Versilia rock city

Di

Editore: Mondadori (Scrittori Italiani e Stranieri)

3.4
(240)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 211 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 880461613X | Isbn-13: 9788804616139 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Le spiagge dorate, il mare, le giornate di sole, le notti dense di musica e di stelle: gli spazi delle vacanze estive sono anche quelli delle nostre fantasie. Ma come sono quei luoghi quando l'estate finisce, noi ce ne andiamo e arriva l'inverno? In Versilia, e a Forte dei Marmi in particolare, in mezzo alle ville, ai negozi, agli stabilimenti, ai turisti di lusso, l'autore di questa storia ci è nato. Ed è per questo che sa raccontarci quello che si prova quando l'estate finisce: strade improvvisamente deserte, case vuote, la spiaggia senza ombrelloni a perdita d'occhio - e il senso di essere rimasti incastrati su quella lingua di sabbia mentre tutto il mondo è corso via. Ma Fabio Genovesi ci rivela anche che l'inverno versiliese ospita personaggi e situazioni impensabili, storie formidabili e fiammeggianti. Il suo romanzo prende le mosse proprio da qui, mostrandoci la Versilia come non l'abbiamo vista mai. Tra gli anni Ottanta e oggi seguiamo le vite di un gruppo di naufraghi della vita, eccentrici, a tratti disperati ma mai arresi: Marius, ex deejay di successo che non esce mai di casa ma riesce, via e-mail, a salvare la vita di una pornostar; Nello, che cerca di liberarsi di uno scomodo passato e si scopre padre; Roberta, asfissiata dalla vita di provincia ma capace di una passione travolgente; e Renato, in esilio al Nord, che organizza finti viaggi esotici per chi non può permettersi quelli veri. Quattro anime smarrite eppure decise a lottare per trovare il loro spazio sulla spiaggia della vita.
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  • 4

    Godibilissimo

    "Di porno ne guardo assai. (...) Una volta una psicologa è venuta a visitarmi a casa, è entrata e mi ha detto che non dovrei guardarli, perché guardare un porno non è come andare con una donna vera. G ...continua

    "Di porno ne guardo assai. (...) Una volta una psicologa è venuta a visitarmi a casa, è entrata e mi ha detto che non dovrei guardarli, perché guardare un porno non è come andare con una donna vera. Grazie al cazzo dottoressa, anche la spiaggia di Acapulco è un'altra cosa, però d'estate tanta gente va lo stesso a Sarzana."

    Un altro libro che non pretende di essere il capolavoro del secolo. Un Genovesi come al solito ironico e divertente, linguaggio piacevolmente scurrile e personaggi con cui vorresti uscire a bere una birra nelle serate invernali di Forte dei Marmi. Io ammiro molto in questo autore la capacità di farti fermare un attimo durante la lettura e pensare che, in fondo, non servono paroloni e congiuntivi per avere qualcosa di importante da dire.

    ha scritto il 

  • 3

    Divertente e piacevole carrellata di personaggi e situazioni, forse un po' meno godibile dell'altro libro di Genovesi che ho letto, "Morte dei Marmi".
    Di sicuro questo autore scrive molto bene. ...continua

    Divertente e piacevole carrellata di personaggi e situazioni, forse un po' meno godibile dell'altro libro di Genovesi che ho letto, "Morte dei Marmi".
    Di sicuro questo autore scrive molto bene.

    ha scritto il 

  • 4

    Genovesi è sempre godibile

    Ironico, leggero, godibile, scorrevole... devo dire che alla fine di questa lettura gli aggettivi che mi vengono in mente sono tutti sicuramente positivi. E quindi un bravo a Genovesi che ha scritto u ...continua

