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Venuto al mondo

Di

Editore: Mondadori

4.3
(7258)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 531 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8804573708 | Isbn-13: 9788804573708 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Una mattina Gemma sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni. Destinazione Sarajevo, città-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato ancora vicino. Ad attenderla all'aeroporto, Gojko, poeta bosniaco, amico, fratello, amore mancato, che ai tempi festosi delle Olimpiadi invernali del 1984 traghettò Gemma verso l'amore della sua vita, Diego, il fotografo di pozzanghere. Il romanzo racconta la storia di questo amore, una storia di ragazzi farneticanti che si rincontrano oggi invecchiati in un dopoguerra recente. Una storia d'amore appassionata, imperfetta come gli amori veri. Ma anche la storia di una maternità cercata, negata, risarcita. Il cammino misterioso di una nascita che fa piazza pulita della scienza, della biologia, e si addentra nella placenta preistorica di una guerra che mentre uccide procrea. L'avventura di Gemma e Diego è anche la storia di tutti noi, perché questo è un romanzo contemporaneo. Di pace e di guerra. La pace è l'aridità fumosa di un Occidente flaccido di egoismi, perso nella salamoia del benessere. La guerra è quella di una donna che ingaggia contro la natura una battaglia estrema e oltraggiosa. L'assedio di Sarajevo diventa l'assedio di ogni personaggio di questa vicenda di non eroi scaraventati dalla storia in un destino che sembra in attesa di loro come un tiratore scelto. Un romanzo-mondo, di forte impegno etico, spiazzante come un thriller, emblematico come una parabola.
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  • 5

    Non si nasce una sola volta

    Non si può pretendere di passare attraverso l'inferno e uscirne immutati, quando si guarda in faccia il male e si affronta il dolore, quello che ti lacera e ti lascia distrutta, un cambiamento è il minimo che ti può capitare. La Mazzantini voleva raccontare e soprattutto farci sentire la sterilit ...continua

    Non si può pretendere di passare attraverso l'inferno e uscirne immutati, quando si guarda in faccia il male e si affronta il dolore, quello che ti lacera e ti lascia distrutta, un cambiamento è il minimo che ti può capitare. La Mazzantini voleva raccontare e soprattutto farci sentire la sterilità del mondo e lo ha fatto in modo impeccabile mostrandocelo da diversi punti di vista. Questa sterilità è un vuoto, profondo e buio, che risucchia tutto al suo interno, un vuoto di un utero che non potrà mai dare la vita, il vuoto di un amore avvolgente che poi si perde per ritrovarsi, forse, quando è troppo tardi e il vuoto di una guerra inutile, una guerra che non risparmia nessuno, come tutte le guerre. Questo libro fa male, ti mastica e ti sputa via senza neppure digerirti, eppure alla fine ti dà sollievo, almeno a me è successo così, il finale con la sua brutale rivelazione mi ha fatto riappacificare con il mondo, con i miei sentimenti, con la rabbia e con l'amore, ridandomi un po' di speranza. Dall'inferno si può tornare forse solo se si è disposti a nascere nuovamente

    ha scritto il 

  • 5

    Cerchi di noi insieme

    Un libro pieno di: emozioni, dolore, bellezza, atrocità, pazzia, vita e morte.
    Una storia forte che ti pesa sul cuore che ti squarcia dentro nel profondo.
    Un libro difficile da digerire per le atrocità descritte, un libro da non dimenticare.

    Ho terminato da poco questo capolavo ...continua

    Un libro pieno di: emozioni, dolore, bellezza, atrocità, pazzia, vita e morte.
    Una storia forte che ti pesa sul cuore che ti squarcia dentro nel profondo.
    Un libro difficile da digerire per le atrocità descritte, un libro da non dimenticare.

    Ho terminato da poco questo capolavoro e ne sento già la mancanza, anche se è composto da 529 pagine lo si legge in poco tempo.
    La storia ti fa tenere gli occhi incollati ed il fiato sospeso su tutto quel dolore.

