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Verblendung

Roman. Kinofilmausgabe

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4.2
(24287)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 699 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) Swedish , Norwegian , French , Italian , English , Spanish , Catalan , Chi traditional , Portuguese , Dutch , Czech , Danish , Finnish , Chi simplified , Turkish , Hungarian , Polish , Greek

Isbn-10: 3453503848 | Isbn-13: 9783453503847 | Publish date: 

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Buchbeschreibung
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  • 1

    Prima lettura in inglese

    Un libro molto facile da seguire. Tutta la trama mi è sembrata scontata, stracotta e già vista. Anche la traduzione stessa mi è parsa di basso livello.

    Intrattenimento estivo di minima qualità. ...weiter

    Un libro molto facile da seguire. Tutta la trama mi è sembrata scontata, stracotta e già vista. Anche la traduzione stessa mi è parsa di basso livello.

    Intrattenimento estivo di minima qualità.

    gesagt am 

  • 4

    Un romanzo che mi ha fatto ricredere sugli autori nordici. Ben scritto e molto coinvolgente, non una lettura "tutta d'un fiato", ma scorrevole abbastanza da non diventare noiosa (e vista la mole, il p ...weiter

    Un romanzo che mi ha fatto ricredere sugli autori nordici. Ben scritto e molto coinvolgente, non una lettura "tutta d'un fiato", ma scorrevole abbastanza da non diventare noiosa (e vista la mole, il pericolo è in agguato). Leggerò presto anche gli altri due.

    gesagt am 

  • 0

    Sarò una voce fuori dal coro ma è così che la penso....
    Ho provato ad iniziarlo ma sono stata costretta ad interrompere immediatamente la lettura perchè non ci capivo niente!!!
    Ho pensato: chi me lo f ...weiter

    Sarò una voce fuori dal coro ma è così che la penso....
    Ho provato ad iniziarlo ma sono stata costretta ad interrompere immediatamente la lettura perchè non ci capivo niente!!!
    Ho pensato: chi me lo fa fare di leggere quasi mille pagine su discorsi pesanti riguardanti affari aziendali?!?

    gesagt am 

  • 4

    Imperdibile perla per gli appassionati del genere!

    La trilogia di Millennium è un gioiellino da non perdere! Le numerosissime pagine scorrono in un soffio e il personaggio di Lisbeth è dipinto con eccezionale maestria!

    gesagt am 

  • 5

    Gran bel giallo

    Libro letto in 5 giorni in vacanza al mare. Gran bel libro che dopo le prime 80 pagine riesce a prenderti e a non lasciarti finché non sei arrivato in fondo.
    Ok, forse le 5 stelle sono troppe, ma era ...weiter

    Libro letto in 5 giorni in vacanza al mare. Gran bel libro che dopo le prime 80 pagine riesce a prenderti e a non lasciarti finché non sei arrivato in fondo.
    Ok, forse le 5 stelle sono troppe, ma era da tempo che non leggevo un romanzo in grado di prendermi così a fondo. I personaggi di contorno sono poco caratterizzati ma Mikael e Lisbeth sono descritti molto bene! Impossibile non schierarsi dalla parte di Lisbeth, riesce immediatamente a catturarti ed il suo personaggio risulta (almeno per me) una novità in ambito letterario! È per lei che non vedo l'ora di leggere gli altri due romanzi! Così dopo anni che sono rimasti sepolti nella pila di libri in attesa di essere letti, finalmente è giunto il loro momento!
    Se solo ci fosse più tempo per leggere.....

    gesagt am 

  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    1

    Uomini che amano se stessi

    Non credo di essere tagliata per i fenomeni editoriali. Ogni volta che ne leggo uno mi lascia con qualcosa di incompiuto, una sorta di delusione, perché non riesco a non notare i difetti di cui il rom ...weiter

    Non credo di essere tagliata per i fenomeni editoriali. Ogni volta che ne leggo uno mi lascia con qualcosa di incompiuto, una sorta di delusione, perché non riesco a non notare i difetti di cui il romanzo è disseminato. La verità è che dai fenomeni editoriali mi aspetto la perfezione che trovo nei miei autori preferiti. Che -guarda caso- non sono fenomeni editoriali. Questi i motivi per cui non mi è piaciuto:

