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Vergogna

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.0
(3096)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 234 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Basco , Portoghese

Isbn-10: 8806174509 | Isbn-13: 9788806174507 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gaspare Bona

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
«Per un uomo della sua età, cinquantadue anni, gli sembra di avere risolto il problema del sesso abbastanza bene». Ma forse non è cosí, se una sera David Lurie, insegnante alla Cape Town University, invita un'allieva a bere qualcosa, poi a mangiare un boccone, e infine a passare la notte con lui. Una notte che non resta isolata, che diventa una storia e che finiosce con una denuncia per molestie sessuali.
Allontanato dall'università, David chiede ospitalità alla figlia Lucy in campagna, nella parte orientale della Provincia del Capo, dove la convivenza tra diverse etnie, diverse tradizioni, diversi Sudafrica è aspra come la terra che Lucy coltiva.
David tenta di adeguarsi alla nuova vita: dà una mano nei campi, aiuta una conoscente alla clinica veterinaria. Soprattutto, tenta di adeguarsi alla donna indipendente che è diventata sua figlia. Ma come tollerare anche la violenza che Lucy ha scelto di accettare?
Vincitore del Booker Prize del 1999, Vergogna mette in scena la trasformazione del Sudafrica post-apartheid raccontando — come ha scritto il «Sunday Times» — «una storia dura, scritta in una prosa di scarna, aspra bellezza, che conferma Coetzee come uno dei nostri migliori narratori di oggi».
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  • 3

    Tre stelle e un po'.

    Tre stelle e un po'. E' il mio primo Coetzee (ammetto di aver dovuto cercare la pronuncia giusta su http://www.comesipronuncia.it/pronuncia/1430/j-m-coetzee): mi sono piaciuti moltissimo la scrittura ...continua

    Tre stelle e un po'. E' il mio primo Coetzee (ammetto di aver dovuto cercare la pronuncia giusta su http://www.comesipronuncia.it/pronuncia/1430/j-m-coetzee): mi sono piaciuti moltissimo la scrittura asciutta e il contesto sudafricano- motivo per cui leggo Gordimer e Lessing.
    C'è, però, una nota stonata con la quale non sono riuscita a scendere ai patti. Questa vergogna, titolo del libro, coinvolge in modi e tempi diversi tutti i personaggi che si muovono all'interno della storia: ed è difficile per me apprezzare totalmente un romanzo privo di punti di luce.
    Continuerò comunque ad approfondire la conoscenza dell'autore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ho trovato questo romanzo ben scritto, con una prosa chiara e senza fronzoli. Mi ha coinvolta molto.
    Il rapporto tra le due etnie (quella nera e quella bianca) sembra percorrere tutto il romanzo - il ...continua

    Ho trovato questo romanzo ben scritto, con una prosa chiara e senza fronzoli. Mi ha coinvolta molto.
    Il rapporto tra le due etnie (quella nera e quella bianca) sembra percorrere tutto il romanzo - il romanzo è della fine degli anni '90 e l'apartheid fa ancora sentire le sue conseguenze negative di mancata integrazione e di violenza della popolazione nera, tendenzialmente più povera, nei confronti dei bianchi.
    Una riflessione personale: mi colpisce il parallelismo tra i due atti di violenza. Quella che Melanie subisce da parte del professore, avvenuta grazie alla soggezione che la carica ricoperta dal protagonista le trasmetteva, e quella di Lucy, una violenza vera a propria questa, avvenuta durante una rapina.
    Come a dire che, nonostante nell'immaginario collettivo l'Africa nera sia vista come arcaica, arretrata, basata sul puro istinto, anche la popolazione occidentale, al di là della sua ostentata razionalità, mostra le sue contraddizioni e le sue ombre.
    Ma magari questo ragionamento è un po' campato in aria (?)

    ha scritto il 

  • 3

    È un libro profondo, mi ha lasciato molto perchè conoscevo poco la realtà di una parte del Sudafrica raccontata in maniera chiara e cruda...nonostante questo il libro mi ha lasciato un po' di amarezz ...continua

