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Versilia rock city

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

3.4
(174)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 880461613X | Isbn-13: 9788804616139 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 3

    Il libro all'inizio mi ha stupito. Genovesi riesce a scrivere di un umanità che vive ai confini della decenza, disillusa e non contaminata dall'italico vizio di scavalcare in qualche modo il prossimo. Peccato per il finale poteva essere più fantasioso. Concordo con chi rivede lo stile di Ammaniti ...continua

    Il libro all'inizio mi ha stupito. Genovesi riesce a scrivere di un umanità che vive ai confini della decenza, disillusa e non contaminata dall'italico vizio di scavalcare in qualche modo il prossimo. Peccato per il finale poteva essere più fantasioso. Concordo con chi rivede lo stile di Ammaniti

    ha scritto il 

  • 4

    Io in Versilia ci andavo in vacanza davvero. E quella cosa che dopo mangiato calava uno strano coprifuoco è vero, era proprio così. Te eri bambino e volevi giocare, fare cose, anche solo esplorare quel mondo sonnacchioso ma no, non potevi, perché in giro c'eri solo tu e qualche altro under 10 dis ...continua

    Io in Versilia ci andavo in vacanza davvero. E quella cosa che dopo mangiato calava uno strano coprifuoco è vero, era proprio così. Te eri bambino e volevi giocare, fare cose, anche solo esplorare quel mondo sonnacchioso ma no, non potevi, perché in giro c'eri solo tu e qualche altro under 10 disperato come te. Poi alle 4 tutto si rianimava come per magia, e sembrava già troppo tardi per tutto. Ecco, passavi dall'anelare al sentirti fuori posto appena la lancetta dell'orologio passava le 16. E i personaggi di questo romanzo stanno proprio così, sospesi, brillanti e sfocati, rovinati dal crescere, o forse no. E' una carrellata di amarezze, la stessa sensazione che si prova al sabato sera quando esci con la compagnia sbagliata o ti prepari per il Capodanno ma tanto sai che non succederà niente, però ci speri. Mette tristezza, questa storia, anche se fa sorridere. Ti fa anche sperare, eh. Alla fine, chiudi l'ultima pagina e non ti è cambiato niente, però quella sensazione appiccicosa che hai mancato qualcosa di importante ti rimane. Come a fine vacanza in Versilia, un misto di sollievo e nostalgia lancinante.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi piace la scrittura e anche i personaggi in fondo hanno un loro perchè,ma..non lo so,non mi è piaciuto. Nè la trama,nè questi personaggi così indolenti e inconcludenti e ...forse non era il momento e basta.
    Ad ogni modo ne ho già letto uno molto carino di Fabio , questo così così .. vedia ...continua

    Mi piace la scrittura e anche i personaggi in fondo hanno un loro perchè,ma..non lo so,non mi è piaciuto. Nè la trama,nè questi personaggi così indolenti e inconcludenti e ...forse non era il momento e basta.
    Ad ogni modo ne ho già letto uno molto carino di Fabio , questo così così .. vediamo il prossimo =D

    ha scritto il 

  • 3

    Di certo non è la stoffa del grande scrittore che manca a Fabio Genovesi, e, almeno di questo, sono assolutamente convinto. Le idee non mancano, i personaggi sono sempre ottimamente caratterizzati e si fanno tutti amare immediatamente, le vicende e la narrazione non deludono le aspettative, la sc ...continua

    Di certo non è la stoffa del grande scrittore che manca a Fabio Genovesi, e, almeno di questo, sono assolutamente convinto. Le idee non mancano, i personaggi sono sempre ottimamente caratterizzati e si fanno tutti amare immediatamente, le vicende e la narrazione non deludono le aspettative, la scrittura è pulita, vivace e, a tratti, irresistibile.
    Ma in questo Versilia rock city qualcosa non funziona, forse troppi sono gli spunti, troppa carne al fuoco, e, per usare fino in fondo la metafora, qualcosa rimane un pò poco cotto, qualcosa si brucia, e il risultato rimane contraddittorio.
    Insomma, "Esche vive" mi ha convinto di più in termini di struttura complessiva, anche se in termini di originalità magari non stiamo proprio al massimo...
    Ma la classe c'é, e quando c'é, esce fuori per forza...

    ha scritto il 

  • 4

    Fabio Genovesi ha il dono raro di rendere lievi le storie pesanti, riuscendo a farti ridere e piangere assieme: anche in questo romanzo (prima prova sulla lunga distanza, uscita a suo tempo per Transeuropa e ora ripubblicata in una versione riveduta a corretta dall’autore) mette in scena vite ord ...continua

    Fabio Genovesi ha il dono raro di rendere lievi le storie pesanti, riuscendo a farti ridere e piangere assieme: anche in questo romanzo (prima prova sulla lunga distanza, uscita a suo tempo per Transeuropa e ora ripubblicata in una versione riveduta a corretta dall’autore) mette in scena vite ordinarie inchiodate a quella provincia toscana che conosce fin troppo bene, essendoci nato e cresciuto. Qui, come anche nel successivo Esche vive, uscito lo scorso anno sempre per Mondadori, Genovesi racconta “di quanto sono lunghi e insieme corti gli anni, e complicate le storie delle persone”.
    Così il romanzo diventa il ritratto di una Versilia inedita, quella di chi è costretto a viverci tutto l’anno e che a volte assomiglia tanto a una prigione: d’estate ostaggio dei turisti, d’inverno di una routine senza scampo: “Quando d’estate arrivavano le ragazzine milanesi, lei si sentiva una di loro… Con quel passo leggero e il viso delicato, cresciute meglio insomma. Le sua compagne di scuola invece, loro sembravano una razza inferiore. Avevano dodici anni e già parlavano in quel modo orribile, con gli stessi versi grezzi delle loro nonne, e vivevano a testa bassa la loro condanna. Le femmine locali occupavano nel mondo dei giovani quel gradino che nel regno vegetale tocca a muschi e licheni. Una steppa di tristezza, il sottobosco della vita”.
    È a Forte dei Marmi che si incrociano le storie di Mario, ex dj di successo barricato in casa che a un certo punto riesce a salvare una pornodiva via mail (o almeno così crede), quella di suo zio Nello, l’ex tossico del paese che si ritrova padre all’improvviso, quella di Roberta con la sua grigia vita da avvocato che si risveglia inaspettatamente, e quella di Renato, che in qualità di emigrato al nord avrebbe tutti i numeri per essere considerato uno che ce l’ha fatta, e invece è finito a organizzare finti viaggi esotici per chi non se li può permettere – ovviamente, per lui come per tutti gli altri le cose avranno un finale dolceamaro.

    ha scritto il