    1. La pubblicità. "Lo zaino conteneva il suo Apple iBook 600 bianco, con hard disk da 25 Gb e 420 Mb di ram, del gennaio del 2002, provvisto di schermo da 14 pollici"; "fu attratta dalla migliore alternativa disponibile: il nuovo Apple PowerBook G4/1.0 GHz con telaio in alluminio, dotato di processore PowerPc 7451 con AltiVec Velocity Engine, 960 Mb di ram e un hard disk di 60 Gb. Compreso BlueTooth e masterizzatore cd/dvd. Soprattutto era dotato del primo schermo da 17 pollici nel mondo dei portatili, con grafica Nvidia e una risoluzione di 1440 X 900 pixel che sbalordiva i fautori del pc e surclassava tutto il resto presente sul mercato."; "...una Saab bordeaux aveva fatto retromarcia per uscire". "(...) chiese se Erika poteva parcheggiare la Bmw da loro durante la sua visita (...)", "Prese a prestito la Mercedes", "ho lavorato con le immagini e ho io stesso uno scanner per negativi Agfa. Lavoro in PhotoShop"; "Mise le immagini in una speciale cartella e aprì il programma Graphic Converter." E via dicendo. Io lo trovo disgustoso. Una poracciata. Ora, io capisco che i brand (o forse è meglio dire gli sponsor) possano anche servire a caratterizzare indirettamente un personaggio, ma davvero non è necessario: altri scrittori lo fanno benissimo anche senza infarcire il romanzo di spot pubblicitari. Tanto più che, per quello che mi riguarda, il personaggio di Lisbeth mi è stato antipatico a partire dal momento in cui si dice che usa Apple.

    2. I registri. Certe volte si ha la sgradevole sensazione che pezzi del romanzo siano frutto di un rimaneggiamento maldestro a valle di un copia-incolla. Esempio: “L'attività era suddivisa in tre aree principali: consulenze di sicurezza, che erano mirate a identificare pericoli possibili o immaginari; contromisure, che di solito consistevano nell'installazione di costose telecamere di sorveglianza, allarmi contro furti o incendi, sistemi di chiusura ed equipaggia-menti elettronici; e infine protezione personale di persone fisiche o aziende che avvertivano qualche forma di minaccia reale o immaginaria. (…) La Milton Security collaborava inoltre con rinomate aziende del settore in altri paesi europei e negli Usa, e si occupava della sicurezza di diversi ospiti internazionali in visita in Svezia (…). Una quarta area, considerevolmente più piccola e che impiegava solo qualche collaboratore, si occupava di quelle che in gergo erano dette i-per, investigazioni sugli antecedenti personali.” Mi pare un estratto da una brochure aziendale. Fastidio.

    3. I personaggi. Sono stereotipati. Piatti e senza sfumature. Sembra di averli incontrati cento volte in altrettanti bestseller mediocri. Il giornalista proletario e paladino della giustizia che viene ingiustamente condannato dal tribunale; la giornalista fighetta e borghese col BMW; il vecchio industriale un po’ tocco ma simpatico; la ragazzetta strana e indifesa che fa simpatia. Un campionario di dejà vu.

    4. Alcuni elementi della trama. Prendiamo la scena in cui Lisbeth tramortisce e immobilizza l’avvocato Bjurman. Ora, è una scena che emotivamente è in grado di coinvolgere il lettore (ha coinvolto anche me), perché l’eroina del romanzo si vendica di una brutale aggressione. Ma santo cielo. L’avvocato Bjurman è alto il doppio di Lisbeth e pesa tre volte lei. È piuttosto inverosimile che una ragazzina gracile e non allenata possa tramortire un omone e trascinarlo di peso. Il punto, per me, non è l’inverosimiglianza: nelle opere dei miei scrittori preferiti, in genere, ci sono molte situazioni reali; queste, però, sono in grado di toccare corde più profonde, senza fermarsi alla pancia come la scena della vendetta di Lisbeth.
    Un fastidio veramente acuto mi è stato poi provocato da quella parte del romanzo in cui la quasi sessantenne Cecilia Vanger, dopo un certo numero di incontri scoperecci, confessa al protagonista Mikhael di essersi innamorata di lui. Queste pagine del romanzo mi hanno fatta sentire a disagio, piena di imbarazzo per l’autore, che Iddio l’abbia in gloria. “«Mikael, io ho mentito a te e a me stessa per tutto il tempo. Non sono mai stata particolarmente sfrenata, in fatto di sesso. In tutta la vita ho avuto solo cinque partner. La prima volta quando avevo ventun anni. Poi mio marito che ho incontrato a venticinque anni, e che si dimostrò un farabutto. E da allora altri tre uomini che ho incontrato a distanza di qualche anno l'uno dall'altro. Ma tu hai risvegliato in me qualcosa. Semplicemente, non mi bastava mai. Forse perché tutto in te era così senza pretese.»
    «Cecilia, non è necessario che tu...»
    «Ssch, non interrompermi. Altrimenti non riuscirò mai a dirti quello che voglio dire.»”.
    Eccetera. Ecco, questo per me è spazzatura. Mi fa arrabbiare. È un pezzo di una pochezza sconcertante, e secondo me nell’economia generale del romanzo se ne poteva benissimo fare a meno.
    Infine, parlando di trama: avevo capito la soluzione del mistero della scomparsa di Harriet (e cioè che non era affatto morta, ma era scappata ed era lei ad inviare ogni anno il fiore secco a Henrik) dopo aver letto appena il 20% di tutto il romanzo. Il che per un thriller è davvero avvilente.

