Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Verre cassé

Di

Editore: Morellini

3.7
(13)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 163 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8862980183 | Isbn-13: 9788862980180 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Martina Cardelli

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Verre cassé?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Verre cassé è un habitué del Credito è in viaggio, un bar come tanti: è qui che, tra un bicchiere e l'altro, ha imparato a osservare la gente, ad ascoltarne le incredibili vicende. Un giorno il Mollusco ostinato, proprietario del bar, gli chiede di scrivere qualcosa sul suo locale perché, dice, la pagina scritta "è l'unica cosa che resta" mentre la parola è "fumo negli occhi, piscio di gatto selvatico", e poi è stufo di sentir dire che in Africa, "quando muore un vecchio, brucia un'intera biblioteca". Verre cassé comincia allora ad annotare su un quaderno tutto quello che sente, e presto sono gli avventori del bar, desiderosi di entrare a far parte del suo libro, a cercarlo e a farsi sempre più insistenti. Ognuno ha una storia da raccontare, ognuno è convinto che la sua sia la più strabiliante di tutte le storie. Verre cassé l'ubriacone, l'ultimo a lasciare il bar e il primo a tornarvi, è però anche uno scrittore. Meglio quindi non lasciarsi ingannare dall' immediatezza e ingenuità della voce narrante, perché il romanzo è in realtà intessuto di rimandi e citazioni nascoste, e il lettore è invitato a partecipare a una vera e propria caccia al tesoro: dal nome del bar, che evoca i due grandi romanzi di Louis-Ferdinand Céline, allo stralunato Holden, tanto simile al personaggio di Salinger, sul quale si chiude il quaderno di Verre cassé, passando per un'infinità di allusioni a romanzi più o meno noti della letteratura mondiale. Riflessione sulla scrittura, satira irriverente sulla presunta autenticità della tradizione orale, piacere del narrare.
Ordina per
  • 3

    Beh, subito dopo aver finito un libro di Leonora Miano, scrittrice che ci fa vivere un punto di vista "sano", da persona, da donna, equilibrato, passare di nuovo a Mabanckou che trasuda maschilismo becero e volgarità triviali da ogni riga...mmm non è facile.
    Certo, il modo in cui lo raccont ...continua

    Beh, subito dopo aver finito un libro di Leonora Miano, scrittrice che ci fa vivere un punto di vista "sano", da persona, da donna, equilibrato, passare di nuovo a Mabanckou che trasuda maschilismo becero e volgarità triviali da ogni riga...mmm non è facile.
    Certo, il modo in cui lo racconta fa intuire che Mabanckou usi una buona dose di ironia e sarcasmo critico nel descrivere i suoi personaggi immondi, però la sensazione che in fondo non sia una vera e propria presa di distanza, ma che anche lo scrittore condivida quei ragionamenti e quei pensieri pesantemente sessisti, non abbandona facilmente la lettrice.
    ...Mentre un lettore probabilmente si lascerebbe andare liberamente alla risata volgare del maschio un pò troglo che si sente visceralmente solidale con i personaggi del libro....
    E gli stereotipi razzisti che Mabanckou mette in bocca ai suoi personaggi sono altrettanto feroci e difficilmente digeribili.
    Si ha la netta impressione che non sia una invenzione letteraria, ma piuttosto una cronaca del pensiero diffuso che esiste in certi ambienti.
    A parte tutto quanto detto sopra, sarebbe anche un libro divertente...
    Le citazioni di opere letterarie famose e films sono disseminate nel testo con la frequenza di almeno una o due a pagina, e potrebbe anche essere un esercizio divertente cercare di segnarsele tutte... (mah)
    Però non ho potuto fare a meno di chiedermi:
    perchè certi scrittori africani nella loro prima opera cercano di fare sfoggio così ostentato ed esplicito della loro vasta cultura? (vedi A.Waberi, un altro che ha riempito il suo primo testo di mille riferimenti e citazioni). Non è una cosa funzionale al romanzo in sè, dunque che scopo ha? Mostrare a editori e lettori che non sono degli ignoranti qualunque? Ha forse a che fare con certi "complessi" inconsci degli intellettuali africani nei confronti dell'Occidente? Ha a che fare col sentirsi valutati e giudicati?
    In ogni caso questo è un atteggiamento di ostentazione che ho ritrovato spesso anche in altre persone provenienti dall'Africa, non scrittori ma comunque intellettuali.

    Per concludere, non si può non dedicare questo libro a un noto pretenzioso frequentatore ventennale delle piazze notturne di Bologna (fancazzista alcolico e misògino), quel Rutagengwa Felix Ndayitabi congolese ("du pays en face" come dice Mabanckou) che racconta più balle dei personaggi di Mabanckou...:)) ...E sempre per un unico scopo: farsi ospitare e farsi offrire pranzi e cene dagli ingenui studenti che popolano la città.

    ha scritto il 

  • 3

    des personnages à la dérive, une écriture imagée et énormément de références (clin d'œil) à des livres et écrivains...
    Par moment drôle, émouvant mais parfois aussi ennuyeux ...Dommage.

    ha scritto il 

  • 3

    Scoperto per caso. Romanzo originale ricco di rimandi e citazioni letterarie. Verre Cassé è un ubriacone, ma è anche uno scrittore che vuole dimostrare che la pagina scritta è "l'unica cosa che resta".

    ha scritto il