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Viaggio al termine della notte

Di

Editore: Dall' Oglio

4.4
(3794)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 414 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Catalano , Finlandese , Norvegese , Svedese , Greco

Isbn-10: A000035218 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Alex Alexis

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    Viaggio al termine della notte è il primo romanzo di Louis-Ferdinand Céline, pubblicato nel 1932.
    «Céline è stato creato da Dio per dare scandalo», scrisse Bernanos quando nel 1932 il romanzo diventò un successo mondiale, suscitando entusiasmi e contrasti feroci. Lo «scandalo Céline», che d ...continua

    Viaggio al termine della notte è il primo romanzo di Louis-Ferdinand Céline, pubblicato nel 1932.
    «Céline è stato creato da Dio per dare scandalo», scrisse Bernanos quando nel 1932 il romanzo diventò un successo mondiale, suscitando entusiasmi e contrasti feroci. Lo «scandalo Céline», che dura tuttora, è la profetica lucidità del suo delirio, uno sguardo che nulla perdona a sé e agli altri, che ha il coraggio di affrontare la notte dell'uomo così com'è. L'anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l'ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell'Africa coloniale, la New York della «folla solitaria», le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale. Totalmente nuovo, nel panorama francese ed europeo, è stato poi il suo modo insieme realistico e visionario, sofisticato e plebeo con cui Céline ha sputo trasfigurare questa materia incandescente. Per lui, in principio, è l'emozione, il sentimento della vita: di qui l'invenzione di un linguaggio che ha tutta l'immediatezza del «parlato» quotidiano, capace di dar voce, tra sarcasmi e pietà, alla tragicommedia di un secolo. Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del Novecento: è in realtà un'opera potentemente comica, esilarante, in cui lo spettacolo dell'abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell'incubo.
    Come il titolo stesso suggerisce, Voyage au bout de la nuit è un cupo, nichilistico romanzo in cui si mescolano misantropia e cinismo. Il titolo deriva da una strofa di una canzone dell'ufficiale svizzero a capo delle guardie di Luigi XVI, Thomas Legler: «La nostra vita è come il viaggio / di un viandante nella notte; / ognuno ha sul suo cammino / qualcosa che gli dà pena.»
    Céline esprime un pessimismo pressoché inconsolabile sulla natura umana, sulle istituzioni umane, sulla società e sulla vita in generale.
    Un libro che può essere definito un viaggio, tra Africa, America, e Francia, un uomo, Bardamu alla ricerca della sua Lola, del suo posto nel mondo, particolarissimo lo stile – che influenzerà le opere successive inevitabilmente – che fa ricorso ad espressione della lingua parlata, alla gergalità, ad iperboli e elissi. Particolare è anche la vicenda editoriale, il romanzo fu prima respinto da Gallimard e poi ripubblicato da loro. Il romanzo è dedicato a Elizabeth Craig, ballerina americana di cui era innamorato. Un romanzo che chi vive il a ridosso del Novecento dovrebbe sicuramente leggere, per riflettere sulle necessarie, ma anche inconcludenti contraddizioni dell’uomo.
    Mi piace concludere così: «Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario: ecco la sua forza, va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose: è tutto inventato».

    "In qualche mese, come cambia una camera, anche quando non si tocca niente. Per quanto vecchie, per quanto degradate siano, le cose, trovano ancora, non si sa dove, la forza d’invecchiare. Tutto era già cambiato intorno a noi. Non gli oggetti al loro posto, certo, ma le cose stesse, in profondità. Sono diverse quando le ritrovi le cose, loro possiedono, si direbbe, più forza per andare dentro di noi più tristemente, più profondamente ancora, più dolcemente di prima, per fondersi in quella specie di morte che cresce lentamente in noi, quietamente, giorno dopo giorno, vilmente, davanti alla quale ci si prepara ogni giorno a difendersi un po’ meno del giorno prima. Da una volta all’altra, la si vede frollare, raggrinzirsi in noi la vita, gli esseri e le cose insieme, che avevamo lasciato banali, preziosi, temibili qualche volta. La paura della fine ha marcato tutto con le sue rughe mentre trottavamo per la città dietro il piacere o il pane."

