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Viaggio al termine della notte

Di

Editore: Dall' Oglio

4.4
(3901)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 414 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Catalano , Finlandese , Norvegese , Svedese , Greco , Danese , Portoghese

Isbn-10: A000035218 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Alex Alexis

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 3

    UN CINICO VIGLIACCO A ZONZO NEL MARCIUME DELL’OCCIDENTE

    LETTO IN EBOOK
    ________________
    “Viaggio al termine della notte” (1932) di Luis-Ferdinand Céline è un viaggio attraverso la nefandezza umana: gli orrori della Prima Guerra Mondiale, la decadenza del c ...continua

    LETTO IN EBOOK
    ________________
    “Viaggio al termine della notte” (1932) di Luis-Ferdinand Céline è un viaggio attraverso la nefandezza umana: gli orrori della Prima Guerra Mondiale, la decadenza del colonialismo africano, le bassezze del lavoro fordiano e del consumismo americano, gli aspetti più triviali della professione medica, i bordelli, la miseria che conduce all’omicidio, la prigionia della famiglia, amori omicidi, la claustrofobia dei manicomi.
    Tutto è visto attraverso la vita di un uomo, Ferdinand Bardamu, che partendo dalla Francia di un secolo fa, attraversa il mondo, in un’irrequietezza che nasce dalla sua stessa incapacità di adattarsi e di emergere in un mondo difficile. Un personaggio che non si fa amare e in cui, credo, difficilmente ci si può riconoscere. Sostanzialmente un vigliacco o, più precisamente, un cinico smidollato.
    Eppure questa Notte della civiltà occidentale che attraversa non è poi così cupa come ben peggiori distopie c’hanno mostrato, la sua non è affatto una piena abiezione. Rimane un uomo grigio e tutto sommato noioso e questo rende il romanzo, a tratti interessante, a tratti altrettanto pesante. La condanna della guerra, vista attraverso la sua vigliaccheria, perde spessore. Il suo essere meschino lo rende parte di questo mondo oscuro, privandolo della forza morale per condannarlo veramente. Mi viene da pensare a “I miserabili” di Hugo, ma qui è tutto rovesciato. Non c’è nessuna grandezza interiore in Ferdinand, nessun afflato divino. In Céline c’è solo squallore, che penetra nel profondo dei cuori umani.
    Tanti sono gli eventi narrati, troppi. Tanti i luoghi attraversati, geografici e dell’anima: troppi. Troppi per far sì che quest’opera conservi una solida unitarietà. Non basta la centralità del protagonista, non basta il narrare della nefandezza della civiltà occidentale.
    Questo pavido cinismo di Ferdinand Bardamu non ci fa amare lui e, in definitiva, ci rende difficile amare il romanzo stesso e con esso il suo autore.
    L’opera è stata molto lodata dalla critica soprattutto come opera di denuncia dei difetti del XX secolo e spesso criticata proprio perché letta in chiave politica, ma i difetti “politici” che possono venirle ascritti io credo trovino la propria sostanza nella negatività nichilistica di queste pagine, nella totale mancanza di eroismo, di speranza, di sogno. Anche un’opera politica deve essere in qualche modo propositiva o, se non lo è, più fortemente negativa. La sensazione, invece, è di un generale grigiore, formato, è vero, da numerose sfumature di grigio (non cinquanta, eh!), ma non per questo meno grigio di un film in bianco e nero nell’era del technicolor.
    Leggendo la biografia di Luis-Ferdinand Cèline si vede che il “Viaggio al termine della notte” ha una forte componente autobiografica. Questo forse è un bene, perché quando un autore scrive di cose che ben conosce, ne scrive meglio, ma forse è anche un male, perché è difficile liberare la fantasia nelle autobiografie. Forse anche per questo Cèline non riesce a condannare veramente Ferdinand Bardamu e non condannandolo, lui che è un esponente del XX secolo, non condanna veramente, con la dovuta forza questo tempo. E dico questo non in senso politico, perché io ritenga il secolo da condannare (questo non rileva), ma in senso letterario: si ha una debolezza narrativa.
    Non vorrei aver dato un’impressione totalmente negativa di questa lettura, perché è comunque degna d’esser fatta. Io ho letto in traduzione italiana, ma chi può credo che farebbe bene a leggerlo in francese, perché uno dei pregi di questo romanzo, a quanto leggo, pare sia proprio l’uso della lingua, la capacità di Céline di ricostruire i dialoghi, di mescolare linguaggio volgare e colto. In traduzione molto di tutto ciò si perde.
    Rimangono comunque un personaggio ricco, una trama articolata, un quadro del XX secolo come poche altre opere sono mai riuscite a fare e tutto ciò può bastare per dedicare al “Voyage au bout de la nuit” qualche ora. Del resto in molti (troppi!) lo considerano uno dei capolavori del Novecento (se non IL Capolavoro)! Certo, non dobbiamo dimenticarci che fu pubblicato nell’ormai lontano 1932 e che per quei tempi aveva una fortissima carica anticonformista, sia nei contenuto che nello stile. Se l’avessi letto allora, probabilmente anche io ne sarei rimasto scioccato. Letto, invece, oggi non mi ha soddisfatto pienamente. Ne capisco la grandezza e profondità, ma, a pelle, non è uno di quei libri che riescono a colpirmi a fondo, a stendermi. Purtroppo, in alcune parti mi ha persino annoiato. I libri amo giudicarli a prescindere dal contesto storico (di questo si occupi chi è più titolato di me). Mi piace capire cosa mi danno oggi, come lettore: mi ha fatto riflettere, mi ha lasciato perplesso, ma non molto di più. Un altro dei capolavori della letteratura che non tocca esattamente le mie corde! Non uno di quei libri, che non posso digerire, ma uno che forse rischio di digerire troppo in fretta e che, quindi, mi lascerà poco. Eppure mentre scrivo queste righe continuo a dirmi che c’è qualcosa nel romanzo che oggi mi sfugge e che forse domani potrebbe riaffiorare. Penso a quando vidi “Stalker” di Tarkovskij: alla fine mi dissi “ma che razza di film!” e cancellai la cassetta. Un attimo dopo mi resi conto di aver visto un capolavoro!

