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Veronika decide di morire

Di

Editore: Bompiani (Libri Oro; 34)

3.8
(8415)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 186 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Chi tradizionale , Spagnolo , Portoghese , Catalano , Svedese , Olandese , Giapponese , Galego , Finlandese , Ceco , Norvegese , Greco

Isbn-10: 8848603793 | Isbn-13: 9788848603799 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Altri

Genere: Fiction & Literature , Health, Mind & Body , Philosophy

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Descrizione del libro
Ho scritto Veronika decide di morire interza persona, usando la mia parte femminile, perchè sapevo non era la mia sperienza di internamento ad interessare i miei lettori, ma il rschio di essere diverso e l'orrore di essere uguale agli altri.
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  • 2

    Lasciamo perdere

    Spero che Coelho abbia scritto qualcosa di meglio. Alcune parti sono interessanti, ma per la maggior parte, mi pare inutile e finto-psicologico.

    ha scritto il 

  • 1

    Banale elogio della pazzia

    In un pomeriggio di novembre Veronika, giovane bibliotecaria di Lubiana, istruita e di famiglia agiata, decide di suicidarsi con una forte dose di sonniferi. Nessuna tragedia nella sua esistenza, solo ...continua

    In un pomeriggio di novembre Veronika, giovane bibliotecaria di Lubiana, istruita e di famiglia agiata, decide di suicidarsi con una forte dose di sonniferi. Nessuna tragedia nella sua esistenza, solo una noia insostenibile x la vita. Ma non muore, e si risveglia a Villete, lussuosa clinica psichiatrica x pazienti benestanti. Incontra altre persone come lei, che non hanno veri problemi psichici ma, incapaci di adattarsi al mondo esterno, preferiscono vivere in un luogo protetto e asettico, in cui non devono prendere decisioni e possono dire e fare ciò che vogliono senza assumersi responsabilità. Una storia che vorrebbe avere finalità didattiche, ma è di una noia mortale, con medici e infermieri più stravaganti dei ricoverati, terapie assurde, personaggi improponibili. La clinica è un piccolo hotel di lusso x pazienti ricchi e abulici, che vogliono dare libero sfogo alla loro diversità. Coelho, che propone sgradevolmente se stesso in terza persona come testimone degli eventi, è stato realmente ricoverato tre volte dai suoi genitori in una clinica psichiatrica nell’adolescenza, e sembra qui cercare una rivalsa postuma verso il sistema sanitario e una società che decide cosa sia normale. Uno scrittore ha modo di vendicarsi di chi detesta descrivendolo negativamente in un libro, purché inventi nomi di fantasia. Il romanzo è un elogio della pazzia, che permette comportamenti trasgressivi senza conseguenze, e gli improbabili matti sono orgogliosi di essere tali. Veronika non vuole realmente morire, è tutta colpa della società conformista, dei genitori perbenisti, dei medici che pensano solo al guadagno e al successo professionale, e, come ovvio, troverà riscatto nella più banale delle soluzioni. La storia, fortunatamente breve, è un moralistico inno all’ottimismo condito di spiritualità, noiosa e irritante. Non a caso ho ripescato questo libro nello scaffale degli Illeggibili, dove tornerà a dormire sonni indisturbati.

    ha scritto il 

  • 5

    "Mantenetevi folli, e comportatevi come persone normali"

    Il primo libro di Coelho che ho letto è stata una rivelazione. Bellissimo. Dovrebbe essere lettura obbligatoria nelle scuole superiori, un libro che insegna tanto, quanto sia bella la vita e come ques ...continua

    Il primo libro di Coelho che ho letto è stata una rivelazione. Bellissimo. Dovrebbe essere lettura obbligatoria nelle scuole superiori, un libro che insegna tanto, quanto sia bella la vita e come questa vada vissuta come un miracolo. Perché pagina dopo pagina questo libro è un inno alla vita.
    "Voglio continuare a essere folle, vivendo la vita nel modo in cui la sogno e non come desiderano gli altri". Un capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    "Se molta gente pensa che una cosa sia giusta, quella cosa lo diventa"

    Veronika decide di morire è una storia che aiuta a capire molte cose sul genere umano. Una storia che inizia con la decisione di Veronika di morire all'età di ventiquattro anni. Ella dichiara la sua ...continua

