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Vera

Di

Editore: Tea (Teadue, 1849)

3.9
(159)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 242 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Svedese

Isbn-10: 8850222769 | Isbn-13: 9788850222766 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Mia Peluso

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
La ventiduenne Lucy è rimasta sola al mondo dopo che l'adorato padre se n'è andato per sempre. Confusa e infelice, mentre osserva il mare dal cancello della casa in Cornovaglia dove sperava di passare un'estate serena, viene turbata dalla comparsa di Everard, un bell'uomo maturo, anch'egli vestito a lutto. Sua moglie Vera è morta da poco, in circostanze misteriose. Prima che Lucy possa rendersene conto, Everard entra nella sua vita facendosi carico di ogni incombenza e aprendo nel cuore della ragazza una breccia profonda. Lei lo ripaga di un amore devoto e incondizionato, grata della sua protezione, delle sue attenzioni. Ma, nella casa di campagna in cui lui la porta a vivere, i rituali, i divieti e i ricordi presto si addensano come una fitta nebbia, su cui grava il mistero della morte di Vera... In un romanzo che considerava il suo migliore, Elizabeth von Arnim si addentra con immensa finezza nei labirinti dell'amore, della violenza psicologica e della cecità affettiva, mettendo in scena pochi personaggi e una storia "semplice", tuttavia straordinariamente convincenti e appassionanti.
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  • 5

    Siamo in Cornovaglia nell’800; Lucy è una ventiduenne che ha appena perso il padre, non si rende ancora pienamente conto dell’evento che le ha stravolto la vita ed è da sola, assorta in mille pensieri, accanto al cancello della casa dove si era da poco stabilita insieme al papà, quando dal nulla ...continua

    Siamo in Cornovaglia nell’800; Lucy è una ventiduenne che ha appena perso il padre, non si rende ancora pienamente conto dell’evento che le ha stravolto la vita ed è da sola, assorta in mille pensieri, accanto al cancello della casa dove si era da poco stabilita insieme al papà, quando dal nulla compare uno sconosciuto.

    Chi è costui? Lucy non lo conosce, ma è travolta anche dal dolore dello sconosciuto, affranto per la recente morte della moglie, Vera.

    I due iniziano a parlare del dolore che li accomuna e Mr. Wemyss, questo è il nome dell’uomo, si insinua nella vita di Lucy e la aiuta in questo triste momento.

    La giovane Lucy si innamora dell’uomo e decide di sposarlo, nonostante la differenza d’età e le perplessità, o meglio, la diffidenza che egli ispira nella zia Dot, unica parente di Lucy.

    Sarà stata la scelta giusta? O il più grande errore della sua vita?

    Uno dei libri più belli che abbia mai letto!!!!

    L’autrice riesce a comunicare al lettore tutta una serie di emozioni. Si gioisce con Lucy, si condividono i dubbi di zia Dot e, ad un certo punto, è quasi come convivere con la coppia. Si sussulta ad ogni scatto di Wemyss, ci si agita alla “vista” della foto in formato gigante di Vera in sala da pranzo, si aspettano gli eventi e ci si chiede il perchè di tanta violenza psicologica, quale sia la verità dietro la tragica fine di Vera e, soprattutto, quanto e se la docile e fragile Lucy resisterà.

    Davvero un’ottima prova narrativa.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho scoperto questa autrice grazie alla tribù degli "anobiani".
    Cattura fin dalla prima pagina e non è mai scontato. I personaggi: Wemyss (odiosissimo), Lucy piena di vita e di speranze,la cara zia Dot, il personale domestico e, ultima, ma non ultima, Vera. Un personaggio più bello dell'altr ...continua

    Ho scoperto questa autrice grazie alla tribù degli "anobiani".
    Cattura fin dalla prima pagina e non è mai scontato. I personaggi: Wemyss (odiosissimo), Lucy piena di vita e di speranze,la cara zia Dot, il personale domestico e, ultima, ma non ultima, Vera. Un personaggio più bello dell'altro, una storia da non perdere.

    ha scritto il 

  • 3

    Nel libro ci sono alcune sequenze davvero memorabili: Everard con le cameriere a proposito del té e del pane e burro, Everard e le cameriere a proposito del gong per annunciare pranzo e cena…del pianoforte con le gambe foderate e del bottone mancante… Everard che spiega alla sua moglietti ...continua

    Nel libro ci sono alcune sequenze davvero memorabili: Everard con le cameriere a proposito del té e del pane e burro, Everard e le cameriere a proposito del gong per annunciare pranzo e cena…del pianoforte con le gambe foderate e del bottone mancante… Everard che spiega alla sua mogliettina (al suo "cuoricino", alla sua "bambina") come e qualmente la biblioteca di casa contenga si centinaia di libri, ma che non solo questi libri sono stati comprati a peso e a metraggio ma che non è permesso ad alcuno di leggerli … scene magistrali.

    Sia Everard che la zia Dot sono (con le loro opposte caratteristiche e per motivi assolutamente diversi) personaggi ottimamente tratteggiati.

    Everard lo strozzeresti a mani nude e in diretta (lo ha già scritto qualcun altro, io entusiasticamente condivido) e la zia Dot l'abbracceresti e specialmente nella seconda parte del romanzo ti ritrovi a fare per lei un tifo sfegatato.