    ha scritto il 

  • 5

    Blasphème, immoral, dissolue: dans ce roman le mots circulent entre l'anéantissement et la comédie comme aucun autre auteur n'a jamais osé faire.
    Grace à la capacité incomparable de Céline, chaque page est riche de cynisme mais aussi de tendresse et de chagrin.
    Il raconte aux lecteu ...continua

    Blasphème, immoral, dissolue: dans ce roman le mots circulent entre l'anéantissement et la comédie comme aucun autre auteur n'a jamais osé faire.
    Grace à la capacité incomparable de Céline, chaque page est riche de cynisme mais aussi de tendresse et de chagrin.
    Il raconte aux lecteurs la vérité de la vie en mettant à nu l'hypocrisie.
    Par les yeux de Ferdinand Bardamu, le protagoniste du roman, Céline décrit les horreurs de la Grande Guerre, les tranchées des Flandres, et le monde dans les colonies africaines.
    La partie plus ironique est celle de la guerre: on ne conçoit pas jamais bien ce qu'il passe.
    Bardamu déteste fortement la guerre et il ne comprend pas pourquoi il doit tirer sur les Allemands.
    La guerre, par les moyens incomparables qu’elle nous donne pour éprouver les systèmes nerveux, agit à la manière d’un formidable révélateur de l’Esprit humain !
    Bardamu a comme envie malgré tout d’essayer de comprendre la brutalité des Allemands., mais plus encore il a envie de s’en aller, énormément, absolument, tellement tout cela lui apparait soudain comme l’effet d’une formidable erreur.
    Et pour fuir de cette erreur, Bardamu décide d'aller en Amérique, où il connait une jeune prostituée, Molly, vers laquelle il éprouve bientôt un exceptionnel sentiment de confiance, qui chez les êtres apeurés tient lieu d’amour.
    Ils deviennent intimes par le corps et par l’esprit; Molly possède d’amples ressources et l'amour qu’elle exécute pour vivre ne la fatiguait guère.
    Pour la première fois un être humain s’intéresse à Bardamu à son égoïsme, il se mette à sa place et pas seulement pour le juger comme tous les autres.
    Ah ! s'l l’avait rencontrée plus tôt, Molly, quand il était encore temps de prendre une route au lieu d’une autre !
    Mais il est trop tard pour se refaire une jeunesse! On devient rapidement vieux et de façon irrémédiable encore. On s’en aperçoit à la manière qu’on a prise d’aimer son malheur malgré soi. C’est la nature qui est plus forte que nous, voilà tout. Elle nous essaye dans un genre et on ne peut plus en sortir de ce genre-là.
    On prend doucement son rôle et son destin au sérieux sans s’en rendre bien compte et
    puis quand on se retourne il est bien trop tard pour en changer. On est devenu tout inquiet et c’est entendu comme ça pour toujours.
    Il aime bien Molly, sûrement, mais il aime encore mieux son vice, celle envie de s’enfuir de partout, de voyager à la recherche de il ne saie quoi, par un sot orgueil sans doute, par conviction d’une espèce de supériorité.
    Voyager, c’est bien utile, ça fait travailler l’imagination.
    Tout le reste n’est que déceptions et fatigues. Notre voyage à nous est entièrement imaginaire. Voilà sa force.
    Il va de la vie à la mort. Hommes, bêtes, villes et choses, tout est imaginé.
    Et puis d’abord tout le monde peut en faire autant. Il suffit de fermer les yeux.
    C’est de l’autre côté de la vie.
    Mais c’est surtout de Molly, qu'il se souvient
    bien, quand il pense à quelque chose de gentil.
    Il l’aime encore et toujours, à sa manière, qu’elle peut venir chez lui quand elle veut partager son pain et sa furtive destinée. Si elle n’est plus belle, eh bien tant pis !
    Ils s'arrangerons ! Il a gardé tant de beauté d’elle en lui, si vivace, si chaude qu'il ’en ai bien pour tous les deux et pour au moins vingt ans encore, le temps d’en finir définitivement.
    La vie nous force à rester beaucoup trop souvent avec les fantômes.
    Il a beau essayer de se perdre pour ne plus se retrouver devant sa vie, il la retrouve partout simplement. Il revient sur moi-même.
    De l’amour on en aurait tellement, par la même occasion, par-dessus le marché, que la Mort en resterait enfermée dedans avec
    la tendresse et si bien dans son intérieur, si chaude qu’elle en jouirait enfin la garce, qu’elle en finirait par s’amuser d’amour
    aussi elle, avec tout le monde. C’est ça qui serait beau ! Qui serait réussi !

