Venuto al mondo

Di

Editore: Mondadori

4.3
(7611)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 531 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco

Isbn-10: 8804573708 | Isbn-13: 9788804573708 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Una mattina Gemma sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni. Destinazione Sarajevo, città-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato ancora vicino. Ad attenderla all'aeroporto, Gojko, poeta bosniaco, amico, fratello, amore mancato, che ai tempi festosi delle Olimpiadi invernali del 1984 traghettò Gemma verso l'amore della sua vita, Diego, il fotografo di pozzanghere. Il romanzo racconta la storia di questo amore, una storia di ragazzi farneticanti che si rincontrano oggi invecchiati in un dopoguerra recente. Una storia d'amore appassionata, imperfetta come gli amori veri. Ma anche la storia di una maternità cercata, negata, risarcita. Il cammino misterioso di una nascita che fa piazza pulita della scienza, della biologia, e si addentra nella placenta preistorica di una guerra che mentre uccide procrea. L'avventura di Gemma e Diego è anche la storia di tutti noi, perché questo è un romanzo contemporaneo. Di pace e di guerra. La pace è l'aridità fumosa di un Occidente flaccido di egoismi, perso nella salamoia del benessere. La guerra è quella di una donna che ingaggia contro la natura una battaglia estrema e oltraggiosa. L'assedio di Sarajevo diventa l'assedio di ogni personaggio di questa vicenda di non eroi scaraventati dalla storia in un destino che sembra in attesa di loro come un tiratore scelto. Un romanzo-mondo, di forte impegno etico, spiazzante come un thriller, emblematico come una parabola.
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  • 0

    Questo libro credo tratti principalmente tre temi:
    -l'amore spensierato e a tratti folle che solo due innamorati sanno vivere
    -il dolore di una donna che non può avere figli
    -la guerra con i suoi mort ...continua

    Questo libro credo tratti principalmente tre temi:
    -l'amore spensierato e a tratti folle che solo due innamorati sanno vivere
    -il dolore di una donna che non può avere figli
    -la guerra con i suoi morti, con le sue speranze e i suoi dettagli
    Ogni pagina ti immerge in un'altra dimensione, e diventi tu stesso innamorato, donna e vittima

    ha scritto il 

  • 4

    Meraviglioso!

    Ho sempre avuto un debole per Margaret Mazzantini, da quando mi ha rapito il cuore con "non ti muovere". Ho letto questo libro molto prima che ne facessero un film (grazie al cielo!) e l'ho trovato da ...continua

    Ho sempre avuto un debole per Margaret Mazzantini, da quando mi ha rapito il cuore con "non ti muovere". Ho letto questo libro molto prima che ne facessero un film (grazie al cielo!) e l'ho trovato davvero bello. Reale soprattutto. Una storia "sporca", imperfetta, triste, con rivelazione finale. Mi ha lasciato un vuoto.

    ha scritto il 

  • 5

    è in assoluto il libro che più mi è rimasto dentro. un storia d'amore bellissima e infinita, vissuta in un mondo di dolore estremo. Personalmente mi riporta a quegli anni in cui seguivamo in televisio ...continua

    è in assoluto il libro che più mi è rimasto dentro. un storia d'amore bellissima e infinita, vissuta in un mondo di dolore estremo. Personalmente mi riporta a quegli anni in cui seguivamo in televisione l'orrore della guerra in Bosnia (a 2 passi da noi) senza capire la tragedia che vivevano popoli interi, "una generazione sfortunata" la definisce Gojko...emblematica la scena del party nell'attico romano in cui si plaesa tutta la nostra (italiana) indifferenza per quella tragedia. E poi c'è l'altro tema, così attuale, della maternità surrogata. A mio parere non poteva essere descritto meglio con le lacerazioni, le sperane, le gioie e i dolori, il rimpianto e infine ancora l'amore che prevale su tutto il resto. Consiglio a tutti di leggere questo libro

    ha scritto il 

  • 4

    Al terzo colpo la Mazzantini è riuscita a convincermi...la vicenda è dura, piena di dolore, troppo forse per essere verosimile, poiché la Mazzantini mette tanta carne sul fuoco: amore, guerra, rapport ...continua

    Al terzo colpo la Mazzantini è riuscita a convincermi...la vicenda è dura, piena di dolore, troppo forse per essere verosimile, poiché la Mazzantini mette tanta carne sul fuoco: amore, guerra, rapporto madre/figlio, sterilità, utero in affitto, tradimento, morte...però Gemma è vera, allora tutto torna e riesce ad emozionare. Parlare dell'assedio di Sarajevo non è facile, una guerra troppo vicina nel tempo e nello spazio, al punto da non crederla possibile, ma qui vediamo con i nostri occhi i palazzi sventrati, i cecchini appostati, la fame e la sete, il sangue, le croci... Mi piace infine rimarcare come, già in Manola, la Mazzantini riesca a descrivere l'essere donna con onestà, senza mistificazioni.