    Ironico, leggero, godibile, scorrevole... devo dire che alla fine di questa lettura gli aggettivi che mi vengono in mente sono tutti sicuramente positivi. E quindi un bravo a Genovesi che ha scritto un bel romanzo, nel quale sono i personaggi a farla da padrone, personaggi con i quali è facilissimo entrare in contatto e dei quali sono sicuro mi rimarrà a lungo un caro ricordo. Di lui avevo già letto "Tutti primi sul traguardo del mio cuore", libro sul giro d'Italia scritto davvero molto bene e adesso capisco ancor di più perché "Esche vive" è da così tanto nella mia lista dei desideri.

    ha scritto il 

  • 3

    Italiani soggettivi - 20 set 15

    Un arguto suggerimento venuto da quella piccola fucina di idee, che sembra ora scomparsa, che fu la fanzine “Satisfiction”. Una cosa che si trovava qua e là un po’ per caso, ma che aveva una rubrica c ...continua

    Un arguto suggerimento venuto da quella piccola fucina di idee, che sembra ora scomparsa, che fu la fanzine “Satisfiction”. Una cosa che si trovava qua e là un po’ per caso, ma che aveva una rubrica che mi rimandava ai tempi mitici della nostra radio (vero Luciano?). Si intitolava: “Recensioni / soddisfatti o rimborsati”, dove se la parole della rivista ti convincevano a comperare il libro, che poi si dimostrava una schifezza, ti rimborsavano il prezzo di copertina. Ora, io ne ho comperati alcuni, e devo dire non sono mai stato deluso. Come in questo caso, con Genovesi, che, tuttavia, aveva anche altri due atout nel suo arco: avevo già letto un bel reportage sulla Versilia, di quelli scritti per la bellissima Contromano di Laterza, dal titolo “Morte dei Marmi” e questo romanzo uscito un paio d’anni fa da Mondadori, aveva visto la luce, come dico sopra, nel 2008 presso Transeuropa, casa editrice legata a Massa . Ed anche qui, insieme a Fabio, siamo in Versilia vista sotto gli occhi da antropologo di chi si domanda come sia possibile una mutazione genetica del toscano della costa, che, docile e compagnone, diventa insopportabile ed odioso al cospetto dei nordici colonizzatori. Ma qui non siamo, tuttavia, nell’analisi, un po’ spietata ma reale, del divenire di Forte dei Marmi, dai villeggianti milanesi ai mafiosi russi. Qui seguiamo le vicende di alcuni sfigati versiliesi che, con la loro stessa vita, ci presentano il degrado della vita lì al Forte. Per cercare di essere obiettivamente crudeli, a volte si ha l’impressione che i piccoli capitoli siano una specie di siparietto teatrale, in cui abbiamo delle scenette, a volte comiche, spesso tragiche, caparbiamente fini a sé stesse. Poi ci pensa la penna di Genovesi a creare un cappello ed una coda, a mettere gli stessi personaggi, ed a rendere il tutto un godibile libro di lettura. I tre eroi eponimi del romanzo sono i due coetanei Mario e Renato nonché lo zio del primo, Nello detto il Botta (e scopriremo anche il perché del soprannome). Si inizia con i due dodicenni che cercano di rubare partite ai videogiochi, rimediando (Renato) una solenne schicchera elettrica che secondo lui da primo della classe lo fa diventare un normale sfigato, guardati di là della strada da Nello, già preso nel vortice di sesso, droga e rock’n’roll della metà degli anni Ottanta. Li ritroviamo poi venti anni dopo. Nello ha passato molti stadi di droga, si è disintossicato in Comunità ed ora “riga dritto”, solo la testa è un po’ fumina, dove insegue il mito delle rockstar e, nel suo buco in giardino (che come ex-tossico non lo fanno più entrare in casa) costruisce una zattera per andare a rapinare gli yacht (parole di Nello: “le vecchie professioni non le fa più nessuno, stanno morendo, e secondo me è un peccato. Ci vuole qualcuno che continua a fare il fabbro, il maniscalco, e anche il pirata.”). Mario ha fatto il dj per