    ha scritto il 

  • 0

    ... ! ... ! ... ! : )

    Questo testo dimostra insindacabilmente che i corazzieri erano obsoleti nella Grande Guerra. Si sono scritte molte sciocchezze sui corazzieri francesi a Waterloo, ma la realtà è che costringendo la fanteria alleata a rimanere immobile in quadrato, la rendevano facile bersaglio per l'artiglieria. ...continua

    Questo testo dimostra insindacabilmente che i corazzieri erano obsoleti nella Grande Guerra. Si sono scritte molte sciocchezze sui corazzieri francesi a Waterloo, ma la realtà è che costringendo la fanteria alleata a rimanere immobile in quadrato, la rendevano facile bersaglio per l'artiglieria. Ci sono resoconti di battaglioni britannici che alla fine della fiera giacevano "morti in quadrato". Le perdite inflitte ai quadrati dai cavalieri erano minime - qualche pistolettata, qualche lanciere esagitato - ma quelle inflitte dai cannoni erano atroci. Il brigadiere Destouches ci racconta come ai suoi tempi tutto questo fosse tramontato per sempre: lettura necessaria per chiunque persegua una carriera militare. Sono contento che i comunisti non siano riusciti ad assassinare Céline, ha scritto della gran roba anche dopo di questo.

    ha scritto il 

  • 4

    "In qualche mese, come cambia una camera, anche quando non si tocca niente. Per quanto vecchie, per quanto degradate siano, le cose, trovano ancora, non si sa dove, la forza d’invecchiare. Tutto era già cambiato intorno a noi. Non gli oggetti al loro posto, certo, ma le cose stesse, in profond ...continua

    "In qualche mese, come cambia una camera, anche quando non si tocca niente. Per quanto vecchie, per quanto degradate siano, le cose, trovano ancora, non si sa dove, la forza d’invecchiare. Tutto era già cambiato intorno a noi. Non gli oggetti al loro posto, certo, ma le cose stesse, in profondità. Sono diverse quando le ritrovi le cose, loro possiedono, si direbbe, più forza per andare dentro di noi più tristemente, più profondamente ancora, più dolcemente di prima, per fondersi in quella specie di morte che cresce lentamente in noi, quietamente, giorno dopo giorno, vilmente, davanti alla quale ci si prepara ogni giorno a difendersi un po’ meno del giorno prima. Da una volta all’altra, la si vede frollare, raggrinzirsi in noi la vita, gli esseri e le cose insieme, che avevamo lasciato banali, preziosi, temibili qualche volta. La paura della fine ha marcato tutto con le sue rughe mentre trottavamo per la città dietro il piacere o il pane."

    ha scritto il 

  • 4

    Che dire di questo romanzo? Bellissimo e a tratti nauseante ci propone un viaggio sia nello spazio che nell'animo umano, un viaggio nella notte perchè l'uomo invecchiando non può che scendere sempre più in basso negli abissi della notte; e per arrivare ancora più in basso, il più in basso possibi ...continua

