Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Viaggio al termine della notte

By Louis-Ferdinand Celine

(178)

| Hardcover

Like Viaggio al termine della notte ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

586 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful


    Crudo, cinico, misantropo, nichilista. Un libro di quelli che fanno male come se ci fosse dato uno schiaffo in pieno volto alla fine di ogni capitolo. Eppure non si riesce a smettere di far scorrere le pagine, si cerca di resistere masochisticamente ...(continue)


    Crudo, cinico, misantropo, nichilista. Un libro di quelli che fanno male come se ci fosse dato uno schiaffo in pieno volto alla fine di ogni capitolo. Eppure non si riesce a smettere di far scorrere le pagine, si cerca di resistere masochisticamente a questa dose finemente frazionata di marciume quotidiano trasposto in parole.

    "Viaggio al termine della notte", un cammino circolare che inizia e ricomincia intorno alla miseria interiore e circostante, immutabile qualunque sia il contesto. Che sia una trincea sul fronte occidentale durante la Grande Guerra, un villaggio coloniale in Africa, una strada di New York, una fabbrica di Detroit, una periferia di Parigi, nel viaggio di Ferdinand Bardamu (alter ego dell' autore) c'è una continua fallimentare ricerca, una logorante perenne insoddisfazione.

    Una guerra, un lavoro o una relazione pericolosa che ci dilaniano come l'aquila di Prometeo, dopo che ci siamo illusoriamente rigenerati a ogni sorgere di sole... Céline in fondo potrebbe parlare per molti che, come lui, alla fine di uno dei cerchi, si lasciano forse andare, tra una lacrima e un pugno contro il muro, a un sorriso rassegnato.

    Is this helpful?

    Michele said on Sep 13, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Ceci n'est pas un commentaire, évitez-le

    Brutta cosa avere in casa due edizioni differenti dello stesso libro. Un dall’Oglio del ’66, lire 450, e un Corbaccio del 2006, euro 22. Brutta cosa perché Céline è notevole per la novità dello stile e per la “prodigiosa maestria del linguaggio”, e i ...(continue)

    Brutta cosa avere in casa due edizioni differenti dello stesso libro. Un dall’Oglio del ’66, lire 450, e un Corbaccio del 2006, euro 22. Brutta cosa perché Céline è notevole per la novità dello stile e per la “prodigiosa maestria del linguaggio”, e io che prediligo la scrittura alla narrazione (distinzione per me importante *) volevo leggere la traduzione che meglio rispondesse alla mia sensibilità estetico-emotiva, dato che la “fedeltà” al testo o alle “intenzioni” dell’autore è da sempre materia opinabile e controversa, sulla quale sono stati scritti testi più lunghi dei rotoloni Regina.
    Così mi sono lette per un po’ entrambe le edizioni. Si sa: i traduttori vengono spesso ignorati, sono dei nomi diventati di serie sul foglio di guardia (o da qualche altra parte), ma per noi rimangono sempre degli optional, che ci siano o meno (i nomi) nulla cambia al piacere della nostra lettura. E invece, io decisamente stenderei un tappeto rosso ai piedi di Alex Alexis (dall’Oglio).
    Che sensibilità! Che linguaggio! Che ritmo! Che superba capacità di rendere sfumature e atmosfere!
    Intendiamoci, anche Ernesto Ferrero, l’altro traduttore, è bravissimo, ma l’Alexis ha a mio avviso una marcia in più, e sono l’eleganza e, perché no, la suggestione poetica con cui ci “rimanda” Céline. Il linguaggio di Ferrero invece, è più immediato, oserei dire più vernacolare, e, in definitiva, più piatto. (Stiamo sempre parlando di un mio gusto personale).
    Un esempio. Sentite la differenza tra questi due passaggi.

    Un agente di polizia passeggiava sul boulevard. Passando si scuoteva il silenzio. Ciò faceva sussultare un commerciante qua e là impappinato nel suo calcolo aggressivo come un cane che sta rosicchiando. Una famiglia a zonzo occupava tutta la strada scantazzando all’angolo della place Jean-Jaurès, non avanzava la famiglia, esitava dinanzi ad una straduzza come una flottiglia da pesca quando c’è cattivo vento. Il padre andava a ruzzolare da un marciapiede all’altro e non la finiva più di pisciare.
    La notte era a casa sua.