    ha scritto il 

  • 5

    E' con l'amore che comincia

    E ora che scrivo? Cosa poter eviscerare da una scrittura con putrelle a vista? Céline snuda tutta la barbarie di quell’atto insensato che è la guerra, “questa fottuta smisurata rabbia che spingeva met ...continua

    E ora che scrivo? Cosa poter eviscerare da una scrittura con putrelle a vista? Céline snuda tutta la barbarie di quell’atto insensato che è la guerra, “questa fottuta smisurata rabbia che spingeva metà degli umani, volenti o no, a spedire l’altra metà al mattatoio”. Il suo animo delirante di emigrante inquieto lo porta a perlustrare altre sventurate destinazioni per terra e per mare: l’aberrante esperienza nell’Africa coloniale malarica ed infestante “quella delle foreste impenetrabili, dei miasmi velenosi, delle solitudini inviolate, verso i grandi tiranni negri che sguazzavano all’incrocio di fiumi senza fine”, l’approdo in America dove conosce l’alienazione e lo sfruttamento capitalistico nelle fabbriche Ford di Detroit, l’esercizio della professione medica nei boulevard poveri della Ville Lumière. Cos’è un viaggio se non la necessità di voler scappare da ogni luogo, alla ricerca di non si sa bene cosa, portando dentro un ammasso di carne delusa anche il coraggio di arrivare in fondo a tutto quello che ci può capitare? Celine è un narratore estremo e consapevole, guidato dall’istinto e dall’umore, che si contraddistingue per la potente espressività velenifera e per l’invettiva calibrata rintracciabile nei ricorrenti aggettivi di biasimo nei confronti della miseria di cuore dell’uomo. Nei momenti in cui l’oscurità della sera si posa silenziosa sulle rive della Senna, sulle chiatte, sui lampioni delle strade, sui luoghi dimenticati, sopraggiunge la veglia dell’uomo, un moderno Tantalo che si aggrappa all’illusione di trovare un frammento di luce per sopravvivere ad un’altra notte, di quelle così buie che sembrano aver spento pure le stelle. Quel frammento di bagliore è il Voyage, un atto d’accusa che ci invita a prendere in carico un fardello amarissimo, arrivando fino in fondo, malgrado tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    Altra opera di cui avevo conosciuto l'esistenza grazie alla mia passione per Jim Morrison, avido lettore, che aveva amato anche questo libro e ne aveva tratto ispirazione per la sua canzone End of the ...continua

    Altra opera di cui avevo conosciuto l'esistenza grazie alla mia passione per Jim Morrison, avido lettore, che aveva amato anche questo libro e ne aveva tratto ispirazione per la sua canzone End of the night. L'ho appena terminato e ne sono rimasto davvero colpito: non esito a definirlo uno dei migliori libri che abbia letto. È duro, schietto, diretto, disincantato...ma proprio nel momento in cui affonda nelle miserie della vita, Céline è in grado di farne emergere il lato comico, e di stemperare almeno un po' quello che parrebbe un pessimismo cosmico ... ma quante cose ci sarebbero da dire, e quanti piani di lettura e significati offre il Voyage, che non a caso è considerato - e a mio avviso è - uno dei capolavori del '900. A tale proposito è davvero ben fatta e molto interessante la postfazione di Ernesto Ferrero (Céline, ovvero lo scandalo di un secolo), traduttore dell'edizione in mio possesso, che parla dell'autore, del libro, delle reazioni che suscitò all'epoca in cui fu pubblicato e dello stile con cui fu scritto, nonché della sua traduzione, aspetto spesso sottovalutato quando si leggono libri di autori stranieri e che invece gioca un aspetto fondamentale nella resa di un'opera scritta in un'altra lingua.

