Vera

Di

Editore: Tea (Teadue, 1849)

3.8
(194)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 242 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Svedese

Isbn-10: 8850222769 | Isbn-13: 9788850222766 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Mia Peluso

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
La ventiduenne Lucy è rimasta sola al mondo dopo che l'adorato padre se n'è andato per sempre. Confusa e infelice, mentre osserva il mare dal cancello della casa in Cornovaglia dove sperava di passare un'estate serena, viene turbata dalla comparsa di Everard, un bell'uomo maturo, anch'egli vestito a lutto. Sua moglie Vera è morta da poco, in circostanze misteriose. Prima che Lucy possa rendersene conto, Everard entra nella sua vita facendosi carico di ogni incombenza e aprendo nel cuore della ragazza una breccia profonda. Lei lo ripaga di un amore devoto e incondizionato, grata della sua protezione, delle sue attenzioni. Ma, nella casa di campagna in cui lui la porta a vivere, i rituali, i divieti e i ricordi presto si addensano come una fitta nebbia, su cui grava il mistero della morte di Vera... In un romanzo che considerava il suo migliore, Elizabeth von Arnim si addentra con immensa finezza nei labirinti dell'amore, della violenza psicologica e della cecità affettiva, mettendo in scena pochi personaggi e una storia "semplice", tuttavia straordinariamente convincenti e appassionanti.
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  • 3

    Letto subito dopo Rebecca la prima moglie, spinta dalla curiosità circa l'accusa di plagio intentata dalla Von Arnim contro la scrittrice inglese, Vera si è rivelata una buona lettura ma decisamente i ...continua

    Letto subito dopo Rebecca la prima moglie, spinta dalla curiosità circa l'accusa di plagio intentata dalla Von Arnim contro la scrittrice inglese, Vera si è rivelata una buona lettura ma decisamente inferiore al capolavoro della Du Maurier.

    Seppur accomunate da una trama simile, Vera non può gareggiare in termini di suspense e personaggi: anche qui la protagonista è una giovane ragazza che, dopo l'inaspettata morte dell'amato padre, cade frettolosamente nelle braccia di un uomo adulto anche lui reduce da un recente lutto, quello della moglie. Nonostante il titolo che rimanda alla moglie defunta e alla sua misteriosa morte, in realtà in questo romanzo ad ossessionare e perseguitare la protagonista non sarà la presenza aleggiante della vecchia padrona di casa bensì il carattere del marito e il suo cambiamento dopo le nozze.
    Everard è un uomo totalmente disprezzabile: irascibile e immaturo, è vendicativo, possessivo e maniacale e, per non farsi mancare nulla, è stupidamente orgoglioso e permaloso; ad attirare il disprezzo del lettore sono tutte quelle volte in cui mette il muso per delle sciocchezze, come il non aver detto il ringraziamento giusto o aver ripetuto melensaggini solo due volte invece che tre o non aver ripetuto la frase di routine il giorno del suo compleanno; ma mettere il muso alla giovane ed inesperta Lucy non basta perchè deve anche vendicarsi e fare capire alla giovane come si comporta una perfetta moglie devota ed innamorata, ed ecco che la prima sera nella nuova dimora la cara ragazza viene chiusa fuori sotto la pioggia.
    Quello che mi ha indispettito ancora di più però è l'atteggiamento che ne consegue di Lucy: lei è una ragazza semplice e debole di carattere, totalmente soggiogata al volere di lui, incapace di avere una propria volontà, un proprio pensiero, priva di qualsiasi tipo di forza. Ovviamente la violenza psicologica che subisce da parte del marito farebbe propendere il lettore a suo favore ma è un personaggio che personalmente non mi ha catturata o spinta a parteggiare per lei.
    Unica luce in fondo al tunnel sembra essere la cara zia Dot, la zia di Lucy, l'unica persona in grado di vedere la vera personalità di Everard e leggere la sua ambiguità e la sua pressante presenza a fianco della nipote, nella seconda parte non si può non fare il tifo per lei in guerra aperta con il nipote acquisito.