    5. Lo stile. Qui forse è più colpa della traduzione che di Stieg Larsson, purtuttavia il libro non posso certo leggerlo in svedese, perché non so la lingua. E la traduzione italiana mi ricorda molto lo stile di Giorgio Faletti: pomposo, scolasticamente descrittivo, ingessato, classico - nel senso di polveroso. Certo, è molto scorrevole (e all’uopo si lascia scorrere decisamente bene, nel senso che quando il fastidio si fa intollerabile si possono saltare blocchi di righe senza perdere il filo). Ma non mi piace.

    A lettura ultimata ho capito che il romanzo non vuole essere a favore delle donne. Le donne del romanzo (Lisbeth e Cecilia) sono delle mezze squinternate in balia degli ormoni le quali, benché dipinte come donne forti, si innamorano perdutamente del protagonista (e ci sono pagine e pagine di stucchevoli masturbazioni cerebrali di queste donne che vorrebbero una relazione col protagonista ma si sentono troppo inadeguate), e sono sempre pronte a stracciarsi le mutande di dosso alla sua vista. Ricky, poi, è la tipica borghese viziata che ottiene sempre tutto senza chiedere mai, salvo poi essere manovrata come un burattino dagli uomini del romanzo. Tutto ciò stride con il titolo del romanzo, con la trama stessa, con le insulse citazioni di statistiche sulle molestie sessuali in Svezia che ritroviamo all’inizio di ogni sezione del libro. Insomma, si fa poco per rendere convincente il tema del romanzo (la violenza sulle donne, che pure è un tema formidabile posto di avere un po’ più di grazia per affrontarlo), in compenso abbiamo informazioni dettagliatissime sui pasti di Mikael (principalmente a base di carboidrati –sandwich e tramezzini- o aringhe), sui caffè che consuma nell’arco della giornata, sulle sigarette che fuma, sull’arredamento di ogni stanza che visita.

    Insomma, una delusione pazzesca, tuttavia non riuscivo a staccarmene perché, a onor del vero e benché non ne apprezzi particolarmente lo stile, non è un romanzo “pesante”. Ma sinceramente non riuscirei a considerarlo un capolavoro neanche sotto l’ombrellone. E credo che leggerò il seguito della trilogia solo se un giorno dovessi smettere di amare me stessa.

    gesagt am 

  • 5

    Eccezionale

    Da tempo non leggevo un libro così intrigante e ben scritto. Ne avevo sentito parlare molto bene ma l'ho sempre snobbato per la troppa fama che aveva acquisito: mi sbagliavo.
    Parte a rilento ma dopo c ...weiter

    Da tempo non leggevo un libro così intrigante e ben scritto. Ne avevo sentito parlare molto bene ma l'ho sempre snobbato per la troppa fama che aveva acquisito: mi sbagliavo.
    Parte a rilento ma dopo circa una 50ina di pagine inizia a decollare. Misterioso, intrigante, cupo e violento (molto). In un giorno ne ho letta più di metà e questo non mi accadeva da un bel pezzo.
    In attesa degli altri due per completare la trilogia!

    gesagt am 

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