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Versilia rock city

Di

Editore: Mondadori (Scrittori Italiani e Stranieri)

3.4
(188)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 211 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 880461613X | Isbn-13: 9788804616139 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Le spiagge dorate, il mare, le giornate di sole, le notti dense di musica e di stelle: gli spazi delle vacanze estive sono anche quelli delle nostre fantasie. Ma come sono quei luoghi quando l'estate finisce, noi ce ne andiamo e arriva l'inverno? In Versilia, e a Forte dei Marmi in particolare, in mezzo alle ville, ai negozi, agli stabilimenti, ai turisti di lusso, l'autore di questa storia ci è nato. Ed è per questo che sa raccontarci quello che si prova quando l'estate finisce: strade improvvisamente deserte, case vuote, la spiaggia senza ombrelloni a perdita d'occhio - e il senso di essere rimasti incastrati su quella lingua di sabbia mentre tutto il mondo è corso via. Ma Fabio Genovesi ci rivela anche che l'inverno versiliese ospita personaggi e situazioni impensabili, storie formidabili e fiammeggianti. Il suo romanzo prende le mosse proprio da qui, mostrandoci la Versilia come non l'abbiamo vista mai. Tra gli anni Ottanta e oggi seguiamo le vite di un gruppo di naufraghi della vita, eccentrici, a tratti disperati ma mai arresi: Marius, ex deejay di successo che non esce mai di casa ma riesce, via e-mail, a salvare la vita di una pornostar; Nello, che cerca di liberarsi di uno scomodo passato e si scopre padre; Roberta, asfissiata dalla vita di provincia ma capace di una passione travolgente; e Renato, in esilio al Nord, che organizza finti viaggi esotici per chi non può permettersi quelli veri. Quattro anime smarrite eppure decise a lottare per trovare il loro spazio sulla spiaggia della vita.
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  • 3

    Il libro all'inizio mi ha stupito. Genovesi riesce a scrivere di un umanità che vive ai confini della decenza, disillusa e non contaminata dall'italico vizio di scavalcare in qualche modo il prossimo. ...continua

    Il libro all'inizio mi ha stupito. Genovesi riesce a scrivere di un umanità che vive ai confini della decenza, disillusa e non contaminata dall'italico vizio di scavalcare in qualche modo il prossimo. Peccato per il finale poteva essere più fantasioso. Concordo con chi rivede lo stile di Ammaniti

    ha scritto il 

  • 4

    "Ecco, mi pare che questo sarebbe molto più semplice che starmene qui seduto a finire le sigarette davanti a un monitor. Ma non sono sicuro. E' così tanto tempo che non mi capitano cose semplici che o ...continua

    "Ecco, mi pare che questo sarebbe molto più semplice che starmene qui seduto a finire le sigarette davanti a un monitor. Ma non sono sicuro. E' così tanto tempo che non mi capitano cose semplici che ormai non mi ricordo nemmeno come sono fatte.
    Sono roba di quando eri piccolo, che se avevi fame ti davano da mangiare, se volevi giocare giocavi e se avevi sonno dormivi.
    Una volta, avrò avuto quattro anni, apro per caso l'armadio dei miei, era metà dicembre e dentro ci trovo i regali di Natale già pronti per me. Chiedo al babbo come mai, e lui mi spiega che Babbo Natale non può portarsi dietro i regali per tutti i bambini del mondo in una notte sola, e allora qualche giorno prima fa un giro e nasconde i doni nelle case dei bimbi, poi alla vigilia passa con comodo e li mette sotto l'albero. "Ah, ecco, tutto risolto" penso io. Tutto chiaro, tutto semplice. Perché all'epoca succedevano le cose semplici.
    Poi da lì parte una serie sempre più grossa di intoppi, di sfortune, di casini, e mentre provi a risolverne uno se ne gonfia un altro lì accanto che è il doppio del primo, e succede un po' come quando a scuola cominciavi un quaderno nuovo e pensavi: "Questo lo tratterò benissimo" e ci scrivevi meglio che potevi e stavi attento a stare nei bordi e a non sbagliare mai. Poi però a un certo punto qualcosa sbagliavi per forza, e allora ti toccava farci una cancellatura, poi con la mano sbaffavi l'inchiostro, poi sbagliavi un'altra volta, e nel giro di due minuti te ne fregavi e lo lasciavi andare come andava, e il quaderno nuovo diventava un casino come tutti quelli prima e quelli dopo.
    E' così che funziona, casini su casini su casini, e allora che ci posso fare? Mi accendo un'altra sigaretta e prendo il Serenase e me lo faccio scendere dritto in bocca. Sento le gocce che cadono sulla lingua e le conto. Una, due, tre, quattro, cinque... "Ecco, questa sì che è una cosa semplice" penso.
    Poi non penso più a nulla."

