Verità e menzogna

La visione dionisiaca del mondo - La filosofia nell'epoca tragica dei Greci - Su verità e menzogna in senso extramorale

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

3.8
(91)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 185 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817010596 | Isbn-13: 9788817010597 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Sossio Giametta

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Storia , Non-narrativa , Filosofia

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Descrizione del libro
In "Verità e menzogna" sono raccolti tre scritti di Nietzsche. Tre scrittigiovanili, nei quali s'intravedono i grandi temi della maturità. C'è ladistinzione tra apollineo e dionisiaco, che poi sarà al centro della Nascitadella tragedia. C'è la riscoperta dei presocratici. C'è la prima e insuperatateoria della conoscenza che nega la possibilità stessa della conoscenza epropone quello scenario scettico che nella maturità approderà al nichilismo. Ec'è, soprattutto, la potenza di uno stile visionario e di un temperamentoesplosivo, quello stile e quel temperamento che sconvolgeranno la modernitàcon la forza di un terremoto.
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    Verità e menzogna parla della più grande bugia che attanaglia da sempre l'essere umano: l'illusione della Veridicità del nostro intelletto, da cui derivano tutti gli errori degli uomini, dalla religio ...continua

    Verità e menzogna parla della più grande bugia che attanaglia da sempre l'essere umano: l'illusione della Veridicità del nostro intelletto, da cui derivano tutti gli errori degli uomini, dalla religione al linguaggio, fino al più grave dei "peccati" dell'uomo, quello di prendersi troppo sul serio!

    ha scritto il 

  • 3

    Molto professorale...

    ... il nostro nella parte centrale di questa lezioncina, stucchevole e imperniata sul pensiero di antichi filosofi greci ( epicurei vs stoici ecc... ).
    Quando nelle ultime 20 pagine però sviluppa il t ...continua

    ... il nostro nella parte centrale di questa lezioncina, stucchevole e imperniata sul pensiero di antichi filosofi greci ( epicurei vs stoici ecc... ).
    Quando nelle ultime 20 pagine però sviluppa il tema della Verità ( della convinzione della Verità che l'Uomo si è dato )diventa grandioso .
    E quasi comprensibile .

    ha scritto il 

  • 4

    “L’opera di Nietzsche si può considerare un capovolgimento della filosofia pessimistica di Schopenhauer”
    “Tutto ciò che è ritenuto stabile e provvisto di senso si rivela fluido e insensato, ogni fonda ...continua

