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Vent'anni dopo

By Alexandre Dumas (padre)

(12)

| Mass Market Paperback

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Book Description

112 Reviews

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  • 7 people find this helpful

    Il calore (o il colore) del sangue

    Abbiamo detto altrove che, a quarant'anni, il sangue non ribolle come a venti. I nostri bravi moschettieri non sembrano aver subito alcun logoramento fisico, ma la cenere del tempo, delle illusioni perdute, dell'ingratitudine del potere ha offuscato ...(continue)

    Abbiamo detto altrove che, a quarant'anni, il sangue non ribolle come a venti. I nostri bravi moschettieri non sembrano aver subito alcun logoramento fisico, ma la cenere del tempo, delle illusioni perdute, dell'ingratitudine del potere ha offuscato con un velo leggero il carattere dei nostri eroi.D'Artagnan, dopo vent'anni, non è ancora capitano dei moschettieri, Porthos è ricchissimo ma non è nobile, Aramis, ora abate, non è mai stato così tanto uomo d'arme (e tombeur des femmes ), Athos sembra appartenere sempre meno a questo mondo.
    A Richelieu è subentrato quel miserabile di Mazzarino, Anna D'Austria è una matrona acida e capricciosa; Luigi XIV è un ragazzino, e la Fronda agita Parigi. Aramis, Athos, Porthos e d'Artagnan sarebbero su fronti politici opposti, ma l'amicizia è un collante superiore che risolve tra loro ogni divergenza. Milady ricompare più crudele che mai reincarnata in suo figlio. E a proposito di figli, Athos finalmente è padre orgoglioso (e forse lo è anche Aramis).
    D'Artagnan, il più inossidabile dei quattro, rimane la solita testa calda, arguto e brillante, sempre pronto alla beffa, un compendio degli eroi del Decameron . Ma i crimini della Storia qui gettano la loro ombra: bellissime, sublimi, le pagine dedicate alla condanna e al supplizio di Carlo I Stuart per ordine di Cromwell, simbolo, agli occhi umidi e attoniti di Athos, della morte della Regalità, e forse presagio delle tristi pagine a venire della storia di Francia.

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    Dragoval said on Aug 13, 2014 | 6 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Il ritorno dei magnifici quattro

    All'inizio avevo un po' di timore di rimanere delusa nel leggere il seguito di un libro che – anche se scritto dallo stesso autore – avevo trovato magnifico come “I tre moschettieri”, soprattutto se è ambientato vent'anni dopo. Presa però dalla nosta ...(continue)

    All'inizio avevo un po' di timore di rimanere delusa nel leggere il seguito di un libro che – anche se scritto dallo stesso autore – avevo trovato magnifico come “I tre moschettieri”, soprattutto se è ambientato vent'anni dopo. Presa però dalla nostalgia e dall'irresistibile voglia di rincontrare i quattro amici alla fine mi sono buttata nella lettura di questo romanzo.
    Si sa vent'anni sono un arco di tempo lungo: molte cose accadono, altre cambiano. Così è avvenuto anche ai quattro moschettieri.
    In Francia, il re e il cardinale Richelieu sono morti da alcuni anni. Ci troviamo nel periodo della reggenza in cui la regina Anna governa in nome del piccolo re Luigi XIV (ancora minorenne) aiutata dal cardinale Mazzarino.
    Sono tempi un po' travagliati. Nella capitale francese imperversa la Fronda, un movimento avverso all'azione di governo del cardinale italiano, che crea disordini nella città e da' delle belle gatte da pelare a Mazzarino. Qualcuno ricorda al cardinale l'esistenza di quattro uomini che vent'anni prima avevano salvato il regno francese; decide così di ricostituire il gruppo ed avvalersi del loro aiuto per fronteggiare la Fronda.
    I quattro moschettieri in questi anni si sono separati e dispersi. L'unico rimasto a servizio del re è D'Artagnan che ritroviamo dopo vent'anni ancora luogotenente, messo da parte senza tanti complimenti.
    Richiamato dal cardinale D'Artagnan, diventato più cinico e fatalista ma sempre un gran volpone, viene incaricato di trovare i suoi tre amici di cui da tempo non ha più notizie e ricostruire il gruppo. Scopriamo così che Aramis è diventato abate e vive in convento ma è diventato più libertino, più arrogante e più moschettiere di prima, ma non accetta l'impresa offertagli; Porthos, simpatico come sempre, si è arricchito e si annoia nel suo castello. Decide di accettare la proposta di D'Artagnan influenzato dalla possibilità di diventare barone; Athos, ha messo la testa a posto e decide anche lui di non accettare. Ha adottato il giovane Raul, è diventato un gentiluomo di campagna e vive senza le asprezze e i vizi del passato ma è l'unico che prova rimorso per il delitto commesso.
    I quattro amici si ritrovano così su fronti opposti in quanto Athos e Aramis fanno parte della Fronda...