    ha scritto il 

  • 4

    Il gusto efferato dei carnefici di guerra, l'abiezione delle colonie, la solitudine di New York, le meschinità omicide nelle putride periferie. Bardamu è stato soldato, esploratore e marinaio nella su ...continua

    Il gusto efferato dei carnefici di guerra, l'abiezione delle colonie, la solitudine di New York, le meschinità omicide nelle putride periferie. Bardamu è stato soldato, esploratore e marinaio nella sua dimensione avventurosa, e poi medico in malarnese nella Parigi suburbana.
    Bardamu ha a che fare con gente - in divisa o in abiti civili- paranoica o semplicemente ottusa, piena di brutti intendimenti: o vuole il suo scalpo, o che lo vende tutto intero, o che lo mette di mezzo in torbide vicende, oppure che semplicemente lo accusa o lo insulta. E in tutto questo marasma... quel Robinson: è saltato su dal nulla come quelle sagome di soldatini del tirassegno che stanno lì solo per essere crivellati dai colpi di avventori della fiera che vogliono fare i gradassi, o magari vincere una bamboletta da far ammuffire sotto il letto.
    Proprio come nei sogni Robinson puntualmente precede o segue Bardamu nei suoi itinerari, e lui sa sempre dove trovarlo, anche in capo al mondo; capisce bene che quello sfigato è il suo doppio, o comunque il suo amico, o il destino magari. Il susseguirsi delle avventure di Bardamu, ha la qualità dei sogni ad alta definizione: a volte, come in Africa, i colori si fanno vividi come in una tela di Henri il doganiere. Ci accorgiamo della loro consistenza onirica o allucinatoria solo per paradossi e incongruenze - voglio solo citare la galera a remi che in pieno ventesimo secolo segue la rotta dal Congo a New York - del resto ben mimetizzati nella trama; o forse è Céline che da portentoso alchimista dello stile, riesce a farli accettare senza sussulti ai suoi lettori come dati di fatto ben incorporati nel lungo viaggio che- in fin dei conti - è stato anche il suo.
    Questa tinta allucinatoria che lumeggia qua e la, è del resto strumento- come il celebre periodare spezzato e contaminato di argot dello scrittore - che rende più evidente la denuncia della natura crudele e allo stesso tempo disgraziata dell'umanità. Bardamu è disperatamente pessimista e cinico nei suoi atteggiamenti e nelle sue tirate verso il mondo, non a tal punto, però da trascinarsi nelle secche del nichilismo, se è vero che le tappe presto abbandonate del suo peregrinare, non sono che passi verso un'agognata e oscura ricerca di infinito, e se è vero che da questa notte che ingoia le membra a pochi centimetri dalla luce, emergono figure di assoluta purezza come l'amante prostituta Molly, o il colono Alcide.
    Personaggio dunque assai contraddittorio questo Bardamu: iconoclasta e idealista al tempo stesso, se è vero che, proprio alla fine del viaggio lui si esalta per la bella pensata che Robinson scova per uscire di scena, come per un mezzo potente atto a scongiurare quella morte che lo ossessiona da sempre. Immagina che anche lui, sostenuto e riempito da un'unica grande idea riuscirebbe a sprizzare ovunque piacere e coraggio... " Pieno fin qui sarei stato allora io di coraggio. Mi uscirebbe persino da ogni parte il coraggio e la vita anche lei non sarebbe che un'intera idea di coraggio che farebbe marciare tutto, gli uomini e le cose dalla Terra al Cielo. Di amore ce ne sarebbe talmente...che la Morte ci rimarrebbe chiusa dentro con la tenerezza e così in profondità, così calda che ci godrebbe alla fine la troia, che finirebbe per divertirsi con l'amore anche lei come tutti quanti..."

    ha scritto il 

  • 4

    "La vita è una scheggia di luce al termine della notte"

    "….se l’avessi incontrata prima ma era troppo tardi per rifarmi una giovinezza non ci credevo più. Si diventa rapidamente vecchi te ne accorgi dal modo in cui hai preso ad amare le tue disgrazie tuo m ...continua

