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Via Gemito

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(430)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 392 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8807015765 | Isbn-13: 9788807015762 | Data di pubblicazione:  | Edizione 6

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
"Via Gemito" è la storia di un uomo che se non avesse avuto una famigliasarebbe diventato un grande pittore, questa almeno sarà la convinzione ditutta la sua vita. Federì è un artista, ma deve fare il ferroviere, e al mondonon potrà mai perdonare il destino scelto per lui. E se la prende con lamoglie, una donna soffocata nel ruolo di sarta e madre, e con i figli. Ed èuno di loro, il primogenito, a raccontare questa figura di padre verboso erancoroso, violento con le mani e con le parole.
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  • 4

    "Federì u pazzo" di Domenico Starnone alias Elena Ferrante!? Potrebbe..

    In questo libro si legge un affresco famigliare napoletano. Il capostipite si chiama Federico, è il padre di chi racconta e sicuramente di chi scrive questo romanzo. Federì (come viene chiamato) è mol ...continua

    In questo libro si legge un affresco famigliare napoletano. Il capostipite si chiama Federico, è il padre di chi racconta e sicuramente di chi scrive questo romanzo. Federì (come viene chiamato) è molto irruento, pieno di vita, vorrebbe essere un famoso pittore, invece è un semplice ferroviere, prigioniero di una famiglia che gli ha inpedito di essere famoso e dedicare la sua vita all'arte. Con il suo brutto carattere condiziona tutti, soprattutto questo figlio che anche da adulto non riesce a dirgli tutto quello che pensa. Lo crede responsabile della morte della madre, responsabile anche del proprio carattere introverso e pauroso, l'odio per i parenti della moglie amatissimi dal figlio, una guerra continua. Senza contare i conoscenti, che non lo capiscono e non apprezzano le sue capacità pittoriche. Una fanciullezza passata tra grida sfuriate e botte alla madre. Anche se da adulto prova a ricercare alcuni pregi di questo progenito, tirando le somme scopre, che questo padre lo si può sicuramente dimenticare.

    ha scritto il 

  • 3

    Starnone ci racconta...

    ...di suo padre, ferroviere aspirante pittore e del suo rapporto con la madre. Non è un uomo simpatico: è fanfarone, arrogante, vanesio, profondamente frustrato nella sua ambizione di essere grande (e ...continua

    ...di suo padre, ferroviere aspirante pittore e del suo rapporto con la madre. Non è un uomo simpatico: è fanfarone, arrogante, vanesio, profondamente frustrato nella sua ambizione di essere grande (e ricco) pittore se la prende violentemente con sua moglie, che picchia, umilia e disprezza. Un uomo capace di creare in casa un clima di violenza sotteranea, basta poco per farlo scattare anche se sa essere gioviale ed espansivo. Non mi è simpatico, forse sarebbe potuto diventare un grande pittore ma quello che emerge da queste pagine è un uomo violento e vanitoso che sfoga sulla moglie la propria pochezza. Lei resta sempre sullo sfondo, non emerge mai chiaramente, l'uomo che ha sposato ha fatto sì che potesse essere raccontata solo raccontando lui. Probabilmente Starnone ha cercato di riconciliarsi in qualche modo con la figura di suo padre, ma certo non ne ha fatto un uomo che mi sarebbe piaciuto conoscere. Di botte a casa sua ce n'erano tante, anche se racconta diffusamente (dilungandoli un po' troppo a forza di intervallarli con incisi e disgressioni) solo di un paio, ma proprio per questo spaventano ancora di più, come se le botte fossero tanto normali da poter essere confuse tutti insieme e ridotte a niente.

    ha scritto il 

  • 4

    vivere è veramente bello solo quando la vita è pittata

    E' la prima volta che leggo un libro di Starnone. Una pecca a cui più di una volta - mi sono detto - dovevo rimediare. Di Starnone, fino ad oggi, ho potuto apprezzare le sue sceneggiature: i film s ...continua

    E' la prima volta che leggo un libro di Starnone. Una pecca a cui più di una volta - mi sono detto - dovevo rimediare. Di Starnone, fino ad oggi, ho potuto apprezzare le sue sceneggiature: i film scritti soprattutto per Sergio Rubini (uno fra tutti, Tutto l'amore che c'è) restano piccoli gioielli, di diritto nel pantheon sentimentale della mia adolescenza-giovinezza. Ho trovato questo suo Via Gemito un libro sicuramente ben scritto, . Un libro che - si sente - ha avuto una lunga gestazione, una paura di fondo che Starnone ha avuto il coraggio di liberare. In certe parti, il rapporto padre-figlio, l'ambiente familiare, la grande storia sullo sfondo, per l'atmosfera e il sentimento accorato, mi hanno ricordato il Celine di Morte a Credito. Ho amato visceralmente la prima parte. La scoperta della nascita di Mimì (Starnone) a Saviano. Napoli e la sua provincia, le vicende della guerra: una epopea privata che è corsa pure sulla piccola tratta Napoli-Nola-Baiano.