    ...Poi però la protagonista Lucy (quella ancora viva si fa per dire, chè la vera protagonista del romanzo è Vera che è morta si fa per dire) mi fa precipitare le stelline a meno sotto zero e cioè praticamente sotto le scarpe.

    Perché l'ansia della von Arnim di render partecipe me lettrice della triste sorte della protagonista la spinge a tratteggiare un personaggio di una perfetta, totale, insopportabile imbecillità. Confesso che per tutto il romanzo dentro di me chiamavo Lucy "Miss Cretinetti" e dall'inizio alla fine non ho potuto fare a meno di dirmi, mio malgrado, che insomma, una tale scimunita non poteva che farsi avvolgere contenta e beata dalle soffocanti e mortifere spire di un Everard.

    Peccato che una persona che sa scrivere così bene e dall'innegabile talento come la von Arnim si perda poi in trame che definire zoppicanti è poco.

    Vabbè. Facciamo un forfait di tre stelline e via.

    "Vera" è il terzo romanzo della von Arnim che leggo dopo "Il circolo delle ingrate" e "Il padre".

    Mi fermo qui, penso di aver dato abbastanza; rinuncio ad incantevoli mesi di aprile, a giardini ed estati solitarie e confermo l'impressione che paragonare la von Arnim ad una Katherine Mansfield è roba che grida vendetta.

    E poi, per favore, lasciamo da parte il grande Henry James e il suo "Ritratto di signora", quello sì un perfetto capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    Una piacevole scoperta, questa autrice. Lo stile è molto scorrevole, per quanto ricercato e all'occorrenza anche ironico e delicatamente tagliente, mi ha ricordato un po' "Rebecca" e un po' Georgette Heyer.
    La storia invece...quanta rabbia!!! Rabbia per il comportamento di lui, che ti viene ...continua

    Una piacevole scoperta, questa autrice. Lo stile è molto scorrevole, per quanto ricercato e all'occorrenza anche ironico e delicatamente tagliente, mi ha ricordato un po' "Rebecca" e un po' Georgette Heyer.
    La storia invece...quanta rabbia!!! Rabbia per il comportamento di lui, che ti viene voglia di prendere a schiaffi da un terzo del libro in poi, e rabbia per lei, che totalmente soggiogata, non ha la forza di reagire. Alla fine è un libro sulla violenza sulle donne. Violenza psicologica, in questo caso, ma sempre violenza è. E siccome mi capita raramente di apprezzare un libro, quando detesto i protagonisti, doppiamente complimenti all'autrice, che invece mi ha tenuto incollata fino alla fine (e poi il personaggio della zia è stupendo!! :))!

    ha scritto il 

  • 4

    Guida pratica al matrimonio

    Magistrale romanzo sul matrimonio e sui sentimenti, incentrato in un progressivo scambio di punti di vista.
    La vicenda potrebbe sembrare banale, ma la von Arnim costruisce una storia avvincente attraverso le vicende di personaggi resi mirabili da una scrittura lieve ma molto efficace.
    ...continua

    Magistrale romanzo sul matrimonio e sui sentimenti, incentrato in un progressivo scambio di punti di vista.
    La vicenda potrebbe sembrare banale, ma la von Arnim costruisce una storia avvincente attraverso le vicende di personaggi resi mirabili da una scrittura lieve ma molto efficace.
    Da un lato viene fuori una spietata e cruda analisi del matrimonio con tutte le sue imposizioni nei confronti delle donne, dall'altro i personaggi, anche minori, sono caratterizzati con precisione da entomologo.
    Una menzione a parte merita il personaggio di zia Dot... semplicemente splendida.
    Il finale aperto poi regala molta, ma molta inquietudine.

    ha scritto il 

  • 3

    Dopo aver letto il primo libro di questa autrice, "Colpa d'amore" ed averlo apprezzato tanto, mi sono buttata in questo che, a detta della autrice, e' il suo miglior libro!!!
    Dissento da lei, pur riconoscendogli sempre una scrittura elegante, limpida, lineare e fascinosa, la storia di per ...continua

    Dopo aver letto il primo libro di questa autrice, "Colpa d'amore" ed averlo apprezzato tanto, mi sono buttata in questo che, a detta della autrice, e' il suo miglior libro!!!
    Dissento da lei, pur riconoscendogli sempre una scrittura elegante, limpida, lineare e fascinosa, la storia di per se', e' deludente.
    Siamo in epoca di inizio 900, Lucy, fanciulla giovane, si imbatte con il maturo Everard, entrambi soli al mondo (lei rimasta orfana, lui rimasto vedovo) cominciai una storia d'amore, ma non fatevi ingannare, si nasconde all'interno di essa, una violenza psicologica, un labirinto di cecità affettiva.
    Il libro per meta' scorre lento, ma poi comincia ad farsi più interessante, anche se si intuisce molto bene il seguito, e quindi perde quasi subito il suo fascino.
    Il finale? In un primo momento ho pensato (e forse lo penso tutt'ora) che manchino le pagine al libro, in alternativa, ognuno lo interpreta a proprio piacimento!

    ha scritto il 

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