    È un libro profondo, mi ha lasciato molto perchè conoscevo poco la realtà di una parte del Sudafrica raccontata in maniera chiara e cruda...nonostante questo il libro mi ha lasciato un po' di amarezza, non è esattamente il mio genere preferito e non lo consiglierei ad un amico, motivo per il quale non do piú di 3 stelle.

    ha scritto il 

  • 2

    Leggendo questo libro ho provato vergogna e in gran parte ribrezzo. Ribrezzo per tutti i personaggi, per quel che succede, per un mondo al contrario. Vergogna perchè ho percepito lo sporco… la presenz ...continua

    Leggendo questo libro ho provato vergogna e in gran parte ribrezzo. Ribrezzo per tutti i personaggi, per quel che succede, per un mondo al contrario. Vergogna perchè ho percepito lo sporco… la presenza di qualcosa di brutto. Nella prima parte del romanzo sembra che Coetzee abbia fatto di tutto per renderci David, il protagonista, se non odioso, almeno antipatico. Nel momento in cui l’azione si sposta dalla città, Città del Capo, alla campagna, dove David va a trovare la figlia, tutto diventa oltre il prevedibile, ma ai miei occhi disgustoso...non solo per la violenza e le implicazioni di quanto accade, ma per la meschinità di alcune persone (Petrus, il vicino, su tutti) e per l’accondiscendenza di Lucy, disposta ad accettare tutto. Il pensiero che esista un mondo come questo, dove queste ragioni vincono, mi fa paura. Due libri mal incastrati, una città e una campagna, in maniera diversa, mostruosa, dove su ogni cosa vincono i bisogni degli uomini. Raccapricciante e lontano, troppo, dal mio essere.

    ha scritto il 

  • 4

    Il colore dell' odio, il prezzo della vergogna

    E' la prima volta che leggo Coetzee, ed è stata per me una piacevole sorpresa la sua scrittura essenziale e fluida. La storia è, sì, ruvida, di sicuro impatto emotivo, ma lo scrittore non si abbandona ...continua

    E' la prima volta che leggo Coetzee, ed è stata per me una piacevole sorpresa la sua scrittura essenziale e fluida. La storia è, sì, ruvida, di sicuro impatto emotivo, ma lo scrittore non si abbandona a toni viscerali sopra le righe; non cede ad un surplus descrittivo quando fa emergere sentimenti forti come paura, rabbia, odio, dolore, risentimento, vergogna.
    La vergogna , appunto, che per comportamenti e motivi diversi accompagna David e la figlia Lucy, i protagonisti, e di cui , però, non si sentono contaminati.
    Coetzee lancia un amo nella realtà post-apartheid, nel pozzo nero in cui convivono ancora segni di violenza, tensioni incontrollate e istinti primordiali. Tira su le contrapposizioni evidenti tra due visioni: l' Africa contadina e l' Africa della città; fa emergere le contraddizioni, le convenzioni malate della cosiddetta società perbene, gli scontri che comporta la nuova convivenza tutta da costruire in una difficile mediazione che non può che essere di compromesso, data la situazione ancora altamente insicura, soprattutto per una donna bianca che vive isolata e quindi facile preda risarcitoria di presunti esattori.
    Quello che subisce Lucy non è un normale furto .
    Di lì è passato un commando di razziatori che ha svuotato la casa, ritirandosi carico di borse, scatole, valigie. Bottino; risarcimento; un altro episodio della grande campagna di ridistribuzione....E' la Storia che ha parlato attraverso di loro.Una storia di torti.
    Nel disagio di questa realtà contraddittoria si vivono con strappi dolorosi situazioni e rapporti individuali dai nodi complessi che stentano a trovare una soluzione condivisa.
    Sono situazioni che hanno a che fare con il sesso rivendicato come diritto a seguire la musica dei sensi o come rispetto dovuto alla propria individualità.
    Sono rapporti generazionali e di mentalità tra chi è considerato un residuo del passato e chi si arroga il diritto di esprimere giudizi morali; tra chi ha scelto uno stile di vita e non vuole affatto rinunciarvi a fronte di tutti i ragionevoli discorsi di allarme e pericolo.
    Sono tutte situazioni che fanno brancolare i protagonisti nell' ansia e nello sforzo di dare un senso alla propria vita, di radicarla dandole scopo e significato.
    Per tutti, però, c' è un prezzo da pagare in questo "viaggio" doloroso di rabbia e di umiliazione, di perdite e di rassegnazione; ma c' è anche una qualche possibilità di riscatto nell' impegno pietoso che David, iniziando una nuova striscia di vita, si assume nei confronti di esseri a quattro zampe una volta eliminati. Per loro si batte,
    per salvare l' onore dei cadaveri perché non c' è nessun altro così stupido da farlo. Ecco cosa sta diventando: stupido e cocciuto nella sua stupidaggine.
    Sarà questo, forse, il suo modo di espiare?

