Vent'anni dopo

Di

Editore: Mondadori

4.1
(1153)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 584 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: A000029883 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Rilegato in pelle

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

Ti piace Vent'anni dopo?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Oscar Mondadori. I grandi romanzi, 4
Ordina per
  • 4

    Libro imperdibile per chi ha amato I tre moschettieri, Vent'anni dopo è un degno seguito sopratutto perchè molto diverso dal precedente volume.

    Sono passati vent'anni, il cardinale Richelieu è ormai m ...continua

    Libro imperdibile per chi ha amato I tre moschettieri, Vent'anni dopo è un degno seguito sopratutto perchè molto diverso dal precedente volume.

    Sono passati vent'anni, il cardinale Richelieu è ormai morto e con lui anche il vecchio Re, la Francia è nelle mani dell'infante Luigi XIV che però, troppo piccolo per governare, lascia la reggenza alla regina Anna d'Austria con al fianco il un nuovo cardinale, l'italiano Mazzarino. I quattro amici sono lontani e divisi, hanno preso strade diverse e solo D'artagnan è ancora al suo posto come luogotenente dei moschettieri; il caro Porthos si gode la propria ricchezza con al seguito i molteplici cognomi che ne esaltano la posizione, Aramis è ormai abate in un convento e l'indimenticabile Athos sembra essersi completamente lasciato la vita precedente alle spalle; ma Parigi è in fermento, il terreno si prepara all'insurrezione e alle proteste: è così che imperversa la Fronda, il popolo è stufo e contrario alle azioni politiche ed economiche operate dal nuovo cardinale, ed è così che i nostri quattro amici vengono chiamati in causa: D'artagnan viene incaricato dal cardinale di partire alla ricerca dei sui tre compari per spegnere il fuoco della sommossa. Ma le cose non saranno facili perchè in vent'anni molto è cambiato e i quattro protagonisti si troveranno a combattere su due fronti diversi, da una parte Porthos e D'artagnan mentre dall'altra Aramis e Athos, riuscirà l'amicizia che li legava così profondamente a tenere duro e a superare le avversità?

    Quando si tratta di leggere un feuilleton è fuor di dubbio che Dumas ne sia uno dei massimi esponenti: se si cercano avventure, intrighi, divertimento si è con l'autore giusto.
    Certo è che questo secondo capitolo personalmente non è così coinvolgente come il primo, parte in sordina e manca la freschezza che caratterizza I tre moschettieri; è pervaso da un senso di malinconia, le stesse avventure che vedranno protagonisti i moschettieri sono nostalgiche e il pensiero non può che andare ai siparietti così divertenti che in questo volume purtroppo sono in minor numero.
    Dumas in questo caso si è concentrato maggiormente sull'intreccio andando a costruire così una trama più complicata e avvincente che spesso sbalordisce il lettore con veri e propri colpi di scena, quello che però manca è un cattivo di prim'ordine: le figure antagoniste del romanzo non reggono il paragone con il Richelieu del primo volume, Mazzarino è un cardinale debole, meschino e avido, non intelligente o subdolo come colui che lo ha preceduto e anche Mordaunt, per quanto abbia una grande voglia di vendetta, resta all'ombra della perfidia di Milady.
    Il vedere divisi per buona parte del romanzo i quattro moschettieri mi ha lasciata un po' a bocca asciutta: sognavo di rivivere avventure rocambolesche, di divertirmi ai banchetti dei quattro amici ma purtroppo sono pochi i momenti che li riuniscono e mai caratterizzati dalla leggerezza; questo è uno dei cambiamenti più grossi, Dumas li ha divisi ma ha dato più spessore psicologico ai personaggi, in particolare a D'artagnan e Athos, ma mi duole dire che, secondo me, Porthos e Aramis vengono messi un po' in secondo piano.
    Nonostante quello che mi aspettavo personalmente, ho apprezzato molto questo seguito, è stata una lettura piacevole e, anche se meno del primo, piuttosto divertente; sullo stile di Dumas ovviamente non c'è nulla da dire, è sempre incalzante e coinvolgente, e trascina il lettore anche nelle pagine che frenerebbero il ritmo della storia se non fosse così scorrevole. Il libro è un elogio all'amicizia e all'onore, incarnati da quei quattro uomini che ormai sono entrati nella storia per il famoso motto che qui però non ha senso citare; è un romanzo più profondo e meno di puro intrattenimento del primo ma che fa sempre emozionare.

