Versioni di me

Di

Editore: Minimum Fax

3.6
(102)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 249 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8875214689 | Isbn-13: 9788875214685 | Data di pubblicazione: 

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

Ti piace Versioni di me?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
"Versioni di me" è la storia di due fratelli di mezza età che vivono a Los Angeles, Nik e Denise. Nik, chitarrista e cantautore, ha sfiorato la fama in gioventù, ma ha rinunciato a una potenziale carriera da rockstar per rinchiudersi in uno strano isolamento: da trent'anni compone dischi geniali o assurdi che regala in pochissime copie ai suoi cari, e va mettendo insieme, in una serie di taccuini e album di ritagli, le "Cronache"; una monumentale biografia immaginaria fatta di articoli, interviste, lettere di fan, recensioni e stroncature, tutte rigorosamente scritte da lui stesso. Denise, che lo adora da sempre, conduce una vita più ordinaria: ha una relazione tranquilla, una figlia che studia a New York, si prende cura della madre anziana; ma anche a lei - specie quando guarda il telegiornale - il mondo esterno causa sempre più ansia. All'indomani del suo cinquantesimo compleanno, Nik scompare senza lasciare traccia, gettando la sorella nello sconforto. Solo dopo un solitario viaggio nelle Cronache di Nik, e in un angolo remoto dell'America, Denise riuscirà a trovare pace. Un romanzo sulla famiglia, le ossessioni, la memoria; e la capacità di resistere, con la forza della creatività e dei legami affettivi, alla minacciosa violenza del mondo contemporaneo.
Ordina per
  • 3

    è un racconto in cui ho fatto fatica ad "entrare", un po' per la mancanza di simpatia che mi suscitava il fratello e un po' perché -causa o effetto, non l'ho capito- non sono riuscita a trovare il sen ...continua

    è un racconto in cui ho fatto fatica ad "entrare", un po' per la mancanza di simpatia che mi suscitava il fratello e un po' perché -causa o effetto, non l'ho capito- non sono riuscita a trovare il senso del racconto.

    ha scritto il 

  • 3

    Versioni di me non è certo il risultato che avrebbe potuto ottenere Nabokov se avesse scritto un romanzo rock (come invece recita in copertina una citazione della recensione di Entertainment Weekly) e ...continua

    Versioni di me non è certo il risultato che avrebbe potuto ottenere Nabokov se avesse scritto un romanzo rock (come invece recita in copertina una citazione della recensione di Entertainment Weekly) e forse non è neppure un grande romanzo rock ‘n’ roll come invece pare aver detto Thurston Moore. Versioni di me è un buon libro che parla solo marginalmente di musica e che pone invece il suo accento sul labile e sottile confine che c’è tra realtà e finzione. Quand’è che la prima sconfina nella seconda? E quando invece viceversa la seconda si trasforma nella prima? Per fare questo Dana Spiotta imbastisce un racconto che vede due fratelli, raccontarsi entrambi, prima lui ma forse anche lei, e poi lei ma forse anche lui, rendendo il risultato finale amalgamato abbastanza da farti dire che forse le note messe in copertina magari esagerano un pochetto, ma il romanzo in realtà è buono ed è forse pure giusto vantarsi un pochino di averlo trovato nel marasma delle letteratura odierna.
    Il problema del libro è la sua struttura, nella quale magari si trovano delle difficoltà iniziale nel riuscire a calarcisi in pieno, e il passaggio dalla prima persona alla terza distaccata che a volte ti coglie impreparato e di cui non riesci a capirne le regole di quando aspettarti il cambio di voce narrante. Una volta superato questo piccolo scoglio si ha la possibilità di godersi un buon libro, magari sorvolando su alcuni aspetti marcati della protagonista, e abbandonandosi a una storia che ha la capacità di sfumare con leggiadria nello spiegarti le cose, senza dover mettere nero su bianco le parole quanto piuttosto facendotele capire senza per forza spiegartele per filo e per segno.
    Un libro che magari non lascia un segno profondo e indelebile; magari tra qualche anno non ve lo ricorderete, ma è un libro godevole e che non si legge, lo si divora.

    ha scritto il 

  • 4

    Essenzialmente un romanzo sulla memoria. Sui ricordi veri e su quelli inventati di sana pianta, quelli indelebili e quelli che sfuggono, sulla vecchiaia che cancella la memoria e sulla paura di perder ...continua

