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Viaggi nello scriptorium

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.3
(670)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 112 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Catalano , Tedesco , Svedese , Chi tradizionale

Isbn-10: 8806183494 | Isbn-13: 9788806183493 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Massimo Bocchiola ; Prefazione: Paul Auster

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Descrizione del libro
Mr. Blank è prigioniero in una stanza chiusa. Alcune persone vengono a trovano, sembra che lo conoscano bene, che facciano parte del suo passato. Ma lui non ricorda nulla di loro, né della propria vita. Chi è Mr. Blank? Chi sono Anna Blume e Sophie Fanshawe? Chi è John Trause? E perché tutti ce l'hanno con Mr. Blank? Che azioni terribili ha compiuto per meritarsi questa espiazione, questa prigionia?
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  • 0

    Incipit

    Il vecchio è seduto sull’orlo del piccolo letto con le mani appoggiate a palmi aperti sulle ginocchia, la testa bassa, gli occhi al ...continua

    Il vecchio è seduto sull’orlo del piccolo letto con le mani appoggiate a palmi aperti sulle ginocchia, la testa bassa, gli occhi al pavimento.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/v/viaggi-nello-scriptorium-paul-auster/

    ha scritto il 

  • 2

    Una bazzecola autoreferenziale

    Romanzetto circonvoluto di un autore talmente pieno di sé da fregarsene dell'empatia dei lettori. La parte più interessante è il riassunto del romanzo di cui si parla nel libro, mentre il discorso ...continua

    Romanzetto circonvoluto di un autore talmente pieno di sé da fregarsene dell'empatia dei lettori. La parte più interessante è il riassunto del romanzo di cui si parla nel libro, mentre il discorso sull'interdipendenza tra l'autore e i suoi personaggi è scialbo e banale, almeno per chi abbia già letto altre opere sull'argomento o si sia posto lo stesso interrogativo. Inoltre la soluzione è talmente telefonata da risultare ovvia, anche se Auster la mimetizza attraverso intellettualismi degni di miglior causa. Autoreferenziale e del tutto inutile, "Viaggi nello scriptorium" si salva solo perché è ben scritto. Ma non è una qualità sufficiente a farne un romanzo memorabile, né a renderne appagante la lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    che storia strana...poco più di un racconto ma il tema sorprende il lettore nelle ultime pagine rivelandosi come la storia delle "creature inventate dalla mente di un altro", peccato che resta tutto ...continua

    che storia strana...poco più di un racconto ma il tema sorprende il lettore nelle ultime pagine rivelandosi come la storia delle "creature inventate dalla mente di un altro", peccato che resta tutto accennato giusto una pennellata il cui senso sta tutto nel fatto che esse vivranno più a lungo della mente che le ha create, e la ragione la spigano loro stesse improvvise narratrici dirette: "perchè una volta gettate nel mondo continuiamo a esistere per sempre, e le nostre storie continuano a essere raccontate anche quando siamo morte. "

    ha scritto il 

  • 3

    Le tre stelle sono per la prosa, nitida e coinvolgente. Il romanzo in sè dice poco: insipido e noioso. Auster aveva in mano un'idea potenzialmente geniale (anche se di sicuro non innovativa) e l'ha ...continua

    Le tre stelle sono per la prosa, nitida e coinvolgente. Il romanzo in sè dice poco: insipido e noioso. Auster aveva in mano un'idea potenzialmente geniale (anche se di sicuro non innovativa) e l'ha sprecata alla grande. Peccato.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Lacrime di coccodrillo

    Un bravo scrittore può pubblicare le storie più improbabili lasciando il lettore a godere unicamente della sua eccellente scrittura. Il racconto è un virtuoso (e noioso) gioco di specchi. Un uomo ...continua

    Un bravo scrittore può pubblicare le storie più improbabili lasciando il lettore a godere unicamente della sua eccellente scrittura. Il racconto è un virtuoso (e noioso) gioco di specchi. Un uomo (si apprende in seguito che è uno scrittore) debilitato e privo di memoria, subisce un misterioso trattamento isolato in una camera da cui non può uscire, qui è accudito e riceve visite da persone che anziché dipanare il mistero lo infittiscono. Comprendiamo alla fine che costui sta espiando l’arbitrio di aver dato vita a personaggi costretti a vivere per sempre subendo le trame bizzarre e talvolta crudeli del loro creatore. Di riflesso è proprio quanto fa Auster creando un tale personaggio, un suo ideale alter ego, addossandosi le medesime responsabilità morali per aver costretto le vite uscite dalla sua penna a barcamenarsi fino alla fine dei tempi con il destino che ha loro imposto, con lo stesso fittizio senso di colpa del suo protagonista. Non mi spingo a insinuare che l’ambizione segreta di Auster sia quella di una interpretazione simbolica e metafisica che allude a un ulteriore passo indietro nel gioco di specchi, il più originario, vale a dire quello di un potente ed estroso demiurgo che si diverte a giocare con noi misere creature, abbandonandoci con noncuranza alla sciagura di vivere.

    ha scritto il 

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