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro racchiude in sé più storie: uno scrigno carino che sembrerebbe vuoto, quando invece lo apri ti ritrovi un gioiello, anche se insanguinato.
    E' un romanzo intenso, che fa male mentre lo leg ...continua

    Questo libro racchiude in sé più storie: uno scrigno carino che sembrerebbe vuoto, quando invece lo apri ti ritrovi un gioiello, anche se insanguinato.
    E' un romanzo intenso, che fa male mentre lo leggi, ma è giusto aprire gli occhi su situazioni a noi sconosciute, così distanti da noi e dalle nostre vite "tranquille".
    David, il protagonista, non è né positivo né negativo, solamente un uomo con i suoi difetti, forse qualcuno in più rispetto ad altri a mio parere. La sua storia è molto meno interessante rispetto a quella della figlia, ma entrambe sono funzionali a ciò che l'autore vuole esternarci.
    Mi sono piaciuti molto i riferimenti agli animali e la graduale presa di coscienza di David sui suoi sentimenti. E' l'unica cosa che risolleva il morale in questo romanzo che abbatte e lascia senza un briciolo di speranza.

    ha scritto il 

  • 5

    è stato il mio primo incontro con coetzee e mi è piaciuto moltissimo.
    naturalmente è stato dolorosissimo, perchè in un linguaggio asciutto e sempre pacato narra accadimenti che si fanno via via più am ...continua

    è stato il mio primo incontro con coetzee e mi è piaciuto moltissimo.
    naturalmente è stato dolorosissimo, perchè in un linguaggio asciutto e sempre pacato narra accadimenti che si fanno via via più amari.
    nel sudafrica del dopo-apartheid la natura - pur restando apparentemente celata - si dispiega in tutta la sua crudezza e indifferenza a ciò che crediamo di essere, ma anche a ciò che siamo nel profondo.
    una terra aspra, in cui immergere i piedi e le mani costa moltissimo, occorrono l'accettazione e l'ostinazione animale che spingono cocciutamente a sopravvivere ad ogni prova ignorando quel brutto luogo in cui si entra corpo ed anima e si esce avendoli perduti entrambi, o almeno la loro parte più viva e vitale.
    e allora ecco il dramma dell'uomo civile, che si dimena tra la castrazione e l'eutanasia del sè.
    ci si può rinchiudere in una torre accademica, centellinando rapporti umani e impedendo loro di farsi profondi e scambievoli. oppure si può cedere a se stessi e il prezzo è la morte: accademica, sociale, parentale. svuotando e perdendo ogni nostro avere, ogni certezza, ogni legame.
    ed eccola, la vergogna definitiva: credersi caduti da un mondo superiore e scoprirsi animali in un mondo che respira, soggiogati dagli impulsi e puniti o incapaci di vivere secondo i propri princìpi. bisognosi di ossigeno, con la pazzia nel cuore, nel sesso, nelle mani che vorrebbero finalmente abbandonarsi alla furia del selvaggio. la paura di sè.