    Genovesi, che bella scoperta.
    Un po' però già sapevo che non mi avresti deluso.

    La Versilia è uno di quei posti che d'estate brulicano di gente, di quelli che vanno avanti a sole, mare, negozi di lusso, vita notturna. D'estate.
    Perché d'inverno, le facce che restano, sono costrette a sopravvivere alla monotonia più totale.
    Anime sbandate, che si trascinano lungo le giornate in attesa di tempi migliori.
    In Versilia Rock City troviamo Nello, ex tossicodipendente conosciuto - ed accuratamente evitato - da tutti in città; Nello con i suoi modi rudi, che cerca di inventarsi un modo per andar via, verso un futuro dove poter ricominciare da zero, ma che da un momento all'altro si ritrova invece a dover fare i conti con un presente che non aveva minimamente preso in considerazione, e con un certo Nello Yunyor.

    Poi c'è Mario...

    Continua su: http://sullungomaredellibro.blogspot.com/2014/07/fabio-genovesi-versilia-rock-city.html

    ha scritto il 

  • 4

    Io in Versilia ci andavo in vacanza davvero. E quella cosa che dopo mangiato calava uno strano coprifuoco è vero, era proprio così. Te eri bambino e volevi giocare, fare cose, anche solo esplorare que ...continua

    Io in Versilia ci andavo in vacanza davvero. E quella cosa che dopo mangiato calava uno strano coprifuoco è vero, era proprio così. Te eri bambino e volevi giocare, fare cose, anche solo esplorare quel mondo sonnacchioso ma no, non potevi, perché in giro c'eri solo tu e qualche altro under 10 disperato come te. Poi alle 4 tutto si rianimava come per magia, e sembrava già troppo tardi per tutto. Ecco, passavi dall'anelare al sentirti fuori posto appena la lancetta dell'orologio passava le 16. E i personaggi di questo romanzo stanno proprio così, sospesi, brillanti e sfocati, rovinati dal crescere, o forse no. E' una carrellata di amarezze, la stessa sensazione che si prova al sabato sera quando esci con la compagnia sbagliata o ti prepari per il Capodanno ma tanto sai che non succederà niente, però ci speri. Mette tristezza, questa storia, anche se fa sorridere. Ti fa anche sperare, eh. Alla fine, chiudi l'ultima pagina e non ti è cambiato niente, però quella sensazione appiccicosa che hai mancato qualcosa di importante ti rimane. Come a fine vacanza in Versilia, un misto di sollievo e nostalgia lancinante.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi piace la scrittura e anche i personaggi in fondo hanno un loro perchè,ma..non lo so,non mi è piaciuto. Nè la trama,nè questi personaggi così indolenti e inconcludenti e ...forse non era il momento ...continua

    Mi piace la scrittura e anche i personaggi in fondo hanno un loro perchè,ma..non lo so,non mi è piaciuto. Nè la trama,nè questi personaggi così indolenti e inconcludenti e ...forse non era il momento e basta.
    Ad ogni modo ne ho già letto uno molto carino di Fabio , questo così così .. vediamo il prossimo =D

    ha scritto il 

  • 3

    Di certo non è la stoffa del grande scrittore che manca a Fabio Genovesi, e, almeno di questo, sono assolutamente convinto. Le idee non mancano, i personaggi sono sempre ottimamente caratterizzati e s ...continua

    Di certo non è la stoffa del grande scrittore che manca a Fabio Genovesi, e, almeno di questo, sono assolutamente convinto. Le idee non mancano, i personaggi sono sempre ottimamente caratterizzati e si fanno tutti amare immediatamente, le vicende e la narrazione non deludono le aspettative, la scrittura è pulita, vivace e, a tratti, irresistibile.
    Ma in questo Versilia rock city qualcosa non funziona, forse troppi sono gli spunti, troppa carne al fuoco, e, per usare fino in fondo la metafora, qualcosa rimane un pò poco cotto, qualcosa si brucia, e il risultato rimane contraddittorio.
    Insomma, "Esche vive" mi ha convinto di più in termini di struttura complessiva, anche se in termini di originalità magari non stiamo proprio al massimo...
    Ma la classe c'é, e quando c'é, esce fuori per forza...

    ha scritto il