    "….se l’avessi incontrata prima ma era troppo tardi per rifarmi una giovinezza non ci credevo più. Si diventa rapidamente vecchi te ne accorgi dal modo in cui hai preso ad amare le tue disgrazie tuo malgrado la natura è più forte di te ecco tutto ci prende le misure in un certo genere e non puoi più uscirne da quel genere lì si prende sul serio il proprio destino e poi è troppo tardi per cambiare… sono andata a ritrovarla Molly . Noi diciamo le cose più grandi di quelle che sono gli americani no, ci vergogniamo di aver giudicato l’umanità più bassa di quello che è davvero…ti assicuro che ti amerò l sempre Molly, è che io avevo quella inclinazione per i fantasmi, non per colpa mia, forse perché la vita vi obbliga a restare un po’ spesso con i fantasmi..voi siete ammalato del vostro desiderio di saperne sempre di più..è il viaggiatore solitario quello che va più lontano e poi tornerò, assicura con faccia di bronzo, no Ferdinand non tornerete più, voi fate solo quello che è più importante fare è solo quello che conta..alla stazione l’ho abbracciata con tutto il coraggio che avevo nella carcassa..avevo una pena autentica per me per tutti gli uomini, è forse questo che si cerca nella vita, la più grande pena possibile per diventare se stessi prima di morire. Sono passati degli anni da quella partenza, ho scritto a Detroit, ovunque ma non ho ricevuto risposta io voglio che se lei può ancora leggermi da un posto che non conosco che lei sapesse che non sono cambiato e che l’amo ancora e che lei può venire qui quando vuole a dividere il mio destino furtivo e se lei non è più bella tanto peggio, ci arrangeremo, ci sbroglieremo lo stesso. Ho serbato tanto della sua bellezza in me così viva che ne ho ancora per tutti e due per venti anni ancora, il tempo di arrivare alla fine e se la morte venisse a prendermi non sarei mai tanto freddo cialtrone volgare come gli altri per quel tanto di gentilezza e di sogno che Molly mi ha regalato nel corso di quei pochi mesi d’America".

    Forse bastano queste poche righe, questo dialogo fatto di flash back e di speranze in un futuro ipotetico che non esisterà mai, a riscattare tutta la sua acredine, la sua rabbia alimentatesi alle esperienze tragiche della vita: le guerre, la miseria delle periferie, la malattia.

    Un uomo che sta delirando? O un uomo profondamente lucido? Un attento osservatore a cui nulla sfugge e che nulla perdona a sé e agli altri.

    Eppure devo dire che il titolo buio di questo libro: “viaggio al termine della notte” sembra quasi che ci voglia condurre per mano alla fine della vita, là dove il buio finisce ed inizia la luce.

    ha scritto il 

  • 4

    Celine incarna la modernità, è un uomo che ama i suoi difetti, li esibisce, è un uomo che pur collocandosi nella borghesia, la ripudia, è un uomo che sta diventando "liquido", capace di una vita tirat ...continua

    Celine incarna la modernità, è un uomo che ama i suoi difetti, li esibisce, è un uomo che pur collocandosi nella borghesia, la ripudia, è un uomo che sta diventando "liquido", capace di una vita tirata al massimo come di un'oscura esistenza da mediocre. Questo romanzo ne è lo specchio, grande nella sua arroganza come è grande nella sua umiltà. E' un romanzo incompleto, indefinito e nello stesso tempo duro, sanguigno, sporco. E' il romanzo dell'angelo caduto che non può che scrivere queste cose, ai limiti della consapevolezza e della protervia.

    ha scritto il 

  • 4

    L'Anticlassico per antonomasia

    Non mi sento affine a Celine né posso considerarlo come uno dei miei autori preferiti.
    Io amo i classici; sono "stendhaliano". Del tutto lontano da quell'anti-Proust di Celine.
    Resta, però, il fatto c ...continua

    Non mi sento affine a Celine né posso considerarlo come uno dei miei autori preferiti.
    Io amo i classici; sono "stendhaliano". Del tutto lontano da quell'anti-Proust di Celine.
    Resta, però, il fatto che "Viaggio al termine della notte" è un libro notevole, che deve senz'altro rientrare fra le letture di chi aspiri a possedere una buona cultura (letteraria).
    Bardamu è un anarchico, un rivoluzionario, un misantropo. O forse no, Bardamu è (anche) tutt'altro: un conformista in quella sua passione per il genere femminino, che lo rende tutto sommato così debole, un reazionario per la sua visione del mondo.
    Vi sono diverse pagine che contengono riflessioni profonde.
    Poi, certo: personalmente, non posso trarre godimento dalla sintassi un po' confusa e dalla prosa sboccata. Ma questo rientra nel "personale".
    In conclusione, "Viaggio al termine della notte" è un'opera che va letta non solo per il ruolo al contempo distruttivo e innovativo che essa ha svolto nell'ambito della letteratura francese, ma anche perché ha costituito (e costituisce tuttora) un riferimento per l'evoluzione della c.d. società civile europea (basti pensare al teatro-canzone di Gaber, che in diverse canzoni ha ripreso alcune parti del libro di Celine quasi alla lettera).

    ha scritto il 

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