anni, poi, improvvisamente (ma alla fine ci viene spiegato il perché) sono tre anni che non esce di casa, legato ai suoi computer da cui scarica (non si sa perché) film porno e musica a raffica, senza esserne legato in maniera particolare, ma con degli aneliti di idiozia pura verso una pornostar (Vanessa Sex), che però vede solo in video. Infatti in tre anni che sta chiuso in casa, come dice lui stesso, “l’unica donna vera che ho visto, a parte la mamma e la psicologa, è quella volta che entrarono le zingare a rubare”. E poi c’è Renato, quello dello shock al videogioco, quello che era la star del Carnevale del Forte, ma che dopo lo shock si fa un vestito da Gianni Agnelli (ricordate l’Andreotti di Pif? Uguale), dove non lo caca nessuno e da dove comincia la sua parabola discendente. Tanto che ora fa il raccontatore di viaggi per persone che vogliono andare altrove ma non hanno soldi o coraggio. Queste tre vite in caduta sono, quasi involontariamente catalizzate da Roberta, avvocato rampante ed insoddisfatto, unica donna a circolare nel libro. Donna che in gioventù ebbe una cotta per Nello, che poi per tutti questi anni ha fatto carriera in modo triste ed insoddisfatto. Che rivede Nello, il quale le fa avere orgasmi a ripetizione (avete capito il soprannome?). Cosa che sconvolge la nostra, che vuole abbandonare tutto e tutti, che ricostruisce parte dei venti anni di Nello che lui aveva buttato nel tunnel della droga. E gli restituisce un figlio che lui non sapeva di aver avuto. Poi, come uscendo da un sogno, si rende conto della realtà, e disumana come è sempre stata, esce dalla scena per tornare al suo algido mondo di enoteche, prime a teatro ed altre freddezze. Intanto ha buttato Nello jr. nella mischia, e sarà proprio il bimbo a prendere metaforicamente per mano i tre sbandati (e vi tralascio tutte le peripezie di contorno che sono da leggere per quanto sono tristi e divertenti) per portarli verso un improbabili sbarco in Sardegna. Con alla testa Nello sr., con di lato Renato, sempre più spaventato, ed in coda Mario, che finalmente esce di casa. Speriamo per non tornarci mai più. Il finale è discretamente aperto per lasciar spazio ad eventuali idee che possano passare nel lettore. Intanto noi abbiamo passato in rassegna due grandi ordini di problemi: quello dei versiliesi che per tre mesi all’anno vengono colonizzati, e per nove mesi vivono la loro normale miseria e quello di tre possibili eroi di questa vita, immersi, fino alla gola, nel degrado che ci può stare nella provincia italiana degli ultimi venti anni. Libro amaro, libro divertente, a tratti scorrevole, a volte con qualche invenzione che non gira come vorrebbe. Ma complessivamente un libro che si legge tutto di un fiato, e che ho piacere di aver letto. C’è una bella immagine che poi mi rimane tra tutte, ad un certo punto, un personaggio si chiede da dove dovrebbe cominciare a raccontare una storia (o la sua storia). Ha senso iniziare ad un certo punto? E tutto quello che viene prima? Non è arbitrario, ad esempio, iniziare a parlare di Mario d quando sta chiuso in casa. E tutto quello che c’era prima ed intorno? E non è un problema di filologia letteraria, che ce ne ritroveremo a parlare, magari più apertamente, in un saggio di storia che sto leggendo in questi giorni ed a cui rimando la palla (1914 di Luciano Canfora, per essere precisi).

    ha scritto il 

  • 5

    BELLA questa storia! Con una scrittura originale, fresca che scintilla. E mentre leggi i personaggi ti sembrano così vivi che ti sembra di averci parlato e che anche loro conoscano te.

    ROMANTICA e BR ...continua

    BELLA questa storia! Con una scrittura originale, fresca che scintilla. E mentre leggi i personaggi ti sembrano così vivi che ti sembra di averci parlato e che anche loro conoscano te.

