Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Vertigini

Di

Editore: Adelphi (Fabula, 153)

4.0
(109)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 229 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845918211 | Isbn-13: 9788845918216 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ada Vigliani

Genere: Fiction & Literature , Travel

Ti piace Vertigini?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Spartito in quattro racconti, "Vertigini" è un libro in cui domina il tema del viaggio: un errare che ha per protagonisti non solo il narratore nelle sue lunghe peregrinazioni fra Vienna, Venezia, Verona e i luoghi dell'infanzia nelle Alpi bavaresi, ma anche scrittori come Stendhal, Casanova e Kafka, ritratti durante i loro soggiorni in Italia. Stazioni ferroviarie e camere d'albergo, fughe di case e alberi dietro i finestrini di un treno, compagni di viaggio che paiono minacciose reincarnazioni di personaggi storici, estenuanti itinerari cittadini con lo zaino in spalla scandiscono questi percorsi nello spazio e nel tempo: percorsi interiori, alle radici della malinconia e del ricordo, cui solo la scrittura può restituire la vita.
Ordina per
  • 3

    Un lento, svagato trascorrere di ricordi e suggestioni, di parentesi che si aprono come scatole cinesi, in quello che m'è parso soprattutto un elogio del viaggiare (ma senza idilliache concessioni: un viaggiare che è spesso fuga, smarrimento, inquietudine), dell'immaginare, del calarsi nella vert ...continua

    Un lento, svagato trascorrere di ricordi e suggestioni, di parentesi che si aprono come scatole cinesi, in quello che m'è parso soprattutto un elogio del viaggiare (ma senza idilliache concessioni: un viaggiare che è spesso fuga, smarrimento, inquietudine), dell'immaginare, del calarsi nella vertiginosa - per l'appunto - dimensione del passato, sia esso il proprio (e i due "capitoli" autobiografici sono senz'altro quelli che ho preferito, in particolar modo l'ultimo, bellissimo, che narra del ritorno dell'Autore al paese natale) o quello di personaggi noti come Stendhal o Kafka (rievocati in due racconti che io però non ho gradito granché).

    L'ho letto con piacere altalenante, insomma, ché certe volte la vertigine perde mordente indugiando in accadimenti d'interesse davvero minimo, ma resta un libro indubbiamente prezioso, dopo il quale non potrò fare a meno di proseguire nella scoperta di Sebald, della sua scrittura d'un'eleganza e una compostezza antiche, remote: di quelle prose proprio belle, che riconciliano con la lettura, se mai ce ne dovesse esser bisogno.

    Da incallita viaggiatrice d'Italia, infine, ho gustato in special modo le annotazioni attorno a città familiari quali Verona (e quell'imperscrutabile - fuor di metafora - affresco del Pisanello in Sant'Anastasia), Padova (e i lamenti degli angeli nella Cappella degli Scrovegni), Venezia (che però, come l'ha descritta Brodskj, nessuno mai)...

    ha scritto il 

  • 5

    Il tentativo ostinato e senza speranza di rievocare il passato, ripescando nella memoria le piccole tracce che hanno lasciato le persone incontrate per caso, prima che si perdano per sempre o gli oggetti minimi che hanno accompagnato la vita : un biglietto, una cartolina, una ricevuta ; prima che ...continua

    Il tentativo ostinato e senza speranza di rievocare il passato, ripescando nella memoria le piccole tracce che hanno lasciato le persone incontrate per caso, prima che si perdano per sempre o gli oggetti minimi che hanno accompagnato la vita : un biglietto, una cartolina, una ricevuta ; prima che diventino polvere. Il rimpianto, la memoria, la lucidità, lo sguardo incantato di chi osserva e studia e tenta di capire, sapendo che di tutto si dimenticherà.

    ha scritto il 

  • 4

    Sebald viene ammaliato da Venezia, scrive con foga a Verona e si rilassa a Riva e a Limone; a Brescia sale sul treno una ragazza che cattura la sua attenzione e a Milano, immancabilmente, si perde.


    Aspettare il treno alla banchina con la testa immersa nelle pagine del passato dell'autore, ...continua

    Sebald viene ammaliato da Venezia, scrive con foga a Verona e si rilassa a Riva e a Limone; a Brescia sale sul treno una ragazza che cattura la sua attenzione e a Milano, immancabilmente, si perde.

    Aspettare il treno alla banchina con la testa immersa nelle pagine del passato dell'autore, che anni addietro ha percorso i tuoi stessi tragitti e che un po' ti affianca mentre ti muovi sulle rotaie.

    ha scritto il 

  • 5

    MIND THE GAP

    L’io narrante di Sebald è quasi sempre in un periodo delicato e doloroso della vita – conosce la desolazione degli ospedali, ha frequentato anche quelli psichiatrici – è immerso nella malinconia, ma direi anche in qualcosa di molto prossimo alla depressione. E’ alle prese con una forza con la qua ...continua

    L’io narrante di Sebald è quasi sempre in un periodo delicato e doloroso della vita – conosce la desolazione degli ospedali, ha frequentato anche quelli psichiatrici – è immerso nella malinconia, ma direi anche in qualcosa di molto prossimo alla depressione. E’ alle prese con una forza con la quale ingaggia una lotta muta, ma strenua.