    Un agente di polizia misurava a gran passi il boulevard. Al passaggio, il silenzio aveva come un rimescolamento che faceva sussultare, qua e là, un commerciante impappinato nei calcoli, aggressivo come un cane intento a rosicchiare. Una famiglia a zonzo occupava tutta la strada berciando all’angolo di place Jean-Jaurès. non avanzava più per niente, la famiglia, esitava davanti a una viuzza come una flottiglia di pescherecci al vento cattivo. Il padre inciampava da un marciapiede all’altro e non la smetteva di pisciare.
    La notte era a casa sua.

    Vi sembra che la suggestione non cambi di molto? Beh, allora che vi dico a fare chi sono i rispettivi traduttori?

    Ed ecco cosa scrive Céline di persona perché, ovviamente, alla fine mi sono procurata anche il testo originale.

    Un agent de police arpentait le boulevard. Au passage on remuait le silence. Ça faisait sursauter un commerçant par-ci, par-là, embarbouillé de son calcul aggressif comme un chien en train de ronger. Une famille en vadrouille occupait toute la rue en guelant au coin de la place Jean-Jaurès, elle n’avançait plus du tout la famille, elle hésitait devant un ruelle comme une escadrille de pêche par mauvais vent. Le père allait buter d’un trottoir à l’autre e n’en finisissait pas d’uriner.
    La nuit était chez elle.

    Se a qualcuno venisse da obbiettare, ma non potevi leggerti il libro direttamente in francese e risparmiarci tutto ‘sto smaronamento? risponderò che:
    a) non conosco affatto l’argot, e questo rende la lettura di Céline un po’ difettosa.
    b) VI AVEVO AVVERTITI che questo non era un commento, e se siete ancora qui che leggete, affari vostri!

    A bientôt! Les amis! Une fois qu’on y est, on y est bien!

    ******************************************************************

    A proposito delle differenze tra Narratore e Scrittore, avevo scritto sta cosa...

    Ebbene, succede.
    Nella vita (e successivamente conseguentemente forzatamente nel romanzo) esiste il Narratore, quello che si merita la Enne maiuscola perché è abilissimo nel narrarci storie, ce le sciorina sotto il naso come in un gioco di prestigio uno-due, guarda di qui, guarda di là, ed ora dimmi, che vedi? ed ecco che nella sua storia ci ritroviamo avvoltolati intrappolati innamorati senza neanche accorgercene, cosicché, quando finiamo il romanzo e alziamo lo sguardo al mondo, ci stupiamo che il mondo sia proprio questo e non l’altro, quello in cui eravamo sprofondati da ore e ci stavamo proprio bene, anche.
    E poi esiste lo Scrittore. Lo Scrittore usa la scrittura come un’arma, o come una carezza, o come un amplesso selvaggio, o tutte le cose insieme, o forse solo come storia, non ha importanza tanto quello che ci racconta ma come ce lo racconta o meglio come lo scrive, così come una mela è solo una mela ma diventa viso stralunato o luna piena o lama di luce a seconda di come viene fotografata. Lo Scrittore ti porta sempre al godimento. Di ogni sua immagine, dell’aggettivo messo accanto a un nome con cui sensorialmente non ha nulla a che vedere, (ma come è bello leggere, per esempio, “il cadere fragile delle foglie”) delle ripetizioni non solo volute, ma desiderate, delle virgole inaspettate, delle pause bianche, dei silenzi pieni di parole. Lo Scrittore puro è un miracolo vivente, una mina che vaga nel fragore delle mezze penne imperanti. Incontrarlo, è l’orgasmo.
    E poi esiste il miracolo doppio, quando narratore e scrittore s’incontrano e diventano una persona sola, ed ecco che nasce il capolavoro, o meglio, il fallimento di un capolavoro, perché “ogni romanzo è un fallimento rispetto al’idea iniziale dell’autore”, ma comunque si è sempre più vicini alla perfezione.

    Is this helpful?

    cc said on Sep 12, 2014 | 9 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Impossibile non considerare " Il viaggio " un capolavoro. Incalcolabile l influenza che quest' opera ha avuto su tutti gli scrittori, francesi e non , negli anni a venire e ha ancora oggi.
    Cèline si considerava un cronista più che un narratore e prop ...(continue)

    Impossibile non considerare " Il viaggio " un capolavoro. Incalcolabile l influenza che quest' opera ha avuto su tutti gli scrittori, francesi e non , negli anni a venire e ha ancora oggi.
    Cèline si considerava un cronista più che un narratore e proprio per questo il libro non risulta pesante, ma anzi è scorrevole e fluido. Il libro racconta una parte della vita dello stesso scrittore, da quando si arruola come soldato nella prima guerra mondiale, passando per i viaggi in Africa e negli U.S.A, fino ad arrivare all' ultima parte nella quale parla della sua professione di Medico dei poveri. Badate bene amici, non è un mero raccontare fatti e avvenimenti della propria vita. La grandezza del romanzo infatti è di contenere le riflessioni dell autore sulla natura umana, vista da un punto di vista prettamente nichilista, pessimista e cinico ma sempre con grande ironia. Un' umanità allo sbando e senza speranza per Celinè, come una scheggia di luce che finisce nella notte.