    ha scritto il 

  • 5

    Ciò che mi ha spinto a leggere 'Vent'anni dopo' è stata quella sensazione di nostalgia che ho provato una volta terminato 'I tre moschettieri'.
    Ancora una volta Dumas non delude, ancora una volta ci p ...continua

    Ciò che mi ha spinto a leggere 'Vent'anni dopo' è stata quella sensazione di nostalgia che ho provato una volta terminato 'I tre moschettieri'.
    Ancora una volta Dumas non delude, ancora una volta ci propone quel sano miscuglio di avventura, intrighi, amicizia e colpi di scena.

    Vent'anni sono tanti e com'è naturale che sia i nostri quattro uomini sono cambiati. Porthos comprende che la ricchezza non fa la felicità e, spinto dalla vanità, aspira a conquistare il titolo di baronia. Athos scopre la gioia e l'orgoglio di esser padre ("Quel fanciullo mi ha fatto ritrovare tutto quello che avevo perduto; non avevo più il coraggio di vivere per me, ho vissuto per lui."). Aramis non perde la sua ambizione ma al tempo stesso realizza, ironicamente, quanto sia insoddisfatto ("Quando ero moschettiere montavo di guardia meno che potevo, oggi che sono abate dico la messa meno che posso."). E infine ritroviamo d'Artagnan, divenuto tenente dei moschettieri ma anch'egli decisamente insoddisfatto della piega che ha preso la sua carriera. Al guascone manca l'emozione dell'avventura ("Dico che disgraziatamente è passato per me il tempo in cui i principi volevano farmi assassinare. Quelli sì che erano bei tempi!") e sarà lui, dunque, incaricato dal cardinale Mazarino, a riunire il vecchio quartetto per fronteggiare lo scompiglio in città causato dalla Fronda.

    È una lettura che non posso non consigliare, in particolare a chi ama questo genere. Il mio unico avvertimento è di non acquistare quest'edizione in quanto piena zeppa di errori.

    ha scritto il 

  • 2

    "I tre moschettieri" l'ho letto 8 anni fa, e ne ho un ricordo confuso ma piacevole.

    "Vent'anni dopo" non mi ha mai attirato, e forse era meglio evitarlo. In effetti, arrivato al 35%, mi trovo costrett ...continua

    "I tre moschettieri" l'ho letto 8 anni fa, e ne ho un ricordo confuso ma piacevole.

    "Vent'anni dopo" non mi ha mai attirato, e forse era meglio evitarlo. In effetti, arrivato al 35%, mi trovo costretto a interrompere la lettura.
    Il ritmo non è male, la trama sembra promettere qualcosa di intrigante, ma i rapporti tra i personaggi sono illeggibili. Innaturali, cerimoniosi fino allo sfinimento, ed è assurdo che i vecchi nemici siano diventati amici senza nessun motivo reale. L'ossessività con cui viene ribadito i sentimenti di tizio nei confronti di caio, rende la lettura pesante e fastidiosa. Ad esempio, tra Athos e suo figlio c'è grande affetto. Benissimo, peccato che questo venga ripetuto (in maniera sempre prolissa e ampollosa) un'infinita di volte, manco il lettore fosse un idiota. Capisco che fosse pubblicato a puntate, ma all'interno dello stesso capitolo che bisogno c'è di essere così ripetitivi? Ho interrotto la lettura proprio quando, per la milionesima volta, Dumas fa i pipponi sull'affetto di Raoul per suo padre.
    Un'altra cosa che viene ripetuta alla nausea, è quanto fosse grande Richelieu. Nel frattempo, si ribadisce alla nausea come invece Mazarino, il nuovo cardinale cattivone, sia solo un tizio avido privo di qualità. Ora, che senso ha sminuire così tanto l'avversario? Se il nemico di turno è uno sfigato, non attrae un granchè la lettura. E' una regola banale dei romanzi d'avventura, dare grandi avversari ai protagonisti.
    Ma tutti i rapporti tra i personaggi sono irritanti, anche l'amicizia tra i moschettieri, viene ripristinata in maniera così poco convincente, così "pigra", così recitata, che ho provato davvero tantissima difficoltà a provare la stessa commozione dei protagonisti.