    ha scritto il 

  • 2

    Pura pornografia del dolore. Mazzantini è un'artista, sì, di questa tecnica che, più che letteraria, direi psicologica. Quanto male, orrore, egoismo, sangue, merda si può infilare in 500 pagine? Molti ...continua

    Pura pornografia del dolore. Mazzantini è un'artista, sì, di questa tecnica che, più che letteraria, direi psicologica. Quanto male, orrore, egoismo, sangue, merda si può infilare in 500 pagine? Moltissimo direi, e lei non ce ne risparmia nemmeno una briciola. Laddove un altro scrittore avrebbe almeno dato un fremito alla penna, lei resta lì: osserva, disseziona, infila il dito. Non gode, come non gode un regista di un porno. Costruisce a tavolino la sua tavolozza di pugni nello stomaco, la confeziona ad arte. Sa scrivere, le sue parole corrono chiare e pulite. Ma quando il lettore tenta appena di prendere fiato, ecco che un termine brutale, una parolaccia, un particolare disgustoso lo riportano a bagno nella melma. Non è solo questione di scrivere della guerra: c'è chi ha saputo renderne tutta l'inanità anche con il sorriso. E' una scelta, la sua. La mia sarà quella di non leggerla più.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro è carne. E' sangue. E' il morso della fame.

    Ti pugnala e ti lascia lì a sanguinare. Ti apre una voragine dentro. Non riesci a fare altro durante la giornata, lo devi finire, al più presto. Anche se fa male. Ogni parola è un coltello che ti affe ...continua

    Ti pugnala e ti lascia lì a sanguinare. Ti apre una voragine dentro. Non riesci a fare altro durante la giornata, lo devi finire, al più presto. Anche se fa male. Ogni parola è un coltello che ti affetta. Non credo di aver mai letto un libro così meravigliosamente bello.

    ha scritto il 

  • 4

    Crudamente drammatico.
    Una pallottola che si fa strada nello stomaco e lo lacera.
    Struggente, malinconico, ma bello! Va letto piano piano, poco per volta, perché è un concentrato di sensazioni visive ...continua

    Crudamente drammatico.
    Una pallottola che si fa strada nello stomaco e lo lacera.
    Struggente, malinconico, ma bello! Va letto piano piano, poco per volta, perché è un concentrato di sensazioni visive incredibile. Sensazioni visive perché la Mazzantini ti accompagna a vedere l'orrore della guerra, la disumanità della guerra, ma anche l'aspetto bonario, di solidarietà e fratellanza fra gli uomini.
    Consigliato!

    ha scritto il 

  • 3

    Intenso

    Mi è difficile scrivere di questo libro, eppure mi pare degno di discussione.
    Comincerò col dire che mi piace lo stile della Mazzantini che già avevo apprezzato in "Non ti muovere". Mi piace perché è ...continua

    Mi è difficile scrivere di questo libro, eppure mi pare degno di discussione.
    Comincerò col dire che mi piace lo stile della Mazzantini che già avevo apprezzato in "Non ti muovere". Mi piace perché è riconoscibile e viscerale, perché si nutre di metafore eppure non è troppo articolato. Insomma, lo trovo non banale e piacevole.
    In questo ampio romanzo forse a volte risulta anche esasperato però, ma ammetto che più di una volta mi sono fermata di fronte a frasi perfette, a scelte lessicali non scontate ed incisive. Il che, già di per sé, è un bel pregio.
    La trama si divide in due temi principali, la guerra in Bosnia degli anni '90 e la maternità negata e cercata ossessivamente. Questi due temi poi confluiscono in un unico tema che li ingloba: la Vita che vince su tutto, che rompe ogni argine, ogni ragione, e deborda, essendo solo ciò che è, ossia inarrestabile, perpetuo, principio creativo.
    Il romanzo ha un titolo azzeccatissimo: "venuto al mondo" è questo figlio della Vita, appunto, cercato da chi si sente terra morta, rifiutato da chi lo porta in grembo.
    I personaggi sono umani e credibili, soprattutto Diego, mi ha ricordato il racconto di alcuni amici genovesi di tanti ragazzi perduti nella generazione dell'eroina, delle siringhe lasciate nei vicoli.
    Nessuno di loro è un eroe, attraversano una tragedia immane, che ti entra nelle ossa mentre leggi, con le proprie ragioni che li tengono in vita, aggrappati a dei bisogni umani ed egoisti spesso.
    La Mazzantini non ha paura di parlare dei nostri più bassi istinti e questo mi piace.
    Però...un però c'è. Il romanzo a volte si perde un po', il ritmo si incarta in alcuni passaggi e, pur rimanendo a mio avviso un buon romanzo, forse si percepisce che molto è stato tagliato (mi immagino) e forse altro andava sforbiciato qua e là. Come nei film è, insomma, il montaggio che porta qualche lacuna.