    “L’opera di Nietzsche si può considerare un capovolgimento della filosofia pessimistica di Schopenhauer”
    “Tutto ciò che è ritenuto stabile e provvisto di senso si rivela fluido e insensato, ogni fondamento (Dio, anima, essere, sostanza, substrato) viene meno. Tutti i tentativi di redenzione della finitezza e limitatezza umana sfociano in altrettante negazioni della vita. Se si ama e si rispetta la vita, per Nietzsche bisogna amarla e rispettarla nella sua caducità (non nell’eternità), senza i calcoli dell’egoismo schopenhaueriano, ossia per leale e disinteressato amore di figlio.”
    “Insofferente di ogni forma di falsità, ipocrisia e illusione, scatena un terremoto contro le religioni, le morali, le istituzioni, le tradizioni, le costumanze e le credenze ritenute fondate e indubitabili, che sono tutte mescolate di falsità, ipocrisia e illusione. Ma in primo luogo colpisce ciò a cui come pensatore era pià direttamente e personalmente interessato: i sistemi filosofici.”
    “La realtà per Nietzsche non è pensabile perché non esiste una qualunque stabile costituzione delle cose.”
    “Dice: [Nietzsche] Da Copernico in poi l’uomo rotola dal centro verso una x. Riduce cosi la filosofia – che ha come oggetto la realtà, e l’uomo in quanto parte della realtà – in moralismo, il quale ha come oggetto l’uomo, attorniato da ciò che è altro dall’uomo, ma per cui non c’è un nome (è una x).”
    “E’ questo è il prospettivismo, secondo il quale la visione del mondo di ogni uomo non è che una prospettiva proveniente dall’interno, la quale è sempre anche un’abbreviazione del mondo. Il mondo dunque non ha un senso ma tutti gli innumerevoli sensi che scaturiscono dall’interno degli esseri viventi. Il risultato è per l’uomo un antropomorfismo insuperabile, che in Nietzsche diventa, sul piano gnoseologico, idealismo, e in base ad esso egli nega appunto la conoscenza: tra i concetti e le cose non c’è+ ponte, tutt’al più una vaga allusione.”
    (Dall’introduzione)
    __
    “In due diversi stati, in effetti, l’uomo raggiunge il sentimento estatico dell’esistenza: nel sogno e nell’ebbrezza.”
    “In loro [negli Dei greci] parla una religione della vita, non del dovere o dell’ascesi o della spiritualità. Tutte queste figure respirano il trionfo dell’esistenza, il loro culto è accompagnato da un rigoglioso sentimento della vita. Esse non pretendono: in loro è divinizzato l’esistente, che sia buono o cattivo. Paragonata alla serietà, santità e severità delle altre religioni, quella greca corre il rischio di essere sottovalutata come uno scherzo della fantasia – se non si pone mente a un tratto di profonda sapienza spesso disconosciuto, per il quale tutto questo essere epicureo degli dei appare improvvisamente come una creazione di un incomparabile popolo di artisti e quasi come una creazione suprema. E’ la filosofia del popolo, quella che il dio silvano incatenato svela ai mortali: la cosa migliore è di non esistere, è la migliore dopo questa è di morire presto. “
    “Con Prometeo si dà alla grecità un esempio di come il promuovere eccessivamente l’avanzamento della conoscenza umana abbia effetti rovinosi sia per chi promuove sia per chi è promosso.”
    “Il Greco voleva una fuga da questo mondo della colpa e del destino. Non riusciva a consolarsi con un mondo dopo la morte; il suo desiderio si spingeva più in alto, al di sopra degli dei, negava l’esistenza con tutto il suo variopinto e splendente rispecchiamento negli dei. Nella lucidità del risveglio dall’ebbrezza, egli vede dappertutto l’atrocità o l’assurdità dell’esistenza umana e gliene viene nausea. Adesso capisce la sapienza del dio silvano.”
    “Il problema di Sofocle è la mancanza di conoscenza dell’uomo su se stesso, quello di Eschilo la mancanza di conoscenza dell’uomo sugli dei.”
    “Niente sarebbe più stolto che attribuire ai Greci una cultura autoctona; al contrario, essi risucchiarono ogni cultura fiorente presso altri popoli; e fecero tanta strada proprio per aver saputo scagliare la lancia più lontano dal punto in cui essa era stata abbandonata da un altro popolo. I Greci sono ammirevoli nell’arte di imparare e mettere a frutto, e cosi come hanno fatto loro, anche noi dobbiamo imparare a fare dai nostri visini, per la vita e non per la conoscenza erudita, sfruttando ogni cosa imparata come un appoggio su cui sollevarci e salire più in alto dei vicini.”
    “Subito la prima esperienza della filosofia in terra greca, la sanzione dei sette sapienti, segna nell’immagine della grecità un lineamento chiaro e indimenticabile. Altri popoli hanno i santi, i Greci hanno i sapienti. A ragione è stato detto che un popolo non è caratterizzato tanto sai suoi grandi uomini quanto dalla maniera in cui li riconosce e li onora. Nelle altre epoche il filosofo è un viandante casuale e solitario che, in un ambiente quanto mai ostile, cerca di scivolar via furtivamente o di aprirsi un varco stringendo i pugni. Solo presso i Greci il filosofo non è casuale. Quando, nel sesto e nel quinto secolo, egli appare tra gli enormi pericoli e allettamenti della mondanizzazione e passa, per cosi dire, dalla caverna di Trofonio alla sontuosità, alla felicità delle scoperte, alla ricchezza e alla sensualità delle colonie greche, allora sentiamo che egli viene come un nobile ammonitore, per lo stesso scopo per cui nacque in quei secoli la tragedia, e che i misteri orfici fanno capire coi grotteschi geroglifici delle loro costumanze. Il giudizio di quei filosofi sulla vita e sull’esistenza in genere dice molto più di un giudizio moderno, perché essi avevano di fronte a sé la vita in una rigogliosa compiutezza e perché per essi il sentimento del pensatore non si confondeva, come per noi, nel dissidio tra il desiderio di libertà bellezza e grandezza di vita e l’impulso verso la verità che chiede soltanto: che valore ha la vita?”
    “I Greci, fra i quali Talete venne improvvisamente in tanta notorietà, erano in questo il contrario di tutti i realisti, in quanto credevano veramente solo alla realtà di uomini e dei e consideravano tutta la natura quasi soltanto come travestimento, mascherata e metamorfosi di questi uomini-dei. L’uomo era per loro la verità e il nocciolo delle cose, ogni altra cosa solo apparenza e gioco illusorio. Proprio perciò avevano un’incredibile difficoltà a concepire i concetti come concetti; e contrariamente ai moderni, per i quali anche ciò che è più personale si sublima in astrazioni, per loro anche le cose più astratte concorrevano sempre di nuovo a formare una persona. Ma Talete diceva: <<non l’uomo, bensì l’acqua è la realtà delle cose>>, e con ciò comincia a credere nella natura, in quanto crede per lo meno nell’acqua.”
    “Questo trascegliere e sceverare l’inusitato, lo stupefacente, il difficile e il divino, stabilisce il confine tra la filosofia e la scienza allo stesso modo che l’importanza data all’inutile lo stabilisce tra la filosofia e l’accortezza. Senza una tale scelta e un tale gusto raffinato, la scienza di precipita su tutto lo scibile, nel cieco desiderio di conoscere ogni cosa a ogni costo; il pensiero filosofico invece è sempre sulle tracce delle cose più meritevoli di essere sapute, delle conoscenze grandi e importanti.”
    “Questa unità ultima nel suddetto Indeterminato, grembo materno di tutte le cose, piò certo essere indicata dall’uomo solo negativamente, come qualcosa a cui non si può attribuire nessun predicato attinto dal mondo effettuale del divenire, e può pertanto essere considerata alla stessa stregua della cosa in sé kantiana.”
    “Con forza maggiore di Anassimandro, Eraclito esclamò: <<Non vedo nient’altro che divenire. Non fatevi ingannare! Dipende dalla brevità della vostra vita, non dall0essenza delle cose, che voi crediate di scorgere da qualche parte una terraferma nel mare del nascere e del perire. Voi date nomi alle cose come se queste durassero eternamente; ma anche il fiume in cui vi bagnate la seconda volta, non è lo stesso in cui vi siete bagnati la prima.”
    “Aristotele racconta che Anassagora, alla domanda: perché mai attribuisse valore all’esistenza, abbia risposto: <<Per contemplare il cielo e tutto l’ordine del cosmo>>. Egli trattava le cose fisiche con la stessa devozione e la stessa arcana riverenza con cui noi ci poniamo davanti a un tempio antico.”
    “In un simile senso limitato, l’uomo vuole anche soltanto la verità. Desidera le conseguenze piacevoli della verità che conservano la vita; nei confronti della conoscenza pura, priva di conseguenze, è indifferente, mentre nei confronti delle verità forse nocive e distruttive, assume addirittura un atteggiamento ostile.”