    Veronika decide di morire è una storia che aiuta a capire molte cose sul genere umano. Una storia che inizia con la decisione di Veronika di morire all'età di ventiquattro anni. Ella dichiara la sua vita vuota e noiosa, perché si vede, anche a distanza di anni, con un destino già segnato. Un destino comune a tutte le persone "normali": un lavoro che riempie le giornate, un coniuge, dei figli.
    Veronika decide così di suicidarsi nella sua stanzetta in affitto con una dose eccessiva di sonniferi. Il suo tentativo però fallisce e la nostra protagonista si risveglia in una clinica psichiatrica.
    Da quel momento Veronika si ritroverà a percorrere la "normalità" e la follia della psiche umana, capendo cosa è giusto e cosa non lo è.
    La storia porta a vedere le cose sotto un punto di vista differente, dimostrando che siamo tutti diversi gli uni dagli altri, e che è sbagliato cercare di essere come tutti gli altri per essere "normali".

    ha scritto il 

  • 4

    Se un giorno potessi uscire da questo posto, mi permetterei di essere folle, perché lo sono tutti. Gli uomini peggiori sono quelli che non sanno di esserlo, perché continuano a ripetere ciò che impongono gli altri.

    Con la storia di Veronika persi completamente il senso del tempo. La sera ascoltavo la sua storia, scritta in quelle che non sono altro che pagine della sua memoria, che si trascineranno fin quando no ...continua

    Con la storia di Veronika persi completamente il senso del tempo. La sera ascoltavo la sua storia, scritta in quelle che non sono altro che pagine della sua memoria, che si trascineranno fin quando non esalerà l'ultimo respiro, senza prendermi la briga di alzare gli occhi dalle pagine.
    Le parole scorrevano dalla punta di una penna invisibile su un foglio evocando all'orecchio la voce della piccola Veronika. Pendevano dalle mie braccia e indugiavano sulla mia testa: finestrelle aperte su una dimensione che offrivano allo sguardo lo sfavillante spettacolo di un mondo completamente sconosciuto ai miei occhi. Gruppi di boliviani che suonano in piazza, in un pomeriggio invernale. Una ragazza insoddisfatta, sola, che ha bisogno degli altri per essere felice e che vaga come un'anima in pena in un posto dove le persone non si vergognano di essere etichettate come matte. Ed io che, stregata dall'aura lucente di Veronika, dal bagliore acquoso della luna che, come un'indescrivibile sensazione di benessere, mostra la propria eternità, seguivo scrupolosamente ogni sua mossa. Veronika che proiettava la sua malinconia fino al mio cuore caldo rinchiuso nella cassa toracica, dove si dilatava e contraeva ogniqualvolta s'imbarcava in una dei suoi eccentrici comportamenti.
    In ogni parola erano conservate scatole con dentro racchiuse tante vite. Scatole che contenevano dettagliatamente i particolari sulle persone che, come anime dannate ma contrite, erano sparse intorno a Veronika. Scatole piene di vita di cui Veronika non sa cosa farsene, ma che arricchiscono questo splendido scenario. Dalla mia prospettiva, così evocativo ma distante, di cui tuttavia si riesce a scorgere l'attività che vi ferve. E, come un sogno breve e senza senso, in una rapida discesa conduce alla vita che sta ormai appassendo nella quiete mattutina. Fra il fragore delle macchine, in un istituto psichiatrico che freme vita, su uno sfondo luminoso e quasi rassicurante di un astro che placa tutta la superficie, prima della sua inevitabile decadenza.
    Non conosco le ragioni per cui abbia amato la storia di questa strana ragazza che in meno di ventiquattro ore popolò le mie notti.
    Una figura quasi ipnotica che brucia nella mia testa vivida e bellissima, nell'anticamera della morte, scuote la testa e arriccia le labbra rievocando ricordi che, come limpida acqua, escono inarrestabili dalle fessure tra le rocce di una fontana. Come si era sentita fluttuare fra le nuvole, quando un ammiratore sconosciuto le aveva regalato un fiore. Il senso di pace che le comunica osservare lo spicchio della luna.
    Io mi sono avvicinata, attratta verso di lei come una falena. Ed, quando ero nel suo cerchio magico, ho avvertito un forte sentimento: l'odio profondo che gli impedì di scoprire le altre Veronika che dimorano dentro di lei e che erano interessanti, folli, curiosi, coraggiosi, audaci. Ma che, per spegnere questo sentimento, si volse alla luna attaccando con una sonata, in suo omaggio, sperando che lei l'ascoltasse orgogliosa.
    Con il silenzio opprimente della notte, l'ho cercata come storie che vanno alla ricerca di altre storie. Come mezzo di allontanamento dalla vita, dalla routine, attingendo ad emozioni che si agitavano dentro e cui ho riversato in quel contenitore imperfetto che è la scrittura. Per lasciare che le sue parole mi sorprendessero e m'inducessero a provare moti di compassione che prendono quando si è insoddisfatti della vita. Per comporre una melodia che conducesse altrove: svuota la mente, induce a smettere di riflettere su ogni cosa e limitarci ad essere.
    Quando la salutai provai una strana sensazione nel petto. Era dovuto dalla storia che Coelho aveva sussurrato al mio orecchio? Forse. Un'eco, un sussurro, che aveva reclamato la mia attenzione, spazzando completamente via la storia della mia vita.
    Veronika non aveva niente che potesse considerarsi come una valida ragione per togliersi la vita. Il suo desiderio di morire, - indetto da insoddisfazione morale, fantasie represse nei riguardi di qualcosa o qualcuno, o paure di vivere nell'errore - non aveva niente di inquietante. Non era l'atto in se a turbarmi ma l'idea che potesse compierlo a darmi qualche preoccupazione. Se Veronika era così insoddisfatta come diceva era di sicuro determinata a compiere questo gesto sconsiderato. E se era determinata significava che sarebbe morta. Come poteva essere altrimenti?