    Su tutti, questo immenso personaggio del Padre: Fdr', Federì, artista nato, ferroviere diventato.
    "Potrei uccidere mio padre, per esempio, e diventare orfano, e finalmente non sentire più questo legame degli affetti, peggio di un filo di ferro spinato stretto intorno al muscolo del cuore"

    La storia di un figlio che si è sentito sempre "appiccicato" al/col suo genitore.

    Una storia che gli è servita a staccarsi e a fare pace.

    ha scritto il 

  • 4

    Buon romanzo

    Romanzo che alterna tratti di forte intensità introspettiva con pause narrattive.
    Con una sforbiciata di 50-60 pagine sarebbe stato un libro eccellente invece che buono.

    ha scritto il 

  • 5

    ..."Uno stato di grazia, diceva, è come quando ti senti uguale a una freccia che non mancherà il bersaglio"...

    Questo libro lo centra in pieno il bersaglio. Semplicemente un Capolavoro. ...continua

    ..."Uno stato di grazia, diceva, è come quando ti senti uguale a una freccia che non mancherà il bersaglio"...

    Questo libro lo centra in pieno il bersaglio. Semplicemente un Capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    Napul’è mille culure

    Al di là degli aspetti autobiografici e dell’analisi del complesso rapporto fra padre e figlio, in questo romanzo quel che colpisce maggiormente è la straordinaria efficacia con cui viene dipinto il p ...continua

    Al di là degli aspetti autobiografici e dell’analisi del complesso rapporto fra padre e figlio, in questo romanzo quel che colpisce maggiormente è la straordinaria efficacia con cui viene dipinto il personaggio di Federì, il padre del narratore, ferroviere ed artista, vitalissimo e ombroso, vittimista e millantatore, accentratore e violento (più verbalmente che fisicamente, a dire il vero), in permanente conflitto con la famiglia, con la città, con il mondo intero.

    Personaggio originale e intenso che, in barba a tutte le contraddizioni di cui sopra, attraversa la vita con incrollabile fiducia in sé stesso seppure rendendo un inferno l’esistenza dei suoi cari, la moglie e i figli, dominati dalla personalità di questo istrione, estremo finanche nelle sue espressioni che vanno da un turpiloquio denso di colorite bestemmie e insulti a dissertazioni artistiche e filosofiche che non ammettono repliche.

    Il romanzo è poco equilibrato come il suo protagonista, forse troppo lungo, tende in alcune parti (come nell’infanzia di Federì) ad appesantirsi esprimendosi con una verbosità monocorde che giustifica il fastidio provato da alcuni lettori.

    Ma il quadro d’assieme, la Napoli miserabile del dopoguerra in cui ognuno si arrabatta per trovare il proprio posticino al sole, la famiglia numerosa e piena di diramazioni, zii e cugini, l’ambiente artistico napoletano impegnato nel compromesso e nel sotterfugio col politico o col critico d’arte di turno (almeno così Federì vede quel mondo, non sappiamo se per lungimiranza o per l’ennesimo ricorso all’esasperato vittimismo), rappresentano un affresco che si imprime indelebilmente nella memoria attraverso una miriade di episodi, di colori, di odori e di personaggi che ostentano un’appassionata teatralità come un elemento inscindibile dall’anima della città di Napoli e dei suoi abitanti.

    ha scritto il 

  • 2

    Confesso: non ce l'ho fatta a finirlo, anche se mi sono impegnata. Comunque 200 pagine sono sufficienti per esprimere un giudizio pertinente. Mi è sembrato un libro piatto, monotono, dove la descrizio ...continua

    Confesso: non ce l'ho fatta a finirlo, anche se mi sono impegnata. Comunque 200 pagine sono sufficienti per esprimere un giudizio pertinente. Mi è sembrato un libro piatto, monotono, dove la descrizione della figura paterna oscura tutto. Non c'è (almeno nelle prime 200 pagine) una progressione temporale tale che permetta a chi legge di scorrere le pagine con curiosità e leggerezza, la narrazione è ferma, impantanata dentro un personaggio che fagocita tutto il resto. Mi aspettavo decisamente di più da un premio strega: deludente.

    ha scritto il 

  • 3

    Ben scritto ma monotono

    Il ricordare di un figlio sul proprio padre:un lunghissimo e ripetitivo monologo sui suoi difetti,sul suo egoismo,sul suo protagonismo,sulla sua violenza:lo odiamo anche noi, lo vorremmo vedere morto ...continua

    Il ricordare di un figlio sul proprio padre:un lunghissimo e ripetitivo monologo sui suoi difetti,sul suo egoismo,sul suo protagonismo,sulla sua violenza:lo odiamo anche noi, lo vorremmo vedere morto e sconfitto!E' un bugiardo cattivo e insensibile che si attribuisci imprese e meriti di ogni tipo.Ma ecco che finalmente quando il figlio adulto si decide a ripercorrere i luoghi della sua infanzia per smascherarlo e ridurlo a ciò che merita dando così soddisfazione anche a noi lettori, ecco che il figlio stesso sembra essere preso da una spossatezza incomprensibile che gli impedisce di portare a termine ogni ricerca iniziata. Un libro un po' esasperante e monotono che però si fa leggere tutto perché accende in noi un bisogno di vendetta e chiarimento contro tutto ciò che è egoismo,prepotenza,violenza e ignoranza.

    ha scritto il 

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