    La vicenda narrata nel libro si svolge su due binari temporali: uno è il presente mentre l’altro è il passato.
    Un passato atroce per una Sarajevo macchiata dalla guerra.

    Passiamo alla trama del libro.

    Gemma è una donna sfortunata è rimasta vedova troppo presto, non ha avuto figli, non ha mai veramente partorito.
    Pietro è figlio di un altro utero, ma lui non lo sa, lui ha già sedici anni.
    Gemma e Pietro un giorno accetteranno l’invito di Gojko, un vecchio amico di lei, e partiranno per Sarajevo.
    Qui torniamo indietro nel tempo, conosciamo Diego un giovane e squattrinato fotografo genovese. I suoi gesti ed i suoi modi di fare fin dal primo momento avevano fatto innamorare perdutamente Gemma.
    Per Gemma Sarajevo è un nido di ricordi sia belli che brutti.
    Gemma è una donna forte che ci accompagnerà lungo questo viaggio fatto di 529 pagine, ci mostrerà la sua vita, ci farà piangere ed emozionare tantissimo.

    Una storia drammatica e bellissima, assolutamente da non perdere.

    Vi auguro buona lettura!

    Tieni un capo del filo,
    con l’altro capo in mano
    io correrò nel mondo.
    E se dovessi perdermi
    tu, mammina mia, tira.

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho trovato molto bello e scritto in modo esemplare (secondo me la Mazzantini è da dieci in questo)... ma per me davvero troppo troppo triste. Avevo giurato di non leggerla più dopo Non ti muovere. Mi ci vorranno diversi anni prima di prenderne un altro in mano. Non riesco ad accettare tutto qu ...continua

    L'ho trovato molto bello e scritto in modo esemplare (secondo me la Mazzantini è da dieci in questo)... ma per me davvero troppo troppo triste. Avevo giurato di non leggerla più dopo Non ti muovere. Mi ci vorranno diversi anni prima di prenderne un altro in mano. Non riesco ad accettare tutto questo dolore insieme

    ha scritto il 

  • 2

    Inutilmente prolisso e irreale. A partire dalla grande storia d'amore tra un'isterica nel senso ottocentesco del termine e un manic pixie dream boy letterario.


    Quest'ultimo, un personaggio talmente irreale che anche se l'arco narrativo fosse stato esposto in ordine cronologico, sarebbe sta ...continua

    Inutilmente prolisso e irreale. A partire dalla grande storia d'amore tra un'isterica nel senso ottocentesco del termine e un manic pixie dream boy letterario.

    Quest'ultimo, un personaggio talmente irreale che anche se l'arco narrativo fosse stato esposto in ordine cronologico, sarebbe stata evidente la necessità della sua morte, per completare l'agiografia in stile Dora Spenlow di dickensiana memoria.

    Il colpo di scena finale perché Natale si avvicina e siamo tutti più 'bboni.

    ha scritto il 

  • 4

    "Persone benefiche che incontri per caso e ti viene voglia di abbracciare,perché ti sorridono dal fondo della loro esperienza umana e di colpo ti risarciscono dell'altra metà del mondo,quella accasciante delle persone rinserrate nella loro pozza di buio."

    Il romanzo è stato pubblicato nel 2008 ed è stato vincitore del premio Campiello 2009.Racconta la storia di una donna, Gemma, che decide un giorno di partire insieme a suo figlio Pietro, sotto invito del suo amico bosniaco Gojko, per Sarajevo. Da questo punto la storia viene narrata in due sequen ...continua