    Tutti viviamo in un mondo nostro. Ma se guardi il cielo stellato, ti accorgi che tutti questi mondi diversi si combinano, formando sistemi solari, costellazioni, galassie.

    Con le sue divagazioni sull'esistenza di Dio, di un mondo che si combina o si fonde con altri mondi, l'anima completamente appagata - perché solo adesso la vita ha un senso -, Veronika decide di morire è un libriccino dalla mole piuttosto ridotta ma unico nel suo genere. Scene di vita in un caleidoscopio di situazioni critiche. Cisterna che non supera mai i limiti, ma che custodisce desideri, sogni, speranze di personaggi rosi dai dubbi e dalle inquietudini.
    Un romanzo che è una nostalgica poesia sul senso della vita. Flagello dell'anima e quasi unica via di redenzione trovata.

    In un mondo in cui si tenta disperatamente di sopravvivere, come si possono giudicare le persone che decidono di morire

    ha scritto il 

  • 4

    Sicuro di non essere folle anche tu?

    Non smetterò mai di dire che si apprezza una cosa solo quando la si sta perdendo, e Veronika comincia ad aver voglia di vivere solo quando sa che presto la morte verrà a prendersela. Ma quanta forza c ...continua

    Non smetterò mai di dire che si apprezza una cosa solo quando la si sta perdendo, e Veronika comincia ad aver voglia di vivere solo quando sa che presto la morte verrà a prendersela. Ma quanta forza ci vuole per decidere di morire? Quando sento di storie suicide, penso sempre se l’attimo dopo il gesto suicida l’individuo si pente, se vorrebbe tornare indietro, e mi chiedo cosa si provi quando arrivi a un punto di non ritorno. Affronti la morte o diventi codardo e ti penti del gesto che hai fatto?
    Veronika è una privilegiata. Primo perché non è morta e secondo perché – grazie alla menzogna del dottor Igor- ha vissuto più in una settimana che in ventiquattro anni, e in quella settimana ha avuto il coraggio di fare tutto quello che nella sua vita ha temuto. Ricomincia a suonare, ad amare, ad osare.
    Mi piace moltissimo il personaggio di Eduard e come Coelho racconta le storie di ognuno di loro. A volte mi sento un po’ Eduard.
    Non so come ma Coelho in ogni suo libro ci fa entrare di mezzo Dio.
    Per me Coelho, è una frase fatta umana, nel senso più logico che possa esistere. Lo leggo volentieri, faccio tesoro delle storie che incontro nei suoi libri ma so che se dovessi trovarmi in una situazione dove dovrei fare una scelta importante, non sceglierei mai di agire nel modo in cui agirebbe uno dei personaggi dei suoi libri, non perché sia sbagliato, ma perché viviamo su due linee rette parallele; ci guardiamo, ci scrutiamo, ci rispettiamo, facciamo lo stesso percorso ma non ci incrociamo mai. Se Veronika ha deciso di morire, tu Paulo Coelho, perché la lasci vivere? E soprattutto perché la lasci vivere con la consapevolezza che molto presto morirà?
    E’ una storia folle, che parla di persone folli, che di folle hanno ben poco. E’ una storia folle che ci fa capire che per essere noi stessi dobbiamo essere di conseguenza folli, e che se per un motivo che non conosco decidiamo di non essere noi stessi, siamo folli lo stesso.

    ha scritto il 

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