    Immagino che quella forza sia il ricordo: ricordare o dimenticare fa ugualmente male, è un peso dal quale non ci si libera.
    Ma è qualcosa che si deve fare, che non si può trascurare.

    Anche conservare memoria perfetta di una lacerante amnesia è preferibile al completo oblio.
    Ma le immagini che la memoria riconduce, per quanto fedeli al proprio vissuto, possono essere prese come dati di fatto, sono davvero affidabili? Quante più immagini del passato riesco a raccogliere, tanto più mi sembra inverosimile che si sia svolto proprio in quel modo: nulla in esso può definirsi normale, la maggior parte di quanto vi è accaduto è ridicolo, e là dove non è ridicolo suscita orrore.
    L’orrore è l’eredità dell’heimat, nasce da quei dodici anni che durarono mille, durante i quali Sebald e il suo io narrante videro la luce: e, anche, dall’essersene andato via, avere abbandonato la terra natia, un gesto sentito come aver voluto dimenticare e rimuovere quel passato (ma si è comunque portato dietro l’infezione nazista, proprio come Stendhal nel primo racconto, sotto l’alias di Beyle, si porta dietro la sifilide nel suo peregrinare per l'Italia settentrionale). Perché, in fondo al ricordo, c’è sempre dolore, c’è sempre una colpa. Il ricordo è ‘vertigine'.

    L’io narrante di Sebald parla in modo accurato, dotto, forbito, ironico, ipnotico. Parla col silenzio. Parla attraverso gli spazi geografici e temporali che percorre. Parla di paesaggi di rarefatta solitudine. Traccia linee di collegamento tra la mano di una donna che potrebbe essersi poggiata sulla sua spalla nella hall di un albergo di Limone sul Garda con il ricordo di anni a prima a Manchester dove un’ottica cinese gli riparò gli occhiali giungendo a una vicinanza fisica quasi simile. Sembra sempre circondato di simboli, ha visioni, vede persone morte da tempo, fa incontri strani, è perseguitato da atmosfere gotiche, cupe, sospese, desolate. Si ferma a scrivere dove capita, anche nel corridioio del treno o davanti alla stazione di Desenzano, prende appunti con la matita su taccuini dimenticando tutto tutti e se stesso: scrive e afferma di non sapere cosa scrive, …ma di avere sempre più la sensazione che si trattasse di un romanzo giallo.

    L'io narrante di Sebald parla attraverso racconti che sono romanzi che sono memoir che sono saggi che sono autobiografia, diario di viaggio, ricordi personali, diari altrui, lettere, articoli di giornale, confidenze (romanzo giallo?)… Parla di storia e geografia e arte e botanica e architettura e musica e … Parla di viaggi, nel tempo e nello spazio. Sono viaggi dell’anima, che il corpo asseconda: Entrato in chiesa, mi sedetti un attimo per slacciarmi le stringhe delle scarpe e all’improvviso, come ricordo ancora con immutata chiarezza, non seppi più dove fossi. Nonostante il faticosissimo tentativo di ricostruire lo svolgimento delle ultime giornate – quelle che mi avevano condotto lì - non avrei neppure saputo dire se mi trovavo ancora nel mondo dei vivi o in un Altrove.

    Parla, e sembra tacere.
    Parla piano, parla col silenzio e in silenzio.
    Respira e mi trasmette libertà: non solo perché è oltre la costrizione di qualsiasi genere letterario. E’ proprio questa forma di quiete che ha il profumo di libertà.

    La mia sensazione è che segua una linea più sinuosa che retta, più periferica che tesa al centro: potrebbe ridisporre queste quattro sezioni (racconti?) in un’infinita varietà di combinazioni.
    Non è in fondo questo che il narratore di Sebald afferma quando nella biblioteca civica di Verona sfogliando le raccolte dei giornali locali risalenti all’agosto e settembre 1913 scrive: …storie senza né capo né coda che, pensavo tra me, sarebbe stato opportuno approfondire?
    E ancora:…con le mie annotazioni mi trovavo ormai arrivato al punto in cui si trattava di andare avanti non si sa fino a quando oppure di lasciar perdere.

