte cose accadono, altre cambiano. Così è avvenuto anche ai quattro moschettieri.
    In Francia, il re e il cardinale Richelieu sono morti da alcuni anni. Ci troviamo nel periodo della reggenza in cui la regina Anna governa in nome del piccolo re Luigi XIV (ancora minorenne) aiutata dal cardinale Mazzarino.
    Sono tempi un po' travagliati. Nella capitale francese imperversa la Fronda, un movimento avverso all'azione di governo del cardinale italiano, che crea disordini nella città e da' delle belle gatte da pelare a Mazzarino. Qualcuno ricorda al cardinale l'esistenza di quattro uomini che vent'anni prima avevano salvato il regno francese; decide così di ricostituire il gruppo ed avvalersi del loro aiuto per fronteggiare la Fronda.
    I quattro moschettieri in questi anni si sono separati e dispersi. L'unico rimasto a servizio del re è D'Artagnan che ritroviamo dopo vent'anni ancora luogotenente, messo da parte senza tanti complimenti.
    Richiamato dal cardinale D'Artagnan, diventato più cinico e fatalista ma sempre un gran volpone, viene incaricato di trovare i suoi tre amici di cui da tempo non ha più notizie e ricostruire il gruppo. Scopriamo così che Aramis è diventato abate e vive in convento ma è diventato più libertino, più arrogante e più moschettiere di prima, ma non accetta l'impresa offertagli; Porthos, simpatico come sempre, si è arricchito e si annoia nel suo castello. Decide di accettare la proposta di D'Artagnan influenzato dalla possibilità di diventare barone; Athos, ha messo la testa a posto e decide anche lui di non accettare. Ha adottato il giovane Raul, è diventato un gentiluomo di campagna e vive senza le asprezze e i vizi del passato ma è l'unico che prova rimorso per il delitto commesso.
    I quattro amici si ritrovano così su fronti opposti in quanto Athos e Aramis fanno parte della Fronda...

    Ormai ho imparato che quando ho bisogno di leggere qualche libro divertente e di puro intrattenimento devo rivolgermi al grande autore francese.
    Degno seguito del precedente romanzo, la storia, però, è un po' lenta a decollare. La prima parte del libro è un po' calma, da un lato ci viene presentata la situazione politica francese dall'altro ci vengono narrate le vite dei protagonisti in questi vent'anni, della serie dove eravamo rimasti.
    Lo stile scorrevole e incalzante di Dumas invade però ogni capitolo del romanzo.
    È un insieme di duelli, stratagemmi, rivolte di piazza, complotti, analisi sociale che non risparmia neanche le sale del potere.
    Il libro è scorrevole; descrizioni curate, passaggi avventurosi e avvincenti, dialoghi frizzanti sono gli elementi che caratterizzano il romanzo.
    Anche se una certa malinconia permea per tutta la durata del libro e si sente la mancanza di freschezza che caratterizzava il libro antecedente l'intreccio è sempre ben orchestrato, i personaggi maturano, la loro psicologia come singoli è più presente, e non mancano intermezzi comici degni del primo libro (irresistibile la fuga dalla prigione).
    L'ho trovato un po' meno coinvolgente forse a causa di alcuni personaggi soprattutto i “cattivi”, che non reggono il confronto con quelli de “I tre moschettieri”; Mordaunt è inquietante in certi punti. Personaggio terribile, degno figlio di cotanta madre, ha una grande sete di vendetta ma, seppur cogliendo nella sua figura i tratti caratteristici della madre, non riesce mai (veramente) ad eguagliarne la perfidia; il cardinale Mazzarino è solo un uomo sciocco e avido, che viene colto dall'ansia al solo pensiero di tirare fuori due soldi. È solo l'ombra del cardinale Richelieu tanto che i suoi pochi complotti fanno un baffo a quelli orditi dal precedente cardinale.
    La trama è più complessa, variegata, avvincente, intricata e ricca di colpi di scena; le avventure vissute dai protagonisti sono ricche di suspence e adrenalina, alcune lasciano con il fiato sospeso. I dialoghi e le scene sono talmente coinvolgenti e teatrali che le parole si traducono immediatamente in immagini.
    Vederli agire separatamente e operare per cause opposte è stato piuttosto duro anche se l'amicizia, la lealtà, il rispetto, l'orgoglio sono valori che alla fine prevarranno.
    Un libro piacevole, un vero e proprio elogio all'amicizia, all'onore e alla speranza, forse più riflessivo e profondo ma che commuove, intriga, emoziona, affascina e travolge il lettore dall'inizio alla fine.

    “Vedete, signor cardinale, non sarebbe stato un peccato separare persone che si amano come noi?”

    I ministri, i principi, i re passeranno come un torrente, la guerra civile come una fiamma, ma noi resteremo! Ne ho il presentimento.

    ha scritto il 

  • 4

    Seconda parte dei "Tre moschettieri"...bello, avvincente e la lunghezza della storia è per me un valore aggiunto anche per il fatto che non ci sono cadute di tono, punto noiosi o simili...la storia è scritta bene e le descrizioni dei sentimenti dei protagonisti, il modo in cui descrive le sensazi ...continua

    Seconda parte dei "Tre moschettieri"...bello, avvincente e la lunghezza della storia è per me un valore aggiunto anche per il fatto che non ci sono cadute di tono, punto noiosi o simili...la storia è scritta bene e le descrizioni dei sentimenti dei protagonisti, il modo in cui descrive le sensazioni, il senso delle frasi è unico e un particolare della scrittura di Dumas.

    ha scritto il 

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