    "Nessun animale può considerare giusta una punizione perché ha seguito i suoi istinti. [...] La cosa davvero ignobile era che il povero cane aveva cominciato a odiare la sua stessa natura. Non aveva più bisogno di essere picchiato. Era pronto ad autopunirsi. A quel punto sarebbe stato meglio abbatterlo."

    ha scritto il 

  • 5

    Il mio primo Coetzee, se si esclude il suo "Qui e Ora" scritto insieme a Paul Auster, libro che mi ha portato qui.
    Stile diretto, molto essenziale, mi ha ricordato vagamente Philip Roth.
    Incontro sicu ...continua

    Il mio primo Coetzee, se si esclude il suo "Qui e Ora" scritto insieme a Paul Auster, libro che mi ha portato qui.
    Stile diretto, molto essenziale, mi ha ricordato vagamente Philip Roth.
    Incontro sicuramente da ripetere.

    ha scritto il 

  • 3

    contraddizioni.

    la contaddizione (totalmente incomprensibile, fuori dal mondo) è l'anima del libro: la figlia del protagonista viene brutalmente stuprata e lei, per NON arrendersi, non li denuncia, li difende in ogni ...continua

    la contaddizione (totalmente incomprensibile, fuori dal mondo) è l'anima del libro: la figlia del protagonista viene brutalmente stuprata e lei, per NON arrendersi, non li denuncia, li difende in ogni modo, decide di tenere il bambino frutto dello stupro e, come se non bastasse, cede loro anche il terreno.

    ha scritto il 

  • 5

    Arrivo tardi a conoscere un grande scrittore, e chissà quanti altri ne tralascio, la vita del lettore è lastricata di perdite.
    J.M. Coetzee è scrittore non ascrivibile a un genere, non parla al lettor ...continua

    Arrivo tardi a conoscere un grande scrittore, e chissà quanti altri ne tralascio, la vita del lettore è lastricata di perdite.
    J.M. Coetzee è scrittore non ascrivibile a un genere, non parla al lettore ma lo vuole partecipe, lo lascia senza traccia, girovagare tra le parole e quando infine lo avverte presente, lancia il suo lazo che non tira ma lascia che a tirare sia il catturato, il quale lo tende allo spasimo e vi si aggroviglia, a quel punto, Coetzee lo lascia andare e il lettore precipita senza rete nei meandri di sé stesso.
    Questa è la sensazione che ho ricavato leggendo Vergogna.
    La Vergogna del titolo non è quella che vorrebbero provasse le persone che giudicano il protagonista, David Lurie, 52enne professore universitario, reo di aver avuto rapporti sessuali con una allieva poco più che 20enne, questo lo condannerà a perdere il posto presso l’università e ogni altra sua risorsa professionale ma non otterrà il pentimento sincero, solo una “ammissione di colpa” per un gesto che lui rivendica come diritto all’amore da parte di un uomo, seppure in posizione di potere sulla donna amata. Non sarà nemmeno quella di non essere stato in grado di difendere efficacemente, la figlia presso la quale ha cercato rifugio, da una violenza iniqua e da cui lei invece , si lascia soperchiare quasi fosse il tributo da pagare per avere diritto a stare su quel suolo, (siamo nel Sud Africa del dopo apartheid)
    La vergogna di David Lurie è solipsistica, profonda, irriducibile, gli viene dalla consapevolezza del “basso istinto”, quello atavico, primordiale che l’uomo sviluppò nel momento in cui divenne tale, imparando a contrapporre i pollici ed impugnare un’arma. Il piacere che deriva dall’essere predatore, sempre a caccia di una vittima, non per soddisfare necessità organiche ma per trarne il piacere di potere, potere che non si trae solo dalla sopraffazione fisica ma soprattutto da quella morale. E’ questo l’istinto di cui David si vergogna e da cui non si può liberare, perché, se riesce a controllare l’azione non altrettanto efficacemente riesce a farlo con il pensiero. Il pensiero possiede l’odore della violenza, un odore che non si può nascondere e che ogni vittima percepisce. Solo la poesia potrebbe emendarlo, ma Wordsworth, di cui ha scritto libri è lontano, e Byron, di cui vorrebbe scrivere gli ha voltato inesorabilmente le spalle.
    E’ questa la Vergogna che Coetzee ci descrive e lo fa dal punto di vista del predatore e della vittima.
    La vergogna per le cattive azioni commesse si emenda con l’ammissione di colpa, il pentimento e l’espiazione: dalla vergogna di ciò che si è non c’è salvezza.
    "No, professor Lurie, lei sarà illustre e potente, avrà chissà quante lauree, ma se fossi in lei mi vergognerei profondamente di me stesso, che Dio mi aiuti".
    Vergogna
    di J. M. Coetzee

    ha scritto il 

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