    Che dire di questo romanzo? Bellissimo e a tratti nauseante ci propone un viaggio sia nello spazio che nell'animo umano, un viaggio nella notte perchè l'uomo invecchiando non può che scendere sempre più in basso negli abissi della notte; e per arrivare ancora più in basso, il più in basso possibile ci vuole cultura, bisogna aver studiato. Il libro è sicuramente, in molte parti, autobiografico.
    Alcune parti del libro, l'inizio e la fine soprattutto, sono particolarmente belle. L'inizio ci porta nel cuore della guerra mondiale, guardando comportamenti e situazioni dall'originale e sano punto di vista del codardo che se ne infischia della patria e tiene alla pelle, che contrappone alla follia collettiva e al desiderio di morte un sano istinto di sopravvivenza. La descrizione della perversione della guerra e del carrozzone di stupidità, boria, egoismo vari, meschinità che le tengono dietro è bellissima. Ricorda un po' Comma 22. Di fronte a ufficiali vanesi, idioti, stupidamente obbedienti non c'è ideale che sopravviva. Il linguaggio è spontaneo, a volte apparentemente sgrammaticato, dà l'idea di immediatezza, di essere seduti da qualche parte con l'autore, in un locale malfamato ad ascoltare. All'editore che vuole correggergli la grammatica fa una scenata: "Ho l'aria scalcinata ma so perfettamente quel che voglio.". E effettivamente Celine non vuole scrivere come Francois Mauriac, raggiunge il suo scopo parlando al lettore come a un compagno di sbornie e di battaglia, come a un vecchio amico.
    Ma mentre l'inizio del libro è interessante, bello e originale, il cuore del libro stanca. Stanca il cinismo assoluto con cui le cose sono guardate. Ci viene presentato un universo di bassezze cui non c'è mai limite, un'umanità senza umanità, un uomo cui hanno strappato l'anima. La faticosa lettura del romanzo porta a pensare se davvero valga la pena di vivere in questo mondo bidimensionale. La mancanza di speranza, di fede religiosa forse, spinge a strappare a morsi alla vita ogni piacere a costo di qualsiasi prezzo morale. Pochi personaggi non inseguono un interesse personale. Per es. Alcide e lo si vede vergognarsi del suo buon cuore, del desiderio di mantenere con tanta fatica la nipotina orfana. Non ci si deve vergognare dei vizi ma nascondere la bontà. Questo modo di vedere le cose, porta alla fine del libro a un cambio impercettibile di ottica, a una stanchezza morale, a una stanchezza di vivere senza scopo, a una nausea di se stessi e del mondo cui non c'è risposta, nausea che accomuna scrittore e lettore.

    "Marcia in modo strano la pietà. Se qualcuno avesse detto al comandante Pincon che lui altro non era che uno sporco assassino vigliacco, gli avrebbe fatto un piacere enorme, quello di farci fucilare seduta stante dal capitano della gerdarmeria che non lo lasciava mai d'un passo e che, lui, pensava esattamente quello. Era mica coi tedeschi che ce l'aveva, il capitano della gerdarmeria.
    ......
    La grande sconfitta in tutto è dimenticare, e soprattutto quel che ti ha fatto crepare, e crepare senza capire mai fino a qual punto gli uomini sono carogne."

    ha scritto il 

  • 4

    Ferdinand Bardamu, un uomo in fuga, un uomo in viaggio, un medico, un amante del gentil sesso, una creatura smarrita, perduta. E' su questa figura che si incentra Viaggio al termine della notte, opera prima di Céline, un romanzo con spunti autobiografici che si pone, in realtà, come una autentica ...continua

    Ferdinand Bardamu, un uomo in fuga, un uomo in viaggio, un medico, un amante del gentil sesso, una creatura smarrita, perduta. E' su questa figura che si incentra Viaggio al termine della notte, opera prima di Céline, un romanzo con spunti autobiografici che si pone, in realtà, come una autentica e imprescindibile disamina del Novecento. Le stratificazioni innumerevoli delle avventure rocambolesche di Bardamu si sviluppano, sotto gli occhi del lettore, con la stessa complessità opulenta del linguaggio, che si ripiega su se stesso, si insegue, si tormenta, ci tormenta, ci avvince. Tra la Francia, le Colonie, l'America, in pace o in guerra, l'umanità variegata di Céline è il fulcro di un'opera pungente, cinica, amara, che ammicca al satirico e al grottesco. In questa girandola tragicomica di antieroi si salvano pochi, fulgidi esempi di caritatevolezza e bontà, personaggi che comunque non si sottrarranno - non possono - allo squallore e al tormento di un secolo misero e inautentico, che ha sostituito l'irrisione alla pietà, l'opportunismo alla vocazione, l'ossessione all'amore.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci venivamo, noi, a cercare a tentoni la nostra felicità, che il mondo intero ci insidiava con rabbia. Ci vergognavamo di quella voglia, ma bisognava pur farci qualcosa! È più difficile rinunciare all'amore che alla vita. Si passa il tempo a uccidere o ad adorare a sto mondo, tutt'e due insieme. ...continua

