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Verre cassé

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Editeur: Seuil

3.7
(13)

Language:Français | Number of pages: 248 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) Italian

Isbn-10: 2020849534 | Isbn-13: 9782020849531 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature

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Description du livre
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  • 3

    Beh, subito dopo aver finito un libro di Leonora Miano, scrittrice che ci fa vivere un punto di vista "sano", da persona, da donna, equilibrato, passare di nuovo a Mabanckou che trasuda maschilismo becero e volgarità triviali da ogni riga...mmm non è facile.
    Certo, il modo in cui lo raccont ...continuer

    Beh, subito dopo aver finito un libro di Leonora Miano, scrittrice che ci fa vivere un punto di vista "sano", da persona, da donna, equilibrato, passare di nuovo a Mabanckou che trasuda maschilismo becero e volgarità triviali da ogni riga...mmm non è facile.
    Certo, il modo in cui lo racconta fa intuire che Mabanckou usi una buona dose di ironia e sarcasmo critico nel descrivere i suoi personaggi immondi, però la sensazione che in fondo non sia una vera e propria presa di distanza, ma che anche lo scrittore condivida quei ragionamenti e quei pensieri pesantemente sessisti, non abbandona facilmente la lettrice.
    ...Mentre un lettore probabilmente si lascerebbe andare liberamente alla risata volgare del maschio un pò troglo che si sente visceralmente solidale con i personaggi del libro....
    E gli stereotipi razzisti che Mabanckou mette in bocca ai suoi personaggi sono altrettanto feroci e difficilmente digeribili.
    Si ha la netta impressione che non sia una invenzione letteraria, ma piuttosto una cronaca del pensiero diffuso che esiste in certi ambienti.
    A parte tutto quanto detto sopra, sarebbe anche un libro divertente...
    Le citazioni di opere letterarie famose e films sono disseminate nel testo con la frequenza di almeno una o due a pagina, e potrebbe anche essere un esercizio divertente cercare di segnarsele tutte... (mah)
    Però non ho potuto fare a meno di chiedermi:
    perchè certi scrittori africani nella loro prima opera cercano di fare sfoggio così ostentato ed esplicito della loro vasta cultura? (vedi A.Waberi, un altro che ha riempito il suo primo testo di mille riferimenti e citazioni). Non è una cosa funzionale al romanzo in sè, dunque che scopo ha? Mostrare a editori e lettori che non sono degli ignoranti qualunque? Ha forse a che fare con certi "complessi" inconsci degli intellettuali africani nei confronti dell'Occidente? Ha a che fare col sentirsi valutati e giudicati?
    In ogni caso questo è un atteggiamento di ostentazione che ho ritrovato spesso anche in altre persone provenienti dall'Africa, non scrittori ma comunque intellettuali.

    Per concludere, non si può non dedicare questo libro a un noto pretenzioso frequentatore ventennale delle piazze notturne di Bologna (fancazzista alcolico e misògino), quel Rutagengwa Felix Ndayitabi congolese ("du pays en face" come dice Mabanckou) che racconta più balle dei personaggi di Mabanckou...:)) ...E sempre per un unico scopo: farsi ospitare e farsi offrire pranzi e cene dagli ingenui studenti che popolano la città.

    dit le 

  • 3

    des personnages à la dérive, une écriture imagée et énormément de références (clin d'œil) à des livres et écrivains...
    Par moment drôle, émouvant mais parfois aussi ennuyeux ...Dommage.

    dit le 

  • 3

    Scoperto per caso. Romanzo originale ricco di rimandi e citazioni letterarie. Verre Cassé è un ubriacone, ma è anche uno scrittore che vuole dimostrare che la pagina scritta è "l'unica cosa che resta".

    dit le