    ha scritto il 

  • 5

    Non proverò a fare una recensione di “Verità e menzogna”, perché non ho l’ambizione di poter parlare a nessuno di un qualsiasi libro di Nietzsche. Non ho la preparazione necessaria per farlo, e al cos ...continua

    Non proverò a fare una recensione di “Verità e menzogna”, perché non ho l’ambizione di poter parlare a nessuno di un qualsiasi libro di Nietzsche. Non ho la preparazione necessaria per farlo, e al cospetto di questo gigante del pensiero mi muovo con cautela estrema. Mi rifiuterei anche di dare una valutazione in termini di “stelle” da 1 a 5, ma tant’è.
    Premesso quanto sopra, in questi libro vi sono raccolti tre scritti giovanili che anticipano alcune delle tematiche poi riprese negli anni a seguire.
    La visione dionisiaca del mondo, la riscoperta dei filosofi presocratici, una prima teoria della conoscenza.
    Il tutto con uno stile visionario e potente che già lascia intravedere quale magma ribollirà in quel cervello.
    Da leggere, assolutamente.

    P.s.: confermo di non essere in grado di recensiore questo libro di Nietzsche, e qualsiasi altro suo libro, ma aggiungo che il terzo scritto, cioè "Verità e menzogna in senso extra-morale", seppur scritto in età giovanile e semplice prodromo a quanto scriverà negli anni a seguire, è davvero tra le pagine più lucide e più penetranti che abbia mai letto su ciò che è la "verità", sul nostro modo di intuire la realtà e successivamente di concettualizzarla. Strepitoso davvero.

    ha scritto il