    Il romanzo è stato pubblicato nel 2008 ed è stato vincitore del premio Campiello 2009.Racconta la storia di una donna, Gemma, che decide un giorno di partire insieme a suo figlio Pietro, sotto invito del suo amico bosniaco Gojko, per Sarajevo. Da questo punto la storia viene narrata in due sequenze temporali differenti in maniera alternata; una ripercorre la storia di Gemma e del suo amore con Diego,il "fotografo di pozzanghere", l'altra ripercorre invece il presente di Gemma e di suo marito Giuliano. La storia si svolge su uno sfondo di guerra presente e passata, che ha mietuto vittime e forgiato sopravvissuti.
    Per quanto riguarda lo stile, nonostante la prolissità di alcuni discorsi e l'eccessiva descrizione di numerosi dettagli, risulta scorrevole e gradevole.
    La storia impiega un po' ad ingranare, ma una volta partita, ti ruba l'anima. Ci sono diversi temi rilevanti: il primo è quello della guerra,dell'egoismo dell'occidente e della sua indifferenza di fronte alla carneficina e alla brutalità dell'essere umano; il secondo tema fondamentale è quello della maternità negata,poi offerta paradossalmente dalla stessa madre della morte, dalla guerra, che da un lato cancella, dall'altro restituisce.
    Il romanzo è un mix di emozioni,un pendolo che oscilla tra rabbia, gioia, dolore, amore, pace e guerra. Ci dimostra le varie sfaccettature che l'essere umano può assumere, la continua esigenza di Gemma di riempire vuoti incolmabili lasciati lì, forse, per sbagli di natura,la paura ed il coraggio di Diego,due facce della stessa medaglia. Il romanzo dimostra come la guerra non crei ne vinti ne vincitori.“E' stato più facile prima correre sotto le granate che dopo passeggiare sulle macerie.”.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro molto bello e complesso. Le vicende della protagonista, il suo desiderio di maternità a tutti i costi si intrecciano con la storia della guerra in Iugoslavia e dei suoi orrori. Come molti libri della Mazzantini il soggetto è la debolezza degli esseri umani, insieme alla bellezza e ricche ...continua

    Un libro molto bello e complesso. Le vicende della protagonista, il suo desiderio di maternità a tutti i costi si intrecciano con la storia della guerra in Iugoslavia e dei suoi orrori. Come molti libri della Mazzantini il soggetto è la debolezza degli esseri umani, insieme alla bellezza e ricchezza dei loro sentimenti.

    ha scritto il 

  • 1

    Mi dispiace, ci ho provato, lo giuro.


    Ho arrancato per 100 pagine nella vita di una protagonista che mi ha grattato sui nervi fin da subito, in una palude di frasi secche, involute, ripetute, piene di metafore canine francamente perplimenti, ma quella del cane che si butta sulla merda, que ...continua

    Mi dispiace, ci ho provato, lo giuro.

    Ho arrancato per 100 pagine nella vita di una protagonista che mi ha grattato sui nervi fin da subito, in una palude di frasi secche, involute, ripetute, piene di metafore canine francamente perplimenti, ma quella del cane che si butta sulla merda, quella è stata troppo.

    Ho sopportato 100 pagine di questa qui che manco scende dall'aereo e ha già il poeta sfigato e il fotografo talentuoso ai suoi piedi, e molla entrambi per sposare il borghese fidanzato in un tripudio di pizzi e svolazzi. Ma poi... poi il fidanzato (ora marito) borghese, con carriera sicura, che la ama ma anche no è troppo poco, e così si tormenta ancora il giovane fotografo perchè si sa, il vero amore, quello totalizzante, vince sempre.

    Ho tollerato ancora 50 pagine di "siamo solo noi e il mondo fuori", e sono così felici, ma così felici che quando finalmente tutti e due fanno carriera (perchè il vero amore è romantico, ma la miseria lo è per poco) e lui la ama totalmente nonostante lei sia una prugna secca vecchia e insopportabile che manco si accorge che le sue studentesse sono tutte strafighe che glielo deve far notare lei così che la possa rassicurare che non se ne accorge, ecco che Gemma deve cercare quello che le manca e allora parte la corsa al figlio, perchè si sa mai che Diego la lasci, e allora deve possederlo, o possedere una parte di lui che sarà sua e sua soltanto.