    Everard è sicuramente il personaggio tratteggiato meglio dalla Von Arnim, su questo non c'è dubbio, la caratterizzazione e l'evoluzione psicologia è quasi da manuale ma la debolezza di Lucy purtroppo è un aspetto che ancora non mi è andato giù. Con questo romanzo l'autrice dipinge un quadro matrimoniale davvero cinico, le scene che vedono protagonisti Everard e la servitù sono qualcosa di memorabile, c'è una grande maestria nell'usare l'ironia e la sua penna non delude mai, il libro è scritto benissimo come tutti gli altri letti in precedenza ma, forse condizionata anche dalla lettura fresca fresca di Rebecca il romanzo purtroppo non regge il confronto; a concludere il tutto c'è un finale davvero deludente da cui personalmente mi sarei aspettata di più.

    ha scritto il 

  • 3

    Ricorda molto "Rebecca" di Daphne du Maurier. Sopratutto nella prima parte; infatti Vera è il nome della prima moglie di Everard, morta in circostanze non chiarite.
    Lucy deve andare a vivere nella cas ...continua

    Ricorda molto "Rebecca" di Daphne du Maurier. Sopratutto nella prima parte; infatti Vera è il nome della prima moglie di Everard, morta in circostanze non chiarite.
    Lucy deve andare a vivere nella casa di lei, dove Vera ha trovato la morte. Ma, a questo punto, iniziano le differenza: non è il fantasma di Vera a terrorizzare Lucy, ma il carattere di Everard, il marito, l'uomo che tanto ama.
    Non è un libro cupo né spaventoso, Elizabeth Von Arnim è ironica e descrive con spietata tolleranza i difetti e i capricci di Everard. Ma allo stesso Lucy ci appare come una bambola senza volontà, incapace di farsi valere.
    Inquietante nella sua normalità

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro più inquietante di Elizabeth Von Arnim

    Adoro questa scrittrice, e da tempo volevo leggere quello che lei definì il suo miglior romanzo e valse a Daphne Du Maurier un'accusa di plagio. Infatti "Vera" e "Rebecca" hanno molti punti in comune: ...continua

    Adoro questa scrittrice, e da tempo volevo leggere quello che lei definì il suo miglior romanzo e valse a Daphne Du Maurier un'accusa di plagio. Infatti "Vera" e "Rebecca" hanno molti punti in comune: dal titolo (che in entrambi è il nome della prima moglie del protagonista) alla trama, che vede in entrambi i casi una giovane sprovveduta innamorarsi e convolare a rapide nozze con un vedovo su cui aleggia ancora il "fantasma" della prima moglie, morta in circostanze misteriose.
    Le analogie tuttavia finiscono qui. Se infatti in Rebecca l'atmosfera inquietante si regge tutta sull'invisibile ma massiccia presenza di Rebecca nella casa in cui la novella sposa va ad abitare, in Vera la faccenda è molto più realistica. Non è infatti Vera o il ricordo di lei a opprimere la protagonista, ma qualcuno a lei molto più vicino, qualcuno la cui evoluzione psicologica mi ha lasciata di stucco e ha rivelato ancora una volta la maestria di questa scrittrice.
    La solita ironia sottile rende più gradevole un romanzo che altrimenti risulterebbe, per il pessimismo e l'amarezza che lo pervade, piuttosto indigesto. Non lo consiglio alle persone nel pieno dell'idillio amoroso...è molto più indicato per i felicemente single! xD

    ha scritto il 

  • 4

    non consigliato alle persone depresse, romanzo ben scritto, sviscerato quasi, denso di violenza psicologica che ti fa entrare nei personaggi delle due donne, le quali soggiaciono fino alla fine dove n ...continua

    non consigliato alle persone depresse, romanzo ben scritto, sviscerato quasi, denso di violenza psicologica che ti fa entrare nei personaggi delle due donne, le quali soggiaciono fino alla fine dove non ho trovato l'atteso riscatto.