    Ormai ho imparato che quando ho bisogno di leggere qualche libro divertente e di puro intrattenimento devo rivolgermi al grande autore francese.
    Degno seguito del precedente romanzo, la storia, però, è un po' lenta a decollare. La prima parte del libro è un po' calma, da un lato ci viene presentata la situazione politica francese dall'altro ci vengono narrate le vite dei protagonisti in questi vent'anni, della serie dove eravamo rimasti.
    Lo stile scorrevole e incalzante di Dumas invade però ogni capitolo del romanzo.
    È un insieme di duelli, stratagemmi, rivolte di piazza, complotti, analisi sociale che non risparmia neanche le sale del potere.
    Il libro è scorrevole; descrizioni curate, passaggi avventurosi e avvincenti, dialoghi frizzanti sono gli elementi che caratterizzano il romanzo.
    Anche se una certa malinconia permea per tutta la durata del libro e si sente la mancanza di freschezza che caratterizzava il libro antecedente l'intreccio è sempre ben orchestrato, i personaggi maturano, la loro psicologia come singoli è più presente, e non mancano intermezzi comici degni del primo libro (irresistibile la fuga dalla prigione).
    L'ho trovato un po' meno coinvolgente forse a causa di alcuni personaggi soprattutto i “cattivi”, che non reggono il confronto con quelli de “I tre moschettieri”; Mordaunt è inquietante in certi punti. Personaggio terribile, degno figlio di cotanta madre, ha una grande sete di vendetta ma, seppur cogliendo nella sua figura i tratti caratteristici della madre, non riesce mai (veramente) ad eguagliarne la perfidia; il cardinale Mazzarino è solo un uomo sciocco e avido, che viene colto dall'ansia al solo pensiero di tirare fuori due soldi. È solo l'ombra del cardinale Richelieu tanto che i suoi pochi complotti fanno un baffo a quelli orditi dal precedente cardinale.
    La trama è più complessa, variegata, avvincente, intricata e ricca di colpi di scena; le avventure vissute dai protagonisti sono ricche di suspence e adrenalina, alcune lasciano con il fiato sospeso. I dialoghi e le scene sono talmente coinvolgenti e teatrali che le parole si traducono immediatamente in immagini.
    Vederli agire separatamente e operare per cause opposte è stato piuttosto duro anche se l'amicizia, la lealtà, il rispetto, l'orgoglio sono valori che alla fine prevarranno.
    Un libro piacevole, un vero e proprio elogio all'amicizia, all'onore e alla speranza, forse più riflessivo e profondo ma che commuove, intriga, emoziona, affascina e travolge il lettore dall'inizio alla fine.

    “Vedete, signor cardinale, non sarebbe stato un peccato separare persone che si amano come noi?”

    I ministri, i principi, i re passeranno come un torrente, la guerra civile come una fiamma, ma noi resteremo! Ne ho il presentimento.

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    Dafne said on Apr 29, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Spassoso, ma con una punta di malinconia che il primo non ha.

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    aisha said on Apr 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Seconda parte dei "Tre moschettieri"...bello, avvincente e la lunghezza della storia è per me un valore aggiunto anche per il fatto che non ci sono cadute di tono, punto noiosi o simili...la storia è scritta bene e le descrizioni dei sentimenti dei p ...(continue)

    Seconda parte dei "Tre moschettieri"...bello, avvincente e la lunghezza della storia è per me un valore aggiunto anche per il fatto che non ci sono cadute di tono, punto noiosi o simili...la storia è scritta bene e le descrizioni dei sentimenti dei protagonisti, il modo in cui descrive le sensazioni, il senso delle frasi è unico e un particolare della scrittura di Dumas.

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    Luke74 said on Apr 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Secondo me si avverte il temuto effetto " minestra riscaldata" tipico di tutti i sequel. Comunque Dumas é sempre Dumas. Mica parliamo di Cincirinella!

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    DrCoso said on Mar 23, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    850 pagine e mai un minuto di noia. Perchè ai tempi di Dumas mica c'era "The Apprentice". E ci si divertiva in altro modo e maniera. Quindi chiudete la tv, silenziate Briatore e gustatevi le avventure dei moschettieri. Vi sentirete meglio.

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    Waldo said on Mar 4, 2014 | Add your feedback

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