    ROMANTICA e BRIOSA: “E lei, con quel sorriso largo tipo rete aperta bene, che hai voglia di nuotare dall’altra parte ma tanto ci rimani preso lo stesso.”, “Mi parla e mi fissa e sorride, poi fissa da un’altra parte e io vorrei tanto essere da quella parte,..”, “Lei per un attimo non capisce, poi fa un sorriso che ti toglie l’equilibrio.”, “…, un viso che ci pianteresti la tenda per passarci il resto della vita a campare di radici e bacche.”
    Ecco, o pianterei la tenda in un campo pieno di romanzi così, che adesso me ne manca solo uno solo dell’autore non oso leggerlo, che poi rimango senza per troppo tempo.

    PROFONDA E LEGGERA: “Ma avevo dieci anni, cosa cazzo ne potevo sapere. Perché se c’è gente che dice che i bambini sanno molte più cose degli adulti, è solo una stronzata. Del genere “la vera trasgressione è la normalità” o “un sorriso è più forte di mille bombe. Stronzate che suonano intelligenti a quelli che hanno voglia di sentirsi intelligenti. Ma in realtà io, come tutti i bambini, non sapevo un cazzo. Di quanto sono lunghi e insieme corti gli anni, e complicate le storie delle persone, e di com’è che col tempo finisci a fare le cose che prima ti facevano schifo, e ci sono centomila vie diverse per arrivare in nessun posto, e…”

    DIVERTENTE MA NON SOLO : “Ma lo sa che i paesi che finiscono in –ate sono di origine longobarda?” Solo che non frega a nessuno, a parte un paio di leghisti che si esaltano e poi però non è che ci montano sopra una conversazione.”
    “ – Figuriamoci se son razzista io. Bianchi, gialli, neri, a me mi fanno schifo tutti.”
    (e ci sono altre frasi esilaranti)

    MALINCONICA: “Stella dice così e il mondo si ferma, fa un rumore strano, finisce. Si stacca pezzo per pezzo da quella base solida che lo tiene a galla nello spazio profondo. E ogni pezzo si tira dietro quell’altro, e in un attimo tutto è scivolato via”,“Roberta inciampa sempre in questa tristezza appuntita, amarognola, che la fa sentire un pezzettino di vetro rotto caduto sotto un mobile e rimasto lì al buio mentre in casa la gente va e viene e non ha la minima idea che lei è lì.”

    Non ho la capacità di tagliare, eppure ho tagliato un sacco di altre frasi contenute in questo libro… Per me questo autore è geniale!

    ha scritto il 

  • 3

    Le dinamiche delle storie dei personaggi che si intrecciano si ripetono ma sempre in modo nuovo, divertente, ironico, spiazzante, crudele, spesso non politicamente corretto. Bel libro. E' sempre un pi ...continua

    Le dinamiche delle storie dei personaggi che si intrecciano si ripetono ma sempre in modo nuovo, divertente, ironico, spiazzante, crudele, spesso non politicamente corretto. Bel libro. E' sempre un piacere leggere Fabio Genovesi.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Diverse solitudini che si incrociano: l'ex dj Marius, rifugiato in casa da tre anni; l'ex tossico Nello e suo figlio, Nello yunior; l'avvocato Roberta; Renato, emigrato a Milano a organizzare falsi vi ...continua

    Diverse solitudini che si incrociano: l'ex dj Marius, rifugiato in casa da tre anni; l'ex tossico Nello e suo figlio, Nello yunior; l'avvocato Roberta; Renato, emigrato a Milano a organizzare falsi viaggi esotici. E Forte dei Marmi ieri ed oggi, cittadina venduta ai ricchi villeggianti (tema meglio descritto in "Morte dei Marmi" dello stesso autore). Molte critiche paragonano la seconda parte del libro allo stile di Ammaniti: e allora?

    ha scritto il 

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