    ha scritto il 

  • 4

    Un gioiellino garbato, intelligente e raccapricciante. Una storia d’amore (la definisco così ma di fatto proprio non lo sembra) raccontata con affilatissima ironia, lucidità e un tocco di educata catt ...continua

    Un gioiellino garbato, intelligente e raccapricciante. Una storia d’amore (la definisco così ma di fatto proprio non lo sembra) raccontata con affilatissima ironia, lucidità e un tocco di educata cattiveria. Una gabbia dalle sbarre di cortesia, tazze di the e dimore in bucoliche campagne. Bello, mi è piaciuto, per l’inquietudine che suscita e per l’arguzia sottile con cui è narrato. Secondo me merita, anche se il finale non è come lo vorresti.

    ha scritto il 

  • 4

    Ogni forma d'amore è una forma di plagio, ancor più se perpetrato con l'aggravante dalla buonafede.

    Precauzioni di lettura: non adatto a soggetti in crisi matrimoniale.
    Abbinamento sconsigliato: Picco ...continua

    Ogni forma d'amore è una forma di plagio, ancor più se perpetrato con l'aggravante dalla buonafede.

    Precauzioni di lettura: non adatto a soggetti in crisi matrimoniale.
    Abbinamento sconsigliato: Piccoli crimini coniugali

    ha scritto il 

  • 5

    E' un romanzo molto bello, la storia di come un innamoramento si possa trasformare in una forma di plagio e di violenza psicologica.
    I tre personaggi principiali sono tratteggiati in modo abile e sott ...continua

    E' un romanzo molto bello, la storia di come un innamoramento si possa trasformare in una forma di plagio e di violenza psicologica.
    I tre personaggi principiali sono tratteggiati in modo abile e sottile e sono tremendamente realistici e credibili.
    Il finale e' particolare. A me e' piaciuto, ma immagino che possa anche lasciare delusi. A prescindere da questo, però, vale la pena di leggere questo romanzo per la capacità di introspezione della Von Arnim.

    ha scritto il 

  • 5

    Siamo in Cornovaglia nell’800; Lucy è una ventiduenne che ha appena perso il padre, non si rende ancora pienamente conto dell’evento che le ha stravolto la vita ed è da sola, assorta in mille pensieri ...continua

    Siamo in Cornovaglia nell’800; Lucy è una ventiduenne che ha appena perso il padre, non si rende ancora pienamente conto dell’evento che le ha stravolto la vita ed è da sola, assorta in mille pensieri, accanto al cancello della casa dove si era da poco stabilita insieme al papà, quando dal nulla compare uno sconosciuto.

    Chi è costui? Lucy non lo conosce, ma è travolta anche dal dolore dello sconosciuto, affranto per la recente morte della moglie, Vera.

    I due iniziano a parlare del dolore che li accomuna e Mr. Wemyss, questo è il nome dell’uomo, si insinua nella vita di Lucy e la aiuta in questo triste momento.

    La giovane Lucy si innamora dell’uomo e decide di sposarlo, nonostante la differenza d’età e le perplessità, o meglio, la diffidenza che egli ispira nella zia Dot, unica parente di Lucy.

    Sarà stata la scelta giusta? O il più grande errore della sua vita?

    Uno dei libri più belli che abbia mai letto!!!!

    L’autrice riesce a comunicare al lettore tutta una serie di emozioni. Si gioisce con Lucy, si condividono i dubbi di zia Dot e, ad un certo punto, è quasi come convivere con la coppia. Si sussulta ad ogni scatto di Wemyss, ci si agita alla “vista” della foto in formato gigante di Vera in sala da pranzo, si aspettano gli eventi e ci si chiede il perchè di tanta violenza psicologica, quale sia la verità dietro la tragica fine di Vera e, soprattutto, quanto e se la docile e fragile Lucy resisterà.

    Davvero un’ottima prova narrativa.

    ha scritto il 

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