    --- PICCOLO, NON TROPPO ESPLICITO, SPOILER ---
    E poi c'è il finale, quando un ulteriore, doppio, colpo di scena, mi è parso davvero un po' forzato, un po' troppo.
    --- FINE DEL PICCOLO, NON TROPPO ESPLICITO, SPOILER ---

    Detto ciò una lettura che ho divorato, nonostante la stazza, in 4 giorni e che mi lasciata addosso quella piacevole sensazione di aver camminato accanto ai protagonisti per qualche tempo, di averne attraversato le vite, condiviso le emozioni - anche le più lontane da noi - per poi lasciarli al loro destino.
    Mica male.

    ha scritto il 

  • 1

    Ci mancava la merda distillata? Ora abbiamo anche quella.

    E' raro che mi capiti di leggere il romanzo di un autore italiano mediocre o ancora peggio, schifoso. Non perché ce ne sia la mancanza, per l'esatto contrario: la maggior parte dei romanzi italiani d ...continua

    E' raro che mi capiti di leggere il romanzo di un autore italiano mediocre o ancora peggio, schifoso. Non perché ce ne sia la mancanza, per l'esatto contrario: la maggior parte dei romanzi italiani di successo appartengono a questa categoria. Se poi non volete sbagliare è sufficiente dare un'occhiata alla classifica dei libri italiani piu' venduti in Italia e scartarli tutti. Certo, magari una volta ogni due o tre anni potreste perdervi quell'unico romanzo decente entrato in classifica..ma alla fine dei conti vi sareste risparmiati parecchie pessime letture. E poi si fa sempre in tempo a recuperare la gemma scartata.
    Tutto questo per dire che non ho mai letto Margaret Mazzantini, perché molto raramente leggo il romanzo di un autore italiano contemporaneo di successo.
    Perché non ci vuole un segugio per capire che razza di scrittrice sia.
    Una manipolatrice di sentimenti d'accatto.
    Una che non scrive per raccontarti una storia ma per confezionarti un prodotto scadente composto da ingredienti facili da riconoscere quanto banali, stucchevoli, privi di qualsiasi caratteristica almeno apparentemente univoca e distribuiti nelle pagine con palate di ruffianate coperte da finto non buonismo che mi hanno talmente irritato che mentre leggevo il distillato a scrocco dal reparto quotidiani di un supermercarto che ne aveva uno aperto..l'ho strappatto in tante piccoli pezzettini e poi l'ho infilato a mo' di inserto in una rivista di gossip appartenente al gruppo Cairo Editore poco piu' in la'. (del maledetto Urbanetto Cairo, squalo speculatore che non fara' mai decollare la mia squadra del cuore)
    E non illudetevi d'essere in salvo semplicemente non leggendo queste porcherie editoriali. Quando la merda sta intorno a voi non è necessario mangiarla per aspirarne le molecole. Qualcosa finirete per assorbire anche voi.
    Ma la cosa più triste di questa iniziativa è constatare quanto poco il lettore medio abbia voglia di intraprendere la lettura di un buon libro. Già qualche tempo fa Umberto Eco aveva riproposto un'edizione facilitata del Nome della Rosa..e lo scorso anno ha praticamente riscritto in pillole per mentecatti Il pendolo di Focault sottoforma di romanzo-insulso intitolato Numero zero.
    La cosa che deve fare pensare è che venti, trenta, quarant'anni fa, un qualsiasi lettore con la terza media sarebbe stato in grado (di decidere se) leggere Le città invisibili piuttosto che Il nome della rosa...oggi, no. Oggi i lettori medi, quelli che mandano in classifica la Mazzantini, non solo non riescono ad andare oltre la Mazzantini, ma la vogliono anche distillata.
    Se pensavate che l'editoria italiana fosse una merda.
    Se credevate fosse morta da un pezzo.
    Se avevate letto gia' la Mazzantini e non vi era piaciuta.
    Sappiate che quello non era il fondo.
    Da oggi ci vendono anche la merda distillata. Perché forse c'è qualcuno che la vuole.
    Perché sono finiti anche i lettori.
    E magari domani faranno peggio: distilleranno anche i romanzi buoni, svuotandone la bellezza e lasciando solo l'involucro. E ci piacerà pure.

    ha scritto il 

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