    Ci venivamo, noi, a cercare a tentoni la nostra felicità, che il mondo intero ci insidiava con rabbia. Ci vergognavamo di quella voglia, ma bisognava pur farci qualcosa! È più difficile rinunciare all'amore che alla vita. Si passa il tempo a uccidere o ad adorare a sto mondo, tutt'e due insieme. "Ti odio! Ti adoro!". Si tira avanti, ci si tiene compagnia, si appioppa la vita al bipede del secolo dopo, con frenesia, a ogni costo, come se fosse straordinariamente divertente perpetuarsi, come se quello ci potesse rendere, in fin dei conti, eterni. Voglia di abbracciarsi, malgrado tutto, come ci si gratta.

    ha scritto il 

  • 5

    Crudo, cinico, misantropo, nichilista. Un libro di quelli che fanno male come se ci fosse dato uno schiaffo in pieno volto alla fine di ogni capitolo. Eppure non si riesce a smettere di far scorrere le pagine, si cerca di resistere masochisticamente a questa dose finemente frazionata di marciume ...continua

    Crudo, cinico, misantropo, nichilista. Un libro di quelli che fanno male come se ci fosse dato uno schiaffo in pieno volto alla fine di ogni capitolo. Eppure non si riesce a smettere di far scorrere le pagine, si cerca di resistere masochisticamente a questa dose finemente frazionata di marciume quotidiano trasposto in parole.

    "Viaggio al termine della notte", un cammino circolare che inizia e ricomincia intorno alla miseria interiore e circostante, immutabile qualunque sia il contesto. Che sia una trincea sul fronte occidentale durante la Grande Guerra, un villaggio coloniale in Africa, una strada di New York, una fabbrica di Detroit, una periferia di Parigi, nel viaggio di Ferdinand Bardamu (alter ego dell' autore) c'è una continua fallimentare ricerca, una logorante perenne insoddisfazione.

    Una guerra, un lavoro o una relazione pericolosa che ci dilaniano come l'aquila di Prometeo, dopo che ci siamo illusoriamente rigenerati a ogni sorgere di sole... Céline in fondo potrebbe parlare per molti che, come lui, alla fine di uno dei cerchi, si lasciano forse andare, tra una lacrima e un pugno contro il muro, a un sorriso rassegnato.

    ha scritto il 

  • 0

    Ceci n'est pas un commentaire, évitez-le

    Brutta cosa avere in casa due edizioni differenti dello stesso libro. Un dall’Oglio del ’66, lire 450, e un Corbaccio del 2006, euro 22. Brutta cosa perché Céline è notevole per la novità dello stile e per la “prodigiosa maestria del linguaggio”, e io che prediligo la scrittura alla narrazione (d ...continua

    Brutta cosa avere in casa due edizioni differenti dello stesso libro. Un dall’Oglio del ’66, lire 450, e un Corbaccio del 2006, euro 22. Brutta cosa perché Céline è notevole per la novità dello stile e per la “prodigiosa maestria del linguaggio”, e io che prediligo la scrittura alla narrazione (distinzione per me importante *) volevo leggere la traduzione che meglio rispondesse alla mia sensibilità estetico-emotiva, dato che la “fedeltà” al testo o alle “intenzioni” dell’autore è da sempre materia opinabile e controversa, sulla quale sono stati scritti testi più lunghi dei rotoloni Regina.
    Così mi sono lette per un po’ entrambe le edizioni. Si sa: i traduttori vengono spesso ignorati, sono dei nomi diventati di serie sul foglio di guardia (o da qualche altra parte), ma per noi rimangono sempre degli optional, che ci siano o meno (i nomi) nulla cambia al piacere della nostra lettura. E invece, io decisamente stenderei un tappeto rosso ai piedi di Alex Alexis (dall’Oglio).
    Che sensibilità! Che linguaggio! Che ritmo! Che superba capacità di rendere sfumature e atmosfere!
    Intendiamoci, anche Ernesto Ferrero, l’altro traduttore, è bravissimo, ma l’Alexis ha a mio avviso una marcia in più, e sono l’eleganza e, perché no, la suggestione poetica con cui ci “rimanda” Céline. Il linguaggio di Ferrero invece, è più immediato, oserei dire più vernacolare, e, in definitiva, più piatto. (Stiamo sempre parlando di un mio gusto personale).
    Un esempio. Sentite la differenza tra questi due passaggi.