    E ho sopportato ancora 50, 60 pagine di esami, aborti, tragedie, ovuli incompleti, con la protagonista in avvitamento completo su se stessa, per questa ossessione riproduttiva, fino all'ultima speranza, fino al rigetto della richiesta di adozione.

    Ho tollerato altre dieci, 20 pagine, (ma lo confesso, ho saltellato e molto) di metafore su uteri sterili, deserti inospitali, ovuli tristi, altre donne fertili e lei no.

    Poi ho detto basta.

    Non me ne frega niente di sapere come sia nato Pietro, da chi e da cosa abbia ottenuto sta donna il figlio che tanto desiderava, come abbia perso Diego, e incontrato il marito. Mi importava di Sarajevo, della guerra, di Rajko, ma l'idea di dover sopportare altre 300 pagine dei piagnistei di questa mi è intollerabile.

    La vita è troppo breve per passarla a leggere libri così.

    Margaret, mi dispiace, ma passi da "lettura possibile" (nemmeno Non ti muovere mi era piaciuto granchè) a "lettura impossibile". Tu manco te ne accorgerai, ovviamente, ma io si.

    Addio.

    Letto per il Club di Lettura: Il naso nei libri. Resoconto qui: http://ilnasoneilibri.blogspot.it/2014/11/venuto-al-mondo.html

    ha scritto il 

  • 4

    Intenso

    Io credo che non sia facile ambientare un romanzo sullo sfondo di un conflitto bellico, perché si rischia facilmente di cadere nella banalità di chi voglia dire quanto sia brutta la guerra.
    Mazzantini, invece, riesce ad tirar fuori dal cilindro una storia intensa di un amore, vissuto all'om ...continua

    Io credo che non sia facile ambientare un romanzo sullo sfondo di un conflitto bellico, perché si rischia facilmente di cadere nella banalità di chi voglia dire quanto sia brutta la guerra.
    Mazzantini, invece, riesce ad tirar fuori dal cilindro una storia intensa di un amore, vissuto all'ombra delle intemperie e alla prova del fuoco di una maternità più volte negata.
    La scrittura non è banale, ma riesce ad essere scorrevole, mettendo in luce tutta l'abilità creativa dell'autrice.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    L'abbandono di questo libro arriva inaspettatamente a pagine 378, non l'avevo assolutamente previsto, era iniziato tutto con un grande idilio corredato di lacrime a fiumi.
    Gli ingredienti erano giusti,lo stile della Mazzantini particolare e ricecato come sempre, ma nel processo qualcosa è a ...continua

    L'abbandono di questo libro arriva inaspettatamente a pagine 378, non l'avevo assolutamente previsto, era iniziato tutto con un grande idilio corredato di lacrime a fiumi.
    Gli ingredienti erano giusti,lo stile della Mazzantini particolare e ricecato come sempre, ma nel processo qualcosa è andato storto. All'inizio mi sono immersa al massimo nella storia, in completa empatia con Gemma, nonostante il personaggio di per sé non agevoli l'immedesimazione, via via che le pagine si susseguivano però ho cominciato ad accusare sempre più il peso della storia, rissumibile in:Gemma è innamorata di Diego, vuole disperatamente un bambino ma purtroppo è sterile.
    Sarà il focus ininterroto su Gemma, perennemente insoddisfatta dall'inizio alla "fine" del libro; sarà che dopo 378 pagine di lagne senza fine sul non poter avere questo maledetto bambino ti schiacciano un po' a terra; sarà che in sostanza Gemma e Diego vivono solamente l'uno per l'altra tagliando fuori il resto del mondo, e privandoci quindi di una boccata d'aria fresca dal loro amore ingombrante, fatto sta che non riesco fisicamente a sopprtare l'idea di girare anche solo un'altra pagina. Scusa Margaret, sarà per la prossima volta.

    Ps Grazie Gojko, se non ci fossi stato tu credo che avrei abbandonato molto prima.

    ha scritto il 

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