    Perché in tutte le opere di Sebald ci sono le fotografie, cosa significano?
    Sono abbandonate tra le pagine come in un diario, per ricordare qualcosa, un momento particolare?
    Ma anche se si trattasse di un diario, è un diario pubblicato, la foto è stampata in un posto e un ordine precisi: vuole avvalorare il testo, confermarlo, dargli più verità?
    O siamo nel campo della letteratura postmoderna, e Sebald sta cercando di ricordarci che si tratta di un’opera di finzione, una sua invenzione (come l’attore che improvvisamente volta le spalle al palcoscenico e parla rivolto allo spettatore, squarciando il velo): in fondo, la foto non dimostra nulla, può essere quella o un’altra cosa, non abbiamo prove per collegarla al testo, se non una specie di verosimiglianza.

    Lavoriamo al buio - facciamo quello che possiamo, diamo quello che abbiamo. Il nostro dubbio è la nostra passione e la nostra passione è il nostro compito, così Henry James sintetizza il lavoro dell’artista: sono parole che si applicano anche al lettore, sicuramente a me, perché quando incontro una vera e propria opera d'arte, come gli scritti di Sebald, è come leggere al buio, non posso mai sapere dove mi porterà.

    Ecco perché, quando posso, io cerco rifugio nella sua prosa, come in un cinema: quando inizio a leggerlo, è come se si spegnesse la luce e io prendessi il largo.

    ha scritto il 

  • 0

    In realtà ho letto la parte che mi interessava

    Il racconto, breve, su Kafka. Segnalatomi da Giovanni Bernini, mio kafkologo di fiducia ;-). Non ha passato l'esame però. Gio, aspetto che lo legga anche tu.

    ha scritto il 

  • 4

    quattro racconti sul viaggiare- nello spazio ma anche nel tempo (da stendhal a kafka, passando per le esperienze personali dell'autore). tra venezia, verona, vienna, il lago di garda, il tirolo, senza un filo logico se non quello mentale di sebald- tra i suoi fantasmi, il suo desiderio di raccont ...continua

    quattro racconti sul viaggiare- nello spazio ma anche nel tempo (da stendhal a kafka, passando per le esperienze personali dell'autore). tra venezia, verona, vienna, il lago di garda, il tirolo, senza un filo logico se non quello mentale di sebald- tra i suoi fantasmi, il suo desiderio di raccontare e dimenticare, ritrovare ricordi in frammenti sparsi (di oggetti e di memoria). è un flaneur poco trasognato, sebald, ma mi ha portato ancora una volta per mano attraverso un mondo sconosciuto e non sempre semplice. da perdercisi dentro.

    ha scritto il 

  • 5

    "L'incrociarsi dei riflessi luminosi sul soffitto della stanza indica che, tra qualche istante, vi si dischiuderà un varco, che presto qualcosa si manifesterà."


    Ma il varco (così montaliano ai miei occhi) non si apre: il senso sul punto di essere afferrato si sottrae, l'ordine è di ...continua

    "L'incrociarsi dei riflessi luminosi sul soffitto della stanza indica che, tra qualche istante, vi si dischiuderà un varco, che presto qualcosa si manifesterà."

    Ma il varco (così montaliano ai miei occhi) non si apre: il senso sul punto di essere afferrato si sottrae, l'ordine è di nuovo sopraffatto dal disordine, l'atto stesso del ricordare appare impossibile, si rivela arbitrario, illusorio, menzognero. I ricordi "sono una cosa davvero strana", e le "vicende ormai tanto remote" rimangono in mano come le tessere di un puzzle impossibile da ricomporre.
    Questo libro ha creato in me una sensazione di profondo turbamento, di vigile allarme.
    Come un gioco di specchi in un labirinto. Una fuga di stanze lungo un corridoio di cui non si vede la fine.
    E' un libro che, a mio avviso, contiene le chiavi per la comprensione dell'opera di Sebald.

    ha scritto il 

  • 4

    altro bel libro da leggere d'estate distesi su un prato, infatti non c'è bisogno di andare in giro, ci pensa il libro a farti viaggiare raccontando aneddoti e episodi passati.

    ha scritto il 

  • 5

    La scoperta di uno scrittore. Consigliatomi, per così dire, da John Banville che in un’intervista lo indicava come un potenziale grande scrittore, purtroppo scomparso anzitempo. “Vertigini” è un libro di viaggi, quattro racconti per l’esattezza, peregrinazioni in Italia, e non solo, dell’autore e ...continua

    La scoperta di uno scrittore. Consigliatomi, per così dire, da John Banville che in un’intervista lo indicava come un potenziale grande scrittore, purtroppo scomparso anzitempo. “Vertigini” è un libro di viaggi, quattro racconti per l’esattezza, peregrinazioni in Italia, e non solo, dell’autore e di altri personaggi, un soldato napoleonico (Stendhal?), un certo K. dietro al quale non è difficile riconoscere Kafka. Ma sono i due viaggi di Sebald in Italia e in Baviera a sorprendere per la narrazione lucida e nello stesso tempo piena di immaginazione. Con situazioni di viaggio che è difficile non condividere. Cercherò altro di suo fra quanto pubblicato in Italia. Splendido un saggio di Tim Parks su questo autore.

    ha scritto il