    Essenzialmente un romanzo sulla memoria. Sui ricordi veri e su quelli inventati di sana pianta, quelli indelebili e quelli che sfuggono, sulla vecchiaia che cancella la memoria e sulla paura di perdere tutto.
    Nik Worth è un musicista solitario, che anziché inseguire la fama se la crea, scrivendo le sue Cronache di vita come se fosse una star del rock, con tanto di recensioni dei suoi dischi firmate da personaggi fittizi, copertine di cd in edizione limitata disegnate a mano, finte lettere dei fan, auto-interviste e così via. Sua sorella Denise osserva ammirata e stupita questa vita ricostruita ma basata su memorie reali, lei che non ricorda mai nulla a parte le tragedie sentite al tg e ha paura di fare la fine della madre, devastata dall'Alzheimer. Quando Nik sparisce all'improvviso, anche lei si mette a scrivere, per fissare sulla carta i ricordi veri, non quelli inventati. È attraverso la sua voce - talvolta in prima persona, talvolta in terza - che conosciamo la storia e le fissazioni di Nik, e riflettiamo su realtà e finzione.
    Sicuramente non un romanzo allegro, ma ben scritto, coinvolgente, con il ritmo di un rock malinconico e sfatto, suadente, profondo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro sulla memoria, sull’ossessione del ricordare e sul terrore di dimenticare.

    Una madre che sta velocemente dimenticando, cadendo gradualmente alla spirale dell’oblio, cui resiste con rari, inas ...continua

    Un libro sulla memoria, sull’ossessione del ricordare e sul terrore di dimenticare.

    Una madre che sta velocemente dimenticando, cadendo gradualmente alla spirale dell’oblio, cui resiste con rari, inaspettati momenti di lucidità.

    Una sorella con la paura di dimenticare, di contaminare i ricordi con i rimpianti, di perdere a poco a poco pezzi della memoria. Una donna che ogni anno ricomincia daccapo, annullando, azzerando, facendo tabula rasa, nell’illusione che, almeno così, quel che è importante resterà, sottratto alla massa di informazioni confuse del mondo contemporaneo: ciò che è superfluo va gettato via. Ma cosa rimane? Cosa resta, in fondo, davvero?

    Infine, un fratello con l’ossessione dell’archiviazione.
    Perché n fondo cos’è ricordare, se non reinventare? Ogni ricordo è già di per sé contaminato dall’atto della reminiscenza. Allora perché non inventarsi tutto? Perché non partire da un frammento di verità, ricamandoci intorno tutto quello che questa verità avrebbe potuto essere e non essere, come si sarebbe voluto che fosse andato e invece non è stato?
    Un archivio inventato, fatto di vite non vissute, avvenimenti non accaduti, parole non pronunciate. Un archivio di possibilità, tutte probabili, poche reali.

    Il romanzo di Dana Spiotta promette bene, con il suo inizio intenso, quasi lirico. Purtroppo però, non va al di là delle iniziali aspettative, finendo per prendere posto sullo scaffale dei tanti libri che “avrebbero potuto fare di più”. L’impressione generale, a tratti più acuta, è che la scrittrice eserciti un controllo troppo stretto sui personaggi, li muove in maniera troppo palese, come un burattinaio che lasci intravedere i fili. I pensieri, le azioni, i sentimenti dei personaggi – in particolare della donna, Denise – sono privi della libertà che un bravo scrittore è capace di donar loro: tutto appare troppo visibilmente motivato dall’arbitrarietà dell’autrice, che costruisce spesso sbalzi nella narrazione, rotture stridenti, a voler portare i personaggi esattamente al punto dove vuole che arrivino. Il risultato è un libro dimenticabile, artificioso, che manca di vero spessore umano – peccato.

    ha scritto il 

  • 0

    Chiedete a qualcuno con una vera ossessione perché si sente come si sente. borbotterà, penserà che stai mettendo sotto processo il suo mondo interiore, magari sparerà una lista di ragioni, ma alla fin ...continua

    Chiedete a qualcuno con una vera ossessione perché si sente come si sente. borbotterà, penserà che stai mettendo sotto processo il suo mondo interiore, magari sparerà una lista di ragioni, ma alla fine non saprà spiegarlo completamente. l’ossessione ha un cuore irrazionale, o subrazionale. è un po’ come innamorarsi, direi.

    ha scritto il 

  • 4

    "O forse a se stessi si può mentire, è un autoinganno, ma se un inganno comprende diverse persone, se condividiamo tutti l'illusione, non è un inganno, no? E' una famiglia"

    ha scritto il 

  • 5

    "Versioni di me" ("Stone Arabia") mi è sembrato un vero romanzo contemporaneo, capace di parlare della memoria nell'era del digitale - mi è piaciuto molto più di quello della Egan, "Il tempo è un bast ...continua

    "Versioni di me" ("Stone Arabia") mi è sembrato un vero romanzo contemporaneo, capace di parlare della memoria nell'era del digitale - mi è piaciuto molto più di quello della Egan, "Il tempo è un bastardo", forse per il suo mettere in scena un rapporto incerto e ambiguo tra realtà e finzione. E' un libro di una bellezza discreta e di sostanza cogitante mai pesante.

    ha scritto il