    Un agente di polizia passeggiava sul boulevard. Passando si scuoteva il silenzio. Ciò faceva sussultare un commerciante qua e là impappinato nel suo calcolo aggressivo come un cane che sta rosicchiando. Una famiglia a zonzo occupava tutta la strada scantazzando all’angolo della place Jean-Jaurès, non avanzava la famiglia, esitava dinanzi ad una straduzza come una flottiglia da pesca quando c’è cattivo vento. Il padre andava a ruzzolare da un marciapiede all’altro e non la finiva più di pisciare.
    La notte era a casa sua.

    Un agente di polizia misurava a gran passi il boulevard. Al passaggio, il silenzio aveva come un rimescolamento che faceva sussultare, qua e là, un commerciante impappinato nei calcoli, aggressivo come un cane intento a rosicchiare. Una famiglia a zonzo occupava tutta la strada berciando all’angolo di place Jean-Jaurès. non avanzava più per niente, la famiglia, esitava davanti a una viuzza come una flottiglia di pescherecci al vento cattivo. Il padre inciampava da un marciapiede all’altro e non la smetteva di pisciare.
    La notte era a casa sua.

    Vi sembra che la suggestione non cambi di molto? Beh, allora che vi dico a fare chi sono i rispettivi traduttori?

    Ed ecco cosa scrive Céline di persona perché, ovviamente, alla fine mi sono procurata anche il testo originale.

    Un agent de police arpentait le boulevard. Au passage on remuait le silence. Ça faisait sursauter un commerçant par-ci, par-là, embarbouillé de son calcul aggressif comme un chien en train de ronger. Une famille en vadrouille occupait toute la rue en guelant au coin de la place Jean-Jaurès, elle n’avançait plus du tout la famille, elle hésitait devant un ruelle comme une escadrille de pêche par mauvais vent. Le père allait buter d’un trottoir à l’autre e n’en finisissait pas d’uriner.
    La nuit était chez elle.

    Se a qualcuno venisse da obbiettare, ma non potevi leggerti il libro direttamente in francese e risparmiarci tutto ‘sto smaronamento? risponderò che:
    a) non conosco affatto l’argot, e questo rende la lettura di Céline un po’ difettosa.
    b) VI AVEVO AVVERTITI che questo non era un commento, e se siete ancora qui che leggete, affari vostri!

    A bientôt! Les amis! Une fois qu’on y est, on y est bien!

    ******************************************************************

    A proposito delle differenze tra Narratore e Scrittore, avevo scritto sta cosa...

    Ebbene, succede.
    Nella vita (e successivamente conseguentemente forzatamente nel romanzo) esiste il Narratore, quello che si merita la Enne maiuscola perché è abilissimo nel narrarci storie, ce le sciorina sotto il naso come in un gioco di prestigio uno-due, guarda di qui, guarda di là, ed ora dimmi, che vedi? ed ecco che nella sua storia ci ritroviamo avvoltolati intrappolati innamorati senza neanche accorgercene, cosicché, quando finiamo il romanzo e alziamo lo sguardo al mondo, ci stupiamo che il mondo sia proprio questo e non l’altro, quello in cui eravamo sprofondati da ore e ci stavamo proprio bene, anche.
    E poi esiste lo Scrittore. Lo Scrittore usa la scrittura come un’arma, o come una carezza, o come un amplesso selvaggio, o tutte le cose insieme, o forse solo come storia, non ha importanza tanto quello che ci racconta ma come ce lo racconta o meglio come lo scrive, così come una mela è solo una mela ma diventa viso stralunato o luna piena o lama di luce a seconda di come viene fotografata. Lo Scrittore ti porta sempre al godimento. Di ogni sua immagine, dell’aggettivo messo accanto a un nome con cui sensorialmente non ha nulla a che vedere, (ma come è bello leggere, per esempio, “il cadere fragile delle foglie”) delle ripetizioni non solo volute, ma desiderate, delle virgole inaspettate, delle pause bianche, dei silenzi pieni di parole. Lo Scrittore puro è un miracolo vivente, una mina che vaga nel fragore delle mezze penne imperanti. Incontrarlo, è l’orgasmo.
    E poi esiste il miracolo doppio, quando narratore e scrittore s’incontrano e diventano una persona sola, ed ecco che nasce il capolavoro, o meglio, il fallimento di un capolavoro, perché “ogni romanzo è un fallimento rispetto al’idea iniziale dell’autore”, ma comunque si è sempre più vicini alla perfezione.

    ha scritto il 

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