    Può darsi che il resto del romanzo sia bellissimo. Ma quando Dumas si è rimesso a parlare di Raoul, di cui non me ne può fregare di meno (poteva provare a sforzarsi un minimo a renderlo meno scialbo, se proprio doveva narrarcene le vicende), mi sono rotto le scatole.

    ha scritto il 

  • 4

    Ecco la seconda puntata della saga dei Tre moschettieri. Confesso di essere stata un po’ prevenuta prima della lettura perché pensavo che Dumas non potesse assolutamente eguagliare o superare il libro ...continua

    Ecco la seconda puntata della saga dei Tre moschettieri. Confesso di essere stata un po’ prevenuta prima della lettura perché pensavo che Dumas non potesse assolutamente eguagliare o superare il libro precedente. E in parte mi sono ricreduta. In effetti ne I tre moschettieri c’era la freschezza, il divertimento, la spacconeria, le “guasconate” dei nostri eroi che affrontano le avventure e le trappole con l’incoscienza della giovinezza. In questo secondo romanzo i nostri eroi sono più maturi, ragionano di più e sanno operare delle scelte di comportamento più oculate ed attente. Le avventure comunque non mancano e soprattutto nella seconda parte del romanzo si susseguono i colpi di scena inaspettati e avvincenti. Poi Dumas si concede una critica più pungente contro il desiderio del potere fine a se stesso, che condizione e degrada la vita sociale ed affettiva. I personaggi storici qui ne escono piuttosto malconci, come Anna d?Austria o il Cardinale Mazzarino!!. Lo stile è perfetto, incalzante, spesso avvincente!!

    ha scritto il 

  • 3

    Un feuilleton di successo questo romanzo di Dumas (padre) che segue il primo capitolo "I tre moschettieri" Il ritmo narrativo è simile tra i due volumi anche se nel secondo l'Autore perde brillantezz ...continua

    Un feuilleton di successo questo romanzo di Dumas (padre) che segue il primo capitolo "I tre moschettieri" Il ritmo narrativo è simile tra i due volumi anche se nel secondo l'Autore perde brillantezza e freschezza a vantaggio di un maggior intreccio. I richiami alla storia "vera" servono per dare consistenza ai personaggi, anche se il tentativo in alcuni casi non sembra riuscire pienamente. Troviamo i nostri protagonisti separati all'inizio per lasciarli nuovamente separati alla fine, in attesa del capitolo conclusivo "Il visconte di Bragellone". Nonostante l'eccessiva lunghezza di alcuni passi e i toni da commedia dell'arte assunti per mettere in ridicolo l'italiano Mazzarino, il romanzo merita nel complesso un giudizio buono.

    ha scritto il 

  • 3

    Laddove si dimostra che invecchiare toglie entusiasmo, brillantezza, audacia anche ai personaggi letterari. E diventano un po' noiosi (per me). Non affronterò "Il Visconte di Bragelonne". 3 stelle per ...continua

    Laddove si dimostra che invecchiare toglie entusiasmo, brillantezza, audacia anche ai personaggi letterari. E diventano un po' noiosi (per me). Non affronterò "Il Visconte di Bragelonne". 3 stelle per affezione al grande Dumas.

    ha scritto il 

  • 5

    capolavoro sull'amicizia

    che scrittore eccezionale! riesce a tenere attaccato il lettore come un parassita all'ospite.. un'altra grande opera sull'amicizia e sulla sua forza di scavalcare le differenze di posizione anche poli ...continua

    che scrittore eccezionale! riesce a tenere attaccato il lettore come un parassita all'ospite.. un'altra grande opera sull'amicizia e sulla sua forza di scavalcare le differenze di posizione anche politica, di interesse e di ruolo. Magistrale con qualche sbavatura di pochissimo conto.

    ha scritto il 

Ordina per