    Is this helpful?

    La versione di Doc said on Aug 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non avrei mai pensato che Cèline ascoltasse Gaber :D

    Is this helpful?

    algol said on Aug 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Il gusto efferato dei carnefici di guerra, l'abiezione delle colonie, la solitudine di New York, le meschinità omicide nelle putride periferie. Bardamu è stato soldato, esploratore e marinaio nella sua dimensione avventurosa e poi medico in malarnese ...(continue)

    Il gusto efferato dei carnefici di guerra, l'abiezione delle colonie, la solitudine di New York, le meschinità omicide nelle putride periferie. Bardamu è stato soldato, esploratore e marinaio nella sua dimensione avventurosa e poi medico in malarnese nella Parigi suburbana. Bardamu ha a che fare con gente, in divisa o in abiti civili, paranoica o semplicemente ottusa, che vuole il suo scalpo, o che lo vende, o che lo mette di mezzo in torbide vicende, o che semplicemente lo accusa o lo insulta. E in tutto questo marasma... quel Robinson: è saltato su dal nulla come quelle sagome di soldatini del tirassegno che stanno lì solo per essere crivellati dai colpi di avventori della fiera che vogliono fare i gradassi, o magari vincere una bamboletta da far ammuffire sotto il letto. Proprio come nei sogni Robinson puntualmente precede o segue Bardamu nei suoi itinerari, e lui sa sempre dove trovarlo, anche in capo al mondo; capisce bene che quello sfigato è il suo doppio, o comunque il suo amico, o il destino magari. Il susseguirsi delle avventure di Bardamu, ha la qualità dei sogni ad alta definizione: a volte, come in Africa, i colori si fanno vividi come in una tela dei Fauves. Ci accorgiamo della loro consistenza onirica o allucinatoria solo per paradossi e incongruenze - voglio solo citare la galera a remi che in pieno ventesimo secolo segue la rotta dal Congo a New York - del resto ben mimetizzati nella trama, o forse è Céline che da portentoso alchimista dello stile, riesce a farli accettare senza sussulti ai suoi lettori come dati di fatto ben incorporati nel lungo viaggio che- in fin dei conti - è stato anche il suo. Questa tinta allucinatoria che lumeggia qua e la, è del resto strumento- come il celebre periodare spezzato e contaminato di argot dello scrittore - che rende più evidente la denuncia della natura crudele e allo stesso tempo disgraziata dell'umanità. Bardamu è disperatamente pessimista e cinico nei suoi atteggiamenti e nelle sue tirate verso il mondo, non a tal punto, però da trascinarsi nelle secche del nichilismo, se è vero che le tappe presto abbandonate del suo peregrinare, non sono che passi verso un'agognata e oscura ricerca di infinito, e se è vero che da questa notte che ingoia le membra a pochi centimetri dalla luce, emergono figure di assoluta purezza come l'amante prostituta Molly, o il colono Alcide. Personaggio dunque assai contraddittorio questo Bardamu iconoclasta e idealista al tempo stesso, se è vero che, proprio alla fine del viaggio lui si esalta per la bella pensata che Robinson scova per uscire di scena, come per un mezzo potente atto a scongiurare quella morte che lo ossessiona da sempre. Immagina che anche lui, sostenuto e riempito da un'unica grande idea riuscirebbe a sprizzare ovunque piacere e coraggio... " Pieno fin qui sarei stato allora io di coraggio. Mi uscirebbe persino da ogni parte il coraggio e la vita anche lei non sarebbe che un'intera idea di coraggio che farebbe marciare tutto, gli uomini e le cose dalla Terra al Cielo. Di amore ce ne sarebbe talmente...che la Morte ci rimarrebbe chiusa dentro con la tenerezza e così in profondità, così calda che ci godrebbe alla fine la troia, che finirebbe per divertirsi con l'amore anche lei come tutti quanti..."

    Is this helpful?

    Teofano said on Aug 3, 2014 | Add your feedback

Book Details

Improve_data of this book